{"id":73852,"date":"2019-04-29T20:20:10","date_gmt":"2019-04-29T18:20:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73852"},"modified":"2019-05-05T13:52:39","modified_gmt":"2019-05-05T11:52:39","slug":"missioni-sicurezza-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/missioni-sicurezza-italia\/","title":{"rendered":"Italia: missioni internazionali e sicurezza nazionale"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Nell\u2019ultimo anno sta crescendo la disattenzione per la partecipazione italiana alle <strong>missioni internazionali<\/strong>, volte a mantenere o ripristinare <strong>sicurezza<\/strong> e stabilit\u00e0 nelle aree di crisi che hanno una rilevanza diretta per l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a>. E\u2019 un altro brutto segno in un Paese dove la cultura della <strong>difesa<\/strong> e della sicurezza stenta a radicarsi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Se i militari fanno i supplenti<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">La prima ragione di tale disattenzione \u00e8 legata alla spinta politica a concentrare l\u2019attenzione della difesa su problemi interni che sono in realt\u00e0 competenza di altri corpi dello Stato e amministrazioni pubbliche. L\u2019avvenuto sorpasso fra militari impegnati in operazioni sul territorio nazionale rispetto a quelli impegnati nelle missioni internazionali ne \u00e8, insieme, la testimonianza e, in parte, la causa. Cos\u00ec come l\u2019esasperato e continuo richiamo all\u2019impiego delle Forze Armate in compiti civili<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/sicurezza-difesa-forze-armate\/\"><span class=\"s2\">, trasformando in emergenze le carenze<\/span><\/a> o i cattivi esempi di malfunzionamento di altre Amministrazioni pubbliche civili (nazionali, regionali e comunali). <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Se i militari vengono visti come poliziotti, guardiani notturni, soccorritori,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>vigili urbani, netturbini o impiegati, pi\u00f9 che come specialisti in difesa, si finisce col rendere secondario il loro impiego nelle aree di crisi, e soprattutto con lo snaturare la funzione assegnata loro dalla Costituzione italiana. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Il controllo dei confini non basta<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Una seconda ragione del disinteresse per le crisi al di fuori del territorio nazionale, che pur incidono sugli interessi italiani, pu\u00f2 essere individuata in una diffusa spinta all\u2019isolazionismo come risposta ai problemi creati dalla globalizzazione. L\u2019esemplificazione \u00e8 data dall\u2019enfasi sui &#8216;muri&#8217;, negli Stati Uniti come in Europa o in Medio Oriente. Spesso ci si illude che blindando i confini i problemi possano restare dall\u2019altra parte. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Non occorre essere profondi conoscitori della storia per ricordarsi che il Vallo di Adriano o la Muraglia Cinese non hanno impedito la fine dei rispettivi grandi imperi. Cos\u00ec come durante le due guerre mondiali non sono servite nemmeno le possenti linee difensive costruite in Europa per tenere la minaccia fuori dai confini nazionali. Ci\u00f2 <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/migranti-italia-ridotto-sbarchi\/\"><span class=\"s2\">non significa che non servano un controllo<\/span><\/a> e una difesa di questi ultimi, ma che non bastano. Tanto meno quando, non essendo (fortunatamente) in guerra, ma in un mondo globalizzato che vede (purtroppo) minacce asimmetriche e ibride, la difesa passiva non \u00e8 sufficiente a tutelare la sicurezza e gli interessi nazionali.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Inoltre, il controllo dei confini marittimi \u00e8 pi\u00f9 difficile, perch\u00e9, a differenza di quelli terrestri, respingere l\u2019ingresso pu\u00f2 diventare una condanna a morte per quanti sono in mare. Una significativa esperienza al riguardo \u00e8 stata fatta proprio dall\u2019Italia gi\u00e0 negli Anni Novanta, dopo la caduta del regime comunista a Tirana. Di fronte ad una fuga di massa di migranti e profughi dall\u2019Albania (cittadini albanesi e non), l\u2019Italia decise il blocco navale e nel 1997 il tentativo dei trafficanti di esseri umani di forzare il blocco imposto dalla marina militare italiana port\u00f2<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>all\u2019affondamento di un\u2019imbarcazione albanese, provocando oltre cento morti. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La crisi albanese fu, invece, risolta con l\u2019intervento militare di una coalizione internazionale a guida italiana (operazione Alba) e con il successivo sostegno alle forze armate e di sicurezza albanesi con la presenza di militari italiani nei porti e nel territorio del Paese (operazione Allied Harbour e poi Joint Guardian). Un impegno prolungato di stabilizzazione, nel quadro di un pi\u00f9 ampio approccio civile e militare, Nato e Ue, all\u2019Albania e alla regione dei Balcani in generale, che ha dato i suoi frutti nel medio periodo affrontando le cause strutturali del fenomeno migratorio. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>La delicata gestione delle esportazioni militari<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Infine, quanto a politica di difesa, vi \u00e8 oggi in Italia una diffusa confusione ideologica che sembra accomunare i sostenitori di un certo sovranismo isolazionista, col conseguente disinteresse e disattenzione per quanto avviene al di fuori dei propri confini, e quelli della \u201cnon interferenza\u201d, col conseguente rifiuto tout court delle <span class=\"s2\">missioni<\/span> internazionali nelle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/afghanistan-ritiro-italiano-sbagliando\/\">aree di crisi<\/a> e delle esportazioni militari.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Quest\u2019ultimo tema \u00e8 particolarmente delicato perch\u00e9 chiama in causa valori etici e realismo politico, imponendo di trovare un adeguato equilibrio tra i due, e<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span>tra etica delle intenzioni ed etica della responsabilit\u00e0, nella complessa e interconnessa realt\u00e0 odierna. La politica delle esportazioni di equipaggiamenti militari \u00e8 uno strumento importante della politica estera e di difesa perch\u00e9, soprattutto se si sviluppa nel quadro di un accordo governo-governo, consolida i rapporti di collaborazione e interdipendenza tra i due Paesi: mette, infatti, una parte della sicurezza nazionale dell\u2019importatore nelle mani dell\u2019esportatore. Tanto pi\u00f9 quando \u00e8 rilevante e prolungata nel tempo la fornitura degli equipaggiamenti italiani a Stati terzi.\u00a0<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La politica delle esportazioni in ambito militare \u00e8 anche uno strumento importante della politica di difesa, perch\u00e9 non si possono mantenere Forze Armate nazionali adeguatamente equipaggiate se non si allarga e prolunga la produzione dei moderni sistemi d\u2019arma, vendendoli anche ad altri Paesi. Il costo unitario di tali sistemi diventerebbe altrimenti proibitivo su scala nazionale e, stante l\u2019assurdit\u00e0 di avere forze armate disarmate, si finirebbe con il doverli acquistare in toto all\u2019estero, perdendo capacit\u00e0 tecnologiche e industriali nazionali e, in ultima istanza, autonomia strategica, politica e militare. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Con questa consapevolezza, tutti i Paesi democratici si sono dati normative di controllo delle esportazioni militari attraverso cui decidere se, cosa, quanto, quando e a chi vendere, con quali garanzie di non-riesportazione, ecc. Non a caso verso certi Paesi si evita la vendita di equipaggiamenti utilizzabili al fine di reprimere le proteste della popolazione civile. Qui bisognerebbe tornare a concentrare l\u2019attenzione italiana perch\u00e9 in questo campo manca nel nostro Paese un livello decisionale politico adeguato che potrebbe favorire una pi\u00f9 chiara assunzione di responsabilit\u00e0. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">In questa stessa ottica, pur non potendo impedire ai Paesi clienti di utilizzare gli equipaggiamenti che abbiamo loro fornito, potremmo cercare di esercitare una pi\u00f9 forte pressione politica moderatrice, soprattutto con la forza che potrebbe avere l\u2019Unione europea, ricordando per\u00f2 al tempo stesso anche il rischio di \u201cinterferire\u201d e di non rispettare la loro indipendenza e sovranit\u00e0 nazionale.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Politica di difesa e opinione pubblica<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">In conclusione, sia la politica industriale e delle esportazioni sia le missioni internazionali militari sono alcuni degli strumenti che possono e debbono essere utilizzati nel quadro di una politica di difesa nazionale strettamente connessa alla politica estera, da parte dell\u2019Italia come dei Paesi partner Ue e Nato. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">In particolare per quanto riguarda gli interventi all\u2019estero, creare condizioni di sicurezza nelle aree di crisi \u00e8 indispensabile per potere realizzare anche le missioni civili e il sostegno socio-economico che aiutino i Paesi interessati a costruire o ricostruire i loro apparati pubblici e a sviluppare le loro economie, a loro volta premessa indispensabile per migliorare le condizioni di vita della popolazione e stabilizzare il contesto locale e regionale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Purtroppo questo percorso \u00e8 accompagnato quasi sempre dallo sviluppo di forme di terrorismo da parte delle forze che hanno perso il controllo di quell\u2019area, o che vogliono impedire il consolidamento di forme statali pi\u00f9 moderne e a maggiore caratterizzazione democratica. Questo \u00e8 avvenuto e avviene ad esempio in <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/le-donne-nelle-operazioni-internazionali\"><span class=\"s2\">Afghanistan<\/span><\/a>, ma, pur con tutti i limiti e gli errori compiuti dalla comunit\u00e0 internazionale (soprattutto nelle fasi iniziali dell\u2019intervento), non ci si pu\u00f2 dimenticare quale era la drammatica situazione iniziale durante il regime dei Talebani, e quali rischi comportava per la sicurezza e la stabilit\u00e0 internazionale alla luce degli attentati dell&#8217;11 settembre 2001.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Ci sono voluti decenni per rendere maggiormente consapevole l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/italiani-difesa-consenso-inatteso\/\"><span class=\"s2\">opinione pubblica<\/span><\/a> italiana che, quando si tratta di <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/gli-italiani-e-la-difesa\"><span class=\"s2\">sicurezza nazionale e politica di difesa,<\/span><\/a> gli incendi si devono spegnere l\u00e0 dove cominciano e poi si alimentano: cercare di farlo sui nostri confini \u00e8 molto pi\u00f9 difficile, se non impossibile, perch\u00e9 non possono pi\u00f9 essere circoscritti e diventano pi\u00f9 forti e vasti. Anche per questo \u00e8 importante continuare a analizzare, spiegare e valorizzare la partecipazione dei militari italiani alle missioni internazionali.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell\u2019ultimo anno sta crescendo la disattenzione per la partecipazione italiana alle missioni internazionali, volte a mantenere o ripristinare sicurezza e stabilit\u00e0 nelle aree di crisi che hanno una rilevanza diretta per l\u2019Italia. E\u2019 un altro brutto segno in un Paese dove la cultura della difesa e della sicurezza stenta a radicarsi. 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