{"id":7350,"date":"2008-02-18T00:00:00","date_gmt":"2008-02-17T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/yemen-un-paese-diviso\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:00","slug":"yemen-un-paese-diviso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/yemen-un-paese-diviso\/","title":{"rendered":"Yemen, un paese diviso"},"content":{"rendered":"<p>SAN&#8217;A &#8211; La Provincia di Saada, nello Yemen nord-occidentale, riprende a contare i caduti della <i>Shabab al-Muminayn <\/i>(la Giovent\u00f9 Credente) in conflitto da quattro anni con le forze governative. Anche le fonti ufficiali fanno i conti e registrano oltre cinquemila uomini caduti nel corso del 2007 tra i due fronti. La <i>Shabab<\/i>, l\u2019organizzazione composta dalla setta sciita degli zaidi, da sempre spina nel fianco dell\u2019esecutivo del Presidente, Al\u00ec Abdullah Saleh, \u00e8 accusata di voler destabilizzare il paese per mantenere un controllo esclusivo sui territori del nord. Il governo di San\u2019a ha deciso ora di puntare l\u2019indice su Iran e Libia, ritenuti responsabili di fornire aiuto logistico e militare al gruppo ribelle.<\/p>\n<p><b>Intrecci di sangue<\/b><br \/>\n\u00c8 da tempo che lo Yemen ha chiesto a Tripoli di estradare Yahya al-Houthi, fratello dell\u2019attuale leader della Shabab, Abdullah al-Malik al-Houthi e ha pregato Teheran di agire per sospendere la fornitura di armi al gruppo ribelle. Il conflitto con la Giovent\u00f9 Credente si protrae ormai da anni, ma solo da pochi mesi \u00e8 stato elevato a problema nazionale. \u00c8 possibile che il paese stia cavalcando l\u2019ondata di critiche nei confronti degli sciiti nella regione per ottenere ulteriori finanziamenti, nell\u2019ambito del programma di ingresso nel <a href=\"http:\/\/www.gcc-sg.org\/eng\/index.php\" target=\"blank\"><b><u> Consiglio per la Cooperazione nel Golfo<\/u><\/b><\/a>. L\u2019obiettivo della teocrazia iraniana potrebbe essere la destabilizzazione del paese per indebolire gli alleati di Washington e acquisire ulteriore spazio di azione per il dominio nella regione. \u00c8 dunque probabile l\u2019ingerenza di Teheran negli affari interni di San\u2019a, oltre che il suo coinvolgimento nella effettiva fornitura di armi ai gruppi ribelli. Il cessate il fuoco della scorsa estate mediato dal Qatar, tra il presidente Ali Abdullah Saleh ed Abdullah al-Malik al-Houthi, capo dei ribelli zaidi, ha illuso gli attori della fine imminente del tragico spettacolo. La tregua, che \u00e8 stata resa pubblica a met\u00e0 giugno con una dichiarazione di al-Houthi, era giunta alla fine di una campagna militare che le truppe di Sana\u2019a avevano intrapreso negli ultimi mesi, impegnando oltre 30mila soldati nel governatorato settentrionale di Sa\u2019dah per avere gioco facile sulle centinaia di ribelli fedeli al clan degli Houthi. Poi la strage dei turisti nel distretto occidentale di Mareb, 170 chilometri a sud dalla capitale. Era il 2 luglio 2007. Sette spagnoli e due guide yemenite, venivano fatte saltare in aria proprio mentre il regime di Saleh era impegnato a chiudere il fronte pi\u00f9 caldo degli ultimi anni. La colpa \u00e8 stata attribuita ad Al Qaeda, ma la verit\u00e0 \u00e8 ancora una volta nelle mani della Public Corporation for Radio and TV (del Ministero delle Comunicazioni), strumento di controllo, gestione e filtraggio dell\u2019informazione radio-televisiva del paese.<\/p>\n<p><b>Porte aperte agli Usa<\/b><br \/>\nAl\u00ec Abdullah Saleh, Presidente da 29 anni, il primo democraticamente eletto e leader pi\u00f9 longevo della storia del paese, aprendo le porte agli Usa ha intuito la possibilit\u00e0 chiudere definitivamente la partita con gli Houthi cominciata nel 2004 e mai sedata. Una ribellione iniziata dall\u2019Imam Hussein Badr Eddine al Houthi, che come Saleh apparteneva agli zaidi, setta sciita presente solo nello Yemen e generalmente moderata. A capo del movimento denominato <i>Shabab al-Muminayn <\/i>(la \u201cGiovent\u00f9 Credente\u201d), da sempre inquadrato come gruppo terroristico, Houthi voleva riportare in corsa l\u2019Imam zaidi al potere prima del 1962 fino al colpo di stato, sconfessando quella Repubblica che vivacchia in uno dei paesi pi\u00f9 delicati della penisola araba. Non \u00e8 bastata per\u00f2 la a morte di Houthi nel settembre del 2004 seguita ad una durissima campagna militare, per riportare la pace nel governatorato di Sa\u2019ada, dove le organizzazioni umanitarie contano oggi oltre 40mila sfollati. Il confronto tra i ribelli ed i governativi \u00e8 continuato sotto la guida del padre e dei fratelli di Hussein Badr Eddine, che hanno poi negoziato il loro esilio in Qatar ed il riconoscimento del regime repubblicano. Il Qatar ha ancora una volta in mano le carte per fermare lo scontro l\u00ec dove le decine di migliaia di soldati inviati dal governo centrale hanno fallito, nonostante le centinaia di vittime di cui accenna sporadicamente la pochissima stampa locale d\u2019opposizione. Il governo di Doha ha mediato la tregua e ha anche firmato, dopo l\u2019annuncio del cessate il fuoco, un sostanzioso progetto di sviluppo che dovrebbe portare nello Yemen oltre 500 milioni di dollari americani. Ma a complicare la difficile situazione ci sono ancora molti altri fronti aperti in un paese considerato tra i pi\u00f9 delicati per la sua instabilit\u00e0 istituzionale: ci sono le divisioni tribali che confluiscono in settarismi religiosi dove le proteste dell\u2019opposizione sono soltanto alla merc\u00e9 dei pochi. E ci sono poi le proteste nel sud, che da sempre si sente emarginato dalla condivisione del potere.<\/p>\n<p><b>Un paese in bilico<\/b><br \/>\nLo Yemen \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 poveri del Medio Oriente &#8211; almeno il 45% della popolazione vive sotto la soglia di povert\u00e0 &#8211; ha conosciuto una fase di crescita economica a partire dal 2000, grazie ad una serie di riforme tese a modernizzarne le strutture economiche, ma la sua redditivit\u00e0 resta prettamente legata all\u2019esportazione del petrolio. Nel Paese circolano oggi 60 milioni di armi per una popolazione che conta 20 milioni di persone, la stima \u00e8 presto fatta. Da qualche mese il governo di Sana\u2019a ha iniziato una campagna per chiudere le rivendite di armi non autorizzate. Un comitato atto a censire le armi in circolazione, istituito dal Ministero dell\u2019Interno, ha varato un piano triennale per regolarne il possesso. La decisione non ha per\u00f2 per il momento riscosso la simpatia delle numerose trib\u00f9 locali che l\u2019hanno accolta come un tentativo per disarmarle. L\u2019opinione pubblica yemenita in cuor suo \u00e8 attenta a fare previsioni, ma non risparmia le critiche. La relazione tra l\u2019aumento degli scontri tribali nell\u2019ultimo anno con il nodo delle riforme economiche necessarie per garantire uno standard minimo di sicurezza, di benessere e di alfabetizzazione \u00e8 la teoria pi\u00f9 in voga del momento, insieme a quella che preoccupa davvero gli economisti che vedono i disordini come la principale causa di timore per gli investitori stranieri.<\/p>\n<p>Le autorit\u00e0 yemenite hanno anche un altro annoso problema da gestire, i rifugiati. L&#8217;<a href=\"http:\/\/www.unhcr.it\/\" target=\"blank\"><b><u>Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr)<\/u><\/b><\/a>, ha lanciato il mese scorso una campagna informativa nel Corno d&#8217;Africa per scoraggiare i potenziali migranti dall&#8217;attraversare il Golfo di Aden ed arrivare illegalmente in Yemen. Nel 2007 sono stati circa 28 mila i somali che hanno compiuto questa traversata per scappare alle violenze e cercare rifugio in un altro Paese o per trovare lavoro. Secondo l&#8217;Unhcr i morti tra i boat people sarebbero oltre 1.400. E l&#8217;ultima strage nella quale hanno perso la vita 58 persone, si \u00e8 consumata proprio alla vigilia del nuovo anno nelle acque torbide del golfo di Aden.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SAN&#8217;A &#8211; La Provincia di Saada, nello Yemen nord-occidentale, riprende a contare i caduti della Shabab al-Muminayn (la Giovent\u00f9 Credente) in conflitto da quattro anni con le forze governative. 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