{"id":73516,"date":"2019-03-29T07:52:28","date_gmt":"2019-03-29T06:52:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73516"},"modified":"2019-04-08T15:48:48","modified_gmt":"2019-04-08T13:48:48","slug":"vaticano-marocco-francesco-leadership","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/vaticano-marocco-francesco-leadership\/","title":{"rendered":"Vaticano-Marocco: Francesco e leadership continentale"},"content":{"rendered":"<p>Come la pietra di Sisifo, il <strong>dialogo interreligioso<\/strong> vive di successi e ricadute. Il personaggio della mitologia greca, punito da Zeus per aver sfidato gli dei, fu costretto per l\u2019eternit\u00e0 a spingere un masso dai piedi alla cima di un monte. Raggiunta la vetta, ogni volta, il macigno rotolava nuovamente a valle. E cos\u00ec sembra il percorso di <strong>papa Francesco<\/strong> alla ricerca dell\u2019unit\u00e0 del genere umano: dopo la visita negli <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/vaticano-francesco-abu-dhabi-confronto-civilta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Emirati Arabi Uniti<\/a><\/strong>, durante la quale il pontefice ha rilanciato insieme all\u2019imam di al-Azhar il <strong>dialogo tra Islam e cristianesimo<\/strong>, Bergoglio si reca il <strong>30 e il 31 marzo<\/strong> in <strong>Marocco<\/strong>. Un viaggio che arriva dopo la ricaduta del masso, ovvero la <strong>strage in Nuova Zelanda<\/strong> di 49 fedeli che, nel venerd\u00ec di preghiera, si trovavano in moschea.<\/p>\n<p>Un attacco terroristico che non pu\u00f2 non rappresentare un ulteriore ostacolo nel tortuoso percorso intrapreso da papa Francesco. In Marocco, su invito dei (pochi) vescovi e del re Mohammed VI, il pontefice compir\u00e0 un\u2019altra tappa fondamentale. Un viaggio storico, non fosse altro per gli anni trascorsi dall\u2019ultima visita di un Papa in terra marocchina: ben 34, ovvero da quando papa Giovanni Paolo II riallacci\u00f2 i rapporti con il sovrano dell\u2019epoca, Hassan II, padre dell\u2019attuale monarca.<\/p>\n<p><strong>L\u2019attenzione per minoranze e periferie<\/strong><br \/>\nStorico s\u00ec, ma che, dalla prospettiva cristiana, pu\u00f2 apparire irrilevante. Del resto, nel quadrante pi\u00f9 occidentale del Maghreb, la popolazione cattolica si compone di poco meno di 30 mila individui. Sui pi\u00f9 di 34 milioni di cittadini marocchini, i cristiani sono soltanto lo 0,08%. Una comunit\u00e0 quasi invisibile, che proprio per questo rientra a pieno titolo nella strategia pontificia adottata da Francesco. L\u2019azione papale deve necessariamente concentrarsi laddove i cattolici costituiscono minoranze in difficolt\u00e0, represse e spesso imbavagliate. Una descrizione che calza a pennello anche ai <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/vaticano-cina-accordo\/\">cattolici cinesi<\/a><\/strong>, verso i quali la Santa Sede, dopo l\u2019accordo con Pechino dello scorso settembre, si sta muovendo a grandi passi rispetto al passato.<\/p>\n<p>Ma, come detto, l\u2019invito in Marocco \u00e8 partito da Rabat. Questo perch\u00e9 il viaggio di papa Francesco \u00e8 funzionale non solo agli obiettivi dei sacri palazzi, ma anche a quelli dello stesso sovrano Mohammed VI. L\u2019ultimo esponente della dinastia alawita &#8211; che regna sul Marocco dal 1666 &#8211; \u00e8 convinto promotore del processo riformista portato avanti a colpi di liberalizzazioni in ambito economico, sociale e civile. Dalla nuova carta costituzionale del 2011 all\u2019abolizione della pena di morte per il reato di apostasia, Mohammed VI ha contribuito a fare del Marocco \u2013 agli occhi delle cancellerie occidentali \u2013 <strong>un modello di riferimento per l\u2019Africa settentrionale e l\u2019Islam moderato<\/strong>. E per fare del regno un <em>pivot<\/em> di livello internazionale, una referenza dalla Santa Sede pu\u00f2 garantire un ulteriore slancio.<\/p>\n<p><strong>Integrazione dei cattolici nella societ\u00e0 islamica<\/strong><br \/>\nIn Marocco, papa Francesco cercher\u00e0 di sfruttare l\u2019onda lunga delle sue visite ad Abu Dhabi \u2013 pi\u00f9 recente \u2013 e in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/al-sisi-riceve-papa-un-paese-attacco\/\">Egitto<\/a>, nella primavera del 2017. Al Cairo, il pontefice e l\u2019imam di al-Azhar, la pi\u00f9 importante universit\u00e0 dell\u2019Islam sunnita, individuarono nel concetto di \u201ccittadinanza\u201d l\u2019elemento discriminante per una pacifica \u2013 e possibile \u2013 convivenza interreligiosa. Nel passaggio alla modernit\u00e0 che la Chiesa ha affrontato con il Concilio Vaticano II e che numerose personalit\u00e0 musulmane stanno incoraggiando negli ultimi anni, la cittadinanza assume valore centrale. Essa opera una traslazione da sistema confessionale a sistema costituzionale, dove i diritti dell\u2019individuo hanno valore indipendentemente dall\u2019appartenenza religiosa.<\/p>\n<p>Non pi\u00f9 una serie di ordinamenti pi\u00f9 o meno paralleli in base alla fede del singolo, ma un concetto di cittadinanza basato esclusivamente sull\u2019appartenenza a un determinato Stato. In questo senso, il Marocco pu\u00f2 essere forza trainante di un processo innovativo volto alla piena inclusione delle minoranze religiose all\u2019interno di un Paese a stragrande maggioranza musulmana. Anche perch\u00e9 la Costituzione del 2011 ha riconfermato il ruolo del <strong>sovrano come \u201cprincipe dei credenti\u201d<\/strong>. Il re, dunque, ha potere decisionale ultimo nel sistema dell\u2019Islam statalizzato del Marocco, potendo agire direttamente negli affari religiosi. E di tale facolt\u00e0 si \u00e8 avvalso ampiamente Mohammed VI, intervenuto soprattutto nel processo formativo degli imam: questi, dal 2015, frequentano l\u2019istituto Mohammed VI, dal quale un anno pi\u00f9 tardi \u00e8 scaturita la Dichiarazione di Marrakech sui diritti delle minoranze nelle comunit\u00e0 a maggioranza islamica. Istituto che, non casualmente, papa Francesco visiter\u00e0.<\/p>\n<p>Un modello di apertura e dialogo interreligioso, dunque, che vuole realizzarsi innanzitutto a livello domestico. Papa Francesco, per questo, trover\u00e0 nel suo interlocutore un attento ascoltatore: le riforme portate avanti in Marocco vanno nella direzione tracciata dalla diplomazia petrina verso il mondo islamico, esattamente come si \u00e8 visto negli Emirati Arabi. Il regno alawita, in questo rinnovato dialogo, vuol rivestire un ruolo fondamentale.<\/p>\n<p><strong>Il rilancio di Mohammed VI dal Maghreb all\u2019Africa<\/strong><br \/>\nChe la visita papale sia un&#8217;altra direttrice della politica multivettoriale di Rabat \u00e8 cosa certa. La convergenza con Francesco e una possibile intesa con la Santa Sede conferirebbero al monarca un biglietto da visita mica male da poter spendere all\u2019estero, dove Mohammed VI vuol rilanciare il suo regno.<\/p>\n<p>Innanzitutto nel Maghreb, <em>habitat<\/em> naturale del Marocco. Da qui, il Paese vuol farsi promotore di quell\u2019Islam moderato che il sovrano alawita cerca di diffondere come progetto futuribile ed esportabile. Anche su questo s\u2019innesta la diatriba infinita con l\u2019<strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/algeria-presidenziali-bouteflika\/\">Algeria<\/a><\/strong>, che accusa il Marocco di voler imporre i propri imam \u2013 e, quindi, la propria interpretazione del credo \u2013 sulle diaspore musulmane in Europa, in particolare su quelle di Francia e Belgio. Rabat, in questo senso, vorrebbe sfruttare la crisi istituzionale e l\u2019arroccamento del vicino orientale \u2013 sull\u2019orlo di una crisi di nervi tra piazza e urne \u2013 per fare la voce grossa e conquistarsi il titolo di unico <em>partner<\/em> credibile per il dialogo.<\/p>\n<p>Da risolvere, poi, la questione interna-esterna del <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/marocco-ue-sahara-occidentale\/\">Sahara occidentale<\/a><\/strong>, che pesa sulla posizione di Rabat all\u2019interno dell\u2019<strong>Unione africana <\/strong>(Ua). Dopo pi\u00f9 di trent\u2019anni di assenza, il Marocco \u00e8 tornato ad essere membro a pieno titolo dell\u2019organizzazione panafricana: dal 1984 al 2017, il regno \u00e8 stato l\u2019unico Paese del continente a non farne parte, in polemica con l\u2019ammissione del Sahara occidentale. Da un paio d\u2019anni le due realt\u00e0 convivono, anche se da Rabat fanno sapere che l\u2019indipendenza del popolo saharawi non sar\u00e0 mai presa in considerazione. Anche su questo, Francesco e Mohammed VI avranno modo di confrontarsi. Del resto, la strada per assumere la leadership nel continente africano passa anche dalla risoluzione della contesa ai confini meridionali del Paese.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Grzegorz Galazka\/Mondadori Portfolio via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come la pietra di Sisifo, il dialogo interreligioso vive di successi e ricadute. Il personaggio della mitologia greca, punito da Zeus per aver sfidato gli dei, fu costretto per l\u2019eternit\u00e0 a spingere un masso dai piedi alla cima di un monte. Raggiunta la vetta, ogni volta, il macigno rotolava nuovamente a valle. 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