{"id":74106,"date":"2019-05-23T06:03:54","date_gmt":"2019-05-23T04:03:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74106"},"modified":"2019-05-22T19:27:00","modified_gmt":"2019-05-22T17:27:00","slug":"elezioni-europee-serio-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/elezioni-europee-serio-paradosso\/","title":{"rendered":"Elezioni europee: prenderle sul serio, al di l\u00e0 del paradosso"},"content":{"rendered":"<p>Affrontare il tema del <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/portal\/it\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a> e delle sue <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong>elezioni<\/strong>\u00a0<\/a>equivale a ragionare di un <strong>paradosso<\/strong>. Questa, che ad alcuni potrebbe sembrare una battuta, \u00e8 invece una sconfortante realt\u00e0, dimostrabile con dati molto concreti. Baster\u00e0 qualche esempio per chiarire il concetto.<\/p>\n<p><strong>Parlamento europeo: risultati salienti<\/strong><br \/>\nIl 7 aprile 2017, l\u2019Assemblea di Strasburgo ha approvato la relazione della britannica Vicky Ford (conservatori e riformisti europei), grazie alla quale l\u2019<strong>Unione europea<\/strong> ha abolito ogni sovra-costo legato al <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/roaming-un-risultato-concreto-rilanciare-lunione\/\">roaming telefonico<\/a> tra paesi dell&#8217;Ue, limitando i profitti ingiustificati delle holding della telefonia.<\/p>\n<p>L\u201911 settembre 2018, l\u2019Europarlamento, guidato dalla relatrice Judith <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/09\/ue-sargentini-orban-ungheria-ko\/\">Sargentini<\/a> (olandese del Gruppo dei Verdi), ha avuto la forza ed il coraggio di dichiarare pubblicamente che l\u2019Ungheria di Viktor Orban non sta rispettando i valori comuni dell\u2019Unione: stato di diritto, democrazia e libert\u00e0 fondamentali. Ed ha attivato la procedura che potrebbe portare l\u2019Ungheria &#8211; uno Stato sovrano &#8211; a essere sospesa dall&#8217;Unione europea.<\/p>\n<p>Il 26 marzo 2019, il Parlamento europeo ha dato il disco verde definitivo alla direttiva sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-copyright-voto-parlamento\/\">copyright<\/a> (relazione presentata dal tedesco Axel Voss, Partito popolare europeo), con la quale si punta a \u201cregolamentare\u201d internet e le pi\u00f9 grandi piattaforme social mondiali.<\/p>\n<p>Infine, il 27 marzo 2019, gli europarlamentari hanno approvato la relazione di Miriam Dalli (maltese del Gruppo dei Socialisti e Democratici), con la quale l\u2019Eurocamera ha reso le misure per ridurre le emissioni di gas serra di automobili e furgoni entro il 2030 pi\u00f9 stringenti rispetto a quanto ipotizzato dalla Commissione europea e dal Consiglio dei Ministri dell&#8217;Ue.<\/p>\n<p><strong>Decisione importanti, attenzione inadeguata<\/strong><br \/>\nQuelli indicati sono solo una piccola parte dei tanti atti che l\u2019Aula di Strasburgo ha adottato nell&#8217;attuale legislatura e che dimostrano come essa sia in grado oggi di assumere delle posizioni e di emanare dei provvedimenti che i Parlamenti nazionali non sarebbero mai capaci di prendere. Perch\u00e9 legati a interessi &#8211; a volte di corto respiro &#8211; dei propri Stati, o perch\u00e9 troppo deboli per determinare un qualsiasi effetto rilevante.<\/p>\n<p>Se quanto detto \u00e8 vero, e lo \u00e8, sarebbe da aspettarsi che il voto europeo venisse seguito con enorme interesse da tutti i media nazionali ed internazionali. Che fosse considerato dai partiti e dai governi nazionali un evento politico sul quale impegnarsi a fondo, pensando alle importati e a volte decisive scelte, che il prossimo europarlamento sar\u00e0 chiamato a prendere. E invece no.<\/p>\n<p><strong>Voto europeo ed effetti nazionali<\/strong><br \/>\nManca meno di una settimana alle elezioni e sui giornali, nelle televisioni, per radio e anche nei social-media, praticamente non c\u2019\u00e8 traccia di elezioni europee. O meglio, quel poco o tanto che se ne parla non riguarda il voto europeo in quanto tale, ma gli effetti che i suoi risultati determineranno sulla politica nazionale.<\/p>\n<p>Una dimostrazione? Gioved\u00ec 2 maggio, su iniziativa dell&#8217;Istituto Universitario Europeo e del Financial Times, si \u00e8 tenuto a Firenze un confronto tra i candidati di punta (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/elezioni-europee-maastricht-confronto\/\">Spitzenkandidaten<\/a>) dei principali gruppi politici del Parlamento europeo alla carica di presidente della Commissione europea. Lo stesso confronto, ritrasmesso in eurovisione, si \u00e8 ripetuto il 15 maggio a Bruxelles, nell\u2019Aula dell\u2019Europarlamento. Sono stati dibattuti temi importantissimi, quali disoccupazione giovanile e immigrazione, cambiamento climatico, difesa comune e politica estera, tassazione delle imprese, politiche sociali. A discuterne i potenziali futuri presidenti della Commissione europea: Manfred Weber, Ppe; Frans Timmermans, Pse;\u00a0 Ska Keller, Verdi; Margrethe Vestager, Alde; Nico Cu\u00e9, Sinistra europea; Jan Zahradil, Cre).<\/p>\n<p>Se si guarda su Internet si trovano tanti resoconti dei due incontri. Ma nei nostri media nazionali? Nei talkshow e nei salotti buoni della politica italiana, che seguito hanno avuto? Praticamente nulla. Nessuno se ne \u00e8 accorto. Da noi, solo polemiche di basso livello e bisticci di bottega. E\u2019 o non \u00e8 un paradosso?<\/p>\n<p><strong>Un paradosso che pu\u00f2 costarci caro<\/strong><br \/>\nDa un lato c\u2019\u00e8 un Parlamento europeo, che esercita dei poteri straordinari; e dall&#8217;altro, un sostanziale disinteresse nazionale sui temi e sulla vera portata di queste elezioni. La cosa grave \u00e8 che questo paradosso pu\u00f2 costarci caro. Rischiamo di partecipare ad un\u2019importantissima tornata elettorale senza saperne molto (per non dire niente), con buona pace dei principi della democrazia e della partecipazione popolare.<\/p>\n<p>E l\u2019interesse a partecipare in modo pi\u00f9 consapevole ed informato riguarda tutti: tanto gli europeisti, quanto i nazionalisti.<\/p>\n<p>Un Parlamento pi\u00f9 forte potrebbe effettivamente prendere in mano le redini di un processo d\u2019integrazione che, ormai appare evidente, ha bisogno di una svolta. In questo senso, d\u2019altronde, si \u00e8 pronunciata la stessa Commissione europea, che, con il Libro Bianco sul futuro dell\u2019Europa del primo marzo 2017, ha prospettato cinque scenari immaginando l\u2019Unione europea del 2025. In sostanza: avanti cos\u00ec, concentriamoci sul mercato, lasciamo fare ai pi\u00f9 volenterosi, facciamo di meno, facciamo molto di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Tra le cinque opzioni, la meno convincente \u00e8 sicuramente quella dell\u2019immobilismo. L\u2019Unione europea gi\u00e0 fa tante cose importanti, e quelle che abbiamo ricordato in merito ai lavori del Parlamento europeo lo dimostrano. Quindi, la percezione diffusa che l\u2019Unione conti, \u00e8 presente nell&#8217;opinione pubblica. Quello che non si capisce, \u00e8 come mai non intervenga con decisione, tempismo ed efficacia negli ambiti dove pi\u00f9 ci si aspetterebbe. Politica estera, sicurezza sociale, tasse, imprese, occupazione, investimenti pubblici. Purtroppo, il fatto che non intervenga, o intervenga in misura ridotta semplicemente perch\u00e9 gli Stati non le consentono di fare di pi\u00f9 \u00e8 un particolare, sicuramente determinante, che sfugge ai pi\u00f9.<\/p>\n<p>A questo riguardo, un Parlamento convinto del suo ruolo, potrebbe fare la differenza. Come noto, infatti, l\u2019articolo 48 del Trattato sull&#8217;Unione europea consente anche all\u2019Assemblea di Strasburgo di proporre una revisione dei Trattati istitutivi. Sia nel senso di un\u2019Unione pi\u00f9 forte, sia di una meno presente. Se a chiedere la riforma fosse l\u2019Europarlamento, legittimato dal voto di un popolo, quello europeo, cosciente della posta in gioco, allora pi\u00f9 della met\u00e0 dell\u2019opera sarebbe gi\u00e0 compiuta.<\/p>\n<p>Ma viviamo nel paradosso di cui si \u00e8 detto: un Parlamento europeo gi\u00e0 forte e pronto a scompaginare le carte in tavola, ma percepito e trattato come marginale.<\/p>\n<p>Tuttavia, un antidoto per uscire dall&#8217;impasse di questo paradosso, per quanto ridotto visti i tempi ristrettissimi, ci sarebbe. Ed \u00e8 internet. Se si ha voglia di colmare la grandissima e gravissima lacuna dei nostri media e dei nostri politici sul voto europeo, le informazioni si possono trovare su Internet, privilegiando i siti ufficiali e attendibili, ovviamente.<\/p>\n<p>Prima o poi, per\u00f2, si dovrebbe trovare anche il tempo ed il modo per parlarne seriamente, di questo paradosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Affrontare il tema del Parlamento europeo e delle sue elezioni\u00a0equivale a ragionare di un paradosso. Questa, che ad alcuni potrebbe sembrare una battuta, \u00e8 invece una sconfortante realt\u00e0, dimostrabile con dati molto concreti. Baster\u00e0 qualche esempio per chiarire il concetto. 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