{"id":73573,"date":"2019-04-03T15:56:00","date_gmt":"2019-04-03T13:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73573"},"modified":"2019-04-08T15:50:42","modified_gmt":"2019-04-08T13:50:42","slug":"nato-70-anni-successi-sfide","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/nato-70-anni-successi-sfide\/","title":{"rendered":"Nato: 70 anni di successi e sfide e una crisi di mezza et\u00e0"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><b><\/b><span class=\"s1\">Un\u2019alleanza politico-militare che dura strutturalmente da 70 anni \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 unico che raro nella storia dell\u2019Europa. Se nello stesso tempo quasi triplica i suoi membri riconciliando 30 ex nemici in alleati, e intavola altri 40 partenariati dal Marocco al Kazakhstan, c\u2019\u00e8 qualcosa di profondo e positivo su cui riflettere nel 70esimo <strong>anniversario<\/strong> dalla <a href=\"https:\/\/www.nato.int\/\">fondazione<\/a> della <strong>Nato<\/strong>.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>La pace <i>in<\/i> Occidente, ieri oggi e domani<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Il 4 aprile 1949 12 Stati dell\u2019Occidente di allora firmavano a Washington un breve trattato, un paio di pagine e 14 articoli, che aveva due obiettivi ben chiari, strutturali e di lungo periodo. In primis \u201cPeace <i>in<\/i> the West\u201d, ovvero la pace <i>tra<\/i> i Paesi dell\u2019Europa e del Nord America che si erano combattuti in due guerre mondiali in meno di 30 anni, o meglio in una guerra civile europea lunga tre decenni. Attraverso l\u2019integrazione militare, diplomatica e politico-strategica in ambito Nato, si volevano riconciliare i nemici e far s\u00ec che i Paesi europei non ricorressero pi\u00f9 alla guerra per decidere chi dovesse avere l\u2019egemonia sul Vecchio Continente, delegandola di fatto alla superpotenza cresciuta nel Nuovo Mondo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Settant\u2019anni dopo, il problema della pace in Europa si continua a porre, e gli <strong>Stati Uniti<\/strong> continuano ad essere parte della soluzione, ovviamente in modo diverso da allora. La Nato \u00e8 infatti l\u2019unica <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-obiettivo-2-spese-capacita\/\">organizzazione regionale<\/a> a riunire quasi tutti i Paesi dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/difesa-europea-salti-futuri\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a> di vecchia e nuova (o futura) adesione, il mondo anglosassone che ne \u00e8 fuori \u2013 Usa, Canada \u2013 o ne potrebbe uscire come il Regno Unito, e una Turchia perennemente in bilico tra Occidente e Medio Oriente. In questo modo, l\u2019Alleanza Atlantica svolge \u2013 o pu\u00f2 svolgere \u2013 il ruolo di piattaforma per un dialogo strategico, informato da una struttura militare e diplomatica integrata, e unica al mondo, che pu\u00f2 poi attuare in un orizzonte di medio-lungo periodo alcune delle decisioni prese. Un dialogo che resta cruciale per mitigare e gestire le divergenze, per ricercare compromessi e soluzioni <i>win-win<\/i>, smorzando e contenendo spirali nazionaliste e centrifughe che corrono anche oggi il rischio di innescarsi, da Ankara a <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/polonia-sicurezza-fort-trump\/\"><span class=\"s2\">Varsavia<\/span><\/a>, da <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/08\/ue-gb-brexit-soft\/\"><span class=\"s2\">Londra<\/span><\/a> a Washington.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La Nato \u00e8 infatti un\u2019ancora di stabilit\u00e0 che ha permesso e favorito, tra le altre cose, la riunificazione consensuale della Germania, la transizione democratica e pacifica nei Paesi europei ex comunisti, l\u2019allargamento dell\u2019Ue, limitando al tempo stesso la divergenza tra quest\u2019ultima e la Turchia nei lunghi anni in cui i negoziati di adesione di Ankara all\u2019Unione sono finiti in un vicolo cieco. Si tratta di un\u2019ancora di cui l\u2019Europa e l\u2019Ue hanno ancora fortemente bisogno per molto tempo per assicurare la propria sicurezza e stabilit\u00e0, cos\u00ec come ne hanno bisogno gli Stati Uniti e la Turchia \u2013 sebbene in molti tendano a tacerlo o a dimenticarlo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>La pace <i>dell\u2019<\/i>Occidente, dalla Russia a terrorismo e cyber<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">L\u2019altro obiettivo della Nato durante la Guerra Fredda era la \u201cPeace <i>of<\/i> the West\u201d, ovvero la deterrenza rispetto ad un probabile attacco militare sovietico ai confini dell\u2019Occidente e la difesa di questi ultimi con armi convenzionali e nucleari nel caso tale deterrenza fosse stata messa alla prova. L\u2019articolo 5 del Trattato di Washington sulla difesa collettiva \u00e8 in questo senso la pietra angolare della Nato e della sicurezza euro-atlantica. Una pietra angolare su cui \u00e8 stata costruita anche la parte militare della risposta agli attacchi terroristici dell\u201911 settembre 2001, unico caso nella storia Nato in cui tale articolo \u00e8 stato invocato e attuato tramite le successive missioni in Afghanistan per privare Al Qaeda ed i Talebani di un rifugio sicuro da cui preparare altri attacchi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Non a caso, davanti al nuovo quartier generale Nato di Bruxelles sono esposti un troncone del Muro di Berlino e uno delle Torri Gemelle di New York, a ricordare quanto l\u2019Occidente debba proteggersi da minacce esterne mutevoli o ricorrenti. Protezione che resta un obiettivo fondamentale ancora oggi, e che solo la Nato pu\u00f2 perseguire in modo credibile, efficace, efficiente e sostenibile, specie rispetto all\u2019aggressivit\u00e0 di Mosca. Dopo l\u2019invasione militare russa della Crimea nel 2014, la Nato \u00e8 stato infatti il <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/nato-due-nuovi-centri-comando\/\"><span class=\"s2\">perno<\/span><\/a> su cui si \u00e8 costruita la linea difensiva dalle Repubbliche Baltiche alla Romania che ha scongiurato il rischio di colpi di mano russi in quei Paesi, membri dell\u2019Alleanza Atlantica quanto dell\u2019Ue, pi\u00f9 bisognosi di rassicurazione. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Nel 2016 la Nato ha anche riconosciuto il dominio cibernetico come un nuovo campo di operazioni, in cui sviluppare capacit\u00e0 e tecnologie per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati membri anche da attacchi provenienti da questo nuovo fronte. Protezione che si \u00e8 aggiunta, senza sostituirle, a quella convenzionale, missilistica e nucleare \u2013 con quest\u2019ultima che vede nella Nato l\u2019unico meccanismo politico-istituzionale con cui i Paesi europei possono usufruire dell\u2019ombrello di sicurezza nucleare statunitense con un minimo di voce in capitolo al riguardo.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">In entrambi i casi \u2013 pace <i>in<\/i> Occidente e <i>del<\/i> Occidente &#8211;<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>la Nato continua a funzionare come una \u201cpolizza di assicurazione\u201d sulla sicurezza euro-atlantica, che, come ogni polizza, in tempi tranquilli \u00e8 vista come un costo, ma in caso di crisi, minaccia o incertezza, come una salvezza. Considerata la rapidit\u00e0 dei cambiamenti<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>globali ed il proliferare di conflitti o instabilit\u00e0 in Europa e nel suo vicinato, si tratta di una polizza da mantenere in piedi con il relativo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-spesa-italiana-fuoco\/\"><span class=\"s2\">investimento politico ed economico<\/span><\/a> nelle rispettive forze armate nazionali. O di una polizza cui accedere, come hanno fatto volontariamente negli ultimi 30 anni gli Stati europei usciti dall\u2019esperienza del franchismo, del Patto di Varsavia, dell\u2019Unione Sovietica e della guerra civile jugoslava. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>La Nato strumento flessibile di gestione delle crisi<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Dagli Anni 90 in poi, oltre ad essere la polizza di assicurazione dell\u2019Occidente, la Nato \u00e8 stata uno strumento fondamentale per perseguire due obiettivi impensabili nel \u201949, e particolarmente cari all\u2019Italia. In primo luogo, la gestione di crisi fuori dal territorio degli Stati membri, attraverso missioni internazionali di prevenzione, come in Macedonia nel 2001, di intervento rapido, ad esempio in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/kosovo-operazione-allied-force\/\"><span class=\"s2\">Kosovo<\/span><\/a> nel 1999, e di prolungata stabilizzazione, in primis nei Balcani e in Afghanistan ma anche nel Golfo di Aden rispetto alla pirateria e nel Mediterraneo in funzione anti-terrorismo. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Oggi questo strumento si sta adattando ad un mondo al tempo stesso pi\u00f9 multipolare, con potenze regionali in grado di scoraggiare un intervento occidentale, e in cui gli elettorati statunitense ed europeo sono pi\u00f9 restii a rischiare vite umane e risorse economiche se non vi<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>\u00e8 una diretta minaccia alla sicurezza nazionale. Vista tale realt\u00e0, l\u2019adattamento della Nato consiste nel puntare sull\u2019addestramento ed il sostegno alle forze armate locali nei Paesi partner, in Iraq piuttosto che in Giordania, affinch\u00e9 si facciano carico loro stessi della sicurezza e stabilit\u00e0 di aree connesse geo-politicamente con l\u2019Europa e il Nord America, e in primo luogo con l\u2019Italia in quanto perno del fianco sud della Nato.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>I partenariati come moltiplicatore di influenza e stabilit\u00e0<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">La costruzione delle capacit\u00e0 di difesa locali \u00e8 strettamente legata al secondo nuovo obiettivo perseguito dalla Nato negli ultimi tre decenni, ovvero la strutturazione di partenariati militari, diplomatici e politici con i Paesi di queste regioni, dall\u2019Europa allo spazio ex sovietico, al Nord Africa e Medio Oriente \u2013 fino alle democrazie del Pacifico -. Tra questi, i pi\u00f9 importanti sono sicuramente quello con Mosca, elevato al massimo livello politico-istituzionale nel 2002 con la creazione nel Vertice di Pratica di Mare del Consiglio Nato-Russia, e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/12\/nato-ue-difesa-europea\/\"><span class=\"s2\">quello con l\u2019Ue<\/span><\/a> che ha trovato nuovo slancio nella dichiarazione congiunta di Varsavia del 2016. Non va per\u00f2 dimenticato, specie da una prospettiva italiana, che il Dialogo mediterraneo \u00e8 da 25 anni l\u2019unico forum che vede sedere allo stesso tavolo politico-militare sette Paesi arabi e Israele insieme ai membri Nato.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 \u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La dimensione politica della Nato \u00e8 cresciuta negli ultimi tre decenni insieme al suo respiro globale, costituendo un moltiplicatore di influenza per i suoi membri e di proiezione di stabilit\u00e0 oltre i confini dell\u2019Alleanza. Potenziale oggi frenato dalle divisioni interne alla Nato, rispetto alle priorit\u00e0 da dare al fianco est piuttosto che a quello sud, cos\u00ec come riguardo a specifici Paesi partner verso cui le posizioni degli Alleati divergono, come \u00e8 il caso di Francia e Italia rispetto a Libia e a Tunisia.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Le divisioni e la sfiducia da superare<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Sono proprio le divisioni interne all\u2019Alleanza le pi\u00f9 grandi sfide non solo alla sua sopravvivenza, ma alla pace, sicurezza e stabilit\u00e0 <i>nel<\/i> e <i>del<\/i> Occidente. Divisioni tra Stati Uniti ed Europa sul programma nucleare iraniano e sul commercio internazionale, e tra gli europei sulla strategia nei confronti della Russia e della Cina. C\u2019\u00e8 solo una minaccia peggiore di un Occidente diviso, ed \u00e8 un Occidente che non crede pi\u00f9 in s\u00e9 stesso, nei suoi valori \u2013 incluso l\u2019ordine liberale internazionale che ha costruito &#8211; e nella necessit\u00e0 di difenderli anche con la forza. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/nato-vertice-trump-europa\/\"><span class=\"s2\">Amministrazione Trump<\/span><\/a> \u00e8 in un certo senso il sintomo pi\u00f9 grave di questa sfiducia dell\u2019elettorato americano, che pure serpeggia in maniera diversa nei Paesi europei rispetto all\u2019Ue pi\u00f9 che alla Nato. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Di fronte a ci\u00f2, fermo restando la presa d\u2019atto di un mondo oggi pi\u00f9 multipolare e meno occidentale di un decennio fa, e la necessit\u00e0 quindi di un maggiore realismo e pragmatismo da parte euro-atlantica, ricordare i 70 anni della Nato dovrebbe essere anche un modo per ricordare i valori, gli interessi e gli obiettivi strategici che accomunano e legano i Paesi occidentali di oggi. E per non dimenticare che se \u00e8 stato possibile costruire in Europa uno spazio di pace e di sicurezza a partire dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e all\u2019ombra della Guerra Fredda, \u00e8 certo possibile mantenerlo, proteggerlo e ampliarlo oggi in una situazione molto meno drammatica. La crisi di mezza et\u00e0 per la Nato \u00e8 arrivata a 70 anni, e come tale pu\u00f2 e deve essere superata.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un\u2019alleanza politico-militare che dura strutturalmente da 70 anni \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 unico che raro nella storia dell\u2019Europa. 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