{"id":7400,"date":"2008-02-21T00:00:00","date_gmt":"2008-02-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/in-medio-oriente-leuropa-sta-facendo-la-sua-parte\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:59","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:59","slug":"in-medio-oriente-leuropa-sta-facendo-la-sua-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/in-medio-oriente-leuropa-sta-facendo-la-sua-parte\/","title":{"rendered":"In Medio Oriente l\u2019Europa sta facendo la sua parte"},"content":{"rendered":"<p>BRUXELLES &#8211; \u00c8 tempo di cambiamenti per la politica estera europea. Se verr\u00e0 ratificato, il trattato di Lisbona introdurr\u00e0 una serie di riforme nelle relazioni esterne dell\u2019Unione europea che trasformeranno il complesso equilibrio istituzionale di questo settore. Ne parliamo con il commissario europeo alle Relazioni esterne <a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/commission_barroso\/ferrero-waldner\/index_it.htm\" target=\"blank\"><b><u> Benita Ferrero Waldner<\/u><\/b><\/a> partendo da ci\u00f2 che l\u2019Ue sta concretamente facendo sul fronte pi\u00f9 caldo della politica internazionale, il Medio Oriente.<\/p>\n<p><b>Commissario, lo scorso novembre lei ha partecipato al vertice di Annapolis sul processo di pace in Medio Oriente. Il Presidente George W. Bush ha fatto appello a un accordo negoziato entro la fine del 2008, ma a molti questo \u00e8 sembrato solo un tentativo dell&#8217;ultima ora di recuperare il tempo perduto in questi anni. Quale \u00e8 il suo parere sul presente e il futuro in Palestina? <\/b><br \/>\nNon bisogna mai dimenticare che la chiave della soluzione del conflitto sta nella volont\u00e0 politica delle due parti: israeliani e palestinesi. Nessun appoggio esterno sar\u00e0 mai sufficiente a trovare una soluzione senza quest&#8217;elemento determinante. Quelli iniziati in Maryland sono i <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=679\"><b><u> primi colloqui di pace<\/u><\/b><\/a> in sette anni: questo risultato da solo \u00e8 gi\u00e0 significativo. Ora dobbiamo afferrare le opportunit\u00e0 forniteci da Annapolis e dalla successiva conferenza dei donatori a Parigi. Non ci sar\u00e0 un&#8217;altra opportunit\u00e0 simile nei prossimi mesi. Per quanto mi riguarda, sono determinata a continuare a contribuire agli sforzi delle parti per raggiungere un accordo. Certamente, perch\u00e9 il negoziato abbia successo, entrambe le parti dovranno accettare dei compromessi difficili, soprattutto per quanto riguarda le questioni dello status.<\/p>\n<p><b>Crede che ci\u00f2 sia ancora possibile alla luce di quello che sta succedendo a Gaza?<\/b><br \/>\nGli eventi recenti a Gaza hanno dimostrato senza dubbio i livelli d&#8217;emergenza sia a Gaza che in Israele. Voglio essere chiara: condanno con forza gli attacchi con razzi da Gaza contro Israele e riconosco il diritto di Israele a difendere i propri cittadini. Tuttavia, bisogna garantire un flusso efficiente di merci e di forniture, nel rispetto della sicurezza degli israeliani e dei palestinesi. Isolare la popolazione di Gaza da risorse essenziali quali l&#8217;elettricit\u00e0, i prodotti alimentari e le medicine contribuisce solo a rafforzare coloro che mirano a far deragliare l&#8217;attuale processo negoziale. Oltre a fornire un sostegno politico, la comunit\u00e0 internazionale pu\u00f2 facilitare i negoziati in corso anche migliorando la situazione sul posto. Questo per noi \u00e8 un imperativo politico. La popolazione deve poter credere che \u00e8 possibile ottenere miglioramenti tangibili e che i palestinesi e gli israeliani possono convivere in pace.<\/p>\n<p><b>Quale sar\u00e0 il ruolo della Commissione nei prossimi mesi? Dopo la vittoria di Hamas alle elezioni del 2006 la Commissione ha lanciato il <a href=\"http:\/\/www.eurunion.org\/news\/press\/2006\/20060075.htm\" target=\"blank\"><b><u>Meccanismo Internazionale Temporaneo &#8211; TIM<\/u><\/b><\/a> per cercare di isolare Hamas senza creare una catastrofe umanitaria per il popolo palestinese<\/b><br \/>\nNel corso degli anni, la Commissione europea \u00e8 diventata il primo donatore verso l&#8217;Autorit\u00e0 palestinese: dal 2006 abbiamo convogliato 600 milioni di euro tramite il nostro meccanismo internazionale temporaneo per assistere il popolo palestinese nei suoi sforzi di state-building e per le esigenze umanitarie urgenti. Forniamo anche ulteriore assistenza tramite l&#8217;Unwra ed altre agenzie dell&#8217;Onu.<\/p>\n<p><b>Come valuta l&#8217;apporto di questo strumento finanziario dopo due anni e cosa intendono fare l&#8217;UE e la Commissione in questa fase?<\/b><br \/>\nNelle ultime settimane per\u00f2 abbiamo lanciato uno strumento nuovo, il Meccanismo palestino-europeo di gestione dell&#8217;aiuto socio-economico (Pegase). A partire dal primo febbraio, attraverso questo nuovo meccanismo possiamo convogliare il nostro contributo verso il Piano palestinese di riforma e sviluppo (Prdp) in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est. Questo piano si concentra particolarmente sulla governance, lo sviluppo sociale, economico e del settore privato e sulle infrastrutture, render\u00e0 il nostro contributo in quanto maggior donatore pi\u00f9 stabile e prevedibile e accrescer\u00e0 notevolmente la responsabilit\u00e0 dell&#8217;Autorit\u00e0 palestinese nel processo di riforme e di sviluppo.<\/p>\n<p><b>Come si decliner\u00e0 concretamente?<\/b><br \/>\nPegase finanzier\u00e0 un ampio spettro di attivit\u00e0 in quattro settori prioritari: la governance: riforma fiscale, Stato di diritto, giustizia, &#8220;accountability&#8221; e sicurezza; lo sviluppo sociale: protezione sociale, salute, istruzione (compresa formazione professionale), occupazione e gli approvvigionamenti di base come i combustibili; lo sviluppo del settore economico e privato: agevolazione del commercio, sostegno e finanziamento alle piccole e medie imprese e sviluppo di centri d&#8217;affari; lo sviluppo delle infrastrutture pubbliche in settori come l&#8217;acqua, l&#8217;ambiente o l&#8217;energia. Il campo d&#8217;applicazione del nuovo meccanismo \u00e8 dunque pi\u00f9 ampio di quello del TIM, poich\u00e9 non copre solo i progetti di spesa corrente ma anche investimenti e sviluppo economico.<\/p>\n<p><b>Passiamo alla riforma istituzionale dell\u2019Unione? Crede davvero che il trattato che \u00e8 stato firmato a Lisbona nel dicembre scorso rafforzer\u00e0 la politica estera europea dando all\u2019Unione una voce unica sui problemi della sicurezza, dello sviluppo e del cambiamento climatico?<\/b><br \/>\nIl Trattato di Lisbona costituisce un passo avanti importante per l&#8217;Europa proprio perch\u00e9 risponde direttamente alle preoccupazioni espresse dai cittadini europei in questi ultimi anni. Per produrre politiche e risultati migliori, l&#8217;Ue doveva modernizzarsi e riformarsi. Inoltre, poich\u00e9 l&#8217;Ue si \u00e8 sviluppata ed ha accresciuto le sue responsabilit\u00e0, era necessario rivedere il modo in cui lavoriamo. Con il Trattato di Lisbona l&#8217;Unione sar\u00e0 pi\u00f9 efficiente e trasparente. Saremo pi\u00f9 coerenti verso l&#8217;esterno, pi\u00f9 efficaci nell\u2019ottenere i risultati utili ai cittadini e avremo istituzioni moderne ed adatte all&#8217;Unione a 27.<\/p>\n<p><b>Pu\u00f2 fare degli esempi?<\/b><br \/>\nPrimo, con l&#8217;entrata in vigore del Trattato avremo finalmente un unico Rappresentante per le relazioni esterne, invece dell&#8217;attuale troika. Secondo, il Trattato di Lisbona offre nuove possibilit\u00e0 per agire su problemi concreti ed attuali quali l&#8217;energia, la protezione civile e la sanit\u00e0. Infine, il nuovo Trattato rafforzer\u00e0 il ruolo del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali. Questo sviluppo \u00e8 estremamente importante. Tutto sommato quindi, ritengo che le riforme accresceranno la dimensione europea in molte delle nostre attuali politiche.<\/p>\n<p><b>Quali sono i prossimi passi da compiere?<\/b><br \/>\nIn questo momento dobbiamo concentrarci in primo luogo sulla ratifica del Trattato nei 27 Stati membri. Una parte di stati ha gi\u00e0 finalizzato la ratifica, mentre altri hanno avviato il processo. Solo il completamento di questa fase cruciale decider\u00e0 la data esatta d&#8217;entrata in vigore del nuovo Trattato.<\/p>\n<p><b>Circolano gi\u00e0 le prime voci su chi potr\u00e0 prendere il posto di Alto Rappresentante. Pu\u00f2 darci un&#8217;anticipazione? <\/b><br \/>\nPreferisco non entrare in queste speculazioni. Ci\u00f2 che davvero conta \u00e8 rafforzare l&#8217;Unione Europea sulla scena internazionale. Ripeto, la nostra enfasi in questo momento \u00e8 sul processo di ratifica nell&#8217;Unione a 27. Dobbiamo assicurarci che i cittadini europei comprendano i progressi che il nuovo trattato introduce, specialmente nel settore della politica estera. Ci\u00f2 che \u00e8 certo \u00e8 che con l&#8217;entrata in vigore del nuovo trattato l&#8217;attuale posto di Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza, ricoperto da Javier Solana ed il posto di Commissario per le relazioni esterne e la politica europea di vicinato saranno fusi. Le specificit\u00e0 di questa nuova posizione e del suo portafoglio restano tutte da determinare.<\/p>\n<p><b>A proposito della Politica Europa di Vicinato (Pev), Lei \u00e8 responsabile di questa politica relativamente nuova dell&#8217;Ue &#8211; pu\u00f2 darci una Sua valutazione dei primi risultati? L&#8217;idea di offrire una &#8220;nuova prospettiva&#8221; ai nostri vicini in alternativa alla <i>membership<\/i> piena dell\u2019Ue, sta avendo successo? <\/b><br \/>\nQuando ho cominciato il mio lavoro come Commissario, circa tre anni fa, la Pev era ancora soltanto un progetto ambizioso. Oggi, \u00e8 una politica che funziona. Il nostro obiettivo strategico \u00e8 chiaro: appoggiare programmi di riforma politica ed economica nei paesi del nostro vicinato e quindi creare un&#8217;area di stabilit\u00e0, sicurezza e prosperit\u00e0. Questo non \u00e8 solo nell&#8217;interesse di quei paesi, ma va anche a vantaggio dell&#8217;Europa: abbiamo bisogno di un&#8217;Ue che si impegni attivamente nel vicinato e che faccia valere la sua &#8220;forza di trasformazione&#8221;, non di un&#8217;Europa &#8220;fortezza&#8221;, che alza i ponti levatoi.<\/p>\n<p><b>Concretamente?<\/b><br \/>\nNel quadro della Pev abbiamo elaborato piani d&#8217;azione, disegnati per soddisfare le esigenze specifiche di riforma di ciascuno dei paesi in modo da accompagnare i loro sforzi di modernizzazione. Le nostre attivit\u00e0 di cooperazione coprono una vasta gamma di settori compresi la &#8220;good governance&#8221;, le riforme dell&#8217;economia, i diritti dell&#8217;uomo, il commercio, la sicurezza, l&#8217;efficienza energetica, l&#8217;ambiente, l&#8217;istruzione, la salute, la ricerca ed infine l&#8217;agevolazione dei visti, ed i controlli doganali e alle frontiere. La PEV \u00e8 un tipo di politica estera intelligente e moderna.<\/p>\n<p><b>Molti dei nostri partner sulle rive meridionali del Mediterraneo, per esempio, hanno accolto con scetticismo questa nuova politica, che dovrebbe ravvivare e completare il processo di Barcellona. Oggi questi paesi hanno cambiato opinione? <\/b><br \/>\nI nostri partner nel Mediterraneo hanno accolto positivamente la Pev. Ho appena visitato il Marocco, uno dei partner pi\u00f9 avanzati nel quadro della politica di vicinato. Insieme al Marocco stiamo studiando la possibilit\u00e0 di migliorare ancora di pi\u00f9 i nostri rapporti. Non a caso, il Marocco era uno dei due paesi partner della Pev che hanno ricevuto un sostegno aggiuntivo tramite il &#8220;fondo di governance&#8221; (Governance facility). Si tratta, in pratica, di una sorta di &#8220;ricompensa per le riforme&#8221; che riconosce al Marocco l&#8217;alto livello d&#8217;esecuzione del piano d&#8217;azione che abbiamo adottato insieme nel 2005.<\/p>\n<p><b>Che relazione ha questo dibattito con la recente proposta di &#8220;Unione mediterranea&#8221; del Presidente francese Sarkozy? <\/b><br \/>\nCondividiamo appieno l&#8217;obiettivo di rinforzare le relazioni esistenti con e tra i paesi mediterranei contenuta nella <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=690\"><b><u> proposta di Sarkozy<\/u><\/b><\/a>. Una tale iniziativa apporterebbe un nuovo slancio politico alla cooperazione regionale nel Mediterraneo. Essa dovrebbe essere fondata sull&#8217;esperienza fatta nell&#8217;ambito dei fori regionali promossi in questi anni, come il processo di Barcellona, Euromed e la stessa Pev. A mio avviso, sarebbe anche importante assicurare la partecipazione ed il contributo del settore privato, e per esempio, di iniziative quali l&#8217;umce-Businessmed (l&#8217;Unione mediterranea delle confederazioni di impresa). Va da s\u00e9 che l&#8217;approvazione da parte di tutti e 27 i membri dell&#8217;Ue renderebbe questo progetto uno strumento forte nel quadro delle nostre relazioni con il Mediterraneo.<\/p>\n<p><b>Alcuni paesi, come l&#8217;Ucraina e il Marocco, hanno espresso la volont\u00e0 di accelerare il loro cammino di avvicinamento all&#8217;Unione Europea. Per loro la Pev non basta. Quale \u00e8 la visione della Commissione sull&#8217;argomento?<\/b><br \/>\nUno dei vantaggi della Pev sta nel fatto che permette un approccio differenziato nei confronti di ciascun paese partner, basato sulle specifiche esigenze, sulle sue capacit\u00e0 e sui risultati. In questo senso, i paesi che hanno fatto pi\u00f9 progressi nell&#8217;esecuzione dei piani d&#8217;azione potranno anche muoversi pi\u00f9 rapidamente verso l&#8217;Unione. Questo approccio differenziato garantisce flessibilit\u00e0 e permette ai nostri partner di avvicinarsi quanto pi\u00f9 \u00e8 a loro possibile all&#8217;Ue. In s\u00e9 stessa, la Pev non offre ai partner una prospettiva d&#8217;adesione, ma non la preclude neppure, per il futuro. Non dimentichiamoci che il nostro principale obiettivo geopolitico \u00e8 di tenere vicini in nostri partner. Ecco perch\u00e9 attualmente stiamo negoziando con l&#8217;Ucraina un nuovo accordo rafforzato, mentre, come ho detto prima, insieme al Marocco stiamo esplorando alcune opzioni per far progredire le nostre relazioni.<\/p>\n<p><b>A pochi giorni dalla dichiarazione di indipendenza del Kosovo, la tensione nell\u2019area rimane molto alta. Oltre all\u2019intensa attivit\u00e0 diplomatica di questi mesi, l&#8217;Ue ha appena avviato un\u2019importante missione nel quadro della Politica europea di sicurezza e difesa (Pesd). In che modo la Commissione europea contribuisce a questo tipo di missioni?<\/b><br \/>\nCi sono due modi distinti nei quali sosteniamo le missioni di Pesd: da un lato gestiamo il bilancio della missione in corso e dall&#8217;altro provvediamo a misure di accompagnamento come i programmi di promozione dello Stato di diritto (compresa la formazione di personale di polizia e magistrati, e attivit\u00e0 di sminamento) attraverso lo Strumento di Stabilit\u00e0 e l&#8217;assistenza economica classica. Soprattutto, continuiamo a contribuire alla stabilit\u00e0 ed alle riforme in Kosovo attraverso i vari strumenti del Processo di Stabilizzazione e Associazione con cui vogliamo tradurre in realt\u00e0 la prospettiva europea dell&#8217;intera regione dei Balcani occidentali.<\/p>\n<p><b>Dalla Palestina al Kenia ed al Pakistan, la Commissione ha dimostrato di voler svolgere un ruolo attivo nell&#8217;osservazione dei processi elettorali democratici nel mondo. Questa strategia sta dando frutti? <\/b><br \/>\nIl contributo ai processi elettorali \u00e8 una componente importante della politica estera dell&#8217;Ue. Le elezioni dovrebbero rappresentare un momento di reale partecipazione democratica e, allo stesso tempo, stimolare una migliore protezione dei diritti dell&#8217;uomo. La realizzazione di un processo elettorale democratico \u00e8 un elemento essenziale nell&#8217;istituzione di un sistema di governo che assicuri il rispetto dei diretti umani, la fine dei conflitti e della violenza, lo stato di diritto e lo sviluppo di solide istituzioni democratiche.<\/p>\n<p><b>Con queste missioni d&#8217;osservazione elettorale, non rischiamo di legittimare governi autoritari? <\/b><br \/>\nIn questo senso, l&#8217;osservazione elettorale permette di valutare un processo elettorale secondo criteri e norme internazionali che devono caratterizzare elezioni democratiche autentiche. Queste missioni non osservano solo lo svolgimento dell&#8217;elezione, durante il cosiddetto &#8220;Election Day&#8221;, ma monitorano l&#8217;intero processo elettorale, compresa la campagna, e possono quindi fornire elementi sullo stato complessivo di sviluppo democratico in un paese in un dato periodo. Inoltre, la presenza di osservatori dell&#8217;Ue pu\u00f2 migliorare la trasparenza e la fiducia nel sistema democratico fornendo una valutazione imparziale del processo elettorale, disinnescando la tensione e, grazie alla loro presenza, dissuadendo o rilevando eventuali frodi.<\/p>\n<p><b>Esiste, a suo avviso, un punto d&#8217;equilibrio, tra promozione della democrazia e salvaguardia della stabilit\u00e0?<\/b><br \/>\nOgni anno riusciamo ad inviare tra le 13 e le 15 missioni d&#8217;osservazione elettorale Ue. Il fatto che riceviamo pi\u00f9 inviti ad inviare missioni di quanto le nostre capacit\u00e0 ci permettano di soddisfare, mi sembra una chiara dimostrazione dell&#8217;alto apprezzamento di imparzialit\u00e0 e competenza, nei confronti delle nostre missioni elettorali.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BRUXELLES &#8211; \u00c8 tempo di cambiamenti per la politica estera europea. 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