{"id":73708,"date":"2019-04-14T11:24:33","date_gmt":"2019-04-14T09:24:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73708"},"modified":"2019-04-19T12:27:21","modified_gmt":"2019-04-19T10:27:21","slug":"ue-brexit-apologia-may","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ue-brexit-apologia-may\/","title":{"rendered":"Brexit: i paradossi del processo d&#8217;uscita o l&#8217;apologia della May"},"content":{"rendered":"<p>Il rinvio di circa\u00a0 sei mesi concordato dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/brexit-accordo-rilancio-ue\/\"><strong>Gran Bretagna<\/strong><\/a> con i 27 al Vertice straordinario del 10 aprile riapre la prospettiva di una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/brexit-ue-regno-unito-rinvio\/\"><strong>Brexit<\/strong><\/a> <em>light\u00a0<\/em>e \u2013 anche se meno probabile \u2013 quella di un secondo referendum, con la possibilit\u00e0 di una rivincita dei <em>remainers <\/em>(e di una implosione del Partito conservatore). Ogni commento sullo spettacolo ridicolo offerto dalla classe politica britannica, e sull&#8217;assurdit\u00e0 di tutta la vicenda qualora si dovesse tornare alla casella di partenza, dopo aver stravolto la vita dell&#8217;Unione tre o quattro anni, \u00e8 scontato. L&#8217;unico modo per dire qualcosa di originale \u00e8 un tentativo di difesa, parziale certo, dell&#8217;operato di Theresa <strong>May<\/strong> negli ultimi mesi: la premier \u00e8 spesso accusata di aver provocato questo caos gestendo in modo dissennato il processo di sganciamento dall&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p><strong>Le colpe di Cameron<br \/>\n<\/strong>La responsabilit\u00e0 del grande pasticcio ricade in primo luogo, non dimentichiamolo, su David <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2016\/06\/lue-accelera-cameron-tempo-scaduto\/\"><strong>Cameron<\/strong><\/a>, che per mere finalit\u00e0 di politica interna (fermare l&#8217;emorragia verso lo Ukip e consolidare cos\u00ec la maggioranza del Partito conservatore), lanci\u00f2 nel 2013 la scommessa del referendum. Sin d&#8217;allora era chiaro che un&#8217;uscita dall&#8217;Unione doganale avrebbe inevitabilmente comportato il ripristino di una frontiera visibile, con controlli, fra le due parti dell&#8217;Irlanda (<em>hard border) <\/em>e minato gli accordi del 1998 che avevano messo fine ai <em>troubles<\/em>; unica alternativa, ovviamente improponibile per gli unionisti dell&#8217;Ulster, la creazione di una frontiera doganale fra le due isole.<\/p>\n<p>La decisione temeraria di Cameron \u00e8 poi stata aggravata dalla leggerezza con cui nel 2016 si \u00e8 sottoposto all&#8217;elettorato un dilemma su una questione cos\u00ec complessa senza fissare dei ragionevoli paletti: data l&#8217;importanza e i costi della svolta proposta, sarebbe stato normale subordinare il divorzio a una maggioranza qualificata (il 60% dei votanti, o addirittura il 50% degli aventi diritto) e sottoporre il risultato del successivo negoziato con Bruxelles ad un\u00a0 secondo referendum. Escludendo sin dall&#8217;inizio un&#8217;uscita senza accordo (<em>no deal<\/em>).<\/p>\n<p><strong>Gli errori della May<br \/>\n<\/strong>Theresa May, che aveva votato contro la Brexit, ha raccolto questa pesante eredit\u00e0. Avendo constatato che i <em>leavers<\/em> avevano vinto di stretta misura, e che i <em>remainers<\/em> erano la maggioranza in Scozia e a Londra, sarebbe stato logico optare per una <em>soft Brexit<\/em>. Tanto pi\u00f9 che il nodo irlandese imponeva di restare nel mercato unico, o almeno nell&#8217;Unione doganale. Avrebbe significato svuotare la Brexit? No, a partire dal 2021 si sarebbe risparmiato il contributo netto al bilancio dell&#8217;Unione (su cui aveva tanto insistito la martellante propaganda di Boris Johnson) e si sarebbe limitato l&#8217;afflusso di nuovi immigrati dall&#8217;Ue; e si sarebbe soddisfatta la diffusa ansia di &#8216;sovranit\u00e0&#8217;, in cambio della perdita del voto negli organi decisionali di Bruxelles anche sulle materie attinenti all&#8217;Unione doganale che toccano gli interessi del Regno Unito.<\/p>\n<p>Ma l&#8217;orgoglio, e la competizione con\u00a0 Johnson e compagni, ha spinto l&#8217;aspirante <em>Iron Lady<\/em> numero due ad arroccarsi sul fatidico <em>Brexit means Brexit:<\/em> cio\u00e8 la <em>hard Brexit <\/em>(da non confondersi con il<em> no<\/em> <em>deal<\/em>!); e quindi ad inoltrarsi nelle sabbie mobili del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/brexit-irlanda-pace-confine\/\">confine fra le due Irlande<\/a>. Per poi cacciarsi gratuitamente in altri guai, proprio come Cameron, lanciando e perdendo la scommessa delle elezioni anticipate. Con il risultato di mettersi nelle mani degli oltranzisti nord-irlandesi (Dup).<\/p>\n<p><strong>Ma la May non merita la lapidazione<br \/>\n<\/strong>Tutto il resto non \u00e8 che la conseguenza di questi errori iniziali, della May e del suo predecessore. La triplice bocciatura ai Comuni dell&#8217;accordo negoziato con Michel <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Michel_Barnier\">Barnier<\/a> non ha nulla a che vedere con i contenuti di quelle 600 pagine, che forse nessuno dei deputati ha mai letto. Unica ragione il <em>backstop<\/em> (permanenza nell&#8217;Unione doganale anche dopo il periodo transitorio) reso inevitabile dal problema irlandese: in sostanza un ritorno alla <em>soft Brexit<\/em>. Presentata come temporanea in attesa di un superamento di quel problema, peraltro poco verosimile.<\/p>\n<p>La ripresentazione dell&#8217;accordo bocciato, e poi la serie di votazioni su varie alternative, pu\u00f2 essere apparsa caotica e priva di una strategia. Ma \u00e8 stato un modo per dimostrare di averle tentate tutte prima di cercare la collaborazione di Jeremy Corbyn e del Partito laburista e prima di rassegnarsi a preparare\u00a0 le elezioni europee. Uno snodo cruciale \u00e8 stato il voto contro l&#8217;opzione <em>no deal exit<\/em>, che ha aperto la strada alla richiesta di rinvio. Inizialmente era stata presentata come escludente un ripensamento sulla Brexit o anche solo la partecipazione alle elezioni di maggio; ma, di fronte al n<em>on possumus<\/em> dei 27, preludeva alla riapertura delle opzioni a lungo negate,\u00a0<em>soft Brexit<\/em> su base <em>bipartisan<\/em>, o secondo referendum, o entrambi, con o senza elezioni nazionali. La prima opzione, che nella sostanza (permanenza nell&#8217;Unione doganale) differisce poco dall&#8217;accordo sul <em>backstop<\/em>, appare al momento la pi\u00f9 probabile, anche se Corbyn si mostra freddo.<\/p>\n<p><strong>Un secondo referendum sarebbe ammissibile?<br \/>\n<\/strong>Da pi\u00f9 parti, non solo in Gran Bretagna, si \u00e8 affermato che un secondo referendum equivarrebbe a calpestare la volont\u00e0 popolare espressa nel giugno 2016. Questa tesi ignora il fatto che il referendum indetto da Cameron era consultivo, e non previsto da alcuna norma costituzionale. Sul piano giuridico il responso non vincola il governo, n\u00e9 il Parlamento; politicamente non possono non tenerne conto, ma unitamente ad altri fattori attinenti all&#8217;interesse nazionale, fra cui il mantenimento della pace nell&#8217;Ulster.<\/p>\n<p>Anche quando un referendum \u00e8 vincolante, o ritenuto tale politicamente, lo \u00e8 solo <em>rebus sic<\/em> <em>stantibus. <\/em>Di fronte ad un accordo considerato pi\u00f9 dannoso del previsto (<em>backstop<\/em>) o alla prospettiva di un <em>no deal exit<\/em>, certamente non preventivata, un governo \u00e8 pienamente legittimato a consultare nuovamente l&#8217;elettorato. I precedenti non mancano: basti pensare alle imbarazzanti bocciature irlandesi del Trattato di Nizza nel 2001 e di quello di Lisbona nel 2008, superate un anno dopo grazie a nuove consultazioni popolari (2002 e 2009).<\/p>\n<p>Se la Gran Bretagna dovesse andare verso un nuovo referendum, dovr\u00e0 essere una scelta fra due, non tre, opzioni. Escluso il<em> no deal<\/em>, l&#8217;alternativa sar\u00e0 fra (a) <em>remain<\/em> e (b)<em> leave<\/em> in base ad un accordo gi\u00e0 approvato dai 27: quello ora sul tavolo o una variante concordata con i laburisti (e sicuramente deplorata dai sostenitori della<em> hard Brexit<\/em>); oppure, dopo nuove elezioni vinte dal Labour, un accordo negoziato da un governo Corbyn senza Theresa May.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il rinvio di circa\u00a0 sei mesi concordato dalla Gran Bretagna con i 27 al Vertice straordinario del 10 aprile riapre la prospettiva di una Brexit light\u00a0e \u2013 anche se meno probabile \u2013 quella di un secondo referendum, con la possibilit\u00e0 di una rivincita dei remainers (e di una implosione del Partito conservatore). 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