{"id":74023,"date":"2019-05-16T16:09:49","date_gmt":"2019-05-16T14:09:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74023"},"modified":"2019-05-20T15:37:07","modified_gmt":"2019-05-20T13:37:07","slug":"ue-gb-brexit-paralisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-gb-brexit-paralisi\/","title":{"rendered":"Ue\/GB: Brexit, la paralisi all&#8217;avvicinarsi del baratro"},"content":{"rendered":"<p>E adesso? Una dopo l\u2019altra, si vanno chiudendo le possibili <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/ue-brexit-apologia-may\/\">vie di uscita<\/a>, mentre un governo privo di idee e sballottato da una continua serie di sconfitte guarda paralizzato \u2013 al pari di una lepre colta di sorpresa dai fari di un\u2019automobile \u2013 all&#8217;avvicinarsi di una <em>hard <strong>Brexit<\/strong><\/em> disastrosa, rispetto a cui non sa cosa fare se non cercare di prendere tempo.<\/p>\n<p>Continua a pagare il prezzo di un negoziato condotto senza una vera strategia, nato da una decisione cui chi l\u2019aveva proposta non credeva, dove protesta indistinta, dilettantismo supponente, insularismo ignorante hanno dato vita ad una miscela esplosiva. Ha pesato l\u2019incapacit\u00e0 di affrontare la situazione con strumenti innovativi, promuovendo la ricerca di un consenso trasversale capace di interpretare la nuova realt\u00e0, anzich\u00e9 rifugiarsi nell\u2019ideologismo del confronto.<\/p>\n<p>La tradizionale e spesso invidiata abilit\u00e0 negoziale britannica ha mostrato la corda: a Bruxelles persino nelle ultime settimane ci si \u00e8 continuati a chiedere con stupore misto ad ironia come mai Londra continuasse a tenere una linea negoziale rigida sui dossier controversi per cercare di dividere il fronte avversario, tetragona al fatto che la musica era cambiata e che proprio tale approccio aveva finito per cementare fra i 27 una unanimit\u00e0 su cui all&#8217;inizio pochi avrebbero giurato, ulteriormente rafforzata dalla crescente insofferenza per un atteggiamento che, prima ancora che \u00a0arroganza, mostrava una sorprendente fuga dal principio di realt\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Un dibattito condizionato da tante &#8216;bufale&#8217;<\/strong><br \/>\nUn dibattito viziato da un numero senza precedenti di <em>fake news<\/em> (sarebbe meglio chiamarle semplicemente &#8216;bufale&#8217;), in cui si agitavano seduzioni tardo-imperiali tanto sentite quanto slegate dalla realt\u00e0, divaricazioni fra metropoli e provincia, fra dinamiche culturali e professionali cosmopolite e desertificazioni industriali entrambe figlie della globalizzazione, fra giovani e anziani, non poteva far prevalere la razionalit\u00e0, o anche solo la convenienza degli interessi.<\/p>\n<p>Che il conto della B<em>rexit<\/em> sarebbe stato salato, anche se non necessariamente di quanto, era chiaro ma non ha smosso le certezze di coloro che pronosticavano un futuro fatto di <em>deregulation<\/em> selvagge sul modello Singapore in un Paese pronto, in nome del ritrovato &#8216;spirito bucaniere&#8217;, a partire alla conquista dei mercati mondiali. O quelle di coloro che invocando <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dunkirk_(film_2017)\">Dunquerque<\/a> si dicevano pronti come settant\u2019anni fa ad affrontare e vincere lo stesso avversario &#8216;continentale&#8217; (cio\u00e8 tedesco) che attentava alla loro identit\u00e0.<\/p>\n<p>Che un Paese fosse disposto a rinunciare all&#8217;insieme di garanzie e vantaggi che hanno fatto del modello sociale europeo un unicum senza precedenti potrebbe far trasecolare, ma il fatto che sia stato condiviso da fette consistenti di quel che resta della classe operaia, indifferente a che fabbriche e industrie si apprestassero a traslocare per timore della <em>Brexit<\/em>, d\u00e0 da riflettere. L\u2019effetto d\u2019annuncio \u00e8 per il momento modesto, sicch\u00e9 non cala di molto il numero di quanti pensano che i disastri minacciati siano in realt\u00e0 una ulteriore &#8216;bufala&#8217; e permane una sorta di fastidio per lungaggini che rischiano di vanificare la volont\u00e0 popolare, cui \u00e8 gran tempo di dare seguito.<\/p>\n<p><strong>La diversit\u00e0 strutturale britannica&#8230;<\/strong><br \/>\nIl sistema britannico ha messo ancora una volta in luce la sua diversit\u00e0 strutturale rispetto al resto d\u2019Europa. La <em>britishness<\/em> \u00e8 un concetto elusivo, difficile da cogliere per chi non lo \u00e8; esso esprime l\u2019essenza di una diversit\u00e0 profondamente radicata, di cui rappresenta il codice identitario; \u00e8 ci\u00f2 che consente a una societ\u00e0 profondamente diseguale, in cui la classe conserva una forza sbiadita altrove, di riconoscersi e affrontare le proprie contraddizioni in quanto <em>british<\/em>.<\/p>\n<p>E\u2019 meno sentito a Londra e negli altri grandi centri urbani &#8211; Manchester, Birmingham, Glasgow \u2013, dove multiculturalismo cosmopolita e globalizzazione hanno introdotto una trama sociale pi\u00f9 articolata, ma per le stesse ragioni \u00e8 fortemente radicato nel Sud e nell\u2019Ovest agricolo e nella\u00a0<em>rust-belt<\/em> nel Nord de-industrializzato, dove costituisce ad un tempo la coperta di Linus di un\u2019identit\u00e0 in crisi e il grimaldello per affermare una diversit\u00e0 intollerante.<\/p>\n<p><strong>Sovranismo<\/strong>, se si vuole, ma di una qualit\u00e0 del tutto particolare e senza collegamenti possibili altrove. Inglese, assai prima che britannico, il che spiega da un lato come la Scozia possa immaginare concretamente un suo futuro con l\u2019Europa e dall&#8217;altro come quanti sognano un\u2019Inghilterra trasformata in una maxi-Singapore de-regolamentata, siano disposti a pagare il prezzo di una possibile dissoluzione del Regno Unito. Sarebbe la fine dell\u2019illusione britannica di contare nel mondo, Scozia a Irlanda andrebbero per la loro strada lasciando a Londra forse solo l\u2019appendice gallese; sarebbe uno scenario suicida ma c\u2019\u00e8 chi pensa che sarebbe coerente con una certa idea pur deformata di <em>britishness<\/em>.<\/p>\n<p><strong>&#8230; non sempre n\u00e9 interamente percepita dai partner<\/strong><br \/>\nTutto ci\u00f2, pur avendo condizionato sin dall&#8217;inizio la partecipazione britannica al processo europeo, non \u00e8 mai stato interamente recepito dagli altri e ha continuato ad alimentare un divario di percezioni che si \u00e8 manifestato con forza crescente nel negoziato sulla <em>Brexit<\/em> senza che, ancora una volta, si sia riusciti ad imbrigliarne il potenziale distruttivo.<\/p>\n<p>Londra per converso, non \u00e8 mai riuscita a cogliere compiutamente il senso innanzitutto politico che il processo europeo ha agli occhi di tutti gli altri suoi membri. L\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a> \u00e8 in crisi e al suo interno si muovono non tendenze, velocit\u00e0 e geometrie diverse, ma universi autonomi e paralleli in cerca di una sistemazione: tutti per\u00f2 all&#8217;interno di un disegno politico di fondo che rimane a un tempo prioritario e condiviso. Londra nel negoziato sulla <em>Brexit<\/em> ha puntato ora sugli scandinavi, ora sulla Germania, ora su Visegrad, per cercare in nome di intese su interessi economici spesso realmente convergenti di scardinare il fronte comune, sottovalutando gravemente la forza del cemento politico dell\u2019Ue. Molti sono i nodi di questo negoziato, ma il gap nelle rispettive percezioni psicologiche ha reso complesso anche quanto, forse, avrebbe potuto essere affrontato pi\u00f9 pragmaticamente<\/p>\n<p><strong>Una bozza di accordo che \u00e8 il meglio del peggio<\/strong><br \/>\nLa bozza di accordo concordata dal premier britannico Theresa <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/brexit-may-nebbia-accordo\/\"><strong>May<\/strong><\/a> con l\u2019Ue era tutt\u2019altro che perfetta ma rappresentava realisticamente il meglio del peggio, scontentando e accontentando un po\u2019 gli uni e un po\u2019 gli altri. Visto in un\u2019ottica brussellese, ci sarebbe stato spazio per lavorare su interpretazioni autentiche, dichiarazioni politiche e quant&#8217;altro, cos\u00ec da rendere possibile un compromesso nella migliore tradizione consociativa dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Non \u00e8 andata cos\u00ec e l\u2019ipotesi di ripresentare una quarta volta ai Comuni un testo destinato alla quarta bocciatura suona patetica prima ancora che avventata. La <em>Brexit<\/em> ha diviso dall&#8217;interno Tories e Labour, sconvolgendone gli equilibri e paralizzandone di fatto i meccanismi decisionali; ci sarebbe voluto un governo pi\u00f9 coeso, e soprattutto un Parlamento capace di interpretare in maniera innovativa le pulsioni che si manifestavano nel Paese, per trovare le fila di una diversa e governabile coerenza. Cosa impossibile per un sistema <em>confrontational<\/em> come quello dei Comuni dove la pratica dei &#8216;ribaltoni&#8217; \u2013 vilipesi, ma che a volte servono \u2013 \u00e8 sconosciuta.<\/p>\n<p><strong>I giochi e il peso della politica interna<\/strong><br \/>\nInvece, le consultazioni fra la May e il leader dei laburisti Jeremy Corbyn non hanno prevedibilmente portato a risultati, osteggiate anche dalle rispettive fazioni all&#8217;interno dei partiti. L\u2019interesse nazionale dovrebbe puntare in direzione di un accordo e questo rappresenterebbe per la May il coronamento dignitoso di un\u2019avventura di governo a dir poco sfortunata. A Corbyn per\u00f2 non conviene dare alla sua avversaria una via d\u2019uscita, che allontanerebbe la prospettiva di elezioni politiche anticipate da cui pensa di poter uscire vincitore.<\/p>\n<p>Gli avversari interni della May, capeggiati da Boris Johnson, vogliono anch\u2019essi per ragioni opposte un fallimento dell\u2019accordo, da cui si attendono la defenestrazione della May e la sua sostituzione con un governo Tory pronto a rimettere tutto in discussione con Bruxelles e correre l\u2019avventura del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/12\/italia-brexit-legame-non-scontato\/\"><em>no<\/em> <em>deal<\/em><\/a>. I sostenitori di un secondo referendum, che vanno aumentando in entrambi i partiti, sono a loro volta contrari a un accordo che non contempli esplicitamente l\u2019impegno a farlo seguire da un nuovo referendum confermativo.<\/p>\n<p>Il che si scontra con la fiera esistenza dei <em>brexiteer<\/em>s e il gioco dell\u2019oca torna inesorabilmente al punto di partenza. I nodi di fondo restano tutti sul tappeto, a partire da quello \u2013 insolubile senza una adesione britannica al mercato unico &#8211; <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/irlanda-brexit-unificazione-isola\/\">irlandese<\/a>; ma anche di questo sembra si parli ormai sempre meno. Nel frattempo, entrambi i partiti non hanno saputo evitare la trappola delle elezioni al Parlamento europeo, per le quali si annuncia una disfatta a tutto vantaggio delle formazioni euro-scettiche intorno a Nigel Farage, le quali si preparano a loro volta a introdurre nel nuovo Parlamento fattori di disgregazione forse di breve durata ma di sicuro dirompenti. E cos\u00ec il gioco dell\u2019oca si avvita ancor pi\u00f9\u2026<\/p>\n<p><strong>Di rinvio in rinvio, la speranza di un rinvio<\/strong><br \/>\nC\u2019\u00e8 tempo sino al 31 ottobre e a Londra c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi sussurra che a quel punto non \u00e8 detto che non si potrebbe avere un ulteriore rinvio. E\u2019 una prospettiva che non risolverebbe nulla ma che, soprattutto, non tiene conto dell\u2019ombra di Banco dell\u2019irritazione dei 27. La <em>Brexit<\/em> ne ha sin qui consolidato il fronte comune, ma cresce la preoccupazione che ulteriori rinvii finirebbero per far esplodere divisioni che, per quanto tenute a bada, sono fin troppo evidenti: il presidente francese Emmanuel Macron dice ad alta voce quanto molti altri pensano e temono. Di ci\u00f2 a Londra non si fa gran conto, dimostrando ancora una volta quanto insularismo e arroganza falsino la percezione dei suoi stessi pericoli ed interessi.<\/p>\n<p>Comunque vadano le cose, ci vorranno anni per districarsi dal pasticcio di una <em>Brexit,<\/em> che non sar\u00e0 minore anche nel caso improbabile ma non impossibile che l\u2019intera sciarada si concluda con un rientro nell\u2019ovile comunitario di una Londra frustrata e pi\u00f9 intrattabile di quanto sia stata in passato. Un danno comunque c\u2019\u00e8 gi\u00e0 stato, perch\u00e9 l\u2019immagine del Regno Unito come un Paese alieno dagli schematismi e attento all&#8217;interesse concreto ne esce devastata. Esso ha rappresentato a lungo in Europa un riferimento ideale, e un possibile correttivo, rispetto ai modelli di democrazia rappresentativa e la sua eclisse \u00e8 il primo impoverimento che la <em>Brexit<\/em> ha inferto all\u2019Europa. Prima delle ricadute possibili sui mercati, dell\u2019indebolimento delle capacit\u00e0 di difesa, dell\u2019affievolimento della voce comune nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E adesso? 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