{"id":73458,"date":"2019-03-25T15:38:17","date_gmt":"2019-03-25T14:38:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73458"},"modified":"2019-03-25T14:03:40","modified_gmt":"2019-03-25T13:03:40","slug":"clima-finestra-stretta-ambizione-poca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/clima-finestra-stretta-ambizione-poca\/","title":{"rendered":"Clima: la finestra \u00e8 stretta e l\u2019ambizione \u00e8 poca"},"content":{"rendered":"<p>Nel 2018 abbiamo assistito a eventi meteorologici estremi \u2013 piccolo assaggio della forza distruttiva del <strong>cambiamento climatico<\/strong> \u2013 ma anche a vecchie e nuove tensioni geopolitiche che hanno indebolito gli strumenti a disposizione per combatterlo, <strong>Accordi di Parigi<\/strong> <em>in primis<\/em>. Evidentemente il multilateralismo non gode oggi di grande sostegno ma, checch\u00e9 ne pensi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, resta passo obbligato nella lotta al riscaldamento globale.<\/p>\n<p>Spiragli di luce arrivano almeno dal cambio di rotta in positivo di alcuni Paesi \u201cgrandi emettitori\u201d, dalle promettenti tendenze del mercato energetico, dalle riforme per una finanza (pubblica e privata) sostenibile e anche dal lento ma percettibile adattamento nelle agende dei decisori politici.<\/p>\n<p>Ultima in ordine di tempo quella del <strong>Consiglio europeo<\/strong> del 21-22 marzo scorsi, pochi giorni dopo l\u2019accorato appello della societ\u00e0 civile e dal voto del Parlamento europeo che a larga maggioranza ha chiesto di alzare l\u2019<strong>obiettivo di riduzione delle emissioni <\/strong>del 55% al 2030. Sebbene non abbiano chiarito alcun dettaglio della strategia di lungo termine per la neutralit\u00e0 climatica, le conclusioni hanno perlomeno indicato nel prossimo giugno la data utile per uno (speriamo pi\u00f9 risolutivo) appuntamento sul tema.<\/p>\n<p><strong>Una questione di sicurezza nazionale<\/strong><br \/>\nL\u2019<strong>Italia <\/strong>si trova in una delle aree pi\u00f9 esposte agli impatti del riscaldamento globale, maggiore del 25% rispetto al trend mondiale. Senza la stabilit\u00e0 del clima sar\u00e0 impossibile garantire anche quella economica, sociale e politica nel nostro Paese, volente o nolente anche al centro degli enormi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/migranti-climatici-reata-preparati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">flussi migratori<\/a> che il cambiamento climatico metter\u00e0 sempre di pi\u00f9 in moto.<\/p>\n<p>Solo per l\u2019anno scorso, <strong>Legambiente<\/strong> ha calcolato in Italia 32 vittime, 148 eventi estremi, 23 stop a infrastrutture, 66 allagamenti, 20 esondazioni fluviali, 41 danni da trombe d\u2019aria. Il clima \u00e8 tema cruciale e appare paradossale, con un governo che non manca di discutere di sicurezza e migrazione, che non costituisca uno degli assi portanti della nostra azione. A livello nazionale molto si potrebbe fare ma non si \u00e8 ancora fatto: si \u00e8 fermi sulla legge sul consumo del suolo e manca un piano generale dei trasporti e della logistica, per citare solo un paio di esempi. In linea con questa tendenza, nei tavoli europei e internazionali in cui si definiscono gli obiettivi di <strong>decarbonizzazione<\/strong>, l\u2019Italia gioca al ribasso.<\/p>\n<p><strong>Poca ambizione in Europa e nel mondo<\/strong><br \/>\nCome Stato membro dell\u2019Ue, partecipiamo al contributo dell&#8217;Unione presentato alla <strong>Cop21<\/strong> (il cosiddetto <em>Nationally Determined Contribution<\/em>). La comunit\u00e0 scientifica ci ha avvertiti lo scorso ottobre della necessit\u00e0 di ridurre le emissioni globali di Co2 del 45% entro il 2030 e l\u2019obiettivo di ogni Paese \u00e8 quindi quello di adoperarsi per una pi\u00f9 <strong>rapida transizione energetica<\/strong> in linea con questo scopo.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito delle regole europee, l\u2019Italia ha s\u00ec presentato una bozza di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/energia-clima-pniec-sole\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Piano nazionale integrato per l\u2019energia e il clima (Pniec)<\/a> con i suoi obiettivi al 2030, ma che, bench\u00e9 modificabile, ad oggi \u00e8 tutto fuorch\u00e9 ambizioso. Si nota una certa continuit\u00e0 rispetto alla strada intrapresa negli ultimi anni su questi temi, ma con target troppo bassi e un livello di dettaglio insufficiente sugli strumenti; la conferma del ritiro del carbone al 2025 manca ad esempio di misure o scadenzari chiari. Il mix energetico non cambia in modo sufficientemente drastico rispetto al 2016; con il petrolio che diminuisce dal 36% al 31%, il gas che rimane invariato e le <strong>rinnovabili<\/strong> che arrivano <strong>soltanto al 30%<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Passi incerti su gas e elettricit\u00e0<\/strong><br \/>\nL\u2019ambizione di terminare l\u2019utilizzo dei combustibili fossili in Europa in tre decadi pone la necessit\u00e0 di pianificarne l\u2019uscita in modo rapido ma ordinato. Bench\u00e9 fossile e inquinante, il <strong>gas<\/strong> \u00e8 riconosciuto come <strong>sostegno verso la transizione<\/strong> (il punto del contendere riguarda casomai quantit\u00e0 e tempi di utilizzo), supportando il crescente utilizzo delle rinnovabili nel settore elettrico. Nel settore del riscaldamento, la domanda di gas potr\u00e0 peraltro progressivamente diminuire tramite l\u2019efficienza energetica e attraverso l\u2019elettrificazione, il teleriscaldamento e il riutilizzo del calore di scarto delle centrali termiche e degli impianti industriali. Le tecnologie sono mature, ma mancano politiche di pianificazione e regolamentari.<\/p>\n<p>L\u2019Italia guarda al gas e, in linea con la <strong>Strategia di sicurezza energetica europea<\/strong>, a diversificare i fornitori. Da una parte il nostro Paese \u00e8 (comprensibilmente) schierato sul fronte del \u201cno\u201d insieme a Polonia e Stati Uniti sul raddoppio del gasdotto <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/italia-russia-storia-gas\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nord Stream<\/a><\/strong> (che peraltro pone problemi di competitivit\u00e0 nei confronti del nostro maggiore competitor manifatturiero, la Germania). Dall\u2019altra il governo si \u00e8 rivelato alquanto confuso su altri fronti: basti guardare al gasdotto <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/tap-polemiche-strategia-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Tap<\/a><\/strong> (infine sostenuto), a EastMed (al quale, nonostante la classificazione come \u201cprogetto d\u2019interesse comune\u201d da parte della Commissione, ha ritirato il supporto) e al gas russo che transita per TurkStream, con Bulgaria e Serbia che spingono per la rotta balcanica anzich\u00e9 quella della Grecia e dell\u2019Italia.<\/p>\n<p>Va detto che l\u2019Italia, al contrario di altri Paesi in cui governano forze populiste, non si \u00e8 mai opposta apertamente alla causa ecologica. Alla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/clima-cop24-regole-impegni\/\">Cop24 di Katowice<\/a> il ministro dell\u2019Ambiente Sergio Costa ha annunciato l\u2019adesione alla Coalizione \u201cPer ambizioni pi\u00f9 alte\u2019, la candidatura ad ospitare la Cop26, il contributo al Fondo per la finanza per il clima e il sostegno ad iniziative come \u201cil centro per lo sviluppo sostenibile per l\u2019Africa\u201d deciso nel 2017.<\/p>\n<p><strong>Banco di prova per il governo<\/strong><br \/>\nLe forze ora al governo non hanno mancato per\u00f2 di osteggiare gli sforzi comuni. La <strong>Lega<\/strong> ultimamente ha votato contro la quasi totalit\u00e0 delle politiche climatiche al Parlamento europeo (intorno al 92% dei voti tra 2014 e 2018). Tra le altre: le direttive per le rinnovabili e sull\u2019efficienza energetica o quella sulle emissioni di Co2 delle automobili. Lo stesso vicepremier Matteo Salvini, nella precedente veste di eurodeputato, alz\u00f2 cartellino rosso in Parlamento durante la ratifica degli accordi di Parigi. Anche il <strong>Movimento Cinque Stelle<\/strong>, che ha fatto dell\u2019ambiente una delle colonne portanti della propria proposta elettorale, ha rinunciato alla <em>carbon tax<\/em> e prevede uno sviluppo del solare minore di quello delineato dal precedente governo.<\/p>\n<p>Ad oggi l\u2019Italia si trova, nel pi\u00f9 ampio contesto europeo, tra un gruppo di Stati impegnati nella battaglia per il contenimento delle temperature entro 1.5C\u00b0 (Francia, Spagna, Paesi scandinavi) ed altri che provano a rallentare gli sforzi collettivi (Polonia, Germania, Repubblica ceca). Le <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">elezioni europee<\/a> serviranno anche a definire con pi\u00f9 chiarezza da quale parte pender\u00e0 l\u2019ago della bilancia italiana e di quella europea su questo tema cruciale.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;Osservatorio ISPI-IAI sulla politica estera italiana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2018 abbiamo assistito a eventi meteorologici estremi \u2013 piccolo assaggio della forza distruttiva del cambiamento climatico \u2013 ma anche a vecchie e nuove tensioni geopolitiche che hanno indebolito gli strumenti a disposizione per combatterlo, Accordi di Parigi in primis. 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