{"id":73915,"date":"2019-05-05T13:52:05","date_gmt":"2019-05-05T11:52:05","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73915"},"modified":"2019-05-08T21:53:50","modified_gmt":"2019-05-08T19:53:50","slug":"consiglio-d-europa-70-anni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/consiglio-d-europa-70-anni\/","title":{"rendered":"Consiglio d\u2019Europa: 70 anni tra successi e sfide"},"content":{"rendered":"<p>Era il 19 settembre 1946 quando Winston <strong>Churchill<\/strong>, vittorioso contro la tirannia nazista, senza perder tempo ad adagiarsi sugli allori, tracci\u00f2 la via da seguire per mettere al sicuro quei <strong>valori di libert\u00e0 e democrazia<\/strong> che avevano rischiato di soccombere. \u201cDobbiamo costruire <strong>una sorta di Stati Uniti d&#8217;Europa<\/strong>. Il primo passo \u00e8 formare un <strong>Consiglio d&#8217;Europa<\/strong>\u201d, disse a Zurigo, auspicando invano, pochi mesi dopo, che anche la Germania partecipasse da subito a quel progetto. L\u2019idea era evitare di ripetere l\u2019approccio eccessivamente punitivo nei confronti dei tedeschi, come avvenne nel post Prima guerra mondiale, propiziando l\u2019affermazione della follia hitleriana.<\/p>\n<p><strong>70 anni fa<\/strong>, quel progetto vide la luce nella Londra che Sir Winston aveva difeso con memorabile tenacia e intelligenza nel corso della guerra. Era il <strong>5 maggio 1949<\/strong> quando i rappresentanti di Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Svezia firmarono il <strong>Trattato di Londra<\/strong> che istituiva il Consiglio d\u2019Europa, con sede a <strong>Strasburgo<\/strong> e con l\u2019obiettivo di favorire un\u2019unione sempre pi\u00f9 stretta tra i membri e \u201ctutelare e promuovere gli ideali e i principi\u201d fondanti lo stato di diritto e la democrazia. Il Consiglio gener\u00f2 rapidamente la <strong>Convenzione europea per i diritti dell\u2019uomo<\/strong>, sottoscritta il 4 novembre 1950 a Roma, che gener\u00f2 a sua volta la\u00a0<strong>Corte europea dei diritti dell\u2019uomo\u00a0<\/strong>(Cedu), organo giurisdizionale indipendente che giudica le violazioni al Trattato i cui primi giudici furono eletti per la prima volta il 21 gennaio 1959 dall\u2019allora Assemblea consultiva del Consiglio d\u2019Europa.<\/p>\n<p>Oggi i membri del Consiglio d\u2019Europa sono <strong>47 Stati<\/strong>, per una rappresentanza di circa <strong>820 milioni di cittadini<\/strong>, ai quali si aggiungono, come membri osservatori, Canada, Giappone, Israele, Messico, Santa Sede e Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Scetticismo britannico, sospensione russa<\/strong><br \/>\nMentre l\u2019azione giuridica di questo organo sovranazionale ha costituito un vero e proprio argine ad abusi e derive nazionalistico-autoritarie, che la dimensione nazionale fatica a contenere, essa \u00e8 stata anche all\u2019origine di attacchi volti a depotenziarne la portata. Persino la patria della Magna Carta, il <strong>Regno Unito<\/strong>, sull\u2019onda anti-europea ha minacciato pi\u00f9 volte di uscire dalla Convenzione europea per i diritti dell\u2019uomo per <strong>ridimensionare il Consiglio d\u2019Europa a mero organo consultivo<\/strong>. Cos\u00ec come la <strong>Russia<\/strong>, frequentemente condannata dalla Corte di Strasburgo, per esempio per l\u2019incompiuta giustizia rispetto all\u2019omicidio di Anna Politkovskaja, la giornalista che stava indagando sui crimini russi commessi durante la guerra in Cecenia, nel 2006.<\/p>\n<p>Proprio Mosca \u00e8 stata al centro dell\u2019ultima sessione dell\u2019Assemblea parlamentare del Consiglio d\u2019Europa dove si \u00e8 tenuto un dibattito su una modifica regolamentare accolta con 108 voti favorevoli, 37 contrari e 12 astenuti. Il tentativo \u00e8 quello di coordinare l\u2019azione dell\u2019Assemblea parlamentare con quella dei governi in materia di atti sanzionatori verso i membri. \u00c8 una fase delicata per la tenuta del Consiglio. \u00c8 in gioco la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/02\/russia-grattacapo-consiglio-deuropa\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">permanenza della Russia<\/a>, la cui delegazione non siede in Assemblea da quando quest\u2019ultima sanzion\u00f2 l\u2019invasione della Crimea con la privazione per i parlamentari russi del diritto di voto in Assemblea.<\/p>\n<p>Il ritiro della Russia provocherebbe la perdita di un interlocutore e di un punto di riferimento rilevante al quale i cittadini russi possono appellarsi per denunciare gravi violazioni. Il Consiglio resta tuttavia determinato a proteggere i cittadini russi nonostante le sentenze di Strasburgo siano ormai superate dalle leggi di Mosca che hanno la precedenza sulle pronunce della Corte, cos\u00ec come stabilito recentemente dalla Duma.<\/p>\n<p><strong>Dalla stampa alle carceri: le sentenze di Strasburgo<\/strong><br \/>\nLa <strong>Turchia<\/strong> \u00e8 un altro dei Paesi pi\u00f9 interessati dalle sentenze della Corte causate in particolare dalla chiusura di molti organi di stampa e la radiazione o l\u2019arresto di moltissimi professionisti a seguito del tentato colpo di Stato del 2016 e del giro di vite che il presidente Erdogan ha inferto al Paese.<\/p>\n<p>La Corte ha inoltre accolto ricorsi sull\u2019<strong>irragionevole durata dei processi in Italia <\/strong>e sui trattamenti inumani e degradanti subiti da persone detenute, in violazione degli articoli 3 e 6 della Convenzione. Storica \u00e8 la <strong>sentenza Torreggiani<\/strong> presa all&#8217;unanimit\u00e0 l&#8217;8 gennaio 2013, a seguito di una battaglia condotta da Marco Pannella, con cui la Corte ha condannato l&#8217;Italia evidenziando che la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/blogpost\/carceri-europa-prigioni-dati\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">carcerazione<\/a> non comporta la rimozione dei\u00a0diritti sanciti dalla Convenzione. La persona privata temporaneamente della libert\u00e0 pu\u00f2 necessitare di \u201cuna maggiore tutela proprio per la vulnerabilit\u00e0 della sua situazione e per il fatto di trovarsi totalmente sotto la responsabilit\u00e0 dello Stato.\u201d<\/p>\n<p>Anche in campo ambientale, il 24 gennaio 2019, la stessa Corte ha emesso una decisione sulla situazione dell\u2019impianto <strong>Ilva di Taranto<\/strong>, in cui i giudici, avendo accertato \u201cla permanenza di una situazione di inquinamento ambientale atta a mettere in pericolo la salute dei ricorrenti\u201d, hanno stabilito che \u201clo Stato italiano non ha messo in atto le misure atte a proteggere il diritto al rispetto della vita privata dei cittadini, n\u00e9 ha fornito agli stessi un rimedio interno efficace per la difesa di tale diritto, violando con la propria condotta gli artt. 8 e 13 della Convenzione.\u201d<\/p>\n<p>Infine, il 3 maggio scorso, <strong>Giornata Mondiale per la Libert\u00e0 di Stampa<\/strong>, il Consiglio ha pubblicato un Rapporto, con il contributo del relatore Lord Foulkes, sulla libert\u00e0 di stampa che fa registrare passi indietro. Dai tagli alla stampa in Danimarca e Serbia, all\u2019uccisione di giornalisti in Slovacchia e in Irlanda del Nord, dalle critiche alla Lituania per il conflitto di interessi nel principale canale televisivo statale, e quelle all\u2019Italia &#8211; della quale il Consiglio d\u2019Europa scrive che \u201cil vicepremier e leader del M5S (Luigi Di Maio) ha chiesto alle aziende statali di bloccare la pubblicit\u00e0 sui giornali e ha annunciato piani per \u2018una riduzione dei contributi pubblici indiretti\u2019 ai media nel bilancio 2019. Nel novembre 2018, aveva pubblicato un post su un social media contenente linguaggio offensivo nei confronti dei giornalisti italiani e aveva auspicato nuove restrizioni legali sull\u2019editoria\u201d -.<\/p>\n<p><strong>Le battaglie per gli anni a venire<\/strong><br \/>\n\u00c8 indubbio che il contributo fornito da 70 anni dal Consiglio d\u2019Europa alle istituzioni preposte al rispetto dei diritti fondamentali sia risultato in un\u2019accresciuta consapevolezza popolare circa l\u2019importanza di questo strumento sovranazionale di giustizia. Ma non basta.<\/p>\n<p>I suoi successi attirano anche attacchi e minacce. Perci\u00f2 \u00e8 fondamentale onorarne la storia e proteggerlo soprattutto da chi, seguendo logiche nazionalistiche e protezionistiche, vuole sminuirlo o azzerarlo.<\/p>\n<p>In un\u2019epoca priva di Churchill, Adenauer o De Gasperi serve lottare per lo stato di diritto democratico, federalista, laico.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Dirk Waem\/Belga\/ZUMAPRESS.com<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Era il 19 settembre 1946 quando Winston Churchill, vittorioso contro la tirannia nazista, senza perder tempo ad adagiarsi sugli allori, tracci\u00f2 la via da seguire per mettere al sicuro quei valori di libert\u00e0 e democrazia che avevano rischiato di soccombere. \u201cDobbiamo costruire una sorta di Stati Uniti d&#8217;Europa. 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