{"id":73065,"date":"2019-02-21T11:30:30","date_gmt":"2019-02-21T10:30:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73065"},"modified":"2019-02-21T11:00:25","modified_gmt":"2019-02-21T10:00:25","slug":"parlamento-europeo-elezioni-meno-europee","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/parlamento-europeo-elezioni-meno-europee\/","title":{"rendered":"Ue: maggio 2019, il voto meno &#8220;europeo&#8221; di sempre"},"content":{"rendered":"<p>Le <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/ue-idea-sfida-flessibilita\/\">elezioni europee<\/a><\/strong> all&#8217;orizzonte potrebbero essere le <strong>pi\u00f9 politicizzate<\/strong> e <strong>meno partecipate<\/strong> di sempre; e quello che ne emerger\u00e0 sar\u00e0 probabilmente il <strong>Parlamento europeo<\/strong> pi\u00f9 frammentato di sempre.<\/p>\n<p>Che a una <a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/elezioni-europee-prepariamo-le-armi-21064\">campagna elettorale<\/a> molto politicizzata seguano elezioni poco partecipate \u00e8 piuttosto insolito: normalmente alle elezioni nazionali a maggiore politicizzazione corrisponde anche maggiore partecipazione. Il voto europeo di quest\u2019anno sar\u00e0 inoltre contraddistinto dalla nascita e dalla progressiva ascesa di un nutrito gruppo di partiti<strong> nazionalisti <\/strong>ed <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/ue-comunicazione-contro-euroscetticismo\/\"><strong>euroscettici<\/strong> <\/a>in diversi Paesi dell\u2019Unione, che sono riusciti a riportare il dibattito sull&#8217;Europa non soltanto al centro dell\u2019agenda politica, ma anche all&#8217;attenzione degli elettori.<\/p>\n<p>Ciononostante, se alle prime elezioni del Parlamento europeo nel 1979 vot\u00f2 il 63% degli elettori e 15 anni pi\u00f9 tardi, nel 1994, l\u2019affluenza si era contratta solo di poco, toccando il 57%, nel giro dei successivi 15 anni il tasso di partecipazione \u00e8 calato di altrettanti punti: ha raggiunto il\u00a0<strong>43,2%<\/strong> nel 2009, e nel 2014 si \u00e8 attestato pi\u00f9 o meno sulla stessa cifra.<\/p>\n<p><strong>Il declino della coalizione europeista<\/strong><br \/>\nLa scarsa partecipazione alle europee testimonia di come esse siano ancora percepite da elettori e classe politica come <strong>elezioni di secondo livello<\/strong>. Pi\u00f9 utili cio\u00e8 a mandare un segnale agli alleati e agli avversari di casa propria, piuttosto che a indicare preferenze politiche per l\u2019intero continente. Nel frattempo, nei singoli Stati membri i <strong>cicli politici restano ancora molto poco sincronizzati<\/strong>: quando un Paese va a destra, altri vanno a sinistra; quando uno diventa pi\u00f9 euro-scettico, l\u2019euro-scetticismo di un altro diminuisce.<\/p>\n<p>Questo ha avuto storicamente due conseguenze sugli equilibri elettorali nel Parlamento europeo: la costante assenza di un chiaro gruppo politico vincitore e la tendenza a<strong> convergere al centro<\/strong> da parte di una &#8216;grande coalizione&#8217; tra conservatori, socialisti e liberali, moderatamente europeista, che prevale rispetto alle istanze estreme. E questo accade anche quando le diverse elezioni nazionali per il Parlamento europeo portano a risultati molto netti: si pensi al 41% raccolto dal Partito democratico in Italia nel 2014.<\/p>\n<p>Eppure le elezioni del 2019 mettono in luce le grandi tensioni accumulatesi nel corso degli ultimi anni. La &#8216;grande coalizione&#8217; centrista-europeista, composta dai conservatori del Partito popolare europeo (Ppe), dal centrosinistra dei Socialisti e democratici (S&amp;D) e dai liberali di Alde, perde consensi da tre tornate elettorali. Dopo aver toccato nel 2004 il massimo storico di seggi (78%), oggi ne detiene il 63% e, secondo le proiezioni pi\u00f9 recenti, a maggio potrebbe scendere al 54%.<\/p>\n<p>L\u2019attesa <strong>contrazione della maggioranza centrista<\/strong> potrebbe per\u00f2 non essere cos\u00ec grande. Innanzitutto perch\u00e9 La R\u00e9publique En Marche (LaRem), il partito del presidente francese Emmanuel Macron, a oggi corre da solo e varrebbe un altro 3% dei seggi a disposizione. In secondo luogo perch\u00e9, nei mesi successivi alle precedenti tornate elettorali, i partiti della maggioranza centrista hanno sempre guadagnato un certo numero di deputati che inizialmente erano stati eletti come indipendenti. Nel 2014, per esempio, la grande coalizione elesse 444 deputati al voto di maggio, ma a questi si aggiunsero poi altri 38 &#8216;transfughi&#8217; a seguito di trattative post-elettorali.<\/p>\n<p><strong>Le due opposizioni, a destra e a sinistra<\/strong><br \/>\nSe la grande coalizione piange, le <strong>opposizioni non ridono<\/strong>. Il Parlamento europeo ospita due grandi &#8216;famiglie&#8217; di gruppi di opposizione. Da una parte ci sono partiti prevalentemente di sinistra, ovvero la sinistra europea di Gue\/Ngl e i Verdi. Dall&#8217;altra si collocano i partiti euro-scettici e prevalentemente di destra, ovvero Ecr (euroscettici moderati, fino alla Brexit includono anche i conservatori britannici), la destra profonda di Enf (che comprende il Raggruppamento nazionale di Marine Le Pen e la Lega) e un gruppo pi\u00f9 eterogeneo di euro-scettici forti, Efdd (in cui i 14 deputati del Movimento 5 Stelle dominano su altri piccoli partiti).<\/p>\n<p>Malgrado l\u2019attesa perdita di consensi da parte dei partiti moderati tradizionali, nessuno dei due blocchi alternativi sembrerebbe capace di crescere a sufficienza. Le sinistre lottano per conservare il 14% dei seggi guadagnato nel 2014. Le destre, che hanno fatto il loro exploit nel 2009 \u2013 quando avevano quasi raddoppiato la loro forza relativa, passando dal 12% al 21% dei seggi \u2013 sembrano oggi destinate a migliorare solo marginalmente il risultato ottenuto cinque anni fa (al 24%). Mentre le destre di Enf potrebbero quasi raddoppiare i loro seggi, passando dal 5% del 2014 al 9% di quest\u2019anno, i conservatori euro-cettici perderanno i Tories britannici per via della <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/brexit-energia-clima-buio\/\">Brexit<\/a><\/strong>, rischiando cos\u00ec di scendere dal 9% al 7% dei seggi.<\/p>\n<p><strong>Un Parlamento diviso<\/strong><br \/>\nUna cosa comunque sembra piuttosto certa: il prossimo Parlamento europeo raggiunger\u00e0 livelli di<strong> frammentazione partitica <\/strong>tra i pi\u00f9 alti mai registrati in Europa occidentale dalla fine della Seconda guerra mondiale. Per misurare la frammentazione partitica si pu\u00f2 utilizzare un indice chiamato &#8216;numero effettivo di partiti&#8217;: pi\u00f9 \u00e8 alto, pi\u00f9 il Parlamento ospita molti partiti di dimensioni medio-grandi, il che complica la formazione di maggioranze politiche stabili. Per il Parlamento europeo, l\u2019indice, che nel 2004 si attestava intorno ai 4 &#8216;partiti effettivi&#8217;, dopo maggio potrebbe schizzare a 7,5. Per confronto, il Parlamento olandese, attualmente il pi\u00f9 frammentato in Europa, ha un numero effettivo di partiti vicino a 8.<\/p>\n<p>A complicare ulteriormente le cose, alcuni partiti nazionali non appartengono al gruppo politico europeo che ci si potrebbe attendere. \u00c8 il caso per esempio del partito Fidesz del premier ungherese Vikt\u00f2r Orb\u00e1n, notoriamente poco vicino a posizioni moderate e tuttavia ospitato dal centrista Ppe in un rapporto di mutua convenienza.<\/p>\n<p>In questo caso vale il discorso inverso rispetto al partito di Macron: Fidesz potrebbe raccogliere 14 seggi, equivalenti al 2% del totale, e in uno scenario di perdita di consensi della maggioranza tradizionale il suo ruolo potrebbe diventare ancora pi\u00f9 importante. Un secondo elemento, altrettanto cruciale, \u00e8 che dopo l\u2019esito del voto alcuni partiti tendono a spostarsi da un gruppo all&#8217;altro, o a fondarne di nuovi.<\/p>\n<p>Riassumendo e guardando al futuro: la grande coalizione centrista dovrebbe perdere consensi ma sopravvivere. Le opposizioni saranno divise e &#8216;in flusso&#8217;. Tutto cambia perch\u00e9 nulla cambi? Probabilmente no: l\u2019elevata frammentazione render\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile prendere decisioni condivise. E <strong>alle opposizioni anti-europee potrebbe bastare lo stallo del Parlamento europeo<\/strong>, anche se provocato da loro, per dimostrare come l\u2019Europa dei burocrati sia sempre pi\u00f9 incapace di riformarsi per il bene dei cittadini. \u00c8 dunque prevedibile che lo <strong>scaricabarile<\/strong> <strong>delle colpe nazionali verso Bruxelles<\/strong> prosegua, ma con una frequenza e una intensit\u00e0 persino superiori a quelle odierne.<\/p>\n<p>In questo perenne tiro alla fune, tuttavia, anche i partiti euro-scettici hanno interesse che la corda non si spezzi. Senza l\u2019Unione europea, perderebbero il capro espiatorio perfetto. Ma pi\u00f9 crescono le tensioni, pi\u00f9 \u00e8 possibile che qualcuno tiri troppo e che il giocattolo si rompa. Mentre in Europa tutti continuano a guardare ai Governi nazionali, e dunque al Consiglio europeo, chiss\u00e0 che dopo maggio non sia proprio l\u2019emiciclo pi\u00f9 ignorato dai media a diventare il luogo in cui prender\u00e0 realmente corpo lo scontro che potrebbe decidere le sorti dell\u2019Unione europea del futuro.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le elezioni europee all&#8217;orizzonte potrebbero essere le pi\u00f9 politicizzate e meno partecipate di sempre; e quello che ne emerger\u00e0 sar\u00e0 probabilmente il Parlamento europeo pi\u00f9 frammentato di sempre. Che a una campagna elettorale molto politicizzata seguano elezioni poco partecipate \u00e8 piuttosto insolito: normalmente alle elezioni nazionali a maggiore politicizzazione corrisponde anche maggiore partecipazione. 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