{"id":73412,"date":"2019-03-20T17:01:33","date_gmt":"2019-03-20T16:01:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73412"},"modified":"2019-03-26T06:45:07","modified_gmt":"2019-03-26T05:45:07","slug":"caccia-fcas-italia-asse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/caccia-fcas-italia-asse\/","title":{"rendered":"Caccia Fcas: l&#8217;Italia tra Londra e l&#8217;asse franco-tedesco"},"content":{"rendered":"<p>I Paesi industrialmente avanzati, inclusi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/disarmo-inf-trattato-euromissili\/\"><strong>Stati Uniti<\/strong><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/xi-roma-globalismo-cinese\/\"><strong>Cina<\/strong> <\/a>e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/disarmo-inf-usa-russia\/\"><strong>Russia<\/strong><\/a>, stanno correndo verso la prossima generazione di <strong>velivoli da combattimento<\/strong>, chiamati anche <em>Future Combat Air System<\/em> (Fcas). Come avvenuto per le precedenti generazioni di sistemi complessi, per i Paesi europei si tratta di iniziare a sviluppare adesso la piattaforma che entrer\u00e0 in servizio tra venti anni e ci rimarr\u00e0 per quaranta, mentre si prosegue con i velivoli attualmente disponibili \u2013 ovvero, per l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-spesa-italiana-fuoco\/\">Italia<\/a>, Eurofigther ed F-35 \u2013 per soddisfare le esigenze militari odierne. Sostanzialmente, \u00e8 in gioco il vantaggio strategico goduto negli ultimi 30 anni alle forze armate <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-obiettivo-2-spese-capacita\/\"><strong>Nato\u00a0<\/strong><\/a>nel campo aeronautico, nonch\u00e9 dalle industrie dell\u2019<strong>aerospazio<\/strong> e difesa dell\u2019area <strong>euro-atlantica<\/strong>, rispetto ai concorrenti a livello globale.<\/p>\n<p><strong>Regno Unito da un lato, Francia e Germania dall\u2019altro<br \/>\n<\/strong>Di fronte a tale sfida l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-germania-caccia-f35\/\"><strong>Europa<\/strong><\/a> \u00e8 oggi divisa. Londra punta ad un velivolo da combattimento multiruolo, a bassa osservabilit\u00e0, con pilota a bordo, che sostituisca gli Eurofighter, all\u2019incirca dal 2035 in poi. A tal fine il programma Tempest vede due miliardi di sterline stanziati per lo <strong>sviluppo tecnologico<\/strong> fino al 2025 e una tempistica serrata con una prima valutazione dei partner internazionali gi\u00e0 quest\u2019anno. E\u2019 gi\u00e0 avvenuta la costituzione di un Team Tempest industriale da parte di Bae System, del ramo britannico di Leonardo, Mbda e Rolls Royce, nella consapevolezza che questo programma \u00e8 cruciale per l\u2019industria dell\u2019aerospazio e difesa britannica.<\/p>\n<p>Anche per Parigi superiorit\u00e0 aerea e capacit\u00e0 di penetrare le difese aeree nemiche sembrano essere i requisiti militari principali dell&#8217;Fcas. La priorit\u00e0 politica e industriale \u00e8 chiara: mantenere nell&#8217;industria nazionale francese, Dassault, l\u2019autonomia strategica di produrre un velivolo da combattimento di nuova generazione. Per fare ci\u00f2 in modo economicamente sostenibile \u00e8 necessario cooperare con la Germania. Non a caso, lo scorso febbraio i rispettivi ministri della Difesa hanno assegnato un primo contratto a Dassault e Airbus, da 65 milioni di euro, per definire l\u2019architettura generale dell&#8217;Fcas e la divisione del lavoro.<\/p>\n<p>In Germania le idee militari sono poco chiare sull&#8217;Fcas. Molto ben definita \u00e8 invece la ratio industriale e politica: \u00e8 un programma determinante per l\u2019industria dell\u2019aerospazio e difesa tedesca, e deve essere portato avanti con la Francia per mantenere un polo europeo competitivo rispetto a quello americano. La pre-decisione di escludere l\u2019F-35 dalla gara, per sostituire i Tornado va verso un rafforzamento dell\u2019industria nazionale ed europea in prospettiva Fcas.<\/p>\n<p><strong>Una scelta strategica per l\u2019Italia<br \/>\n<\/strong>Si vanno dunque delineando due progetti europei di Fcas in Europa, almeno per l\u2019immediato futuro alternativi tra loro. Da un lato la Gran Bretagna sta cercando partner per il Tempest. In primis la Svezia, con cui ha solidi legami a livello industriale tra Bae Systems e Saab, ma anche Italia e Olanda per raggiungere la massa critica necessaria. Dall\u2019altro lato la Spagna ha aderito al progetto franco-tedesco, che non sembra particolarmente aperto verso l\u2019Italia. Roma deve quindi scegliere a quale consorzio proporsi, e deve farlo in tempi relativamente brevi se vuole avere voce in capitolo nel proteggere i propri interessi militari e industriali. Il<strong> <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/il-futuro-velivolo-da-combattimento-e-leuropa-executive-summary\">nuovo studio IAI<\/a><\/strong>\u00a0propone i principali elementi da considerare in questa scelta strategica.<\/p>\n<p>In primo luogo conta l\u2019allineamento delle rispettive flotte di velivoli da combattimento, e quindi dei relativi requisiti militari, esigenze operative, cicli di vita della piattaforma. Qui \u00e8 evidente la vicinanza con la Gran Bretagna, da Tornado a Eurofighter ed F-35. In secondo luogo, l\u2019esperienza con velivoli di 5\u00b0 generazione F-35, che porta una serie di cambiamenti quanto a dottrina di impiego e avvicinamento a tecnologie come quella della caratteristica netcentrica e della bassa osservabilit\u00e0. Se \u00e8 vero che non \u00e8 facile accedere alle tecnologie F-35 nonostante il ruolo italiano nel programma e lo <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2014\/12\/cameri-un-successo-da-consolidare\/\">stabilimento di Cameri<\/a><\/strong>, \u00e8 ancora pi\u00f9 difficile saltare dalla 4\u00b0 alla 6\u00b0 generazione per Francia e Germania che non hanno alcuna esperienza con la 5\u00b0.<\/p>\n<p>Altro elemento importante \u00e8 il margine di manovra per le industrie italiane. Tale margine \u00e8 pi\u00f9 alto nel caso del Tempest, visto il coinvolgimento britannico di Leonardo in componenti e tecnologie quali l\u2019avionica, i sensori, la comunicazione, i radar, l\u2019integrazione degli armamenti, ecc.\u00a0 Sommando la partecipazione industriale in ambito inglese con quella italiana si raggiungerebbe sicuramente un \u201ceffetto massa\u201d considerevole e positivo quanto a ritorni industriali e tecnologici. Ci\u00f2 non avverrebbe invece con il progetto franco-tedesco, laddove la torta tecnologica-industriale sta gi\u00e0 venendo divisa tra Dassault e Airbus.<\/p>\n<p>Guardando al futuro, una convergenza tra il progetto franco-tedesco ed il Tempest \u00e8 possibile, per quanto difficile, e sarebbe positiva per l\u2019Europa. In questo scenario, l\u2019Italia sarebbe meglio posizionata ad un futuro tavolo europeo se fosse gi\u00e0 parte attiva e rilevante di uno dei due team che poi dovessero unirsi. Per come si sono messe le cose, e per le esperienze pregresse con la Francia, ci\u00f2 pu\u00f2 avvenire solo nel caso del Tempest, mentre nel caso franco-tedesco l\u2019Italia rischierebbe in caso di futura convergenza di fare la fine dell\u2019agnello che viene sacrificato per il ritorno del figlio prodigo.<\/p>\n<p><strong>Difesa europea e Brexit<br \/>\n<\/strong>Rispetto al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/edf-regole-difesa-europea\/\"><strong>Fondo europeo di Difesa<\/strong><\/a>, con 13 miliardi di euro previsti a bilancio Ue nel 2021-2027 per la ricerca tecnologica militare, lo sviluppo di tecnologie destinate ai nuovi velivoli eventualmente proposto da Francia, Germania e Spagna ha buone chance di essere finanziato dall\u2019Ue. Pi\u00f9 difficile, ma non impossibile, un finanziamento per progetti presentati da parte di Italia, Svezia e Olanda in partnership con la Gran Bretagna: la normativa Ue, anche grazie alla spinta di Roma negli ultimi tre anni, \u00e8 stata infatti definita in modo da permettere il coinvolgimento di Paesi terzi.<\/p>\n<p>Ovviamente su tutto il quadro delineato pesano le implicazioni della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/brexit-ue-regno-unito-rinvio\/\"><strong>Brexit<\/strong> <\/a>per la cooperazione europea nella <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\">difesa<\/a><\/strong>. Nell\u2019incertezza attuale, occorre ricordare che in caso di un mancato accordo sull\u2019uscita dall\u2019Ue Londra subirebbe uno shock socio-economico nel breve termine, e prolungati problemi politici, economici e di sicurezza nel medio periodo, che avranno effetti negativi sulla politica di difesa e sui programmi di sviluppo e acquisizione. Ogni altro scenario, dal prolungamento dei negoziati alla negoziazione di un\u2019unione doganale o di un accordo di libero scambio, fino al ripensamento sull\u2019uscita dall\u2019Ue, non avrebbe impatti negativi rilevanti. In ogni caso il legame fra Regno Unito e Unione Europea resta fondamentale nel campo della difesa e della sicurezza.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, Francia e Germania vanno verso una maggiore cooperazione bilaterale come pietra di volta dell\u2019Europa della difesa, segnata anche dal recente<strong> <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/francia-trattato-aquisgrana-quirinale\/\">Trattato di Aquisgrana<\/a><\/strong>. Ci\u00f2 costituisce un motore ed un catalizzatore per cooperazioni militari e industriali all\u2019interno dell\u2019Ue. Un\u2019Italia che in tempi di Brexit si schierasse con Londra in un progetto concorrente dovrebbe gestire questa divergenza, che si somma ad altre ben note, evitando che diventi un altro fattore di marginalizzazione nel quadro dell\u2019Unione. Una leadership politica accorta potrebbe gestire la situazione, non nuova per l\u2019Italia, di giocare su pi\u00f9 tavoli la sua partita, sottolineando per esempio la cooperazione italo-franco-tedesca-spagnola sul progetto Eurodrone parte della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-progetti-pesco-italia\/\"><strong>Permanent Structured Cooperation<\/strong> <\/a>(Pesco) Ue, piuttosto che in campo navale o spaziale con Parigi, ed in generale i 21 progetti Pesco in cui partecipa Roma: tutte iniziative all\u2019interno del perimetro Ue.<\/p>\n<p><strong>La Champions League dell\u2019industria europea della difesa<br \/>\n<\/strong>Ricapitolando, per l\u2019Italia il Tempest \u00e8 l\u2019opzione migliore, considerati allineamento delle flotte militari, esperienza in velivoli di 5\u00b0 generazione, margine di manovra industriale, adattamento di lungo periodo. E\u2019 pi\u00f9 difficile da portare avanti quanto a finanziamenti Ue e rapporti con Berlino e Parigi, ma si tratta di difficolt\u00e0 gestibili \u2013 sperando che nel frattempo una soluzione della Brexit allontani lo scenario di un\u2019uscita traumatica di Londra dall\u2019Unione.<\/p>\n<p>Metaforicamente, l\u2019Italia deve in ogni caso scegliere in che squadra giocare questa partita, anzi questa Champions League dell\u2019industria europea della difesa che si giocher\u00e0 nei prossimi decenni sull&#8217;Fcas. L\u2019allenatore britannico cerca un centrocampista italiano, e si pu\u00f2 negoziare un ingaggio decente. Invece l\u2019allenatore francese ha deciso di fortificare la struttura coi preparatori atletici tedeschi, ingaggiando giocatori spagnoli per accorgimenti tattici: per questo l&#8217;Italia potrebbe avere solo posti in panchina e con un ingaggio molto modesto.<\/p>\n<p>In ogni caso, non scegliere vuol dire restare spettatori della Champions pagando comunque un biglietto ogni anno, prima tramite il contributo nazionale pro-quota al Fondo europeo di Difesa di cui non beneficerebbero progetti italiani collegati, e poi con la spesa necessaria per acquistare per le proprie forze armate dei velivoli sostitutivi degli Eurofigther che non sarebbero prodotti da industrie italiane. L\u2019Italia deve scegliere se essere player o spettatore, una scelta che segner\u00e0 nel bene o nel male il futuro dell\u2019aeronautica italiana e dell\u2019industria nazionale della difesa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Paesi industrialmente avanzati, inclusi Stati Uniti, Cina e Russia, stanno correndo verso la prossima generazione di velivoli da combattimento, chiamati anche Future Combat Air System (Fcas). 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