{"id":73219,"date":"2019-03-05T12:00:34","date_gmt":"2019-03-05T11:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73219"},"modified":"2019-03-05T12:09:33","modified_gmt":"2019-03-05T11:09:33","slug":"venezuela-guaido-concerto-cucuta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/venezuela-guaido-concerto-cucuta\/","title":{"rendered":"Venezuela: Guaid\u00f3 dal concerto di Cucuta al ritorno in patria"},"content":{"rendered":"<p><em>Juan Guaid\u00f3, l&#8217;autoproclamato presidente del Venezuela, \u00e8 rientrato nel suo Paese luned\u00ec 4 marzo, dopo avere visitato alcuni Paesi dell&#8217;America latina, Colombia, Brasile, Paraguay. Dalla frontiera venezuelana, il nostro collaboratore Riccardo Pareggiani ci invia queste cronache di una crisi che pareva sul punto di precipitare e che d\u00e0 ora l&#8217;impressione d&#8217;impantanarsi.<\/em><\/p>\n<p><strong>12 febbraio: &#8220;Abbiamo una data&#8221;<\/strong><br \/>\n\u201cVenezuela, abbiamo una data!\u201d: cos\u00ec affermava il 12 febbraio Juan <strong>Guaid\u00f3<\/strong>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/venezuela-riconoscimento-governi\/\">autoproclamatosi<\/a> il 23 gennaio presidente venezuelano davanti all\u2019Assemblea nazionale e riconosciuto da pi\u00f9 di 50 Paesi della comunit\u00e0 internazionale, annunciando con un tweet un ultimatum al governo di Nicolas\u00a0<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/venezuela-presidenti-scacchiera-internazionale\/\">Maduro:\u00a0<\/a><\/strong>il 23 febbraio sarebbero scattati al confine con la Colombia i tentativi di fare entrare in Venezuela i contestati aiuti umanitari.<\/p>\n<p>Viveri e medicinali, provenienti quasi esclusivamente dalla UsAid, l\u2019Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale, sono stati bersaglio di aspre recriminazioni da parte della Croce rossa internazionale, prima, e delle Nazioni Unite, poi, basate sulla natura propria dell\u2019aiuto umanitario che, in questo caso, assumeva un significato politico altamente destabilizzante per la regione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><strong>23 febbraio: l&#8217;incontro di Cucuta<\/strong><br \/>\nCucuta \u00e8 una cittadina al confine nord-est della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/venezuela-crisi-umanitaria-colombia\/\"><strong>Colombia<\/strong> <\/a>con il Venezuela: piccola, solatia, senza pretese. Ma che stesse per assumere una valenza internazionale si poteva intuire dal volume di richieste di alloggio che gli hotel della zona stavano ricevendo. Il 23 febbraio, Cucuta sarebbe stata teatro di una gigantesca operazione mediatica.<\/p>\n<p>Sulla &#8216;tarima de prensa&#8217; (podio della stampa) del Puente de Tienditas, che collega i due Paesi, si sono incontrati con Guaid\u00f3 i presidenti colombiano, Ivan <strong>Duque<\/strong>, e cileno\u00a0Sebasti\u00e1n <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/cile-presidenziali-ballottaggio-pinera\/\"><strong>Pi<\/strong><strong>\u00f1<\/strong><strong>era<\/strong><\/a>. L&#8217;obiettivo era esercitare sul regime di Maduro un\u2019ultima pressione prima di far passare i camion carichi di aiuti sui quattro ponti che uniscono i due Paesi.<\/p>\n<p>L&#8217;evento era seguito dall\u2019Organizzazione degli Stati americani (Osa), da rappresentanti della Chiesa cattolica ed evangelica e da numerosi deputati provenienti da tutto il SudAmerica. Ha fatto il giro del mondo la foto dall&#8217;alto di uno dei quattro ponti su cui Maduro aveva fatto piazzare enormi cisterne ancorate a terra, per bloccare preventivamente l&#8217;accesso al Venezuela.<\/p>\n<p>La conferenza stampa di Tienditas \u00e8 stata un capolavoro mediatico: giornalisti da ogni angolo del mondo hanno ascoltato i tre presidenti; un corteo di venezuelani in camicia bianca; rose bianche; camion giganteschi tirati a lucido, strombazzanti e fatti avanzare con grande solennit\u00e0. Ma poi il primo camion, invece di svoltare a sinistra e imboccare il ponte di Tienditas, ha girato a destra. E tutti si sono chiesti quale fosse la strategia dei tre presidenti, in particolare di Guaid\u00f3.<\/p>\n<p>La giornata era iniziata in maniera tranquilla, ma fin dalla mattina sul luogo la tensione era palpabile. Due ore sotto al sole, poi diventate tre; e finalmente sono comparsi i disertori dell\u2019esercito di Maduro, appartenenti alla Guardia nazionale bolivariana (Gnb).<\/p>\n<p><strong>Dal VenezuelAid agli scontri violenti<\/strong><br \/>\nUn importante antefatto \u00e8 stato il concerto organizzato a Cucuta il 22 febbraio, il giorno prima dello scadere dell\u2019ultimatum sugli aiuti. Quasi 200.000 persone hanno assistito all&#8217;evento sponsorizzato da Richard <strong><a href=\"https:\/\/edition.cnn.com\/2019\/02\/22\/americas\/richard-branson-venezuela-aid-concerts-intl\/index.html\">Branson<\/a>, <\/strong>in cui sono stati invitati a esibirsi alcuni tra i pi\u00f9 importanti nomi della musica latinoamericana<em>. <\/em>\u00a0Nella folla dei partecipanti, quasi 20.000 erano i venezuelani che hanno attraversato il confine con pochi soldi in tasca per seguire il concerto e passare una notte all&#8217;addiaccio.<\/p>\n<p>Il 23 febbraio, al mattino, arriva per\u00f2 la notizia della rottura delle relazioni diplomatiche tra il Venezuela e la Colombia e la chiusura totale e militarizzata delle frontiere. I pi\u00f9 fortunati hanno i soldi per un alloggio negli alberghi del centro, ma per la maggioranza l\u2019unica soluzione \u00e8 la strada, chi sa per quanto.<\/p>\n<p>Cucuta \u00e8\u00a0 in una posizione strategica, perch\u00e9 collega i due Paesi attraverso quattro ponti: il ponte internazionale Simon Boliv\u00e1r, il ponte di Tienditas, il ponte Francisco de Paula de Santander (Ure\u00f1a) e il ponte de la Uni\u00f3n. Ponti solidi e &#8211;\u00a0almeno due di essi &#8211; molto larghi.<\/p>\n<p>Quando l&#8217;attenzione si sposta dal ponte di Tienditas al Simon Boliv\u00e1r, dove erano nel frattempo arrivati i camion, la situazione precipita di colpo. Da una parte, in territorio colombiano, i manifestanti iniziano a spingersi sul ponte; dall&#8217;altra parte la polizia bolivariana, nervosa, serra i ranghi e si prepara allo scontro frontale con quella che lo stesso Guaid\u00f3 aveva soprannominato &#8220;la avanlancha humana&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Quattro giorni di scontri durissimi<\/strong><br \/>\nAvanzavano, i manifestanti, intonando slogan volti a fare disertare i membri della polizia bolivariana. Con le bandiere e le rose bianche in mano avanzavano fino ad arrivare a meno di 50 metri dalla polizia venezuelana, appoggiata dai cosiddetti &#8216;colectivos&#8217;, gruppi di paramilitari molto pericolosi, galeotti e mercenari al soldo del governo di Maduro.<\/p>\n<p>Di l\u00ec al caos \u00e8 stato un attimo: ha iniziato a volare di tutto , la polizia bolivariana ha reagito sparando lacrimogeni e pallottole di gomma, anche cartucce lacrimogene modificate (potenzialmente letali).<\/p>\n<p>Nella confusione generale e dopo uno scambio di lacrimogeni e molotov, i due camion che erano stati spinti fino al margine del ponte in territorio venezuelano hanno preso fuoco. Stessa sorte \u00e8 toccata ai camion che si stavano spingendo verso il Venezuela sul ponte di Ure\u00f1a<em>.<\/em><\/p>\n<p>A quel punto la battaglia si \u00e8 inasprita e la situazione \u00e8 sfuggita completamente al controllo. Ne sono scaturiti quattro giorni di scontri durissimi, che faranno numerosi feriti nelle fila degli oppositori di Maduro in territorio colombiano &#8211; e quattro morti al confine tra Venezuela e Brasile -. Tra le fila dell\u2019esercito e della polizia venezuelana si contano 300 disertori.<\/p>\n<p>Il giorno dopo, Juan Guaid\u00f3 e la delegazione internazionale che lo seguiva volano a Bogot\u00e0 per partecipare, luned\u00ec 25 febbraio, al vertice del gruppo di Lima, composto da 12 Paesi del SudAmerica che vogliono fare fronte alla crisi venezuelana. L&#8217;autoproclamato presidente se n&#8217;\u00e8 andato senza lasciare indicazioni alle migliaia di persone cui aveva chiesto di radunarsi sopra e sotto i ponti, di spingere gli aiuti, di subire la repressione del governo di Maduro, di dormire per strada e di credere in qualcosa che non fosse solo ed esclusivamente una mossa politica suggerita da Washington.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Juan Guaid\u00f3, l&#8217;autoproclamato presidente del Venezuela, \u00e8 rientrato nel suo Paese luned\u00ec 4 marzo, dopo avere visitato alcuni Paesi dell&#8217;America latina, Colombia, Brasile, Paraguay. 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