{"id":73981,"date":"2019-05-11T09:25:22","date_gmt":"2019-05-11T07:25:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=73981"},"modified":"2019-05-17T07:13:17","modified_gmt":"2019-05-17T05:13:17","slug":"sindrome-calimero-europeismo-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/sindrome-calimero-europeismo-italiano\/","title":{"rendered":"Elezioni europee: la sindrome di Calimero del nuovo &#8216;europeismo&#8217;"},"content":{"rendered":"<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Assistiamo a un nuovo dibattito sulle ragioni dell\u2019<strong>europeismo<\/strong> italiano e possiamo rammaricarci che sia iniziato sotto la spinta dei partiti sovranisti attualmente al governo. \u00c8 anche giusto essere preoccupati del pericolo che la politica del governo conduca il Paese ai margini dell\u2019Unione o addirittura fuori di essa. Una seria riflessione sulle ragioni dell\u2019appartenenza dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> all\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a> era per\u00f2 necessaria e da un certo punto di vista manca da parecchi decenni. Essa sta per\u00f2 prendendo una piega fuorviante e potenzialmente pericolosa. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Sta infatti emergendo in Italia un nuovo tipo di europeismo che, pur rigettando le posizioni dei sovranisti, concentra i suoi strali contro la politica europea del Paese degli ultimi decenni e contro la classe dirigente (politica, burocratica e mediatica) che l\u2019ha sostenuta. Essa avrebbe infatti cercato di sopprimere il sentimento nazionale, annegandolo in un indistinto insieme europeo, accettando acriticamente l\u2019Europa \u201ccom\u2019\u00e8\u201d e creando cos\u00ec le premesse per la rinascita del <strong>sovranismo<\/strong>. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>Una convergenza di frustrazioni e l&#8217;enorme equivoco della Federazione europea<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 in questa posizione una convergenza di frustrazioni: per l\u2019incapacit\u00e0 del Paese a \u201cstare in Europa\u201d, ma anche di fronte a un\u2019Unione percepita come fondamentalmente ostile. Assisteremmo infatti a un tradimento dell\u2019ideale unitario dei padri fondatori di fronte al quale solo noi avremmo rinunciato a difendere l\u2019interesse nazionale nel duro confronto fra i diversi egoismi. Mi \u00e8 capitato di definire questa posizione \u201c<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Calimero\"><strong>complesso di Calimero<\/strong><\/a>\u201d.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>La sua perfetta illustrazione \u00e8 nello slogan \u201cl\u2019Europa s\u00ec, ma non cos\u00ec\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Alla radice di tutto ci\u00f2 c\u2019\u00e8 un enorme equivoco di cui le classi dirigenti sotto accusa sono in parte responsabili. Agli italiani \u00e8 stato fin dall\u2019inizio venduto in primo luogo l\u2019obiettivo federale, lo \u201cspirito di Ventotene\u201d. Non senza ragione, si pens\u00f2 che questo era il modo per unificare un Paese profondamente diviso e traumatizzato dalla tragedia del fascismo e della guerra, dandogli una nuova missione nazionale. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Il problema \u00e8 che l\u2019Ue non \u00e8 mai stata e non \u00e8 una federazione. Del resto, le nazioni non verrebbero annullate nemmeno in una federazione, ma questo \u00e8 un altro discorso. Questo non vuol dire che sia un sistema in cui Paesi sovrani collaborano liberamente secondo i loro interessi. \u00c8 invece un processo che ha sicure finalit\u00e0 politiche, ma esse sono indefinite: federali per alcuni, ma non per altri. Esso si caratterizza soprattutto per una graduale condivisione di sovranit\u00e0 su problemi concreti che i Paesi membri decidono di consentire in generale all\u2019unanimit\u00e0, in un processo in cui l\u2019interesse nazionale \u00e8 sempre presente.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">La conseguenza \u00e8 che le cessioni di sovranit\u00e0 non avvengono in base a un disegno logico, ma in reazione agli avvenimenti e ai bisogni. Dove la sovranit\u00e0 \u00e8 stata condivisa, ci sono regole comuni decise insieme alle quali non si pu\u00f2 derogare. Dove non c\u2019\u00e8 stata condivisone, interviene il dialogo politico che pu\u00f2 eventualmente sfociare in nuovi vincoli condivisi. La natura del processo fa s\u00ec che i vantaggi che ci si aspetta dal negoziato e le concessioni che si fanno non devono essere valutati caso per caso, ma in un\u2019ottica complessiva di medio periodo.<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Il sistema pu\u00f2 non piacere, pu\u00f2 essere giudicato troppo lento e confuso, ma questa e non altra \u00e8 l\u2019Unione. Se non lo si capisce, non si va da nessuna parte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>I problemi legati alla percezione e comprensione dell&#8217; &#8216;interesse nazionale&#8217;<\/strong><br \/>\nIl concetto di &#8216;interesse nazionale&#8217; \u00e8 per definizione ambiguo e soggettivo. L\u2019unico criterio oggettivamente valido \u00e8 ritenere come tale ci\u00f2 che \u00e8 deciso dai governi in carica. Basta fare un giro a Bruxelles e in altre capitali per sentirsi dire che l\u2019Italia \u00e8 sempre stata piuttosto brava nel perseguire quello che i governi al potere consideravano essere un interesse nazionale. Mi \u00e8 capitato di dissentire, per esempio a proposito della pervicace difesa delle imprese pubbliche fino all\u2019inizio degli Anni 90, ma la mia era solo un\u2019opinione personale. Al governo di Mario Monti, in particolare, possono essere imputati diversi errori, ma non certo quello di essere stato supino di fronte all\u2019Europa. N\u00e9 la svolta operata da Mario Draghi alla testa della Bce, n\u00e9 gli strumenti di solidariet\u00e0 introdotti nella gestione dell\u2019euro sarebbero stati possibili senza le riforme interne di quel governo, ma soprattutto senza l\u2019opera di convincimento pazientemente esercitata nei confronti della Germania. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Dove \u00e8 il problema? A mio avviso risiede nel fatto che tutti i governi negoziano in un doppio spirito nazionale ed europeo. Tuttavia, mentre gli altri presentano in primo luogo alla loro opinione pubblica i vantaggi che hanno ottenuto per il proprio Paese, noi abbiamo lasciato che si percepissero soprattutto le concessioni. Da qui la percezione di un Paese eterodiretto che non controlla gli avvenimenti e subisce le decisioni altrui (il vincolo esterno). L\u2019altro risvolto delle politiche europee dell\u2019Italia \u00e8 la costante incapacit\u00e0 delle classi dirigenti di trarre sul piano interno le conseguenze delle decisioni prese in Europa. Su questo tuttavia c\u2019\u00e8 largo consenso e quindi non mi dilungo oltre. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>Il &#8216;nuovo europeismo&#8217; che fa il gioco dei sovranisti<\/strong><br \/>\n\u00c8 facile vedere che un &#8216;nuovo europeismo&#8217; che cancella le politiche del passato per promettere, finalmente, la difesa dell\u2019interesse nazionale fa solo il gioco dei sovranisti. Un simile atteggiamento non pu\u00f2 che veicolare l\u2019immagine di un\u2019Europa forse necessaria, ma fondamentalmente ostile e costruita contro i nostri interessi. Ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 grave se l\u2019azione \u00e8 condotta senza le necessarie alleanze. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Il rifiuto &#8216;dell\u2019Europa che c\u2019\u00e8&#8217; non pu\u00f2 che tradursi in ostilit\u00e0 verso la coppia franco-tedesca giudicata responsabile dello stato attuale delle cose. Possiamo pensare ci\u00f2 che vogliamo della politica di quei due Paesi, ma sarebbe utile rendersi conto che se l\u2019Ue va maluccio non \u00e8 a causa dei loro accordi. Essi hanno al contrario in generale posizioni molto distanti e attualmente stentano a convergere. L\u2019esperienza ci dice che solo quando cominciano ad avvicinarsi si creano le condizioni per un accordo pi\u00f9 vasto. Il nostro problema \u00e8 di entrare nel gioco che c\u2019\u00e8, non di vagheggiare di &#8216;archi mediterranei&#8217; che, ma solo per ragioni climatiche, sono appena meno velleitari &#8216;dell\u2019asse Roma-Londra&#8217; di cui si favoleggiava negli Anni 70. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>Uscire dalla mitologia ed essere concreti<\/strong><br \/>\nPerch\u00e9 il benvenuto dibattito sull\u2019europeismo italiano sia costruttivo, sono necessarie due condizioni. La prima \u00e8 che si esca dalla mitologia per spiegare agli italiani l\u2019Europa come \u00e8 effettivamente. La seconda \u00e8 un\u2019esigenza di concretezza quando si parla di problemi specifici. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">\u00c8 perfettamente legittimo e a volte doveroso accusare gli altri di violare le regole oppure di comportamenti politicamente non conformi all\u2019interesse generale. Si tratta per\u00f2 di scenari completamente diversi su cui si fa troppo facilmente confusione. Gli esempi possono essere numerosi, ma mi limiter\u00f2 a pochi casi. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">La violazione delle regole deve essere perseguita. Gli altri lo fanno sistematicamente nei nostri confronti; noi molto poco. Certo, la Corte di Giustizia \u00e8 lenta, ma le sue decisioni fanno giurisprudenza e si pu\u00f2 ottenere soddisfazione come abbiamo visto nel caso del contenzioso che ci ha opposto alla Commissione sul sostegno alle banche in difficolt\u00e0. Sostenere che c\u2019\u00e8 stata violazione e non agire \u00e8 controproducente e disonesto perch\u00e9 chiaramente rivolto a ottenere consenso interno senza correre i rischi del contenzioso. In questo modo il rancore dell\u2019opinione pubblica si accumula e diventa frustrazione. Non siamo i soli a commettere questo errore. Il governo olandese accusa la Commissione di troppo lassismo nei confronti dell\u2019Italia, ma non ha il coraggio di chiedere che sia sanzionata, come potrebbe in seno all\u2019Eurogruppo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Nella maggior parte dei casi invece si confonde ad arte la violazione delle regole con l\u2019opportunit\u00e0 politica. Ci sono molte ragioni valide per spingere la Germania a stimolare maggiormente la domanda interna, ma non c\u2019\u00e8 nessuna regola che la obbliga a farlo. Ci sono ottimi argomenti pro o contro l\u2019armonizzazione fiscale. Tuttavia la fiscalit\u00e0 \u00e8 ancora una prerogativa nazionale e la situazione potr\u00e0 essere modificata solo all\u2019unanimit\u00e0. \u00c8 facile sostenere che i Paesi che hanno una bassa fiscalit\u00e0 sulle imprese sottraggono gettito agli altri. Visto che in generale hanno i conti pi\u00f9 in ordine di noi, ci si pu\u00f2 domandare perch\u00e9 non facciamo lo stesso. Evidentemente il problema \u00e8 pi\u00f9 complesso di come \u00e8 raccontato. Si pu\u00f2 invece intervenire nei casi di trattamento discriminatorio, come del resto la Commissione ha cominciato a fare. Potrei continuare.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\"><strong>Scomode comunanze con la Gran Bretagna e margini di tolleranza<\/strong><br \/>\n\u00c8 in corso in Europa una discussione molto concreta su ci\u00f2 che \u00e8 possibile fare nel prossimo avvenire; discussione da cui siamo fondamentalmente assenti, forse aspettando improbabili mutamenti catartici dalle prossime elezioni europee.<\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Paradossalmente, abbiamo in comune con la Gran Bretagna due cose. Da un lato, una sistematica denigrazione dell\u2019Ue che sta scavando come un tarlo nella coscienza collettiva con conseguenze imprevedibili. Dall\u2019altro il faticoso risveglio da due visioni opposte, ma altrettanto fuorvianti della costruzione europea. Ben venga quindi un dibattito senza complessi, ma a condizione che non si abbandoni l\u2019idea mitologica dell\u2019Europa salvatrice per cadere in quella, altrettanto mitologica, dell\u2019Europa ostile. <\/span><\/p>\n<p class=\"p2\"><span class=\"s1\">Nel frattempo, una brutta e una buona notizia. La brutta \u00e8 che ci stiamo effettivamente allontanando dall\u2019Europa e non solo sul piano dell\u2019economia. La buona, se cos\u00ec la vogliamo chiamare, \u00e8 che per il momento nessuno ha interesse a un conflitto con l\u2019Italia. Le difficolt\u00e0 di Brexit, il rallentamento dell\u2019economia, le divergenze con Visegrad, i rischi di una guerra commerciale con gli Usa sono pi\u00f9 urgenti e importanti. Potremo quindi contare su un po\u2019 di tolleranza, ma a condizione di non superare certi limiti e non farci male da soli.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Assistiamo a un nuovo dibattito sulle ragioni dell\u2019europeismo italiano e possiamo rammaricarci che sia iniziato sotto la spinta dei partiti sovranisti attualmente al governo. \u00c8 anche giusto essere preoccupati del pericolo che la politica del governo conduca il Paese ai margini dell\u2019Unione o addirittura fuori di essa. 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