{"id":73874,"date":"2019-04-30T13:18:26","date_gmt":"2019-04-30T11:18:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73874"},"modified":"2019-05-03T10:12:46","modified_gmt":"2019-05-03T08:12:46","slug":"elezioni-europee-maastricht-confronto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/elezioni-europee-maastricht-confronto\/","title":{"rendered":"Elezioni europee: a Maastricht il confronto fra gli aspiranti Juncker"},"content":{"rendered":"<p>Dopo cinque anni dalla sua prima edizione e a meno di un mese dalle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>elezioni europee<\/strong><\/a>, il 29 aprile si \u00e8 tenuto a <strong>Maastricht<\/strong>, nei Paesi Bassi, il dibattito tra i candidati alla <strong>presidenza della\u00a0 Commissione europea<\/strong>. Lo scopo principale del rarissimo confronto diretto tra gli <strong><em><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-spitzenkandidat-democratizzazione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Spitzenkandidaten<\/a><\/em><\/strong><em> \u2013<\/em> normalmente impegnati in campagne elettorali singole o in mansioni istituzionali \u2013 \u00e8 quello di <strong>legittimare il potenziale futuro esercizio dell\u2019autorit\u00e0 che reclamano<\/strong>, di spiegare come intendono utilizzare il potere loro concesso, una volta ottenuto.<\/p>\n<p>I candidati presenti al confronto sono stati cinque: <strong>Violeta Tomic<\/strong> (<em>Party of European Left<\/em>, Gue\/Ngl), <strong>Frans Timmermans<\/strong> (<em>Party of European Socialists<\/em>, S&amp;D), <strong>Guy Verhofstadt<\/strong> (<em>Alliance of Liberals and Democrats for Europe<\/em>, Alde), <strong>Bas Eickhout<\/strong> (<em>European Green Party, <\/em>Verdi) e\u00a0 <strong>Jan Zahradil<\/strong> (<em>Alliance for Conservatives and Reformists in Europe<\/em>, Ecr); ma nell\u2019aria del Theater aan het Vrijthof e durante tutto il dibattito, pi\u00f9 che le cinque presenze si \u00e8 notata l\u2019assenza del candidato dello <em>European People Party <\/em>(Epp), <strong>Manfred Weber<\/strong>, sottolineato a pi\u00f9 riprese dai candidati e dai due moderatori, Ryan Heath di <em>Politico Europe<\/em> e Rianne Letschert dell\u2019Universit\u00e0 di Maastricht.<\/p>\n<p>Il dibattito \u00e8 incentrato su tre temi: Europa digitale, Europa sostenibile e il futuro dell\u2019Europa. Ma i diversi approcci dei candidati si sono notate gi\u00e0 ben prima dell\u2019inizio, con il candidato verde arrivato a cavallo della sua bicicletta, mentre quattro macchine scure sfilavano davanti all\u2019ingresso del teatro. Punto a favore.<\/p>\n<p><strong>Battute iniziali<\/strong><br \/>\nPrima di entrare nel vivo del dibattito, ogni candidato ha avuto un minuto a disposizione per una dichiarazione d\u2019apertura che riassumesse le sue posizioni, obiettivi politici e stile. Frans Timmermans ha, da una parte, cavalcato il successo spagnolo registrato dai socialisti di Pedro Sanchez nelle urne del giorno prima e, dall\u2019altra, ha giocato la carta della provenienza personale dal Paese che ospita il dibattito (con pronuncia corretta di \u201cMaastricht\u201d). Il socialista ha fatto riferimento alla citt\u00e0 universitaria che ospita l\u2019evento, facendo presente che molti studenti non sarebbero qui, se non fosse per l\u2019Unione europea e Schengen.<\/p>\n<p>Il ceco Jan Zahradil, nazionalista convinto, sottolinea come le differenze sociali e nazionali contino in un\u2019Unione di 27 Paesi e come siano necessarie in questo puzzle di culture e usanze, soluzioni ad-hoc e un\u2019Europa flessibile, adattabile alle singole nazioni. Una linea da cui si dissocia il liberale Guy Verhofstadt, sostenendo che il domani \u00e8 un mondo di Imperi: <strong>Cina<\/strong> e <strong>Russia<\/strong> in particolare sono due esempi dei partner internazionali con cui ci troveremo a discutere e collaborare e dobbiamo essere preparati e all\u2019altezza per fare da contrappeso ai giganti globali, e questo pu\u00f2 avvenire solo con un\u2019Europa unita, non rifugiandosi in partiti ideologici. Violeta Tomic, unica donna sul palco (ma non unica candidata; anche i verdi ne hanno una, Ska Keller, e i liberaldemocratici addirittura cinque \u2013 Emma Bonino, Violeta Bulc, Margrethe Vestager, Katalin Cseh e Nicola Beer) si \u00e8 presentata invece come \u201coutsider\u201d rispetto all\u2019esperienza precedente che i suoi concorrenti hanno nelle istituzioni europee, e come campione anti-burocrazia. Bas Eickhout ha fatto, da par suo, leva sul tema caldo del cambiamento climatico e sulle sue competenze in materia, da combinare con il bisogno europeo per una maggiore giustizia sociale. Scaldati i motori, si comincia.<\/p>\n<p><strong>I tre temi del dibattito<\/strong><br \/>\nIl primo tema ad essere affrontato,\u00a0<strong><em>Digital Europe<\/em><\/strong>, ha visto gi\u00e0 un cambiamento nei modi e nell\u2019atteggiamento dei candidati rispetto all\u2019ultima edizione del dibattito nel 2014. All\u2019epoca, i candidati erano stati criticati per essere troppo accondiscendenti e poco conflittuali, facendo sembrare il tutto uno stranamente educato, poco coinvolgente scambio di opinioni.<\/p>\n<p>Ad oggi, tutti sarebbero a favore di una maggiore regolazione delle nuove tecnologie, ma ognuno puntualizza un particolare dettaglio delle sue modalit\u00e0 a seconda delle proprie idee politiche: per Zahradil ci vuole assistenza della Commissione agli Stati Membri, non un\u2019azione uniforme e armonizzata come invece sottolineato da Verhofstadt, che ha promosso anche la creazione di piattaforme e risorse<em> made in Europe, <\/em>il che permetterebbe un aumento della competitivit\u00e0 globale e una minore dipendenza da altri colossi statunitensi e asiatici.<\/p>\n<p>Tomic ha riportato l\u2019attenzione sulla tanto discussa tassazione delle societ\u00e0 informatiche per generare lavoro, educazione e superamento dell\u2019austerit\u00e0. \u00c8 stato Timmermans mettere tutti d\u2019accordo (o quasi), difendendo e promuovendo la protezione dei nostri dati e la tassazione delle aziende tecnologiche e coniugandoli con un investimento nel digitale che abbia un forte impatto sociale senza dimenticare per\u00f2 i rischi e le minacce nel mondo cyber.<\/p>\n<p>Il secondo argomento trattato, <strong><em>Sustainable Europe<\/em><\/strong>, si \u00e8 rivelato pi\u00f9 controverso e conflittuale, nonostante la logica porterebbe a pensare che si sia tutti d\u2019accordo sul salvare il pianeta e l\u2019ambiente dei quali sfruttiamo risorse non rinnovabili come se lo fossero. Eickhout ha promesso di fare della politica ambientale una competenza esclusiva della Commissione, in modo da poter essere davvero al cuore di ogni iniziativa dell\u2019Unione, tralasciando per\u00f2 che una competenza \u00e8 trasferita a livello europeo solo con il consenso degli Stati Membri. E se Timmermans ha ricordato che la sostenibilit\u00e0 non \u00e8 un\u2019esclusiva del partito dei Verdi e che anche gli altri partiti possono e vogliono avere un lato ambientalista nelle loro iniziative (<em>\u201cGreen is not exclusivity of the Green Party\u201d<\/em>), Zahradil non si \u00e8 trovato d\u2019accordo con i colleghi: alla domanda e risposta per alzata di mano \u201cChi di voi sostiene lo sciopero del clima?\u201d il suo \u00e8 l\u2019unico braccio a restare inerme sul leggio. Il commento: \u201cNon tutti i Paesi sono pronti a questa transizione. Non poniamoci nuovi obiettivi se non siamo stati in grado di raggiungere quelli gi\u00e0 prefissati.\u201d<\/p>\n<figure id=\"attachment_73876\" aria-describedby=\"caption-attachment-73876\" style=\"width: 323px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-73876\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/AIMaastrichtdebate-rosadini-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"323\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/AIMaastrichtdebate-rosadini-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/AIMaastrichtdebate-rosadini-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/AIMaastrichtdebate-rosadini-125x83.jpg 125w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2019\/04\/AIMaastrichtdebate-rosadini.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 323px) 100vw, 323px\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-73876\" class=\"wp-caption-text\"><strong>Un momento del confronto<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<p>Il terzo e ultimo tema, <strong><em>The Future of Europe<\/em><\/strong>, inizia con un sorprendente scroscio di applausi quando viene posta la domanda \u201cChi di voi si impegna a promuovere una Commissione volta alla parit\u00e0 di genere se vincesse le elezioni?\u201d e tutti i candidati guardano le cinque mani alzate l\u2019uno dell\u2019altro. Dopo lo stupore iniziale, le divergenze riaffiorano: Verhofstadt e Timmermans spingono su quello che l\u2019Unione ha gi\u00e0 raggiunto in termini di parit\u00e0 di genere e su quello di cui ancora c\u2019\u00e8 bisogno, come pi\u00f9 mobilit\u00e0 e sicurezza sociale, che va armonizzata tra gli Stati membri. \u00c8 Eickhout a smuovere il confronto, sostenendo che le parole dei due coprono in realt\u00e0 una mancanza di fatti: solo recentemente, per esempio, la lunga battaglia dei tirocinanti dei parlamentari europei ha visto i giovani ricevere un compenso minimo per il loro lavoro. Finora le istituzioni hanno fatto poco, \u00e8 ora di accelerare nell\u2019ambito della sicurezza (sociale e non) e implementare un salario minimo europeo. \u201cIl salario minimo \u00e8 calcolato secondo bisogni e contesti economici locali, che differiscono di Paese in Paese: non si pu\u00f2 armonizzare!\u201d controbatte Zahradil.<\/p>\n<p><strong>Un bilancio a caldo<\/strong><br \/>\nNon si pu\u00f2 certo dire che sia stato un dibattito sottotono come accaduto cinque anni fa. Le differenze e frizioni tra i candidati e i partiti europei che rappresentano sono affiorate in maniera distinta e accentuata in diverse occasioni. Nonostante non si sia parlato di <strong>Brexit<\/strong> e si sia solo accennato alla necessit\u00e0 si una politica unitaria di asilo e immigrazione, temi caldi e di scontro in questi mesi all\u2019interno delle istituzioni europee, il confronto tra candidati non \u00e8 stato dei pi\u00f9 miti, mantenendosi sempre nel rispetto e nell\u2019educazione che si confanno a un dibattito politico.<\/p>\n<p>Specialmente Eickhout si \u00e8 dimostrato particolarmente aggressivo nei confronti di Verhofstadt, attaccandolo direttamente due volte con accuse di incoerenza tra parole e azioni in Parlamento. Verhofstadt si \u00e8 difeso bene in prima istanza, ma \u00e8 sembrato scivolare e calare con l\u2019avanzare del dibattito. Timmermans ha affrontato bene i temi all\u2019ordine del giorno; \u00e8 preparato, parla bene e sa quali questioni stanno a cuore ai suoi elettori, ma la sua dialettica a Maastricht \u00e8 parsa poco concreta \u2013 per riprendere le parole di Ryan Heath, <em>\u201cno \u2018blah blah\u2019 here\u201d<\/em>.<\/p>\n<p>A confronto, Eickhout e Verhofstadt sono apparsi pi\u00f9 concreti, si sono lasciati andare a qualche promessa e priorit\u00e0, ma va considerato che &#8211; secondo gli ultimi sondaggi &#8211; i due rispettivi partiti hanno poche se non nulla probabilit\u00e0 di avere la maggioranza a\u00a0 Strasburgo e di trovarsi quindi a dover render conto della concretezza promessa. Nell\u2019angolo a destra, Zahradil \u00e8 apparso totalmente isolato e con argomenti alquanto deboli, nonostante i conservatori si attendano un notevole aumento di voti nelle urne di maggio. Anche Tomic \u00e8 apparsa debole e in disparte, incapace di inserirsi nel dibattito e di mettere a segno un affondo, restando tristemente sullo sfondo e non riuscendo a sfruttare a suo vantaggio il fatto di essere l\u2019unica figura femminile sul campo. Lo scontro \u00e8 stato quindi tra Verhofstadt e Eickout e occasionalmente ha incluso anche Timmermans, che per\u00f2 \u00e8 apparso come l\u2019uomo forte della situazione, in parte anche per l\u2019assenza di Weber, suo rivale ideologico e politico.<\/p>\n<p>La sensazione del pubblico \u00e8 rispecchiata dal sondaggio informale condotto in chiusura: \u201cChi pensate abbia vinto\u2019 il dibattito di stasera?\u201d. Timmermans ottiene il 43%, seguito da Eickhout (36%) e con la triplice coda di Verhofstadt (9%), Zahradil (7%) e Tomic (5%). Considerando tutte le limitazioni del caso \u2013 e la pesante assenza dello <em>Spitzenkandidat<\/em> del Ppe -, tra meno di un mese sapremo quanto questi numeri rappresentano la reale percezione e le preferenze dell\u2019elettorato europeo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo cinque anni dalla sua prima edizione e a meno di un mese dalle elezioni europee, il 29 aprile si \u00e8 tenuto a Maastricht, nei Paesi Bassi, il dibattito tra i candidati alla presidenza della\u00a0 Commissione europea. 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