{"id":73481,"date":"2019-03-26T07:05:16","date_gmt":"2019-03-26T06:05:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73481"},"modified":"2019-03-29T12:01:26","modified_gmt":"2019-03-29T11:01:26","slug":"yemen-guerra-quattro-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/yemen-guerra-quattro-anni\/","title":{"rendered":"Yemen: il &#8216;Paese dei Feudi&#8217; in guerra da quattro anni"},"content":{"rendered":"<p>Il 26 marzo 2015, un\u2019inedita coalizione militare araba guidata da <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/yemen-due-anni-di-guerra-solo-al-qaeda-vince\/\"><strong>Arabia Saudita<\/strong><\/a> ed <strong>Emirati Arabi Uniti<\/strong> (Eau) dava inizio a un intervento armato nello<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/yemen-guerra-tregua-scontro\/\"><strong> Yemen<\/strong><\/a>, con l\u2019obiettivo di ripristinare le istituzioni <em>ad interim<\/em> riconosciute dalla comunit\u00e0 internazionale, dopo il colpo di stato degli insorti <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/yemen-prova-secessionisti-aden\/\"><strong>huthi<\/strong><\/a>. A quattro anni dall\u2019inizio della <strong>guerra<\/strong>, lo Yemen in conflitto ha cambiato volto: solo il doloroso conteggio delle vittime rimane fermo a 10 mila\u00a0 morti, in assenza di dati certi.<\/p>\n<p>I confini geografici del Paese sono intatti, ma le geografie interne, che delineano gli equilibri\/squilibri di potere fra attori locali e <em>patrons<\/em> mediorientali (Arabia Saudita, Eau, Iran), sono assai mutati. Il livello nazionale, ovvero il binomio istituzioni ed esercito, \u00e8 di fatto saltato, per ricomporsi in una serie di &#8216;feudi&#8217; politico-militari, ovvero di micro-poteri su base territoriale nati dalla saldatura fra milizie, signori della guerra e segmenti delle forze di sicurezza regolari.<\/p>\n<p><strong>Hodeida, tregua a rischio<br \/>\n<\/strong>L\u2019accordo di tregua per la citt\u00e0 di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/yemen-hodeida-equilibri-golfo\/\"><strong>Hodeida<\/strong><\/a>, raggiunto a Stoccolma nel dicembre 2018, sta divenendo lettera morta: le violazioni del cessate il fuoco si fanno pi\u00f9 frequenti e c\u2019\u00e8 il rischio che la coalizione (soprattutto gli emiratini) riprenda l\u2019offensiva aerea e di terra per recuperare, <em>manu militari<\/em>, la citt\u00e0-porto controllata dagli huthi. La mancata applicazione dell\u2019accordo, che prevedeva il ritiro delle forze militari di entrambe le parti ma non specificava l\u2019identit\u00e0 delle\u00a0 &#8216;forze di sicurezza locali&#8217; che avrebbero, in seguito, gestito Hodeida, sta portando lo Yemen a una nuova <em>escalation<\/em>. La Missione Onu di sostegno all\u2019accordo di Hodeida (Unmha), che monitora il cessate il fuoco nonch\u00e9 il ridispiegamento delle forze, sembra, giorno dopo giorno, pi\u00f9 impotente.<\/p>\n<p><strong>Hajja, la nuova emergenza<br \/>\n<\/strong>Lo Yemen non \u00e8 solo Hodeida, entrata ormai nel radar dei media internazionali poich\u00e9 ingresso dell\u201980% degli aiuti umanitari: la violenza prosegue nella citt\u00e0 assediata di Taiz e lungo le tante linee del fronte al centro del Paese. Soprattutto, la guerra si \u00e8 accesa, dal dicembre scorso, a <strong>Hajja<\/strong>, regione nord-occidentale al confine con l\u2019Arabia Saudita, con bombardamenti sauditi e combattimenti fra miliziani huthi e forze tribali locali di credo salafita, che rispettavano qui una tregua dal 2013.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/reliefweb.int\/report\/yemen\/yemen-hajjah-flash-update-3-23-february-11-march-2019\">Secondo l\u2019Onu<\/a>, pi\u00f9 di un milione di abitanti nel governatorato \u00e8 attualmente in condizioni di crisi alimentare (su un totale di 2,5 milioni), mentre gli sfollati interni sono ormai 420 mila. Il distretto di Kushar, epicentro della battaglia, \u00e8 uno dei corridoi d\u2019accesso degli huthi alla capitale Sana\u2019a.<\/p>\n<p><strong>Aden, potenze alla finestra<br \/>\nAden<\/strong>, tornata alla coalizione nell\u2019estate 2015, \u00e8 ancora teatro di periodici scontri fra lealisti del presidente <em>ad interim<\/em> Abd Rabbu Mansur <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/yemen-saleh-ucciso-huthi\/\"><strong>Hadi<\/strong><\/a>, sostenuti dall\u2019Arabia Saudita, e forze filo-emiratine legate al secessionista Consiglio di Transizione del Sud (Stc). Per la terza volta, lo Stc ha \u00a0radunato a Mukalla la propria Assemblea nazionale, di fatto un parlamento del sud, in aperta sfida alle istituzioni riconosciute guidate da Hadi; in risposta, una &#8216;Coalizione per il sud&#8217; si \u00e8 riunita al Cairo sotto gli auspici di Hadi e dei sauditi. Ad Aden, la diplomazia \u00e8 in movimento: il ministro degli esteri britannico si \u00e8 appena recato l\u00ec (prima volta di un ministro britannico dal 1996) e\u00a0 la Russia ha annunciato che aprir\u00e0 un consolato nella citt\u00e0 portuale che fu capitale della Repubblica Democratica Popolare dello Yemen (PdrY), al contrario degli Stati Uniti, che hanno smentito tale proposito.<\/p>\n<p><strong>Hadhramaut verso lo scontro?<br \/>\n<\/strong>Il ministro dei trasporti del governo legittimo (esecutivo il cui <em>interim<\/em> \u00e8 per\u00f2 scaduto nel 2014, quindi prima che iniziasse la guerra) ha tuonato contro &#8220;le milizie e i mercenari\u201d che destabilizzano, a suo dire, il sud del Paese: \u00e8 un chiaro riferimento alle forze yemenite organizzate e addestrate dagli Eau, ormai imprescindibili per la sicurezza e il contrasto ai jihadisti di Al-Qaeda nella Penisola Arabica (Aqap).<\/p>\n<p>In Hadhramaut, la regione meridionale pi\u00f9 ricca di petrolio, al riparo dalla guerra ma non dalle infiltrazioni qaediste, si sta creando una nuova faglia di crisi tra il sud costiero e le valli del nord. Infatti, le milizie filo-emiratine, ormai istituzionalizzate nell\u2019esercito regolare, ma di fatto rispondenti ad Abu Dhabi, controllano la fascia costiera e il capoluogo Mukalla. Dopo una serie di operazioni anti-Aqap nell\u2019entroterra, esse si stanno per\u00f2 espandendo verso il nord del governatorato (Wadi Hadhramaut), un\u2019area finora tenuta dalle brigate anche nordiste del generale Ali Mohsin (pro-Hadi), nonch\u00e9 da forze legate al partito Islah (Fratelli Musulmani e salafiti yemeniti), sostenute dall\u2019Arabia Saudita. Due gli scenari possibili: spartizione informale in aree di influenza oppure escalation aperta tra &#8216;alleati&#8217;.<\/p>\n<p>Da una prospettiva diplomatico-politica, ricomporre il puzzle yemenita non \u00e8 mai stato cos\u00ec complicato. Ora che i &#8216;feudi&#8217; crescono in numero e potere, l\u2019intera cornice negoziale targata Nazioni Unite, figlia di una visione binaria del conflitto (huthi e governo riconosciuto), nonch\u00e9 politicamente invecchiata, appare ormai in un vicolo cieco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 marzo 2015, un\u2019inedita coalizione militare araba guidata da Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (Eau) dava inizio a un intervento armato nello Yemen, con l\u2019obiettivo di ripristinare le istituzioni ad interim riconosciute dalla comunit\u00e0 internazionale, dopo il colpo di stato degli insorti huthi. 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