{"id":74103,"date":"2019-05-23T06:00:34","date_gmt":"2019-05-23T04:00:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74103"},"modified":"2019-05-22T18:27:15","modified_gmt":"2019-05-22T16:27:15","slug":"elezioni-europee-cittadinanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/elezioni-europee-cittadinanza\/","title":{"rendered":"Elezioni europee: Costituzione e cittadinanza ricetta anti-crisi"},"content":{"rendered":"<p>Europa 2.0. Ovvero dotata di una <strong>Costituzione unica<\/strong>, valida in tutti gli Stati membri, in grado di tutelare i cittadini del mondo che nei loro Paesi vedono calpestati i loro diritti. Il filosofo Fernando Savater, in vista delle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong>elezioni europee<\/strong><\/a> del 26 maggio, auspica che prevalga non tanto l\u2019 Europa \u201cdei commercianti, degli Stati e dei popoli, ma l\u2019Europa dei cittadini\u201d. Perch\u00e9 se nei primi anni dell\u2019<strong>Unione<\/strong>, ci si limitava a parlare di una <strong>cittadinanza<\/strong> europea molto generica che semplicemente conviveva con le Costituzioni nazionali e dalla debole o nulla efficacia applicativa, ora \u2013 secondo il filosofo spagnolo \u2013 c\u2019\u00e8 bisogno di un salto di qualit\u00e0: una Costituzione unica per una cittadinanza comune dove tutti abbiano uguali diritti.<\/p>\n<p>Il <a href=\"https:\/\/www.salonelibro.it\/\"><strong>Salone del Libro di Torino<\/strong><\/a> \u00e8 stata l\u2019occasione per far sentire la voce europea di un buon pezzo della cultura internazionale. L\u2019idea di Savater \u00e8 di una \u201ccittadinanza europea come copia di sicurezza delle cittadinanze e delle costituzioni nazionali, uno scudo per offrire accoglienza, razionale, partecipativa, a tutti coloro che non solo sono alla ricerca di un rifugio, ma che soprattutto non vogliono essere marchiati dalla loro appartenenza territoriale o culturale\u201d.<\/p>\n<p><strong>Fernando Savater, Costituzione e cittadinanza<\/strong><br \/>\nTutto ci\u00f2 \u00e8 perfettamente coerente con il recente pronunciamento della Corte di Giustizia dell\u2019 Ue sul divieto di rimpatrio per i migranti a rischio soprusi, ma si scontra con i nazionalismi, non solo quelli che intendono affermare la sovranit\u00e0 della singola nazione, ma anche quelli che reclamano l\u2019indipendenza all&#8217;interno di una stessa nazione, minandone l\u2019unit\u00e0.<\/p>\n<p>\u201cVoltaire \u2013 afferma Savater a questo proposito \u2013 fu il primo a definire l\u2019Europa un Paese composto da diverse nazioni. Ogni guerra in Europa \u00e8 pertanto una guerra civile. Ma oggi i movimenti nazionalisti, come quelli che ci affliggono in Spagna, vedi la Catalogna e i Paesi Baschi, mirano a disgregare gli Stati. Questi sono contrari al progetto europeo, non solo perch\u00e9 \u00e8 impensabile che l\u2019 Unione possa\u00a0 frammentarsi ulteriormente, ma anche perch\u00e9 pretendono di mutilare la cittadinanza\u201d.<\/p>\n<p>Il voto che sar\u00e0 espresso il 26 maggio esprimer\u00e0 non solo, e non tanto, un s\u00ec o un no all\u2019 Europa, ma concetti profondamenti diversi di quello che dovr\u00e0 essere l\u2019 Europa: un contenitore di nazioni concorrenti oppure la realizzazione di un\u2019unit\u00e0 di Stati fratelli. Occorre combattere contro \u201cil narcisismo delle piccole differenze, come le chiamava Freud &#8211; dice Savater \u2013 dove ogni voce che proviene da un altro Paese \u00e8 vissuta come ingerenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>Bernard Guetta e i sovranisti dell&#8217;Est<\/strong><br \/>\nQualunque sar\u00e0 l\u2019esito elettorale, resteranno sul tappeto questioni che toccano i cuori dei popoli del Vecchio Continente: malati di narcisismo, di risentimento collettivo, di panico e fobie immaginarie? Se nell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\">Italia<\/a> del XXI Secolo, che ha poco pi\u00f9 di 150 anni di vita, sopravvivono rivalit\u00e0 campanilistiche, diffidenze regionali, se nell\u2019Ungheria di Viktor Orban o nella Polonia di Mateusz Morawiecki prevale la gelosia per la propria identit\u00e0 nazionale, bisogna guardare alle ragioni profonde che affondano le loro radici nella storia e nell\u2019evoluzione di questi Paesi.<\/p>\n<p>Nella stessa agor\u00e0 del libro, il giornalista francese Bernard Guetta, autore de &#8216;I sovranisti&#8217;,\u00a0 ha ricordato la sofferenza di Polonia e Ungheria, per esempio, sotto il dominio dell\u2019Urss e di come \u201csi siano gettate nelle braccia dell\u2019Unione. Ma si trattava \u2013 ha osservato &#8211; di Paesi molto conservatori che, in realt\u00e0, sognavano l\u2019 Occidente com&#8217;era tra le due guerre\u201d. In ogni caso \u2013 \u00e8 la sua conclusione \u2013 la modernit\u00e0 andr\u00e0 avanti anche se l\u2019Ungheria di Orban vuole tornare all\u2019oscurantismo, all\u2019epoca precedente l\u2019et\u00e0 dell\u2019illuminismo\u201d.<\/p>\n<p><strong>Donald Sasson evoca i fenomeni morbosi<\/strong><br \/>\nNel suo dialogo con la giornalista Ece Temelkuran, esule da cinque anni dalla Turchia di Erdogan, lo storico inglese Donald Sassoon ha ripreso da Antonio Gramsci l\u2019immagine dei \u201cfenomeni morbosi\u201d, quali la xenofobia, il razzismo, il nazionalismo, che s\u2019affacciano ogni volta che il Vecchio Mondo muore e il nuovo ancora non nasce. E\u2019, dunque, questione di tempo, tempo di gestazione di un nuovo sistema che ancora non \u00e8 chiaro e che richiede l\u2019impegno di uomini e donne coraggiosi, attivi in una ricerca comune che ha, comunque, chiaro l\u2019obiettivo di mantenere un\u2019Europa di pace.<\/p>\n<p>Se per Guetta la storia andr\u00e0 comunque avanti nonostante le reazioni conservatrici o regressive (Orban \u2013 puntualizza \u2013 ha meno del 50%, non rappresenta la maggioranza, e Robert Biedron, apertamente gay, a Varsavia ha fondato un partito progressista), Savater, tra il serio e il faceto, invita gli europei di leggere o di rileggere, prima del voto europeo,\u00a0 \u201cIl Napoleone di Notting Hill\u201d di Chesterton. Un romanzo profetico \u2013 lo ha definito \u2013 che immagina una guerra tra i quartieri di Londra, battaglie di frontiera tra piazze e vie, piccoli rioni che si ergono a citt\u00e0-Stato, gli uni contro gli altri abitanti che un giorno prima erano tranquilli vicini di casa. E alla fine Londra ritrova la sua unit\u00e0 paventando l\u2019arrivo di un esercito ottomano minaccioso.<\/p>\n<p>Savater spera che l\u2019Europa venga vista \u201ccome una necessit\u00e0, una promessa, un trionfo comune, senza bisogno di un nemico esterno per riconoscersi uniti\u201d. E\u2019 curioso che Matteo Renzi, qualche anno fa, volesse suggerire lo stesso libro ai &#8216;tecnocrati&#8217; europei. Era il 2014 e il suo riferimento ricevette il plauso di Civilt\u00e0 Cattolica. Due letture di uno stesso testo: Savater pone l\u2019accento sul pericolo di un eccesso di frammentazione e su un\u2019Europa che potrebbe costruirsi soltanto sulla paura, sulla sicurezza, in un\u2019ottica, dunque, difensiva; Renzi, invece, sul pericolo di un eccesso di centralismo che, nel tempo, schiaccia e annulla le identit\u00e0, per quanto &#8216;micro&#8217; possano sembrare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Europa 2.0. 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