{"id":73438,"date":"2019-03-22T12:02:58","date_gmt":"2019-03-22T11:02:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73438"},"modified":"2019-03-22T12:02:58","modified_gmt":"2019-03-22T11:02:58","slug":"house-of-cards-saga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/house-of-cards-saga\/","title":{"rendered":"House of Cards: saga anglo-americana tra schermo e realt\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><em>House of Cards &#8211; gli intrighi del potere<\/em> \u00e8 stata una celebre <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Serie_televisiva\">serie televisiva<\/a> <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Stati_Uniti_d%27America\">statunitense<\/a> prodotta da Netflix per 6 stagioni, dal 2013 al 2018. Ma nella sua genesi vi \u00e8 anche altro. E\u2019 stata infatti sviluppata quale adattamento dell&#8217;<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/House_of_Cards_(miniserie_televisiva)\">omonima miniserie televisiva<\/a> britannica prodotta dalla BBC nel 1990, interpretata da Ian Richardson (1934-2007) e basata su un romanzo di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Michael_Dobbs\">Michael Dobbs<\/a><strong>.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Tra Washington e dossier internazionali<br \/>\n<\/strong>La versione a stelle e strisce di <em>House of Cards<\/em>, ambientata nella Washington contemporanea, narra le vicende e l\u2019ascesa politica di <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Frank_Underwood\">Frank Underwood<\/a> (<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Kevin_Spacey\">Kevin Spacey<\/a>), scaltro e disincantato deputato del Congresso Usa. che orchestra trame e manipolazioni umane &#8211; se non anche veri e propri complotti &#8211; assieme a sua moglie Claire (Robin Wright) per la sua corsa presidenziale.<\/p>\n<p>Il tutto viene narrato con una lente di osservazione alquanto &#8216;neo-realista&#8217; della politica interna e delle relazioni internazionali. \u201c<em>Democracy is so overrated<\/em>\u201d (la democrazia \u00e8 cosi sopravvalutata) \u00e8 ad esempio una celebre frase dello script recitata dal presidente Underwood. Colpisce di converso \u2013 quasi come &#8216;contrappasso&#8217; cinematografico &#8211; che la Wright abbia partecipato venti anni prima a uno straordinario film dal tono idealista e costruttivista come <em>Forrest Gump<\/em> assieme a Tom Hanks.<\/p>\n<p>Nel corso dei 73 episodi della serie di <em>House of Cards\u00a0<\/em>buona parte delle storie hanno a che fare con vicende di politica interna statunitense, ma non mancano interessanti spunti narrativi che trattano anche temi chiave delle relazioni internazionali e della geopolitica. Osservati da un punto di vista talvolta &#8216;eterodosso&#8217;, ovvero quello del presidente Underwood, ma con un <em>plot<\/em> efficace e penetrante.<\/p>\n<p>Nella seconda stagione della serie &#8211; quando Underwood \u00e8 ancora vice-presidente Usa &#8211; si affronta ad esempio il tema economico-commerciale della Cina. Nella terza stagione appare l\u2019attore russo. Viene anche descritta la criticit\u00e0 di una nomina importante quale quella di ambasciatore all\u2019Onu quando Claire, la moglie del presidente, \u00e8 ascoltata circa la sua competenza al Senato. Nella quarta e quinta stagione \u00e8 ampiamente presente la tematica del terrorismo islamico.<\/p>\n<p><strong>Londra, all&#8217;origine (e alla fine) di tutto?<br \/>\n<\/strong>Una possibile chiave di lettura da adottare rispetto a questa serie, utile a contestualizzare il suo rapporto con la geopolitica e con la stessa politica, viene anzitutto derivato dal fatto che l\u2019ideatore originario del libro che sta alla base delle serie britannica e successivamente di quella americana \u00e8 un politico di professione e non un &#8216;semplice&#8217; sceneggiatore televisivo: Michael Dobbs.<\/p>\n<p>Dobbs, laureato ad Oxford nel 1971 con un tri-disciplinare Ppe (<em>Philosophy, Politics and Economics<\/em>) e in possesso di un PhD in studi di difesa nucleare conseguito nel 1977 negli Stati Uniti, negli anni 70\u2019 e 80\u2019 fu consigliere di Margaret Thatcher, <em>speechwriter<\/em> politico e capo dello staff del partito conservatore. Fatto Barone (<em>life peer<\/em>) nel 2010, egli \u00e8 lontano parente e omonimo di Michael Dobbs, scrittore americano e reporter del <em>Washington Post<\/em>, autore di importati studi storici-geopolitici sulla Guerra Fredda.<\/p>\n<p>Dobbs stesso nella sua pratica politica \u00e8 stato testimone di eventi gravi e drammatici. Nel 1984 sopravvisse ad esempio ad un attentato perpetrato dall\u2019Ira presso un hotel di Brighton in cui si stava tenendo un congresso di partito. E&#8217; ragionevole affermare che il clima politico da lui vissuto sia in un certo senso stato trasfuso nel suo romanzo del 1989, <em>House of Cards<\/em>. Com&#8217;\u00e8 significativo che il filosofo inglese Thomas Hobbes scherzasse sul fatto che sua madre l\u2019avesse generato insieme alla paura, essendo nato nel 1588, l\u2019anno in cui <em>l\u2019Invicibile Armada<\/em> spagnola cerc\u00f2 di invadere l\u2019Inghilterra. Forse il paradigma dell\u2019 \u201d<em>homo homini lupus<\/em>\u201d nasce anche da l\u00ec?<\/p>\n<p>In ogni caso, al tempo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/brexit-ue-regno-unito-rinvio\/\"><strong>Brexit<\/strong><\/a>, dei negoziati a Bruxelles e delle aspre dialettiche tra Downing Street e Camera dei Comuni, non pu\u00f2 non suggestionare rivedere la scena di apertura della serie inglese girata quasi 30 anni fa, allorquando il protagonista Francis Urquhart osserva in silenzio la foto della Thatcher in una cornice, la ripone capovolta sul proprio scrittoio e afferma: \u201c<em>nothing last forever<\/em>\u201d. Parimenti significativo appare il commento reso sul tema Brexit dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi e rilanciato alcuni giorni fa dalla agenzia AdnKronos: \u201c<em>\u00c8 quasi un rebus. Una vicenda che sta riservando grande suspense quasi come nei film di Hitchcock, per restare in clima inglese<\/em>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Conclusioni<br \/>\n<\/strong>Una chiave di lettura addizionale e conclusiva della saga tv <em>House of Cards\u00a0<\/em>potrebbe anche ricavarsi e sostanziarsi in una sorta di \u201c<em>damnatio<\/em>\u201d dell\u2019attore-protagonista nella serie statunitense, autore di diverse malefatte sullo schermo e caduto in disgrazia anche nel mondo reale nel 2017 per le diverse accuse di molestie mosse nei suoi confronti.<\/p>\n<p>Il 3 novembre del 2017 infatti Netflix rese noto il licenziamento del protagonista. Lasciando campo libero, sullo schermo, al primo presidente donna degli Stati Uniti: Claire Underwood, protagonista indiscussa dell\u2019ultima stagione della serie tv. La domanda nasce spontanea: quanto potr\u00e0 essere profetica questa scelta di sceneggiatura in relazione alle prossime <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/usa-2020-democratici-trump\/\">elezioni presidenziali Usa del 2020<\/a>?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>House of Cards &#8211; gli intrighi del potere \u00e8 stata una celebre serie televisiva statunitense prodotta da Netflix per 6 stagioni, dal 2013 al 2018. Ma nella sua genesi vi \u00e8 anche altro. 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