{"id":73843,"date":"2019-04-26T10:53:22","date_gmt":"2019-04-26T08:53:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73843"},"modified":"2019-04-26T10:53:22","modified_gmt":"2019-04-26T08:53:22","slug":"migranti-soda-ue-approccio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/migranti-soda-ue-approccio\/","title":{"rendered":"Migranti: Soda, spero in approccio Ue pi\u00f9 equilibrato"},"content":{"rendered":"<p>\u201cLa mia speranza \u00e8 che in Europa ci sar\u00e0 un approccio pi\u00f9 equilibrato sulle <strong>questioni migratorie<\/strong>. Che non vuol dire frontiere aperte e libera circolazione, ma pi\u00f9 solidariet\u00e0. Temo per\u00f2 che, a causa del clima politico e delle questioni di sicurezza, come quella legate <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/libia-haftar-sarraj-italia\/\">all\u2019instabilit\u00e0 della Libia<\/a> o alla minaccia globale del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/01\/terrorismo-grandi-rischi-jihad\/\">terrorismo<\/a>, ci sar\u00e0 un\u2019ulteriore chiusura\u201d. Federico <strong>Soda<\/strong> \u00e8 direttore dell\u2019ufficio di coordinamento per il Mediterraneo e capo missione in Italia e a Malta dell\u2019organizzazione internazionale per le migrazioni (<a href=\"https:\/\/italy.iom.int\/\"><strong>Oim<\/strong><\/a>), la principale organizzazione inter-governativa in ambito migratorio, legata alle Nazioni Unite dal 2016.<\/p>\n<p><strong>Direttore Soda, a un mese dalle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\">elezioni europee<\/a> l\u2019immigrazione non \u00e8 pi\u00f9 il tema dominante dei dibattiti. Che cosa \u00e8 successo? Qualche anno fa sarebbe stato impensabile.<br \/>\n<\/strong>Da quindici mesi c\u2019\u00e8 stato un notevole cambiamento dei flussi nel Mediterraneo e questo \u00e8, in parte, il frutto del <a href=\"https:\/\/www.internazionale.it\/notizie\/2017\/01\/10\/accordo-italia-libia-migranti\">nuovo approccio che il governo Gentiloni<\/a>, con l\u2019ex ministro dell\u2019Interno Marco Minniti, ha inaugurato nel 2017 inquadrando la strategia europea sulla Libia.<\/p>\n<p>Fino a qualche settimana, quando la situazione libica \u00e8 diventata complicatissima, gran parte delle politiche europee si basavano sui pilastri stabiliti dall&#8217;Italia. Inoltre, c\u2019\u00e8 stata una notevole riduzione degli spostamenti secondari, ovvero dei transiti dei migranti che, dopo essere arrivati in Sicilia, cercavano di andare a Milan,o e poi oltre, nel giro di qualche giorno. Infine, in questo periodo c\u2019\u00e8 anche stata una chiusura delle frontiere alpine, ovvero in Francia, Svizzera e Austria.<\/p>\n<p>Questi tre elementi hanno avuto un impatto molto diretto sui Paesi europei a Nord delle Alpi dove, avendo avuto meno arrivi, c\u2019\u00e8 stata la possibilit\u00e0 di calmare un po\u2019 le anime. Italia, Grecia e Spagna sono da sempre soggetti ai flussi irregolari e, conseguentemente, alla strumentalizzazione politica. Gli altri Paesi, per motivi geografici, sono pi\u00f9 tutelati. La crisi \u00e8 scoppiata tra il 2014 e il 2015, quando gli europei si sono resi conto che quel che stava succedendo in Italia e nel Mediterraneo arrivava anche a loro.<\/p>\n<p><strong>Le previsioni indicano che alle prossime elezioni le destre aumenteranno i loro voti. Lei, direttore Soda, che cosa si aspetta dall\u2019Europa post-elezioni? Il rischio di un approccio ancor pi\u00f9 securitario, piuttosto che umanitario e solidale, per le questioni migratorie c\u2019\u00e8.<br \/>\n<\/strong>La mia speranza \u00e8 per un approccio pi\u00f9 equilibrato, che non vuole dire frontiere aperte e libera circolazione delle persone, ma pi\u00f9 solidariet\u00e0 che, per ora, non c\u2019\u00e8. Temo infatti che, a causa del clima politico e delle questioni di sicurezza, come quella che riguarda l\u2019instabilit\u00e0 in Libia o la minaccia globale del terrorismo, ci sar\u00e0 un\u2019ulteriore chiusura su questi temi. E questo perch\u00e9 rischiamo di considerare il rapporto tra migrazione e sicurezza pi\u00f9 stretto di quel che \u00e8.<\/p>\n<p>In Italia, ancora oggi, nonostante ci siano degli spostamenti assolutamente irrilevanti, si dice che i migranti vanno respinti per questioni di sicurezza. Ci si dimentica che, invece, molto spesso i migranti, a prescindere del fatto che siano rifugiati o meno, sono persone che cercano condizioni migliori per loro e le loro famiglie. E che vogliono scappare da condizioni di instabilit\u00e0 e, soprattutto, di mancanza di sicurezza personale.<\/p>\n<p><strong>Parlando di solidariet\u00e0 europea, lei, direttore Soda, crede che sia ancora possibile <\/strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/11\/dublino-riforma-necessaria-europa\/\"><strong>una riforma del regolamento Dublino<\/strong><\/a><strong>?<br \/>\n<\/strong>\u00c8 difficile dirlo prima dei risultati elettorali. Detto ci\u00f2, non posso credere che non sia possibile. \u00c8 troppo importante per tutte le questioni che riguardano la mobilit\u00e0 inter-europea e la gestione delle frontiere comuni. Inoltre, \u00e8 necessaria per iniziare a sviluppare politiche migratorie e di asilo europee che sono fondamentali per poter dialogare in un modo pi\u00f9 efficace con i Paesi di transito e d\u2019origine e per sviluppare politiche europee nei confronti di quei Paesi, non solo da un punto di vista migratorio ma anche per ci\u00f2 che riguarda i contesti socio-economici, il cambiamento climatico. Per fare tutto questo, non dico che il regolamento Dublino vada risolto, ma quanto meno sviluppato.<\/p>\n<p><strong>Ritornando alla sicurezza, nel 2015 l\u2019Europa ha risposto alla crisi del Mediterraneo con <\/strong><strong>l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/eunavformed-dopo-accordi-cooperazione\/\">Operazione militare Sofia<\/a> il cui mandato si \u00e8 concluso il 31 marzo<\/strong><strong>. Considerando che il Nord Africa \u00e8 ancora instabile, quanto \u00e8 importante, secondo lei, direttore Soda, che il prossimo Parlamento europeo faccia pressione sul Consiglio per rifinanziare Sofia o un\u2019analoga missione militare?<br \/>\n<\/strong>Ogni opportunit\u00e0 che abbiamo per avere un approccio multilaterale va esaminata e sfruttata al meglio. Soprattutto perch\u00e9 oggi realizzare i soccorsi \u00e8 sempre pi\u00f9 difficile: nel Mediterraneo non si sa quali siano i porti sicuri e i luoghi di sbarco. Nel giro di quattro anni siamo passati da un approccio olistico e pro-attivo (e qui mi riferisco all\u2019operazione Mare Nostrum), con molti attori quali la guardia costiera, le Ong, le navi militari, a una situazione dove praticamente non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 una presenza stabile di nessuno per realizzare i soccorsi. \u00c8 tutto fermo e non ci sono gli strumenti e la volont\u00e0 politica per evitare disastri. Anche se io credo che oggi nel Mediterraneo non ci siano pi\u00f9 le condizioni del 2015, che hanno fatto s\u00ec che nel giro di cos\u00ec poco tempo si spostassero cos\u00ec tante persone, il naufragio di un barcone con 400 o 500 persone a bordo purtroppo non ci sorprenderebbe.<\/p>\n<p><strong>Secondo lei, direttore Soda, che tipo di migrazione dovr\u00e0 affrontare l\u2019Europa nei prossimi cinque anni? E quali sono gli strumenti indispensabili di cui si deve dotare?<br \/>\n<\/strong>Ci sono ancora contesti molto fragili in regioni e Paesi molto vicini all&#8217;Europa e quindi penso che continueranno ad esserci queste pressioni sui confini esterni europei. Si tratta dei cosiddetti flussi misti, ovvero di persone che hanno diritto alla protezione internazionale e altri che non hanno ovviamente diritto a questo tipo di protezione. Fare la distinzione diventer\u00e0 sempre pi\u00f9 difficile e ci\u00f2 porr\u00e0 dei problemi ai sistemi giuridici internazionali e nazionali e, ovviamente, si tratta di questioni che nessun singolo Paese europeo pu\u00f2 o dovrebbe affrontare da solo. Quindi torniamo alla questione della solidariet\u00e0 e della necessit\u00e0 di gestire insieme non solo i confini ma anche cosa succede dentro l\u2019Unione. Si tratta di una distribuzione delle responsabilit\u00e0. Inoltre, le politiche estere dovranno essere in grado di anticipare le crisi e di cercare di fare in modo che queste non si realizzino.<\/p>\n<p>In un modo o nell&#8217;altro la fluidit\u00e0 delle persone continuer\u00e0 e aumenter\u00e0. La questione \u00e8 quindi se continueremo a cercare di resistere a questo fenomeno o sceglieremo di impegnarci insieme per cercare di ridurre i rischi e massimizzare i benefici. Ma per ora mi sembra difficile. L\u2019atmosfera \u00e8 molto tesa e l\u2019elettorato \u00e8 sempre pi\u00f9 polarizzato. Non riusciamo a fare nessun passo avanti nemmeno per cercare di creare un\u2019immigrazione regolare, nonostante la realt\u00e0 demografica dell\u2019Europa. E siamo arrivati al punto che quando si tratta di distribuire lo sbarco di 49 persone intervengono sette Nazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cLa mia speranza \u00e8 che in Europa ci sar\u00e0 un approccio pi\u00f9 equilibrato sulle questioni migratorie. Che non vuol dire frontiere aperte e libera circolazione, ma pi\u00f9 solidariet\u00e0. 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