{"id":73520,"date":"2019-03-29T10:35:37","date_gmt":"2019-03-29T09:35:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73520"},"modified":"2019-04-02T07:22:57","modified_gmt":"2019-04-02T05:22:57","slug":"afghanistan-onu-morti-civili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/afghanistan-onu-morti-civili\/","title":{"rendered":"Afghanistan: Onu, i morti civili non li fanno solo i terroristi"},"content":{"rendered":"<p>Il rapporto 2019 della <strong>Unama<\/strong> (United Nations Assistance Mission in Afghanistan) descrive una situazione sconcertante in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/04\/afghanistan-guerra-senza-fine-mosca\/\"><strong>Afghanistan<\/strong><\/a>: 3084 <strong>civili<\/strong> uccisi in attentati dinamitardi di talebani, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/isis-califfato-foreign-fighters\/\"><strong>Isis<\/strong><\/a> e gruppi di insorti che, a quasi vent&#8217;anni dall\u2019intervento statunitense, sono tutt&#8217;altro che sconfitti.<\/p>\n<p>Il documento stilato dagli operatori delle Nazioni Unite parla di un incremento di morti e feriti del 3% rispetto all&#8217;anno precedente: 4087 persone colpite dagli &#8216;studenti coranici&#8217;, 2181 dal braccio operativo del sedicente Stato islamico in Afghanistan, 678 da fazioni in lotta non meglio identificate, terroristi o semplici predoni e signori della droga che si contendono il controllo della produzione di oppiacei.<\/p>\n<p>Ulteriori decessi avvengono nel corso delle operazioni condotte dalle forze governative e dai loro alleati.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo letale degli Improvised Explosive Devices<\/strong><br \/>\nL&#8217;Agenzia dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/onu-morto-annan-no-iraq\/\"><strong>Onu<\/strong> <\/a>punta principalmente il dito verso gli Ied (Improvised Explosive Devices), minaccia subdola e terribile sia per il soldato moderno sia per i civili (soprattutto bambini) che si imbattono in ordigni artigianali, prodotti alla meglio ma capaci di seminare morte e distruzione. Perch\u00e9 per paradosso gli ordigni pi\u00f9 semplici sono quelli che generano maggiori perdite: disseminati sul campo di battaglia in maggior numero, sopravvivono agli scontri continuando a mietere vittime anche dieci o vent\u2019anni dopo il loro interramento. Ied, ma pure mine anti-uomo, ulteriore sinistra &#8216;risorsa&#8217; di cui l\u2019Afghanistan \u00e8 pieno.<\/p>\n<p>Il rapporto non lo mette in evidenza, ma la repubblica centro-asiatica (ormai instabile e in guerra dal 1979) negli ultimi 40 anni \u00e8 stata attraversata da centinaia di migliaia di combattenti: sovietici, esercito della Repubblica democratica d\u2019Afghanistan, mujaeddin, talebani e alleanza del nord e ancora forze statunitensi e della coalizione occidentale. Quattro decenni di lotte che hanno lacerato il tessuto sociale e distrutto i centri rurali e gli insediamenti nelle aree periferiche che, oggi, sono zone isolate, arretrate ed esposte tanto alla violenza dei gruppi che si combattono quanto al pericolo permanente rappresentato dai residuati bellici.<\/p>\n<p><strong>La micidiale Pfm-1, il &#8216;pappagallo verde&#8217;<\/strong><br \/>\nIn Afghanistan trovare carcasse di carri armati e fusoliere di velivoli non affatto difficile: fanno parte del panorama, insieme alle tonnellate di mine, proiettili e bombe inesplose disseminate da cannoni, mortai, aerei, elicotteri, razzi. Una fra tutte la Pfm-1 meglio nota come &#8216;pappagallo verde&#8217;: involucro di modeste dimensioni, aria innocua, scoppio ritardato e 35 grammi di tritolo capaci di menomare una persona.<\/p>\n<p>Si suppone che Mosca, per costruirla, abbia tratto ispirazione dall&#8217;americana \u201cblue-tooth\u201d, analogo dispositivo dall&#8217;apparenza innocua ampiamente impiegato in Vietnam. Altre fonti sostengono che i sovietici abbiano progettato la Pfm-1 proprio per i bambini: l\u2019aspetto particolare, il colore che attira l\u2019attenzione, l\u2019innesco che si attiva con la manipolazione e l\u2019esplosione che arriva poco dopo, giusto il tempo per il piccolo di raggiungere il villaggio o gli amichetti.<\/p>\n<p>Un\u2019insidia terribile e subdol: 30 milioni, secondo Radio Free Europe, quelle lanciate sull\u2019Afghanistan durante tutti gli Anni Ottanta, decennio in cui il conflitto russo-afghano raggiunse il culmine. Numeri impressionanti per ordigni capaci di uccidere anche a distanza di anni: 728 le persone ferite dalla Pfm-1 e dalle sue &#8216;sorelle&#8217;\u00a0 nel 2003, quasi tre lustri dopo il ritiro sovietico.<\/p>\n<p><strong>Gli ordigni dell&#8217;instabilit\u00e0 e della &#8216;lunga guerra&#8217;<\/strong><br \/>\nGli anni d&#8217;instabilit\u00e0 che precedettero l\u2019avvento dei talebani e i successivi periodo di scontro fra talebani ed Alleanza del Nord hanno visto un incremento dell\u2019impiego di armi e di bombe, i cui residuati si sono aggiunti a quelli che gi\u00e0 &#8216;concimavano&#8217; il terreno della nazione centro-asiatica.<\/p>\n<p>Nel 2014, in occasione della fine della Missione Isaf (11\/08\/2003 &#8211;\u00a031\/12\/2014) il sito dell&#8217;Associazione nazionale vittime civili di guerra italiana diede voce a un attivista locale, che puntava il dito contro la <a href=\"http:\/\/www.anvcg.it\/articoli\/item\/211-afghanistan-ordigni-inesplosi-e-vittime-civili\">Nato<\/a> sostenendo che fosse responsabile di morti e feriti dovuti ad una mancata operazione di bonifica dei propri ordigni.<\/p>\n<p>Certo, pu\u00f2 apparire strano che l&#8217;Isaf abbia &#8216;contribuito&#8217; a disseminare il terreno di bombe considerando che le stesse forze della coalizione hanno perso molti uomini e donne proprio a causa degli Ied. Solo nel 2009, 7228 militari sono stati coinvolti in esplosioni mortali; dei 50 caduti italiani dell&#8217;Isaf 26 sono stati vittime di attacchi o esplosioni in fase di disinnesco e due perch\u00e9 colpiti da mortai e razzi.<\/p>\n<p><strong>Un&#8217;operazione di sminamento impossibile<\/strong><br \/>\nInoltre alcuni contingenti, gli italiani in testa, si sono occupati direttamente delle operazioni di bonifica e di informazione della popolazione civile circa il pericolo rappresentato da involucri di metallo in apparenza innocui. La fame e le scarse opportunit\u00e0 spingono infatti molte persone a cercare oggetti o pezzi di metallo da rivendere, purtroppo per\u00f2 con conseguenze talvolta fatali.<\/p>\n<p>Pensare di sminare l\u2019Afghanistan \u00e8 impossibile: 650 mila Kmq, due volte l&#8217;Italia, e ampie aree sotto controllo di milizie che, come ricorda l&#8217;Unama, non si pongono il problema di colpire i civili. L\u2019ultimo caso il 13 marzo a Kabul, quando un\u2019imboscata e un attacco dinamitardo hanno causato la morte di 11 afgani.<\/p>\n<p>Il rapporto 2019 attira l\u2019attenzione dell\u2019opinione pubblica su un angolo di mondo mai pacificato e che un completo ritiro occidentale pu\u00f2 esporre, nuovamente, al rischio di totale anarchia. Tuttavia non \u00e8 possibile scindere i decessi per mano talebana o, comunque, &#8216;anti-governativa&#8217; da quelli provocati dalla &#8216;lunga guerra&#8217;, come avviene in altri &#8216;conflitti dimenticati&#8217;.<\/p>\n<p>Quando si pensa all\u2019Afghanistan, le immagini che balzano in mente sono quelle di droni, raid aerei e soldati americani ed europei di pattuglia. Ma il Paese negli ultimi 40 anni ha affrontato una guerra contro i russi e una guerra civile che hanno lasciato dietro di s\u00e9 ulteriori distruzioni, scarsa speranza nel futuro e un\u2019eredit\u00e0 di morte fatta di bombe e mine. Anche per questo, sulla soglia degli Anni Venti del XXI Secolo, l&#8217;Afghanistan \u00e8 considerata la pi\u00f9 pericolosa Nazione al Mondo per i civili con Cambogia e Angola.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rapporto 2019 della Unama (United Nations Assistance Mission in Afghanistan) descrive una situazione sconcertante in Afghanistan: 3084 civili uccisi in attentati dinamitardi di talebani, Isis e gruppi di insorti che, a quasi vent&#8217;anni dall\u2019intervento statunitense, sono tutt&#8217;altro che sconfitti. Il documento stilato dagli operatori delle Nazioni Unite parla di un incremento di morti e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":21,"featured_media":73521,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[68,103,1578,1577],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73520"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/21"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=73520"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73520\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":73522,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/73520\/revisions\/73522"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/73521"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=73520"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=73520"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=73520"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}