{"id":73472,"date":"2019-03-25T15:41:17","date_gmt":"2019-03-25T14:41:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73472"},"modified":"2019-03-25T14:05:10","modified_gmt":"2019-03-25T13:05:10","slug":"ue-disinformazione-battaglia-insieme","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/ue-disinformazione-battaglia-insieme\/","title":{"rendered":"Ue e disinformazione: battaglia che si vince insieme"},"content":{"rendered":"<p>Nel corso dell\u2019ultimo Consiglio europeo si \u00e8 tornati a parlare della <strong>minaccia rappresentata dalla disinformazione<\/strong>, specie quella veicolata attraverso i social networks, e del rischio ch\u2019essa possa essere impiegata per influenzare i processi democratici nazionali e le <strong>imminenti elezioni per il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\">Parlamento europeo<\/a><\/strong>.<\/p>\n<p>A solo pochi giorni dall&#8217;approvazione da parte del Parlamento di Strasburgo del <a href=\"https:\/\/ec.europa.eu\/commission\/news\/cybersecurity-act-2018-dec-11_en\">Cybersecurity Act<\/a>, che segna un significativo passo avanti nella promozione di una maggiore sicurezza cibernetica per cittadini ed aziende europei, le <strong>minacce che promanano dallo spazio cibernetico<\/strong> compaiono dunque nuovamente tra le priorit\u00e0 delle istituzioni europee, con l\u2019obiettivo \u2013 in assenza, in questo caso, di significative decisioni \u2013 di tenere alta l\u2019attenzione rispetto a un rischio evidentemente percepito come concreto ed attuale. Non c\u2019\u00e8 da meravigliarsi: la continua vigilanza, lo sappiamo, \u00e8 il principale onere delle democrazie aperte.<\/p>\n<p><strong>I rischi dello spazio cibernetico<br \/>\nMa quanto seri sono questi rischi?<\/strong> Lo spazio cibernetico ha elevato una minaccia classica, quella della <strong>guerra psicologica<\/strong>, a un nuovo e ben pi\u00f9 pervasivo livello. In primo luogo perch\u00e9 su internet si opera facilmente in modo anonimo, e con un\u2019assenza di filtri e convenzioni sociali che sarebbe impensabile nel mondo reale \u2013 chiunque abbia partecipato a una chat di classe lo sa bene -. In secondo luogo internet \u00e8 non lineare, per sua natura favorisce delle distorsioni informative (\u201cil medium \u00e8 il messaggio\u201d), tende a somministrare contenuti graditi e dunque <strong>rafforza preesistenti (e vieppi\u00f9 preconcette) visioni del mondo<\/strong>.<\/p>\n<p>In questo modo <strong>l\u2019opinione pubblica si polarizza<\/strong>\u00a0e si alimentano nel dibattito pubblico divergenti verit\u00e0, col risultato di minare alla base la possibilit\u00e0 di un dibattito genuino e informato. Per le democrazie, che traggono la loro vitalit\u00e0 da opinioni pubbliche desiderose di partecipare con spirito critico alla vita civile e politica, questo rappresenta un rischio esistenziale.<\/p>\n<p>Attori esterni all\u2019Unione possono <strong>sfruttare queste intrinseche vulnerabilit\u00e0 per fini ostili<\/strong>, ad esempio per influenzare l\u2019opinione pubblica su di una certa questione di specifico interesse nazionale, oppure per delegittimare leaderships sgradite, o ancora per fomentare rivolte di popolo attraverso l\u2019orchestrazione di messaggi che fanno leva sui tasti di volta in volta pi\u00f9 sensibili. Il tutto utilizzando informazioni magari completamente fasulle: gi\u00e0 oggi, ad esempio, la tecnologia consente di ricostruire al computer in maniera pressoch\u00e9 perfetta un personaggio pubblico, facendogli diffondere i messaggi che pi\u00f9 aggradano.<\/p>\n<p>Lo spazio cibernetico, in terzo luogo, aggiunge un ulteriore gradiente di rischio, consentendo ad esempio di <strong>profilare gli utenti secondo le loro opinioni<\/strong> verificate e quelle presumibili, cos\u00ec da massimizzare l\u2019efficacia delle campagne di disinformazione. \u00c8 inoltre possibile automatizzare la propaganda online attraverso appositi algoritmi (bot), i quali diventano ogni giorno pi\u00f9 \u201cintelligenti\u201d ed autonomi, o ancora manomettere o rubare dati sensibili da computer infettati con armi cibernetiche di ultima generazione magari acquistate anonimamente nel <em>cyber underground<\/em>, con l\u2019obiettivo di esporre poi all&#8217;occorrenza questi dati sensibili sulla rete, pi\u00f9 o meno selezionati ed edulcorati.<\/p>\n<p><strong>Un\u00a0Piano d\u2019Azione europeo contro la disinformazione<br \/>\n<\/strong>Con una comunicazione congiunta di Parlamento, Commissione e Consiglio, l\u2019Unione europea ha varato lo scorso dicembre un \u201c<strong>Piano d\u2019Azione contro la disinformazione<\/strong>\u201d. Vengono cos\u00ec individuate quattro principali linee d\u2019azione: migliorare la capacit\u00e0 complessiva di istituzioni Ue e Stati membri di rilevare azioni ostili di disinformazione; facilitare risposte coordinate di Stati membri ed istituzioni comunitarie; responsabilizzare i gestori delle piattaforme digitali; coinvolgere singoli cittadini, think tanks e universit\u00e0 nell&#8217;opera di mettere a punto una <em>common picture<\/em> delle azioni coordinate di disinformazione sui servizi IT in uso ai cittadini europei.<\/p>\n<p>Il Piano ha trovato una prima attuazione pratica con la creazione di un <strong>Sistema rapido l\u2019Allerta<\/strong>, inaugurato lo scorso 18 marzo. Si tratta, in sostanza, di una piattaforma digitale su cui possono interagire tutti i principali stakeholders europei e nazionali al fine di <strong>scambiare informazioni in tempo reale sulle<\/strong> campagne in corso e di coordinare le relative risposte.<\/p>\n<p>Di fronte ad una minaccia asimmetrica quale \u00e8 quella della <em>cyber-enabled information warfare<\/em>, il vantaggio pi\u00f9 significativo a disposizione del difensore \u00e8 quello di fare squadra. <strong>Quanto l&#8217;Ue sta facendo \u00e8 dunque prezioso<\/strong>, e tanto pi\u00f9 urgente se si considera che diversi Stati membri difettano ancora di una chiara strategia e di codificate procedure operative nazionali per far fronte a questa minaccia.<\/p>\n<p><strong>Il sostegno dell&#8217;Italia a questi sviluppi e la sinergia tra Ue e Nato<\/strong><br \/>\n\u00c8 anche sulla scorta di queste considerazioni di ordine strategico che, da parte italiana, non si \u00e8 mancato di sostenere attivamente questi sviluppi e di ribadire in ogni occasione la necessaria complementariet\u00e0 tra <strong>quanto sta facendo l\u2019Unione europea e<\/strong> <strong>quanto invece \u00e8 in corso in ambito Nato<\/strong>.<\/p>\n<p>Proprio perch\u00e9 le campagne ostili di disinformazione possono avere un severo impatto sui processi decisionali e sulla solidariet\u00e0 alleata, rappresentando peraltro una componente qualificante della cosiddetta <em>hybrid warfare<\/em>, la Nato vi ha da tempo riservato una specifica attenzione.<\/p>\n<p>Di qui <strong>l\u2019esigenza che le due Organizzazioni lavorino in modo sinergico<\/strong> e su tutto lo spettro della potenziale minaccia, evitando dannose sovrapposizioni e anzi assicurando coerenza anche in tutti gli ambiti magari non direttamente riferibili alla disinformazione in quanto tale, ma che certamente possono rappresentarne, nei fatti, degli efficaci argini, come \u00e8 il caso dell\u2019adozione della Direttiva Nis e del Regolamento Gdpr in ambito Ue, o del rafforzamento dello scambio d&#8217;intelligence e l\u2019attivazione di specifici <em>indicators &amp; warnings<\/em> sulla filiera militare.<\/p>\n<p>Il Piano d\u2019Azione, infine, prevede che nei mesi che conducono alle <strong>elezioni europee<\/strong> gli operatori di piattaforme online presentino dei rapporti su quanto stanno facendo, dal canto loro, per bloccare le campagne di disinformazione sui loro sistemi. Il coinvolgimento e la <strong>piena responsabilizzazione degli operatori \u00e8 indispensabile<\/strong> per ottenere risultati concreti; ed \u00e8 evidente come l&#8217;Ue sia meglio posizionata degli Stati membri per condurre questo dialogo con gli operatori \u201cover the top\u201d. In questo senso, quello del contrasto alle campagne di disinformazione \u00e8 un ennesimo esempio di come il contesto securitario internazionale richieda attori forti e capaci di parlare con una voce sola, essendo nei fatti <strong>impossibile una difesa di \u201cognuno per s\u00e9\u201d<\/strong>, quando la minaccia transita su reti per loro natura interconnesse.<\/p>\n<p>Come sempre, la nostra fattiva appartenenza all&#8217;Ue non sostituisce i &#8216;compiti per casa&#8217;:\u00a0 specie sul fronte della <a href=\"https:\/\/www.ispionline.it\/it\/pubblicazione\/cybersecurity-italia-il-nodo-della-formazione-22108\">formazione e della sensibilizzazione<\/a> \u00e8 necessario uno sforzo nazionale, a partire dalle scuole e in tutti gli ambiti professionali e della societ\u00e0 civile. La <strong>corretta informazione e lo spirito critico<\/strong> delle nostre opinioni pubbliche potranno pure rispondere a una esigenza articolata a Bruxelles, ma a beneficiarne sono le nostre travagliate democrazie.<\/p>\n<p><em>Questo articolo \u00e8 stato realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;Osservatorio ISPI-IAI sulla politica estera italiana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel corso dell\u2019ultimo Consiglio europeo si \u00e8 tornati a parlare della minaccia rappresentata dalla disinformazione, specie quella veicolata attraverso i social networks, e del rischio ch\u2019essa possa essere impiegata per influenzare i processi democratici nazionali e le imminenti elezioni per il Parlamento europeo. 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