{"id":73349,"date":"2019-03-15T09:16:21","date_gmt":"2019-03-15T08:16:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73349"},"modified":"2019-03-15T09:17:12","modified_gmt":"2019-03-15T08:17:12","slug":"myanmar-bilancio-aung-san-suu-kyi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/myanmar-bilancio-aung-san-suu-kyi\/","title":{"rendered":"Myanmar: bilancio a tinte fosche per Aung San Suu Kyi"},"content":{"rendered":"<p>La figura di consigliere del presidente durante il processo di democratizzazione che <strong>Aung San Suu Kyi<\/strong> si \u00e8 cucita addosso rischia ormai di trascinare la leader della rinascita del <strong>Myanmar<\/strong> in un <strong>naufragio politico<\/strong>.<\/p>\n<p>Nel marzo 2018, il primo presidente birmano eletto da elezioni (realmente democratiche) a partire dal 1962, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/03\/lex-autista-di-aung-san-suu-kyi-e-presidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Htin Kiaw<\/a>, si era <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/myanmar-dimissioni-presidente\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">dimesso<\/a> per motivi di salute, rinunciando ad un ruolo non facile. Il presidente si trovava infatti a essere la pi\u00f9 alta carica dello Stato nel momento in cui si doveva dare la spinta decisiva al processo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/myanmar-la-pace-non-piu-un-gioco-somma-zero\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">democratizzazione<\/a>, ma di fatto le sue scelte politiche erano essenzialmente vincolate alla volont\u00e0 di Aung San Suu Kyi, la premio Nobel per la pace nominata consigliere di Stato per poter aggirare la clausola costituzionale che preclude la presidenza a chi ha figli stranieri o \u00e8 sposato con stranieri. A un anno dalle sue dimissioni la situazione si \u00e8 aggravata.<\/p>\n<p><strong>Le promesse di rinnovamento<\/strong><br \/>\nA Htin Kiaw \u00e8 subentrato U Win Myint, un altro fedelissimo di Aung San Suu Kyi. Ma \u00e8 parso chiaro da subito che anche il successore si limitava ad avallare le decisioni politiche della lady di ferro birmana e che queste non erano di sostanza e rinnovamento. Se fra gli obiettivi principali del nuovo governo &#8211; il primo effettivamente dotato di una certa etichetta di democraticit\u00e0 in oltre cinquant\u2019anni &#8211; vi erano il ricambio delle figure del suo partito &#8211; la Lega nazionale per la democrazia (Lnd) -, dell\u2019apparato esecutivo birmano e l\u2019integrazione di quanto di buono vi fosse in esso, il progetto sembra essere fallito prima di nascere.<\/p>\n<p>Aung San Suu Kyi aveva dichiarato che si sarebbe concentrata sull\u2019integrazione dell\u2019\u00e9lite del suo partito nel vecchio apparato e nella vecchia leadership birmana, piuttosto che su una vendetta nei confronti della dittatura militare. Eppure, sembra che la nuova dirigenza del Myanmar non abbia mai avuto la bench\u00e9 minima presa o il bench\u00e9 minimo controllo sulle azioni dell\u2019apparato governativo intermedio, ancora saldamente in mano ai militari.<\/p>\n<p><strong>Un processo di pacificazione etnica azzoppato<\/strong><br \/>\nMentre il pubblico internazionale assisteva trepidamente alle fasi della tanto sospirata democratizzazione birmana e i Paesi occidentali, la Cina e la Russia iniziavano il corteggiamento del nuovo embrione di democrazia, l\u2019amministrazione della Lnd \u00e8 rimasta di fatto inattiva su alcune questioni chiave.<\/p>\n<p>Il nuovo governo aveva realizzato, nel primo periodo, l\u2019iniziativa di pacificazione etnica <strong>\u201cPanglong del XXI secolo\u201d<\/strong>. La conferenza era stata presentata come il definitivo mezzo per riappacificare i contendenti del conflitto etnico, che pareva essersi sopito ai tempi dell\u2019indipendenza del Paese, ma che era tornato in vigore con veemenza dal colpo di Stato col conseguente accentramento dei poteri sulla giunta militare.<\/p>\n<p>Purtroppo per\u00f2 emerse subito che il <em>background<\/em> della conferenza di pace era influenzato dall\u2019apparato militare (Tatmadaw): ai lavori vennero infatti ammessi come partecipanti ed aventi voce in capitolo solo i firmatari dell\u2019Accordo di cessate il fuoco nazionale del 2015 condotto dal precedente governo birmano, mentre gli altri gruppi erano accolti solo come osservatori.<\/p>\n<p>Nell\u2019arco dei pi\u00f9 di due anni trascorsi e dopo tre conferenze, non sembra che il governo della Lnd abbia saputo ricomporre le frizioni con una visione pi\u00f9 inclusiva che prescindesse dal lavoro compiuto dalla giunta militare. Ci\u00f2 in special modo \u00e8 rilevante poich\u00e9 la strategia del regime militare era sempre stata un <em>divide et impera<\/em>, selezionando i partner di dialogo e cercando di assumere i gruppi paramilitari della guerriglia come unit\u00e0 separate sotto il proprio controllo.<\/p>\n<p>Ci troviamo oggi, dopo la conferenza del 2018, ad aver ottenuto la firma di un accordo di massima che fa poca strada rispetto a quanto espresso in termini di integrazione etnica dalla Costituzione del 2008 e per di pi\u00f9 a veder coinvolti gruppi che non comprendono nel proprio organico la maggioranza dei combattenti. La permanenza e la voce in capitolo di un influente elemento del Tatmadaw nelle conferenze desta non troppo velate preoccupazioni, ma non \u00e8 altro che la proiezione di quanto succede in generale in Myanmar. Il processo di transizione fra vecchio e nuovo \u00e8 lento e sembra sempre pi\u00f9 arenarsi, forse perch\u00e9 il governo non si sente ancora in grado di esprimere un competente e deciso approccio all\u2019amministrazione.<\/p>\n<p><strong>Il palcoscenico del Rakhine<\/strong><br \/>\nL\u2019altro macro-episodio che ha evidenziato l\u2019incapacit\u00e0 gestionale del governo di Aung San Suu Kyi \u00e8 sempre legato alla problematica etnica. Si tratta della la questione del Rakhine, provincia autonoma nella quale si \u00e8 consumata la tragedia, che rischia di divenire farsa, dell\u2019esodo dei <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/10\/rohingya-racconto-croce-rossa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rohingya<\/a> <\/strong>della perdita della leadership morale di Aung San Suu Kyi.<\/p>\n<p>Come noto, nel <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/myanmar-rohingya-aung-san-suu-kyi\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Rakhine<\/a><\/strong>, a partire dall\u2019agosto del 2017, a causa di un\u2019offensiva militare per reprimere disordini etnici, sono stati uccisi circa 15 mila civili e ne sono stati costretti alla condizione di rifugiati (molti dei quali in Bangladesh) circa 727 mila. Una commissione della Nazioni Unite ha apertamente parlato di pulizia etnica, ma ci\u00f2 che preoccupa \u00e8 che il governo della Lnd ha effettivamente ammesso, in un modo invero che ha del parossistico, per bocca della stessa Aung San Suu Kyi che \u201cla situazione poteva essere gestita meglio\u201d. \u00a0Quanto avvenuto e le affermazioni ufficiali della LND dimostrano che il governo non ha essenzialmente n\u00e9 il controllo della situazione n\u00e9 la sovranit\u00e0 necessaria a guidare il Paese.<\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che almeno sul campo della progettazione economica e delle riforme la Lnd ha quantomeno disegnato un progetto per reimpostare l\u2019economia del Paese, in moltissimi altri aspetti ha decisamente fallito.<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 del febbraio appena trascorso, una commissione del Servizio europeo di azione esterna ha raggiunto il Myanmar come parte di un pi\u00f9 ampio impegno nell\u2019ambito del <strong>sistema di preferenze commerciali dell\u2019Unione europea<\/strong>, ottenendo dal governo sostanziose promesse ad incrementare la salvaguardia dei diritti umani; ma si tratta di impegni ancora molto generali. D\u2019altro canto c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi, come la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/07\/cina-myanmar-nuovo-corso-feudale\/\">Cina<\/a>, si prepara a rinsaldare i propri gi\u00e0 caldi rapporti con il Partito dell\u2019unione per la solidariet\u00e0 e lo sviluppo (partito del Tatmadaw) che, stando cos\u00ec le cose, \u00e8 favorito nelle <strong>elezioni del 2020<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Myanmar State Counsellor Offic\/Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La figura di consigliere del presidente durante il processo di democratizzazione che Aung San Suu Kyi si \u00e8 cucita addosso rischia ormai di trascinare la leader della rinascita del Myanmar in un naufragio politico. 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