{"id":73760,"date":"2019-04-18T23:50:43","date_gmt":"2019-04-18T21:50:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73760"},"modified":"2019-04-18T23:50:43","modified_gmt":"2019-04-18T21:50:43","slug":"ruanda-viaggio-memoria-justin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ruanda-viaggio-memoria-justin\/","title":{"rendered":"Ruanda: il viaggio nella memoria di Justin contro il negazionismo"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIl <strong>negazionismo<\/strong> si fa strada, in particolare nelle zone rurali dove dicono che non ci sia mai stato <strong>genocidio<\/strong>. Per questo non bisogna dimenticare e continuare a darne testimonianza\u201d: sono le parole di\u00a0 Justin <strong>Niyonzima. <\/strong>Il genocidio a cui si riferisce \u00e8 quello che nel 1994 caus\u00f2 in <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ruanda-tragedia-follia-etnica\/\"><strong>Ruanda<\/strong><\/a> la morte di circa un milione di persone, uccise a colpi di machete. \u201cSono tutsi e sono un sopravvissuto \u2013 dice \u2013. Voglio raccontare quello che mi \u00e8 successo, sento l\u2019obbligo di condividerlo\u201d.<\/p>\n<p><strong>La testimonianza di Justin<\/strong><br \/>\nPer \u201cdarne testimonianza\u201d Justin \u00e8 in giro per l\u2019Italia assieme all\u2019<a href=\"https:\/\/www.compassion.it\/\">onlus Compassion<\/a>. Roma, Firenze, Bari, Torino sono alcune delle tappe cui ne seguiranno altre per raccontare la sua storia, una storia copione per 800mila persone che in quei 100 giorni, dal 7 aprile di quell\u2019anno, rimasero orfani. Justin \u00e8 uno di loro. Ora ha 32 anni, ma allora ne aveva appena sette. Adesso \u00e8 diplomato, operatore turistico, molto conosciuto a Kigali, dove vive, impegnato nelle chiese cristiana evangeliche, sposato e padre di una bambina.<\/p>\n<p>\u201dPrima che scoppiasse la guerra \u2013 racconta \u2013 ero felice con la mia famiglia, andavo a scuola, ero contento con i miei amici e non conoscevo affatto la differenza tra hutu e tutsi. Il 6 aprile del 1994 nella mia casa tutto \u00e8 cambiato \u2013 ricorda Justin \u2013. Mio padre e mia madre non andarono pi\u00f9 in fattoria per badare agli animali e stavano sempre con le orecchie appiccicate alla radio, ad ascoltare gli aggiornamenti su quello che stava succedendo. Gli hutu al potere avevano iniziato a uccidere i tutsi. Io ho chiesto come si facesse a capire chi era hutu e chi era tutsi. I miei genitori si sono limitati a rispondere, \u2018 Noi siamo tutsi, verranno a ucciderci\u2019. Siamo scappati\u201d.<\/p>\n<p><strong>Una strage porta a porta<\/strong><br \/>\nLa narrazione di Justin comunica tutta la crudelt\u00e0 e l\u2019insensatezza di una guerra porta a porta, casa per casa, in un clima di ubriacatura generalizzata: \u201cVedevo auto con uomini a bordo che cantavano a squarcia gola una canzone \u2018uccidiamo, uccidiamo i tutsi\u2019. Il loro programma era di eliminare per primi gli uomini e i giovani che quindi, nel tentativo di nascondersi, se ne andarono via per primi lasciando donne e bambini. Io, mia madre e le mie tre sorelle salimmo in montagna. Pioveva, pioveva in modo torrenziale. Dormimmo sotto la pioggia, tra le foreste. Non c\u2019era da mangiare, io avevo fame\u201d.<\/p>\n<p>\u201cPoi, una mattina, un commando di hutu invita tutti ad uscire dalle foreste con l\u2019assicurazione che nessuno sarebbe stato ucciso\u2013 continua Justin \u2013. Siamo usciti in 200, ma non era vero quello che ci avevano detto. Era una trappola. Ci hanno radunati e disposti in cerchio. Alcuni erano armati di pistola, altri di machete. Prima, per intimorirci, hanno sparato in aria\u201d.<\/p>\n<p>Il resto del racconto \u00e8 una carneficina. Justin bambino vede la testa di sua madre volare per aria, l\u2019istinto lo porta, assieme alle sorelle, a correre, di nuovo verso le montagne. Perde le sorelle tra quei sentieri. Non le incontrer\u00e0 mai pi\u00f9, come la madre, come il padre. \u201cA un certo punto \u2013 riprende il racconto &#8211; mi sono trovato solo, sotto la pioggia, tanta pioggia, tanto fango. Ma avevo sete, ero sfinito. Ho preso tra le mani dell\u2019acqua fangosa e ho bevuto. Poi sono riuscito a raggiungere la moglie di un mio zio, con lei sono ritornato sui monti. Eravamo in un gruppo di una decina di persone. Chi era pi\u00f9 forte, pi\u00f9 veloce, scendeva ogni tanto nel villaggio per recuperare un po&#8217; di cibo. Di giorno ci dividevamo perch\u00e9 gli hutu ci cercavano con i cani. La sera ci radunavamo\u201d.<\/p>\n<p><strong>La vittoria del Fronte Patriottico Ruandese e la fine del genocidio<\/strong><br \/>\nDue mesi \u00a0di terrore. Poi la vittoria del Fronte Patriottico Ruandese e la fine del genocidio, ma la popolazione era lacerata, profondamente ferita. In occasione del 25o anniversario del genocidio il presidente Paul Kagame, nel suo discorso al Kigali Genocide Memorial, ha parlato di un Paese-famiglia,\u00a0 ricompattato, unito. Ma per Justin si tratta di un processo in divenire.<\/p>\n<p>\u201cSubito dopo il genocidio \u2013 confida\u2013 dove avevo perso tutto, non era facile convivere. Ero disperato. A scuola, in classe, avevo come compagni i figli di coloro che aveva fatto tanto male a me, alla mia famiglia, a molti altri. Molti hutu erano scappati, in Europa, nei Paesi limitrofi. Ci volle del tempo perch\u00e9 rientrassero\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il presupposto \u00e8 la riconciliazione<\/strong><br \/>\nTempo perch\u00e9 iniziassero i processi a coloro che avevano commesso crimini o si erano resi complici. Ma soprattutto tempo per il lento lavoro di ricostruzione sociale: \u201cBisognava far crescere i bambini \u2013 osserva Justin \u2013, fare ripartire la generazione colpita dalla guerra. Si poteva ripartire dalla volont\u00e0 di eliminare ogni distinzione tra hutu e tutsi. Il presupposto era ed \u00e8 tuttora: siamo una comunit\u00e0 ruandese unica\u201d .<\/p>\n<p>Il presupposto \u00e8 la riconciliazione: \u201cIo ho perdonato coloro che hanno eliminato la mia famiglia \u2013 confessa Justin -. Quando sono usciti dalla prigione, mi hanno cercato e mi hanno chiesto di perdonarli. Ora il Paese \u00e8 ripartito, sta crescendo. Si sono formate molte cooperative, sono state attivate forme di micro-credito per progetti d\u2019impresa. E\u2019 un Paese giovane, pieno di risorse\u201d.<\/p>\n<p>Al dibattito della comunit\u00e0 internazionale (in quei 100 giorni indifferente sul genocidio) su quanta democrazia ci sia nel Ruanda a iniziare dal suo presidente dai consensi plebiscitari, Justin Niyonzima preferisce quello su quanta compattezza, solidariet\u00e0 sociale ci sia. Il fantasma delle differenze etniche, strumentalizzate a scopi di potere, a partire dalle potenze coloniali, \u00e8 quello che lo preoccupa di pi\u00f9. Per questo prosegue il suo viaggio della memoria.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl negazionismo si fa strada, in particolare nelle zone rurali dove dicono che non ci sia mai stato genocidio. 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