{"id":73685,"date":"2019-04-12T09:11:06","date_gmt":"2019-04-12T07:11:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73685"},"modified":"2019-04-12T09:11:06","modified_gmt":"2019-04-12T07:11:06","slug":"ue-cina-intese-commerciali-diritti-umani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ue-cina-intese-commerciali-diritti-umani\/","title":{"rendered":"Ue\/Cina: le intese commerciali schiacciano i diritti umani"},"content":{"rendered":"<p>Al termine del summit annuale tra i leader della Repubblica popolare di <strong>Cina<\/strong> e gli omologhi <strong>dell\u2019Unione europea<\/strong>, marted\u00ec 9 aprile a Bruxelles, Pechino ha potuto tirare un sospiro di sollievo.<\/p>\n<p>Prima di partire per il Belgio, il premier cinese Li Keqiang temeva di concludere questo XXI meeting senza un comunicato congiunto. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e quello della Commissione europea Jean-Claude Juncker avrebbero infatti abbandonato i tavoli negoziali se Pechino non avesse messo in chiaro la sua posizione sul commercio con il blocco europeo. \u00c8 stato questo uno dei punti discussi dai leader delle due potenze economiche, in evidente preoccupazione per la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/cina-tregua-stati-uniti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti<\/strong><\/a>, che stenta a finire e opprime il mercato europeo.<\/p>\n<p>Dopo nove lunghi anni di trattative, il vertice ha prodotto traguardi importanti: Pechino ha promesso di rafforzare i legami commerciali con Bruxelles fornendo una &#8220;parit\u00e0 di condizioni&#8221; per le imprese di entrambi i Paesi. L\u2019equilibrio commerciale, infatti, \u00e8 stato il <em>fil rouge<\/em> di questo summit, per evitare disparit\u00e0 di tutele fra le aziende cinesi nel mercato europeo e quelle europee in suolo cinese. Pechino si \u00e8 cos\u00ec impegnata ad ampliare l\u2019accesso al mercato interno, a prevenire il trasferimento forzato di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ue-cina-sovranita-tecnologica\/\">tecnologia<\/a> e a cooperare alla riforma dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio in materia di sussidi industriali.<\/p>\n<p>Le accuse di Bruxelles &#8211; che aveva definito solo un mese fa la Cina un <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/cina-ue-trumpiana-italia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">\u201crivale sistematico\u201d<\/a> &#8211; \u00a0sono state messe a tacere grazie a un altro importante accordo relativo al controverso progetto infrastrutturale della Nuova <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-nella-nuova-via-della-seta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Via della Seta<\/a><\/strong>. All&#8217;incontro di Bruxelles, la Cina e l&#8217;Ue hanno quindi concordato per creare sinergie tra la <em>Belt and Road Initiative<\/em> e il programma europeo <em>Connecting Europe and Asia<\/em>, che ha come obiettivo quello di aumentare la connettivit\u00e0 tra i due continenti.<\/p>\n<p><strong>Occhi su Est e Balcani<\/strong><br \/>\nDopo l\u2019incontro con i big dell\u2019Unione europea, il premier Li, alla guida di una numerosa delegazione governativa, \u00e8 arrivato l\u201911 aprile a <strong>Dubrovnik<\/strong>, sulla costa dalmata croata, per un vertice di due giorni con i Paesi dell&#8217;Europa centro-orientale e dei Balcani, il cosiddetto <strong>formato 16+1<\/strong>. Il 16+1 \u00e8 un forum di natura economica e politica che fa incontrare le offerte (sostanziose) di Pechino e le domande dei Paesi al di l\u00e0 dell\u2019ex cortina di ferro e dell\u2019ex Jugoslavia.<\/p>\n<p>Bruxelles ha espresso preoccupazioni per l\u2019interesse della Cina verso l\u2019Europa centro-orientale e i Balcani, dove Pechino agisce in maniera indipendente e operando, talvolta, un <em>divide et impera<\/em> rispetto all\u2019unit\u00e0 dell\u2019Unione europea. Un atteggiamento non nuovo per Pechino, che sembra si stia sfregando le mani per il caos relativo alla Brexit. Secondo l\u2019<a href=\"https:\/\/unctad.org\/en\/pages\/newsdetails.aspx?OriginalVersionID=2052\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">ultimo rapporto<\/a> della <em>UN Conference on Trade and Development<\/em>, uno dei principali Paesi a ottenere grossi vantaggi da un\u2019eventuale uscita senza accordo del Regno Unito sarebbe (stata) proprio la Cina perch\u00e9 aumenterebbe l\u2019export verso Londra, raggiungendo il valore di 10,2 miliardi di dollari.<\/p>\n<p><strong>Le proteste per la minoranza uigura<\/strong><br \/>\nMa il summit di Bruxelles si \u00e8 svolto anche nel ciclone delle proteste: le rappresentanze delle minoranze musulmane che vivono nella regione dello <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/cina-flessibilita-esterna-rigidita-interna\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Xinjiang<\/a><\/strong> si sono ritrovate davanti al Consiglio europeo per manifestare <a href=\"https:\/\/www.lumsanews.it\/uiguri-la-popolazione-educata-da-pechino-nel-silenzio-internazionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">contro il silenzio delle istituzioni<\/a>. Da mesi le Nazioni Unite denunciano la detenzione di oltre un milione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/mondiali-erfan-hezim-campione-uiguro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">uiguri<\/a> nei centri nella regione del nordovest della Cina. In queste prigioni a cielo aperto &#8211; che Pechino continua a definire \u201ccentri di educazione vocazionale\u201d &#8211; i detenuti si alzano ogni giorno intonando l\u2019inno nazionale, imparano la lingua cinese, promettono fedelt\u00e0 al Partito comunista; inoltre, sono condannati ai lavori forzati e non possono osservare i precetti della religione musulmana.<\/p>\n<p>Le organizzazioni non governative speravano che il summit potesse sollevare il tema della violazione dei diritti umani perpetrata da Pechino, ma il potere commerciale esercitato dal Dragone ha vinto ancora: Tusk ha fatto genericamente riferimento alla questione del rispetto dei diritti umani in Cina, ma non si \u00e8 soffermato sull\u2019oggetto delle doglianze dell\u2019Ue.<strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Hong Kong e la stretta sugli Ombrelli <\/strong><br \/>\nE il 9 aprile, proprio mentre i leader dell\u2019Ue stavano firmando accordi commerciali bilaterali con la Cina, a <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/03\/hong-kong-demosisto-pechino\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Hong Kong<\/a><\/strong> venivano condannati nove esponenti del <strong>movimento degli ombrelli<\/strong> per vari reati legati \u201cal disturbo della quiete pubblica\u201d, secondo le leggi di epoca coloniale britannica. Il massimo della pena previsto \u00e8 sette anni.<\/p>\n<p>Tra gli arrestati ci sono anche i professori universitari Benny Tai e Chan Kin-man e il reverendo Chu Yiu-ming che nel 2014 avevano fondato il movimento <em>Occupy Center with Peace and Love<\/em>, uno dei gruppi che hanno animato la protesta democratica nella citt\u00e0 portuale. I nove, ora liberi su cauzione, all\u2019uscita dal tribunale e accolti da un bagno di folla, hanno urlato \u201cvogliamo il suffragio universale\u201d (su circa 3 milioni e 800 mila aventi diritto, appena poco pi\u00f9 di mille votano direttamente per la massima dirigenza in seno al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/hong-kong-la-preferita-pechino-sul-trono\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Comitato elettorale<\/a>, composto da esponenti della vita sociale, economica, agricola e culturale di Hong Kong).<\/p>\n<p>Era il 2014 quando le principali arterie della citt\u00e0 si riempirono per 79 giorni di manifestanti in quella che \u00e8 passata alla storia come la Rivoluzione degli Ombrelli. L\u2019animata protesta aveva come scopo quella di ottenere il suffragio universale per l\u2019elezione del 2016 del <em>chief executive<\/em> dell\u2019ex colonia britannica.<\/p>\n<p>Sono passati cinque anni e la macchina repressiva dell\u2019attuale amministrazione di Hong Kong, filo-pechinese, ha continuato a lavorare e a punire chi ha osato sfidare il gigante dirimpettaio. In questi anni sono state arrestate circa mille persone, tra cui i volti pi\u00f9 noti della protesta degli ombrelli gialli: Joshua Wong e Nathan Law. Non sar\u00e0 l&#8217;ultimo passo del governo appoggiato dalla Cina per punire i leader delle proteste che hanno scosso l&#8217;ex colonia britannica. Si aspetta di vedere come le autorit\u00e0 di Hong Kong agiranno il 4 giugno 2019, giorno in cui ricorre il trentesimo anniversario della strage di Piazza Tienanmen.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Dario Pignatelli\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al termine del summit annuale tra i leader della Repubblica popolare di Cina e gli omologhi dell\u2019Unione europea, marted\u00ec 9 aprile a Bruxelles, Pechino ha potuto tirare un sospiro di sollievo. Prima di partire per il Belgio, il premier cinese Li Keqiang temeva di concludere questo XXI meeting senza un comunicato congiunto. 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