{"id":73007,"date":"2019-02-16T09:25:24","date_gmt":"2019-02-16T08:25:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73007"},"modified":"2019-02-22T08:03:48","modified_gmt":"2019-02-22T07:03:48","slug":"difesa-spesa-italiana-fuoco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-spesa-italiana-fuoco\/","title":{"rendered":"Difesa: spesa militare italiana all&#8217;1%, scherzando col fuoco"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Italia<\/strong><\/a> \u00e8 da sempre fra i Paesi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-obiettivo-2-spese-capacita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Nato<\/strong><\/a> che spendono di meno per la <strong>difesa<\/strong>. La ragione principale va probabilmente ricondotta alla mancanza o, per lo meno, alla scarsa cultura della difesa e della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/sicurezza-difesa-forze-armate\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>sicurezza<\/strong><\/a> nel nostro Paese. Durante la Guerra Fredda una parte significativa della nostra opinione pubblica era convinta che la reciproca deterrenza fra Nato e Patto di Varsavia, insieme all&#8217;ombrello nucleare americano, avesse definitivamente allontanato rischi e minacce nei nostri confronti. Successivamente, l\u2019implosione dell\u2019Urss e delle sue alleanze ha continuato a favorire questo atteggiamento, alimentato anche dall&#8217;area pacifista, molto radicata nel mondo cattolico e in quello della &#8216;sinistra&#8217;, oltre che in quello sindacale.<\/p>\n<p>\u00c8 solo con l\u2019attacco terroristico dell\u201911 Settembre 2001 e con l\u2019intervento in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/afghanistan-ritiro-italiano-sbagliando\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Afghanistan<\/strong><\/a> che \u00e8 un po\u2019 cresciuta la consapevolezza che la nostra sicurezza non era scontata e che per tutelarla bisognava impegnarsi insieme ai nostri alleati per stabilizzare le aree di crisi dove si organizzava il terrorismo islamico e, nello stesso tempo, rafforzare le nostre capacit\u00e0 di difesa e sicurezza, rendendo pi\u00f9 efficienti le nostre Forze Armate. Ma questo non ci ha portato ad accettare che bisogna puntare ad allinearsi con i nostri partner investendo maggiori risorse finanziarie e riformando radicalmente lo strumento militare.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;impegno in ambito Nato<br \/>\n<\/strong>L\u2019impegno assunto nel vertice della Nato del Galles del settembre 2014 di spendere per la difesa entro il 2024 il 2% del Pil e, al suo interno, il 20% per gli equipaggiamenti \u00e8 stato disatteso dai Governi Renzi, Gentiloni e adesso Conte, ma con una differenza: i primi due hanno cercato di incrementare il bilancio della Difesa, seppure a livello di centesimi di punto; l\u2019attuale compagine ha deciso di ridurlo gi\u00e0 da quest&#8217;anno e ancora di pi\u00f9 nei prossimi.<\/p>\n<p>A questo si deve poi aggiungere l\u2019evidente disinteresse per ogni reale miglioramento dell&#8217;efficienza dello strumento militare attraverso la riduzione della quota destinata al personale che attualmente assorbe il 73% delle spese per la funzione difesa del Bilancio del Ministero, dopo essere stata nello scorso decennio intorno al 65%. Questo era, d\u2019altra parte, uno degli obiettivi della riforma proposta dal Libro Bianco del 2015, che \u00e8 ormai stata abbandonata.<\/p>\n<p>Il criterio della quota di Pil come parametro per misurare le capacit\u00e0 militari di un Paese \u00e8 sicuramente grossolano, ma \u00e8 il pi\u00f9 semplice e, comunque, \u00e8 quello che abbiamo concordato in sede Nato. Quando si arriva a met\u00e0 strada e si \u00e8 molto in ritardo sul resto del gruppo, \u00e8 difficile sostenere che le regole sono sbagliate e vanno cambiate.<\/p>\n<p><strong>Le spese per la Cyber-sicurezza<br \/>\n<\/strong>Sperando di poter presentare un risultato migliore, l&#8217;attuale ministro della Difesa Elisabetta Trenta ha recentemente proposto di considerare anche le spese per la cyber-sicurezza come spese per la difesa. Ma vi sono tre punti di debolezza:<\/p>\n<ul>\n<li>La cyber-difesa \u00e8 gi\u00e0 riconosciuta da tutti come quinta dimensione, dopo quella terrestre, navale, aerea e spaziale. Il vertice Nato di Varsavia del luglio 2016 <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/le-sfide-della-nato-e-il-ruolo-dellitalia\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ha stabilito<\/a> l\u2019istituzione del comitato sulla difesa cibernetica (cyber defence committee) in seno alla Nato e il rafforzamento dei centri di eccellenza alleati. Tale decisione ha costituito un passo importante verso una maggiormente attenzione della Nato verso settore trasversale come quello cibernetico, che influenza lo sviluppo di gran parte delle odierne e future capacit\u00e0 militari, nonch\u00e9 ovviamente il loro impiego operativo, e oggi vede una intensa attivit\u00e0 di sviluppo tecnologico, peraltro trainata dal settore civile. In termini concettuali non si possono confondere cyber-sicurezza e cyber-difesa, esattamente come non si pu\u00f2 farlo per il contrasto alle organizzazioni criminali e terroristiche all&#8217;interno del territorio nazionale e il contrasto agli insorgenti nelle aree di crisi. La riduzione del confine fra sicurezza e difesa non significa la sua scomparsa e, tanto meno, la nascita di una nuova area indifferenziata. Il concetto di &#8216;guerra ibrida&#8217; allarga quello di &#8216;guerra convenzionale&#8217;, ma non cancella il termine &#8216;guerra&#8217;. Di qui la necessit\u00e0 di continuare a riconoscere le specificit\u00e0 del mondo della difesa, anche sul piano delle risorse finanziarie che vi vengono assegnate.<\/li>\n<li>La cyber-sicurezza \u00e8 gestita in ogni Paese da strutture civili e in Italia fa capo al Dipartimento per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio che coordina l\u2019attivit\u00e0 di tutte le Amministrazioni e organismi coinvolti. La Difesa collabora come in altri campi, ma non \u00e8 e non deve diventarne la principale componente per un duplice motivo: \u00e8 un terreno delicatissimo che deve rimanere in ambito civile e interministeriale e, nello stesso tempo, la cyber-difesa deve rimanere appannaggio delle Forze Armate che, per formazione, organizzazione, capacit\u00e0 e mandato istituzionale e costituzionale, ne portano la responsabilit\u00e0. Il limite della loro collaborazione, anche nel campo della <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/la-sicurezza-dellitalia-e-la-minaccia-nucleare-biologica-chimica-e-radiologica\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">cyber-sicurezza<\/a>, \u00e8 dato dall&#8217;essere il terzo compito, e non il primo, che prevede che \u201cconcorrano alla salvaguardia delle libere istituzioni\u201d. In caso contrario tanto varrebbe affidarne la responsabilit\u00e0 al ministro dell\u2019Interno o, esasperando la pervasivit\u00e0 della cyber-sicurezza, al presidente del Consiglio.<\/li>\n<li>Quanto ai numeri, \u00e8 proprio in questo campo che uno vale uno. E, considerando le effettive spese italiane per la difesa (senza gran parte dei Carabinieri e aggiungendo le missioni e il contributo del Ministero dello Sviluppo economico) si pu\u00f2 stimare che nel 2018 eravamo all\u20191,02% del Pil. Se passasse la proposta italiana di considerare anche quelle per la cyber-sicurezza, il nuovo criterio varrebbe per tutti. Se si tiene conto dei minori e pi\u00f9 recenti investimenti italiani in questa area, molto probabilmente la distanza dai nostri partner aumenterebbe, invece che diminuire. E, per di pi\u00f9, l\u2019asticella della percentuale sul Pil verrebbe coerentemente alzata in ambito Nato, lasciandoci sempre come fanalino di coda.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Non vi sono, quindi, scorciatoie o giochi di prestigio che consentano di eludere il problema. Gli impegni vanno rispettati se si vuole essere considerati affidabili e la difesa e la sicurezza sono troppo importanti per non essere affrontati con seriet\u00e0 e competenza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia \u00e8 da sempre fra i Paesi Nato che spendono di meno per la difesa. La ragione principale va probabilmente ricondotta alla mancanza o, per lo meno, alla scarsa cultura della difesa e della sicurezza nel nostro Paese. 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