{"id":73036,"date":"2019-02-21T11:32:16","date_gmt":"2019-02-21T10:32:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73036"},"modified":"2019-02-25T23:55:27","modified_gmt":"2019-02-25T22:55:27","slug":"ue-foedera-impera-alleanze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/ue-foedera-impera-alleanze\/","title":{"rendered":"Ue: &#8220;Foedera et impera\u201d, l\u2019importanza delle alleanze"},"content":{"rendered":"<p>&#8216;Uniti nella diversit\u00e0&#8217; \u00e8 il motto che ha accompagnato il passaggio al nuovo millennio dell\u2019<strong>Unione europea<\/strong>. Tuttavia, l\u2019Unione a 28 \u2013 presto a 27 dopo l\u2019uscita del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/brexit-energia-clima-buio\/\"><strong>Regno Unito<\/strong><\/a> \u2013 si presenta come un\u2019entit\u00e0 composita e differenziata, nella quale alleanze pi\u00f9 o meno ristrette di Stati membri perseguono obiettivi politici specifici.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;integrazione differenziata<\/strong><br \/>\nLe alleanze tra Paesi che convergono sugli stessi obiettivi strategici possono prendere la forma di <strong>progetti consolidati di integrazione<\/strong>, di <strong>cooperazioni politiche<\/strong>, o anche di <strong>coalizioni ad hoc<\/strong> create per incidere sul processo decisionale europeo. Queste forme variegate si sovrappongono e si intersecano nel complicato sistema di pesi e contrappesi europeo.<\/p>\n<p>Tra le forme consolidate di integrazione dobbiamo sicuramente enumerare l\u2019<strong>eurozona<\/strong>, il progetto simbolo dell\u2019Unione che attualmente coinvolge 19 Stati membri, e l\u2019area <strong>Schengen<\/strong>, di cui fanno parte 22 Paesi Ue. L\u2019appartenenza alla zona euro in particolare \u00e8 destinata a diventare sempre pi\u00f9 rilevante alla luce della Brexit: dopo l\u2019uscita della Gran Bretagna, coinvolger\u00e0 il 70% degli Stati membri e l\u201985% del Pil complessivo dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Questo significa che cambieranno gli equilibri politici ed economici complessivi e il blocco potr\u00e0 portare avanti con pi\u00f9 facilit\u00e0 una serie di riforme della governance economica europea, anche se non mancano le differenziazioni interne tra i Paesi \u2013 soprattutto del nord \u2013 che privilegiano misure di riduzione del rischio a livello nazionale \u2013 e quelli \u2013 soprattutto del sud \u2013 che danno priorit\u00e0 agli aspetti di condivisione del rischio a livello europeo.<\/p>\n<p><strong>La cooperazione nell&#8217;ambito della difesa<\/strong><br \/>\nNel novembre del 2017 \u00e8 stata poi lanciata una nuova forma di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/ue-idea-sfida-flessibilita\/\"><strong>integrazione differenziata<\/strong><\/a> nel settore della difesa \u2013 la <a href=\"https:\/\/cdn4-eeas.fpfis.tech.ec.europa.eu\/cdn\/farfuture\/Y6089lUp0CefpGOlQPsaqX7vXzj-Y3De27kZLX7RfbY\/mtime:1542985718\/sites\/eeas\/files\/pesco_factsheet_november_2018_it_0.pdf\"><strong>Cooperazione Strutturata Permanente<\/strong><\/a> (Pesco) \u2013 che coinvolge quei Paesi che hanno dimostrato di possedere la volont\u00e0 politica e le capacit\u00e0 per portare avanti progetti pi\u00f9 ambiziosi di cooperazione per lo sviluppo degli armamenti e degli interventi militari europei.<\/p>\n<p>Se l\u2019idea iniziale \u2013 soprattutto francese \u2013 di limitare la cooperazione a un gruppo ristretto di Stati membri \u00e8 stata abbandonata a favore di uno schema inclusivo che ne coinvolge ben 25, sar\u00e0 fisiologica la creazione di un gruppo di testa \u2013 verosimilmente composto da Francia, Germania, Spagna e Italia \u2013 che porter\u00e0 avanti la maggioranza dei 34 progetti lanciati sotto la Pesco.<\/p>\n<p>La stessa situazione sembra delinearsi per il lancio di progetti finanziati nell&#8217;ambito del <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-progetti-pesco-italia\/\">Fondo europeo per la difesa<\/a> <\/strong>(13 miliardi di euro previsti per il periodo 2021-27), il primo fondo della Commissione europea nel settore della difesa, dove sar\u00e0 necessario creare coalizioni di tre o pi\u00f9 Stati per accedere ai bandi.<\/p>\n<p><strong>Alleanze fuori dal quadro Ue: da Aquisgrana a Visegrad<\/strong><br \/>\nQueste forme istituzionalizzate di cooperazione non esauriscono i tentativi di alleanza politica nel contesto europeo. In molti casi, gli Stati europei optano per alleanze al di fuori del quadro Ue, nel tentativo di creare gruppi di interesse che perseguano un\u2019agenda specifica e possano influenzare quella europea. Lo testimoniano iniziative recenti come il rilancio del motore franco-tedesco e dell\u2019agenda riformista concordata tra Emmanuel Macron e Angela Merkel attraverso il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/francia-trattato-aquisgrana-quirinale\/\"><strong>Trattato di Aquisgrana<\/strong><\/a>, firmato il 22 gennaio scorso, in continuit\u00e0 con il Trattato dell\u2019Eliseo siglato dai due Paesi nel 1963.<\/p>\n<p>Negli ultimi mesi sembra anche aver ripreso vigore il raggruppamento di una decina di Paesi dell\u2019Europa del nord e baltici che si rifanno alla tradizione della <strong>Lega Anseatica<\/strong>, alleanza commerciale del XII secolo, per portare avanti proposte di riforma della <em>governance<\/em> politica ed economica dell\u2019Ue di chiara impronta liberista e rigorista.<\/p>\n<p>A questa si contrappone il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/08\/visegrad-nucleo-duro-europa-contro\/\"><strong>gruppo di Visegrad<\/strong><\/a> \u2013 formato da Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia \u2013 che affonda le sue radici nella fase post-sovietica dei primi Anni Novanta e che ha ritrovato vigore nell&#8217;ambito dell&#8217;Ue soprattutto in relazione alla crisi migratoria del 2014-2016 e alle posizioni di chiusura adottate dai suoi membri verso gli impegni di solidariet\u00e0 europea e di accoglienza dei richiedenti asilo.<\/p>\n<p>Inoltre, due dei governi del gruppo \u2013 quello ungherese e quello polacco \u2013 sono tra i pi\u00f9 esposti in Europa per la promozione di modelli illiberali di democrazia, soprattutto in materia di stato di diritto e libert\u00e0 di stampa, in contrasto con i valori perseguiti dall&#8217;Unione e dai suoi Stati membri.<\/p>\n<p><strong>La formazione di blocchi di voto a Bruxelles<\/strong><br \/>\nQueste alleanze non istituzionalizzate si sovrappongono a quelle formali incardinate nell&#8217;architettura dell\u2019Unione e si rivelano particolarmente utili nel momento in cui si devono prendere \u2013 o bloccare \u2013 decisioni importanti a Bruxelles. Questo \u00e8 ancora pi\u00f9 vero dal 2009, quando l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona ha ampliato le materie soggette al <strong>voto a maggioranza qualificata<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 con questa procedura che si decidono le cariche europee \u2013 come i membri della Commissione europea e della Corte dei Conti \u2013, ma anche quella con cui si concludono molti accordi internazionali e si delibera in molti casi in materia di migrazione, cooperazione di polizia e giudiziaria e agricoltura (tra le altre).<\/p>\n<p>La regola della doppia maggioranza adottata nel 2014 richiede il voto favorevole del 55% degli Stati membri, quindi 16 su 28 (ma \u00e8 richiesto il 72% se non si delibera sulla base di una proposta della Commissione o dell\u2019Alto Rappresentante), che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell\u2019Ue. Allo stesso tempo, per esercitare il diritto di veto, una proposta deve essere respinta da almeno quattro Stati membri che rappresentino almeno il 35% della popolazione dell\u2019Ue (<strong>minoranza di blocco<\/strong>).<\/p>\n<p><strong>L&#8217;Italia tagliata fuori dalle coalizioni strategiche<\/strong><br \/>\nSe l\u2019<strong>Italia<\/strong> resta a pieno titolo in tutte le coalizioni istituzionalizzate, la sua posizione \u00e8 messa in discussione da una gestione erratica e ambigua della sua politica estera ed europea. Non aiutano certamente la performance deludente degli indicatori economici (soprattutto debito pubblico e crescita), e il ridimensionamento degli impegni nella gestione delle migrazioni (politica dei porti chiusi, critiche alla missione Eunavformed Sophia) e nella difesa (riduzione di fatto delle spese per la difesa e delle missioni internazionali).<\/p>\n<p>Pertanto colpisce, ma non sorprende, che l\u2019Italia non rientri in nessuna delle alleanze strategiche che si sono andate delineando di recente. Si veda, ad esempio, la cooptazione da parte di Francia e Germania della Spagna, e non dell\u2019Italia, all&#8217;interno del cosiddetto gruppo <strong>G3<\/strong>, con l\u2019obiettivo di agire da guida e principale forza propositiva a livello europeo su tutta una serie di dossier di massima rilevanza: sono stati nominati esplicitamente le migrazioni, il bilancio europeo e l\u2019elezione a cariche comunitarie. Tutto questo potr\u00e0 ripercuotersi in maniera significativa sulla capacit\u00e0 del nostro Paese di incidere sul processo decisionale e sull&#8217;agenda europea.<\/p>\n<p>Vanno registrati una serie di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/ue-destre-parlamento-e-commissione\/\">tentativi di avvicinamento<\/a> del governo italiano formatosi dopo le ultime elezioni del marzo 2018 verso governi che hanno obiettivi strategici diversi, tra cui i Paesi di Visegrad e l\u2019Austria, rivendicando presunte \u201caffinit\u00e0 elettive\u201d e medesime finalit\u00e0 politiche.<\/p>\n<p>Questo approccio tattico sembra per\u00f2 in contrasto con tutte le caratteristiche prevalenti del processo di costruzione di alleanze in ambito europeo e non pare difatti aver permesso il conseguimento di alcun risultato concreto, come dimostra il mancato appoggio di questi Paesi alle posizioni italiane in tema di migrazione e bilancio.<\/p>\n<p>Due sono gli errori da non commettere. Il primo \u00e8 pensare che si possa ottenere qualcosa a Bruxelles semplicemente battendo i pugni sul tavolo. Il secondo \u00e8 considerare il sistema europeo come un gioco a somma zero. La strategia che invece sembra essere pi\u00f9 efficace si basa su due elementi: consolidare <strong>agende di riforma settoriali con Paesi <em>like-minded<\/em><\/strong>\u00a0e privilegiare un <strong>approccio consensuale<\/strong> rispetto a quello puramente transazionale.<\/p>\n<p>Questo richiede un lavoro costante a tutti i livelli: politico tra i governi nazionali, diplomatico tra le cancellerie delle capitali e a Bruxelles, tecnico nella pluralit\u00e0 di organi e comitati attraverso cui si snoda il processo decisionale europeo. Un tale approccio \u00e8, per sua natura, danneggiato da cambi repentini di rotta e da esibizioni muscolari a uso interno e non premia oscillazioni opportunistiche. Per contare in Europa, bisogna contare su alleanze solide.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;Osservatorio ISPI-IAI sulla politica estera italiana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8216;Uniti nella diversit\u00e0&#8217; \u00e8 il motto che ha accompagnato il passaggio al nuovo millennio dell\u2019Unione europea. Tuttavia, l\u2019Unione a 28 \u2013 presto a 27 dopo l\u2019uscita del Regno Unito \u2013 si presenta come un\u2019entit\u00e0 composita e differenziata, nella quale alleanze pi\u00f9 o meno ristrette di Stati membri perseguono obiettivi politici specifici. 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