{"id":73902,"date":"2019-05-03T05:46:24","date_gmt":"2019-05-03T03:46:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73902"},"modified":"2019-05-03T05:49:13","modified_gmt":"2019-05-03T03:49:13","slug":"serbia-vucic-proteste-kosovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/serbia-vucic-proteste-kosovo\/","title":{"rendered":"Serbia: Vu\u010di\u0107 tra proteste di piazza e rebus Kosovo"},"content":{"rendered":"<p>Il 13 aprile scorso, per il diciottesimo sabato consecutivo, migliaia di cittadini hanno protestato a <strong>Belgrado<\/strong> contro il presidente della Repubblica <strong>Aleksandar Vu\u010di\u0107<\/strong> e contro il governo. I manifestanti chiedono ormai da quattro mesi le dimissioni dell\u2019esecutivo e di Vu\u010di\u0107, e la garanzia di libere elezioni. Il presidente serbo \u00e8 accusato in particolare di attuare politiche autoritarie e di limitare la libert\u00e0 di espressione e quella dei media, creando nel paese un clima illiberale.<\/p>\n<p>Vu\u010di\u0107, nazionalista di centrodestra e capo del Partito progressista serbo (Sns), \u00e8 stato ministro dell\u2019informazione alla fine degli anni Novanta e, come dicono esperti e opinionisti, il controllo mediatico \u00e8 da sempre stato una sua prerogativa. Il presidente e il suo partito al momento controllano la stragrande maggioranza dei media <em>mainstream<\/em>, direttamente o tramite finanziamenti, mentre resistono e fanno opposizione solo poche e piccole testate, come il network televisivo N1.<\/p>\n<p>La Serbia \u00e8 settantaseiesima al mondo per <strong>libert\u00e0 di stampa<\/strong> secondo la classifica 2018 di <em>Reporters sans frontieres<\/em>, graduatoria in cui ha perso dieci posizioni rispetto all\u2019anno precedente. Molto preoccupanti sono i dati sui giornalisti aggrediti e intimiditi. Nello scorso anno sono stati registrati 102 casi, tra pressioni, minacce verbali e aggressioni. Per questi motivi chi protesta chiede con forza accesso ai media pubblici, in vista di future elezioni, al fine di una consultazione regolare.<\/p>\n<p><strong>I manifestanti di #1od5miliona<\/strong><br \/>\nLe proteste in <strong>Serbia <\/strong>erano iniziate l\u20198 dicembre scorso dopo il pestaggio di Borko Stefanovi\u0107, avvenuto il 23 novembre. Stefanovi\u0107, leader del partito di opposizione Sinistra serba (Ls) e anche lui tra i promotori di Alleanza per la Serbia, \u00e8 stato aggredito e ferito con una spranga di ferro. Le foto della sua camicia insanguinata hanno innescato le mobilitazioni, e il sabato pomeriggio sempre pi\u00f9 cittadini sono scesi in piazza, marciando pacificamente per protestare contro il governo. Vu\u010di\u0107 aveva subito detto che non avrebbe dato ascolto ai manifestanti neanche se fossero stati 5 milioni &#8211; cio\u00e8 una grande maggioranza della popolazione, in un Paese di poco pi\u00f9 di 7 milioni di abitanti -. Il movimento si \u00e8 cos\u00ec dato il nome di <strong>#1od5miliona<\/strong> &#8211; uno di 5 milioni -, ribaltando la provocazione.<\/p>\n<p>\u201cUno di cinque milioni\u201d \u00e8 anche uno degli slogan scanditi nelle piazze, insieme a \u201cgotov je\u201d (\u201c\u00e8 finito\u201d). Frase indirizzata al presidente Vu\u010di\u0107 e che fu gridata anche contro un altro leader di Belgrado, Slobodovan <strong>Milo\u0161evi\u0107<\/strong>, quasi <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/kosovo-operazione-allied-force\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">vent\u2019anni fa<\/a>. Altro tratto caratteristico della protesta \u00e8 il rumore costante dei fischietti usati dai manifestanti: un modo in pi\u00f9 per farsi sentire da un potere apparentemente sordo. I leader del governo, per tutta risposta, hanno cercato da subito di screditare le manifestazioni, diffondendo stime dei partecipanti clamorosamente ritoccate al ribasso e accusando chi scendeva in piazza di essere violento e politicamente diretto.<\/p>\n<p>A manifestare, sin dai primi raduni, sono stati cittadini di gruppi sociali scontenti, soprattutto della <strong>classe media urbana<\/strong>, la parte della societ\u00e0 serba pi\u00f9 istruita e favorevole a un\u2019<strong>adesione all\u2019Unione europea<\/strong>. Tra di loro molti intellettuali, studenti e insegnanti, che per primi si sono coordinati tramite i social network. L\u2019opposizione in piazza non ha una struttura n\u00e9 un\u2019organizzazione definita, e i politici di diversi orientamenti che vi hanno aderito non hanno mai preso le prime file. In testa ai cortei e a parlare sui palchi sono stati invece giovani attivisti, insieme ad attori ed esponenti della societ\u00e0 civile. La protesta, che si \u00e8 sviluppata ed \u00e8 cresciuta a Belgrado, con le settimane si \u00e8 estesa a pi\u00f9 di 50 citt\u00e0 serbe, man mano che proseguivano i tentativi di discredito da parte delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Gesti dimostrativi e contropiede del governo<\/strong><br \/>\nIl momento di maggior tensione in questi mesi risale al 16 marzo, quando dei manifestanti, guidati da alcuni leader politici della protesta, sono entrati nella redazione della tv pubblica Rts. L\u2019accusa mossa alla rete \u00e8 stata di non dare spazio alle voci dei dimostranti e di essere manipolata dal governo. Gli uomini hanno chiesto che una delegazione andasse in onda per trasmettere le loro richieste. L\u2019irruzione \u00e8 durata poco per l\u2019intervento della gendarmeria che ha arrestato 18 persone. L\u2019ultimo precedente del genere \u00e8 significativo e risale al 2000, quando i manifestanti entrarono nella sede della televisione durante le proteste che portarono alla fine del regime di Milo\u0161evi\u0107.<\/p>\n<p>Il giorno dopo i manifestanti hanno circondato il palazzo del governo, in cui il presidente Vu\u010di\u0107 stava tenendo un discorso sull\u2019irruzione a Rts, di fatto intrappolandolo dentro per qualche ora. Vu\u010di\u0107, in merito all\u2019escalation nelle proteste, ha fatto sapere che non scender\u00e0 a patti con chi usa la violenza. Ha chiamato gli oppositori \u201chooligans\u201d e \u201ctycoons\u201d e ha attaccato pubblicamente Bosko Obradovic e Dragan Djilas, tra i protagonisti del blitz a Rts. Il primo \u00e8 il leader di Dveri, partito di estrema destra, il secondo \u00e8 un politico e affarista, e uno dei fondatori della coalizione Alleanza per la Serbia, che raggruppa partiti di opposizione di diversi schieramenti, tra cui anche quello di Obradovic.<\/p>\n<p>L\u2019ultima manifestazione, ad aprile, \u00e8 stata la pi\u00f9 grande da quando sono iniziate le proteste. In piazza sono scese circa 20.000 persone, arrivate anche da lontano rispondendo all\u2019appello degli organizzatori. La protesta si \u00e8 svolta con una marcia pacifica tra il Parlamento e il palazzo del governo. Ma la risposta del Presidente non si \u00e8 fatta attendere e sabato 19 aprile il suo partito, con un\u2019organizzazione impeccabile, ha radunato nelle stesse piazze 100.000 persone a sostenerlo. Decine di pullman hanno portato a Belgrado uomini e donne da tutta da tutta la Serbia, soprattutto da quella periferica e rurale, a cui \u00e8 stato pagato il viaggio e garantito un pasto. La contromossa, per quanto non spontanea \u2013 e, anzi, nella sua artificiosit\u00e0 &#8211; ha rafforzato agli occhi dell\u2019opinione pubblica l\u2019immagine del presidente, comunque indebolito da mesi di contestazioni.<\/p>\n<p><strong>Il dialogo con Pristina<\/strong><br \/>\nVu\u010di\u0107 \u00e8 al potere da sette anni, cinque come premier e due da presidente, con il beneplacito dell\u2019Ue che lo considera un fattore di <strong>stabilizzazione nel Paese balcanico<\/strong>, che punta a entrare nell\u2019Unione nel 2025. Inoltre, sia Bruxelles sia Washington sostengono il presidente perch\u00e9 continui i negoziati sullo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/kosovo-serbia-scambio-territori\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">scambio di territori con il <strong>Kosovo<\/strong><\/a> per una soluzione definitiva della disputa tra i due Stati.<\/p>\n<p>Quello dell\u2019ex provincia serba \u00e8 il secondo fronte aperto per Vu\u010di\u0107. I rapporti con Pristina, dopo qualche apertura nei mesi passati, sono e restano tesi: mentre il Kosovo chiede il proprio <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/serbia-riflessi-riconoscimento-kosovo\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>riconoscimento<\/strong><\/a> come Stato da parte della Serbia e la definitiva <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/kosovo-giovani-sognano-poter-viaggiare\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">liberalizzazione dei visti<\/a> da parte dell\u2019Ue, Belgrado pretende l\u2019abolizione dei dazi al 100% sulle proprie merci per riprendere il dialogo.<\/p>\n<p>E proprio il 30 aprile si \u00e8 svolto a <strong>Berlino<\/strong> un summit sui <strong>Balcani occidentali<\/strong> con i leader della regione, co-ospitato dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron \u2013 presente anche l\u2019Alto Commissario per gli affari esteri dell\u2019Ue, Federica Mogherini, ma assente il governo italiano che pure due anni fa aveva organizzato la tappa triestina del Vertice sulla Balcani occidentali -. L\u2019appuntamento a Berlino \u2013 che anticipa quello di Poznan a luglio &#8211; ha confermato le condizioni poste da Serbia e Kosovo per tornare al tavolo e si \u00e8 risolto con un nulla di fatto. Il dossier \u00e8 per\u00f2 stato riaperto e <strong>Francia<\/strong> e <strong>Germania<\/strong> sembrano decise a farsi promotrici di una soluzione tra i due contendenti.<\/p>\n<p>I due fronti aperti per il presidente e per il governo serbo non sono cosa da poco e potrebbero minare il consenso di cui ancora godono tra la popolazione. Vu\u010di\u0107, pur continuando a sostenere <strong>elezioni anticipate<\/strong>, non appare pi\u00f9 cos\u00ec sicuro di ottenere una larga maggioranza. Nel caso di consultazioni, l\u2019opposizione si troverebbe invece a un bivio. Potrebbe boicottare le urne, soprattutto se Vu\u010di\u0107 non garantisse una campagna elettorale ad armi pari, oppure creare un vero fronte comune e, forte della spinta dei mesi di proteste, tentare di raggiungere una maggioranza. Ai movimenti anti-Vu\u010di\u0107 conviene per il momento stare insieme e portare avanti una linea unitaria per aumentare la pressione. Sembra questo l\u2019intento di tutti se si vuole dare ascolto a uno degli slogan di piazza: \u201cNon \u00e8 finita, abbiamo appena iniziato\u201d.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Boris Babic\/DPA via ZUMA Press<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 13 aprile scorso, per il diciottesimo sabato consecutivo, migliaia di cittadini hanno protestato a Belgrado contro il presidente della Repubblica Aleksandar Vu\u010di\u0107 e contro il governo. I manifestanti chiedono ormai da quattro mesi le dimissioni dell\u2019esecutivo e di Vu\u010di\u0107, e la garanzia di libere elezioni. 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