{"id":74065,"date":"2019-05-20T06:37:56","date_gmt":"2019-05-20T04:37:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74065"},"modified":"2019-05-21T10:48:18","modified_gmt":"2019-05-21T08:48:18","slug":"golfo-mari-caldi-hormuz","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/golfo-mari-caldi-hormuz\/","title":{"rendered":"Golfo: Usa, Iran e non solo, mari caldi &#8216;oltre Hormuz&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Tutti dichiarano di non volere una guerra, ma la tensione \u00e8 sempre pi\u00f9 alta nel <strong>Golfo<\/strong>: l\u2019escalation c\u2019\u00e8 e il rischio di un incidente dalle conseguenze scivolose esiste. Da subito, la &#8216;routinizzazione&#8217; di uno scontro a bassa intensit\u00e0 nelle acque intorno al Golfo (<strong>stretto di Hormuz<\/strong>, Golfo di Oman, ma anche Mar Rosso meridionale e Bab el-Mandeb), dato il ripetersi di minacce e incidenti, \u00e8 gi\u00e0 di per s\u00e9 <a href=\"https:\/\/uk.reuters.com\/article\/uk-shipping-insurance-attacks\/london-marine-insurers-widen-middle-east-threat-zone-after-ship-attacks-idUKKCN1SN1QS?il=0\">un fattore di rischio globale<\/a> per la sicurezza marittimo-energetica e la libert\u00e0 di navigazione.<\/p>\n<p><strong>Partita a due<br \/>\n<\/strong>Certo, la partita geopolitica principale \u00e8 quella fra <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/nucleare-appello-accordo-iran\/\"><strong>Stati Uniti<\/strong> e<strong> Iran<\/strong><\/a>: una sfida che si gioca nei rispettivi centri del potere, ancor prima che sul piano bilaterale. Tradotto: la linea d\u2019attacco del consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton e del segretario di Stato Mike Pompeo, contro le riserve isolazioniste dello stesso presidente Donald Trump e soprattutto dei realisti generali del Pentagono &#8216;orfani&#8217; di James Mattis a Washington; cos\u00ec come le provocazioni a oltranza dei <em>pasdaran<\/em> e dell\u2019ala pi\u00f9 oltranzista del regime iraniano, contro i pi\u00f9 pragmatici ministro degli esteri Mohammed Javad Zarif e presidente Hassan Rouhani a Teheran.<\/p>\n<p>Intanto, nel Golfo, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (Eau) sperimentano direttamente gli effetti della politica trumpiana della &#8216;massima pressione&#8217; sull&#8217;Iran. Ovvero l\u2019aumento degli attacchi asimmetrici, verosimilmente riconducibili a Teheran e al suo <em>network<\/em> transnazionale sciita (compresi gli huthi, gli insorti yemeniti alleati ma non <em>proxy<\/em> dell\u2019Iran), contro obiettivi commerciali ed energetici nel Golfo, anche sauditi ed emiratini.<\/p>\n<p><strong>Due incidenti, un unico segnale<br \/>\n<\/strong>Cresce il senso di accerchiamento, anche marittimo, specialmente a Riad. Il 12 maggio, quattro navi commerciali (due petroliere saudite nella zona economica esclusiva degli Eau, una nave con bandiera emiratina, un\u2019altra con vessillo norvegese) sono state sabotate al largo di Fujairah, nel Golfo dell\u2019Oman, gi\u00e0 Mare Arabico.\u00a0 Nessuno ha rivendicato finora l\u2019azione. Le navi avrebbero riportato danni limitati e un\u2019inchiesta coordinata dagli Eau \u00e8 in corso; i danni osservabili sulla nave con bandiera di Oslo sarebbero compatibili con mine marittime.<\/p>\n<p>Il 14 maggio, sette droni hanno colpito due installazioni petrolifere nell\u2019area di Riad, provocando l\u2019interruzione momentanea dell\u2019oleodotto East-West (Petroline) per accertamenti. Il lancio \u00e8 stato rivendicato dagli huthi, in ritorsione ai bombardamenti sauditi in Yemen.<\/p>\n<p>Due incidenti diversi che inviano un segnalo univoco ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi: gli interessi delle monarchie possono essere colpiti anche al di l\u00e0 del Golfo stesso, nonch\u00e9 dello stretto di Hormuz. Quindi, non esistono &#8216;mari sicuri&#8217; intorno al Golfo.<\/p>\n<p><strong>I limiti della strategia saudita &#8216;oltre Hormuz&#8217;<br \/>\n<\/strong>Il messaggio \u00e8 insidioso: da un decennio, sauditi ed emiratini investono nello sviluppo di infrastrutture energetiche e commerciali &#8216;oltre Hormuz&#8217;, data la rivalit\u00e0 con l\u2019Iran e il rischio di escalation nel Golfo. Un trend sempre pi\u00f9 marcato, alimentato da una vivace <em>geopolitica dei porti<\/em> fra Golfo, Mar Rosso-Corno d\u2019Africa e Oceano Indiano occidentale.<\/p>\n<p>I principali progetti infrastrutturali e urbanistici dell\u2019Arabia Saudita, legati a &#8216;Vision 2030&#8217;,\u00a0 fanno perno sulla costa occidentale: ma proprio il Mar Rosso meridionale, e prima delle operazioni militari emiratine in Yemen anche lo stretto del Bab el-Mandeb, sono stati teatro di attacchi marittimi (con missili, imbarcazioni-drone e mine) da parte degli huthi, anche contro navi commerciali. Nell\u2019agosto 2018,\u00a0 dopo un attacco a una petroliera di Riad, i sauditi hanno sospeso per dieci giorni il loro transito petrolifero nel Bab el-Mandeb. L\u2019oleodotto Petroline convoglia il greggio della regione orientale del regno verso i terminal per l\u2019export di Yanbu, Mar Rosso.<\/p>\n<p>Dunque, la rotta occidentale non pu\u00f2 pi\u00f9 essere considerata dai sauditi come un\u2019alternativa sufficientemente sicura a Hormuz.<\/p>\n<p><strong>Fujairah, Abu Dhabi e l\u2019Oman<br \/>\n<\/strong>Il vice ministro della difesa saudita, Khalid bin Salman Al Saud, fratello minore del principe ereditario MbS e gi\u00e0 ambasciatore negli Usa, ha attaccato duramente gli huthi e l\u2019Iran, accusandoli di essere dietro i due episodi. La reazione degli Eau \u00e8 stata invece pi\u00f9 pacata: pur colpita nelle sue acque, Abu Dhabi non vuole dare la sensazione, per ragioni commerciali legate in primo luogo a Dubai, che il quadrante stia diventando &#8216;caldo&#8217;.<\/p>\n<p>L\u2019emirato di Fujairah (180 chilometri da Abu Dhabi), ex bastione portoghese nella valle della Batinah che prosegue fino in Oman, ha un naturale valore aggiunto: \u00e8 l\u2019unico situato a est di Hormuz. Pertanto, Abu Dhabi ha qui investito molto per aprirsi uno sbocco diretto nell\u2019Oceano Indiano: l\u2019oleodotto che traporta il greggio dalla capitale emiratina (il 90% viene estratto nell\u2019emirato principale) fino a Fujairah \u00e8 stato inaugurato nel 2012. Un secondo sito di stoccaggio \u00e8 in costruzione. Nel 2017, Abu Dhabi Ports ha siglato un contratto di 35 anni per la concessione del porto di Fujairah: diventer\u00e0 un hub per il re-export delle merci che arrivano a Khalifa Port (Abu Dhabi), provenienti da India, Pakistan e Corno d\u2019Africa, in concorrenza diretta con il porto di Salalah in Oman, altro centro emergente per il re-export.<\/p>\n<p>Proprio il Sultanato rimane un attore cruciale per la stabilit\u00e0 dell\u2019area: omaniti e iraniani hanno un accordo per il pattugliamento di Hormuz (2010) e hanno appena siglato un memorandum di cooperazione militare, esercitazioni navali comprese. Muscat dialoga con l\u2019Iran e con gli insorti huthi. Un ruolo pi\u00f9 che mai prezioso, ma sempre pi\u00f9 malvisto da Riad, in un Golfo altamente polarizzato e in piena escalation.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti dichiarano di non volere una guerra, ma la tensione \u00e8 sempre pi\u00f9 alta nel Golfo: l\u2019escalation c\u2019\u00e8 e il rischio di un incidente dalle conseguenze scivolose esiste. 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