{"id":73342,"date":"2019-03-14T06:01:34","date_gmt":"2019-03-14T05:01:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73342"},"modified":"2019-03-23T20:39:29","modified_gmt":"2019-03-23T19:39:29","slug":"italia-cina-visita-xi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/italia-cina-visita-xi\/","title":{"rendered":"Xi a Roma: Italia-Cina, dubbi, rischi e opportunit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Come gi\u00e0 per molte iniziative di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>politica estera<\/strong><\/a>\u00a0di questo Governo, anche l\u2019imminente arrivo in\u00a0<strong>Italia<\/strong>\u00a0del presidente cinese\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/cina-xi-jinping-leader\/\"><strong>Xi Jinping<\/strong><\/a>\u00a0si prospetta all\u2019insegna di polemiche, ambiguit\u00e0 e qualche contraddizione. Con il rischio che una visita che dovrebbe servire a consolidare un rapporto con il Paese che si appresta a diventare la prima potenza economica del mondo ( e che \u00e8 gi\u00e0 comunque uno dei grandi protagonisti sulla scena internazionale), si trasformi in un&#8217;ulteriore occasione di incomprensioni e frizioni con i partners tradizionali dell\u2019Italia, <strong>Usa<\/strong> e <strong>Ue<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La Belt and Road Initiative: cos&#8217;\u00e8 e chi ci sta finora in Europa<\/strong><br \/>\nI fatti sono noti. E se ne \u00e8 scritto molto in questi giorni sulla stampa nazionale ed estera. Nella prospettiva della visita in Italia di Xi Jinping Italia e Cina hanno avviato un dialogo per arrivare alla firma solenne di un Memorandum of Understanding (MoU) che dovrebbe definire i termini e le condizioni della partecipazione dell\u2019Italia alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/nuova-via-della-seta-italia-fra-porti-investimenti\/\"><strong>Belt and Road Initiative (Bri)<\/strong><\/a>, la nuova <strong>Via della Seta<\/strong>, il progetto strategico con il quale il Governo cinese si propone di realizzare una grande via di comunicazione terrestre e marittima in grado di collegare la Cina all\u2019Asia Centrale e all\u2019Europa.<\/p>\n<p>Fin qui niente di nuovo. Anche il precedente Governo aveva manifestato interesse e aperture nei confronti della Bri. Lo stesso premier Paolo Gentiloni (unico tra i capi di governo del G7, ma non unico europeo) aveva partecipato al Forum sulla Bri organizzato dalla autorit\u00e0 cinesi a Pechino nel maggio 2017. D\u2019altra parte finora ( e perlomeno fino all\u2019autunno scorso) non era stato avviato nessun serio coordinamento in sede europea sulla partecipazione alla Bri. E nell\u2019assenza di un linea comune europea, ben 13 Paesi membri dell&#8217;Ue hanno nel frattempo firmato analoghi MoU con il governo cinese. Inoltre da tempo \u00e8 operativo un Forum informale, noto come il &#8217;16+1&#8242;, nel cui contesto la Cina dialoga con 16 Paesi dell\u2019Europa Centro-Orientale e dei Balcani Occidentali sul tema della Bri.<\/p>\n<p><strong>Cambia d&#8217;atteggiamento verso la Cina di Usa e Ue<\/strong><br \/>\nNel frattempo per\u00f2 qualcosa \u00e8 cambiato in Occidente nei confronti della Cina, soprattutto da quando l\u2019Amministrazione americana ha preso di mira la Cina come avversario strategico. E\u2019 infatti nel contesto di una competizione per la leadership a livello globale che si spiega l\u2019offensiva Usa per ottenere (anche con la minaccia di misure restrittive unilaterali) una sostanziosa correzione del deficit commerciale; che si possono capire il tentativo americano di limitare l\u2019accesso ai mercati occidentali dei giganti cinesi delle telecomunicazioni e le ripetute messe in guardia sui rischi che la Cina presenta per la sicurezza nazionale; e infine che si giustifica l\u2019attacco alla Bri, individuata come un tentativo neppure troppo scoperto delle autorit\u00e0 cinesi di imporre una strategia di penetrazione politica, sotto le mentite spoglie di un progetto di rafforzamento della connettivit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche in Europa l\u2019atteggiamento nei confronti della Cina ha nel frattempo subito una evoluzione. E\u2019 cresciuta la percezione che la Cina da gigante economico si sta trasformando in gigante politico; e che negli ultimi anni il potere economico e l\u2019influenza politica cinesi sono cresciuti ad un ritmo tale da far ritenere che Pechino non nasconda pi\u00f9 le ambizioni di divenire una potenza globale a tutti gli effetti. E con la mutata percezione sono aumentate anche le richieste europee alla Cina: per maggiore corresponsabilit\u00e0 nella gestione dell\u2019ordine internazionale, per un maggiore rispetto della &#8216;rule of law&#8217; e infine per una rapporto economico e commerciale pi\u00f9 equilibrato e basato su trasparenza e reciprocit\u00e0. E tutto questo in una situazione in cui aumentano le sempre pi\u00f9 esplicite pressioni americane sul tema dell\u2019accesso di Huawei e Zte alle reti europee di telecomunicazioni di nuova generazione.<\/p>\n<p><strong>La preparazione della visita di Xi tra approssimazione e confusione<\/strong><br \/>\nIn questo problematico contesto internazionale la preparazione della visita di Xi Jinping in Italia si \u00e8 sviluppata all&#8217;insegna di una certa approssimazione e di qualche confusione. Il testo del MoU \u00e8 stato mantenuto confidenziale fino a qualche giorno fa, alimentando le consuete e ricorrenti polemiche fra i due partiti che compongono la maggioranza di governo.<\/p>\n<p>Solo tardivamente il presidente del Consiglio Giuseppe Conte \u00e8 intervenuto per dare una idea della portata delle intese che si dovrebbero concludere in occasione delle visita. E ha cercato di rassicurare americani ed europei sulla circostanza che la questione dell\u2019accesso dei giganti cinesi del web alla reti italiane di telecomunicazioni non sarebbe stata coperta dall\u2019accordo (e restava quindi impregiudicata).<\/p>\n<p>Infine, per una curiosa e ritengo fortuita circostanza, la bozza del MoU \u00e8 stata resa nota lo stesso giorno in cui la Commissione europea presentava al Parlamento europeo e al Consiglio dei Ministri dell&#8217;Ue un documento di strategia, che dovrebbe essere poi adottato dal Consiglio europeo e che definisce le grandi linee di un approccio condiviso che la Ue e gli Stati membri dovrebbero adottare nei confronti della Cina. Un documento che, occorre precisare, non contiene nessuna messa in guardia esplicita all\u2019Italia, ma che nondimeno elenca una serie di cautele e di misure di garanzia che gli Stati membri dovrebbero adottare nel definire le loro relazioni con la Cina.<\/p>\n<p><strong>Le differenze di approccio tra Italia ed Ue<\/strong><br \/>\nOra se andiamo a confrontare i due testi colpisce la differenza nei toni oltre che nei contenuti. Apparentemente circoscritto al tema della partecipazione italiana alla Bri, e comunque privo di effetti giuridicamente vincolanti, il MoU \u00e8 in effetti un documento programmatico molto ambizioso che delinea una sorta di partenariato strategico di ampio respiro che copre un numero impressionante di settori: commercio, investimenti, finanza, trasporti, logistica, infrastrutture, connettivit\u00e0, sviluppo sostenibile e mobilit\u00e0 delle persone fino alla cooperazione in Paesi terzi.<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 prudente il documento europeo, che pone l\u2019accento sulle condizioni e sulle garanzie che gli europei dovrebbero ottenere dalla Cina nel quadro di un partenariato strategico: rispetto dei diritti fondamentali e della &#8216;rule of law&#8217;, reciprocit\u00e0 nel commercio e negli investimenti, maggiore apertura del mercato interno cinese, accesso agli appalti pubblici, un &#8216;level playing field&#8217; che riduca gli effetti distorsivi dei sussidi alle imprese pubbliche cinesi e assicuri alle imprese europee eque condizioni di concorrenza e massima vigilanza sulla sicurezza delle reti di telecomunicazioni di nuova generazione.<\/p>\n<p>Due approcci sicuramente diversi, anche se non necessariamente in contraddizione, che hanno fatto sorgere, a mio avviso erroneamente, l\u2019impressione che l&#8217;Ue voglia contrastare l\u2019iniziativa del Governo italiano. In realt\u00e0 si sarebbe potuto evitare questo equivoco solo se il Governo si fosse mosso per tempo con maggiore trasparenza sia nei confronti dei partner europei e della Commissione, ma anche e soprattutto dell&#8217;Amministrazione Usa.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 premesso, e dato per scontato che il MoU sulla Bri sar\u00e0 firmato in occasione della visita di Xi, ora la partita pi\u00f9 delicata si rischia di doverla giocare sul tema molto sensibile delle preoccupazioni americane in materia di sicurezza per le reti di telecomunicazioni. E almeno su questo aspetto avremmo tutto l\u2019interesse a muoverci per tempo in un quadro europeo, promuovendo la definizione di una linea comune fra Paesi membri della Ue, da utilizzare sia nei confronti di Washington che di Pechino.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come gi\u00e0 per molte iniziative di\u00a0politica estera\u00a0di questo Governo, anche l\u2019imminente arrivo in\u00a0Italia\u00a0del presidente cinese\u00a0Xi Jinping\u00a0si prospetta all\u2019insegna di polemiche, ambiguit\u00e0 e qualche contraddizione. 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