{"id":74075,"date":"2019-05-20T15:00:25","date_gmt":"2019-05-20T13:00:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74075"},"modified":"2019-05-23T10:07:04","modified_gmt":"2019-05-23T08:07:04","slug":"elezioni-europee-ue-nomine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/elezioni-europee-ue-nomine\/","title":{"rendered":"Elezioni europee: Ue, il valzer delle nomine, poltrone e criteri"},"content":{"rendered":"<p>Pure in assenza dei <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\">risultati elettorali del 26 maggio<\/a>, i capi di governo dell\u2019Ue hanno cominciato a ragionare sulle <strong>nomine<\/strong> dei candidati ad occupare le posizioni chiave nelle istituzioni comunitarie. Come \u00e8 noto, le poltrone in gioco sono quelle di presidenti della Commissione, del Consiglio europeo e del <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/portal\/it\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a>, cui si aggiungono, ad ampliare lo spettro di questa grande partita a scacchi, anche il posto di alto rappresentante e di Governatore della Banca centrale europea.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo Consiglio europeo di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-sibiu-agenda-progressista\/\"><strong>Sibiu<\/strong><\/a>, nel cuore della Transilvania, tenutosi il 9 maggio, il presidente Donald Tusk ha fornito un primo assaggio della complessit\u00e0 di questa partita delle nomine. Ha infatti indicato i criteri base, su cui matureranno le scelte: in particolare, geografico (Est\/Ovest, Nord\/Sud), demografico (Paesi piccoli vs Paesi grandi), politico (il peso dei partiti e delle coalizioni) ed infine di genere.<\/p>\n<p>Di fronte a questo rompicapo, va quindi subito detto che il suo auspicio di avere il pacchetto di nomi, compreso quello di presidente della Commissione, gi\u00e0 nel Consiglio di fine giugno \u00e8 una pia illusione. In effetti, nelle precedenti elezioni del 2014 si \u00e8 dovuto aspettare fine agosto e ben quattro riunioni del Consiglio europeo. Questa volta sar\u00e0 ancora pi\u00f9 difficile e ci\u00f2 per varie ragioni.<\/p>\n<p><strong>La procedura degli <em>Spitzenkandidaten<\/em><\/strong><br \/>\nLa prima riguarda la cosiddetta procedura degli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/elezioni-europee-maastricht-confronto\/\"><em>Spitzenkandidaten<\/em><\/a>, una delle rare espressioni tedesche che si sono imposte nel gergo comunitario. L\u2019indicazione del candidato presidente della Commissione da parte delle coalizioni di partiti che ne propongono il nome durante la campagna elettorale \u00e8 stata utilizzata per la prima volta nel 2014, quando Jean-Claude Juncker, allora capolista per il Ppe, \u00e8 stato eletto\/nominato alla presidenza della Commissione. Una delle ragioni per adottare questo sistema, non previsto formalmente dai trattati, era quello di \u201cdemocratizzare\u201d l\u2019Ue, creando un legame &#8216;diretto&#8217; fra gli elettori e la massima carica di Bruxelles. In realt\u00e0 questo soprassalto di democrazia non si \u00e8 poi visto nei fatti, anche perch\u00e9 in questi cinque anni di crisi dell\u2019Euro, a governare l\u2019Unione non \u00e8 stata la Commissione, ma il Consiglio europeo.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio questa consapevolezza a spingere oggi i capi di governo dell\u2019Ue a non volere pi\u00f9 rinunciare al potere previsto dai trattati di scegliere, senza automatismi, il futuro presidente dell\u2019Esecutivo di Bruxelles. Dal presidente francese Emmanuel Macron al leader lussemburghese Xavier Bettel, dall\u2019austriaco Sebastian Kurz allo spagnolo Pedro Sanchez \u00e8 ormai un coro di ostilit\u00e0 e dubbi sulla procedura sostenuta dal Parlamento europeo. Con il paradosso aggiuntivo, che neppure alcune famiglie politiche del Parlamento vogliono seguire questo sistema: i liberali dell\u2019Alde hanno infatti indicato ben sette candidati al posto di presidente, affossando con ci\u00f2 l\u2019intera logica della procedura. Si prospetta quindi una battaglia fra Parlamento e Consiglio che presumibilmente allungher\u00e0 i tempi per la scelta del nome del presidente della Commissione, anche perch\u00e9 in ogni caso il candidato a rivestire quella carica dovr\u00e0 poi ottenere la fiducia del Parlamento europeo.<\/p>\n<p><strong>Un nuovo Parlamento pi\u00f9 frammentato dell&#8217;attuale<\/strong><br \/>\nSu questo ultimo punto si profila la seconda ragione che potr\u00e0 rendere pi\u00f9 complessa del solito la partita delle nomine. E\u2019 infatti probabile, a leggere i sondaggi pi\u00f9 recenti, che il prossimo Parlamento sar\u00e0 molto pi\u00f9 frammentato dell\u2019attuale. A parte la crescita data ormai per scontata delle forze nazionalistiche ed euroscettiche, che tuttavia non raggiungeranno la maggioranza all&#8217;interno dell\u2019Assemblea, il vero problema \u00e8 che i due partiti europei tradizionali, popolari e socialisti, sono destinati a scendere nel numero dei seggi.<\/p>\n<p>Non riusciranno quindi ad avere i voti (la previsione \u00e8 di 329 seggi contro gli attuali 403)\u00a0 per arrivare alla maggioranza parlamentare di 376 necessaria ad indicare ed eleggere il presidente della Commissione, spartendosi poi politicamente le altre cariche. Oggi, infatti, come emerso dall&#8217;ultimo dibattito fra gli <em>Spitzenkandidaten<\/em>, assistiamo al tentativo del socialista Frans Timmermanns di cercare un\u2019alleanza in contrasto con il Ppe, che metta insieme una grande coalizione di centro-sinistra, dal premier greco Alexis Tsipras a Macron, per bloccare il centro-destra che potrebbe crearsi attorno ai popolari.<\/p>\n<p>Ma anche cos\u00ec, secondo gli ultimi dati, tale coalizione arriverebbe al massimo a 328 seggi, al di sotto di quella assoluta di 376. Anche questa sembra una pia illusione, perch\u00e9 \u00e8 molto pi\u00f9 probabile che i liberali e i macroniani decidano di collegarsi con i popolari su un fronte di centro destra. In ogni caso la maggioranza in Parlamento si former\u00e0 proprio sullo &#8216;scambio&#8217; di poltrone. Molto pi\u00f9 probabile, quindi,\u00a0 che se il Parlamento vuole riuscire a contare di pi\u00f9 anche nel campo delle nomine sar\u00e0 necessario pensare ad una grande alleanza di centro con popolari, socialisti, liberali, macroniani e verdi. Questa complessa prospettiva all&#8217;interno del futuro Parlamento sar\u00e0 un altro dei fattori destinato a rallentare il corso delle nomine.<\/p>\n<p><strong>La crescita dei partiti sovranisti ed euro-scettici<\/strong><br \/>\nUna terza ragione di complicazione della partita sui candidati deriver\u00e0 dalla crescita dei partiti di destra ed euroscettici. Le previsioni indicano le<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/06\/italia-europa-sovranisti-governo\/\"> <strong>forze populiste<\/strong><\/a> intorno ai 200\/240 seggi, a seconda della collocazione nelle esistenti famiglie politiche europee dei numerosi partiti nazionali che si richiamano a tale logica. Difficile credere che essi riescano a formare un unico grande blocco europeo, dal momento che al di l\u00e0 di qualche tema di fondo come immigrazione e recupero nazionale delle competenze trasferite a Bruxelles, su tutte le altre questioni non hanno piattaforme comuni.<\/p>\n<p>Possono creare tuttavia non pochi ostacoli anche nel campo delle nomine, poich\u00e9 i governi populisti tenderanno ad indicare commissari in linea con il loro orientamento politico. Infatti, essendo i candidati commissari scrutinati ed approvati dal Parlamento europeo, \u00e8 molto probabile che si assister\u00e0 ad una fiera lotta fra maggioranza pro-europea e forze populiste su determinate figure indicate dai governi estremisti, poco digeribili per una maggioranza pro-europea. E\u2019 quindi probabile che i mesi per avere una Commissione funzionante siano pi\u00f9 numerosi del solito.<\/p>\n<p>Si aggiungano, infine, oltre al criterio politico sopra descritto, quello geografico, demografico e di genere. Francia e Germania vorranno certamente ottenere un paio di cariche di vertice. I Paesi dell\u2019Est e del Sud stanno gi\u00e0 reclamando posti per s\u00e9. I piccoli, come \u00e8 stato con l\u2019elezione di Juncker, non voglio rimanere a bocca asciutta. Ed infine un grande e autorevole gruppo di rappresentanti femminili, dalla lituana Dalia Grybauskait\u00e9, attuale presidente della repubblica, alla riluttante Angela Merkel, sono destinate ad entrare nell&#8217;agone.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una sola certezza in questa grande partita a scacchi. Il miracolo italiano di cinque anni fa, Mario Draghi al vertice della Bce, Federica Mogherini alto rappresentante e Antonio Tajani presidente del Parlamento europeo, sar\u00e0 un fatto straordinario da tenere stretto nell&#8217;album dei ricordi. Sicuramente non si ripeter\u00e0 e sar\u00e0 gi\u00e0 una grande battaglia per il governo riuscire ad ottenere un portafoglio di un certo peso all&#8217;interno della Commissione. Ma anche su questo argomento sar\u00e0 necessario un grande impegno e notevole costanza per raggiungere un accettabile risultato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pure in assenza dei risultati elettorali del 26 maggio, i capi di governo dell\u2019Ue hanno cominciato a ragionare sulle nomine dei candidati ad occupare le posizioni chiave nelle istituzioni comunitarie. 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