{"id":74134,"date":"2019-05-24T11:49:42","date_gmt":"2019-05-24T09:49:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74134"},"modified":"2019-05-24T09:37:56","modified_gmt":"2019-05-24T07:37:56","slug":"elezioni-europee-euroscettici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/elezioni-europee-euroscettici\/","title":{"rendered":"Elezioni europee: euroscettici, opposizione fuori dall&#8217;ordinario"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Si \u00e8 parlato molto del fatto che queste <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>elezioni europee<\/strong><\/a> costringeranno la &#8216;grande coalizione&#8217; moderata ed europeista, formata da popolari e socialdemocratici, ad allargare la propria base ai liberal-democratici. Si \u00e8 anche spiegato estesamente che il gruppo dei partiti euroscettici si rafforzer\u00e0, ma anche che sar\u00e0 ancora ben lontano dal raggiungere una maggioranza. Meno si \u00e8 scritto, invece, sulle dinamiche interne alla possibile &#8216;coalizione euroscettica&#8217; e su quelle ancora pi\u00f9 specifiche ai tre gruppi parlamentari euroscettici che probabilmente si verranno a comporre da giugno: i Conservatori e riformisti europei (Ecr, di cui fa parte Fratelli d\u2019Italia), l\u2019Alleanza europea dei popoli e delle nazioni (Eapn, fino a oggi conosciuta come Europa delle nazioni e della libert\u00e0, Efn, e in Italia rappresentata dalla Lega) e il gruppo, ancora senza nome, che potrebbe rinascere dalle ceneri dell\u2019Europa della libert\u00e0 e della democrazia diretta (Efdd, a cui appartiene il Movimento 5 Stelle).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>Euro-scettici e nazionalisti: una storia di divisioni<\/strong><br \/>\nStoricamente, proprio le formazioni <strong>euroscettiche e nazionaliste<\/strong> sono state quelle meno coese all\u2019interno del <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/portal\/it\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a> per almeno tre ragioni. La prima \u00e8 strutturale: fino al 2009, gli euroscettici costituivano solo uno sparuto gruppo di deputati, e piuttosto sparpagliato in tanti Paesi europei. Non era perci\u00f2 semplice per loro raggiungere le dimensioni e la rappresentativit\u00e0 geografica necessarie, secondo le regole del Parlamento europeo, per potere formare un gruppo politico e dunque presentarsi, quantomeno nominalmente, come uniti sotto una stessa sigla.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">A oggi, per poter costituire un gruppo parlamentare \u00e8 infatti necessario mettere insieme almeno 25 eurodeputati da almeno sette Paesi dell\u2019Unione europea (<strong>Ue<\/strong>) differenti. Impresa semplice per i gruppi maggiori, come i popolari, i socialisti, i liberal-democratici. Ma non banale per gruppi che, come gli euroscettici, spesso ruotavano attorno a un singolo partito con voti gi\u00e0 quasi sufficienti per superare la soglia, ma che hanno bisogno di soddisfare il requisito geografico. La presenza di una numerosa squadra di eurodeputati provenienti dallo stesso partito (com\u2019era il caso, per esempio, del <i>Front National<\/i> francese), tende infatti a scoraggiare tutti quei partiti che, rappresentati da un numero di eurodeputati molto basso, temono che il loro ingresso nel gruppo determini la totale supremazia del partito maggiore, senza significativi benefici per loro stessi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>La contraddizione dei sovranisti<\/strong><br \/>\nLa seconda ragione, quasi scontata ma importante, \u00e8 che chi fa campagna per una riduzione dei poteri dell\u2019Ue e a favore di un &#8216;rimpatrio&#8217; delle competenze verso gli Stati nazionali \u00e8 giocoforza pi\u00f9 ostile a una cooperazione e a un compromesso a livello europeo, anche con partiti che condividono l\u2019obiettivo ideologico di fondo. Proprio per questo, per le formazioni euroscettiche \u00e8 sempre stato pi\u00f9 semplice fare opposizione dura e pura, dicendo \u201cno\u201d alle proposte europee senza tuttavia formulare precisi programmi alternativi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Ancora oggi, le differenze nel campo euroscettico restano tante, e scorrono spesso lungo linee di faglia nazionali. Basti pensare ai rapporti con Mosca, via via pi\u00f9 ostili mano a mano che ci si avvicina ai confini russi (con la singolare eccezione di Viktor Orb\u00e1n in Ungheria, vicino a Vladimir Putin). O alle preferenze nei confronti delle politiche economiche, con gli euroscettici del centro-est europeo molto pi\u00f9 vicini a politiche di rigore e austerity, osteggiate invece da italiani, francesi e greci. O, infine, al fatto che gli euroscettici lontani dalle frontiere sud dell\u2019Europa possano permettersi di rimettere controlli alle frontiere interne dell\u2019area Schengen in modo da limitare il passaggio dei migranti, lasciando dunque che il problema sbarchi sia affrontato dai Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Italia, Grecia e Spagna).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>L&#8217;ostacolo del senso di appartenenza<\/strong><br \/>\nLa terza e ultima ragione va rintracciata nell\u2019ideologia e nel senso di appartenenza e identit\u00e0 dei singoli gruppi. Tra euroscettici \u00e8 stato spesso difficile cooperare anche perch\u00e9 Ecr, il gruppo creato dai conservatori britannici, ha di fatto continuato a intrattenere rapporti non ostili con il gruppo moderato e pro-Ue dei popolari, mentre Efn ed Efdd hanno sempre utilizzato toni molto pi\u00f9 critici verso i partiti di maggioranza nel Parlamento europeo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Anche tra Efn ed Efdd, inoltre, non corre buon sangue, dal momento che il primo raggruppa partiti di destra, mentre il secondo include anche partiti e movimenti nati dalla sinistra extraparlamentare o che comunque adottano una narrazione pi\u00f9 populista che nazionalista. Anche al di fuori dei tre gruppi ufficiali, infine, tra i parlamentari indipendenti (i cosiddetti &#8216;non iscritti&#8217;) pi\u00f9 radicali e i gruppi euroscettici i rapporti sono spesso stati tesi. Basti pensare al fatto che alcuni partiti percepiti come di estrema destra (per esempio il greco Alba dorata e l\u2019ungherese Jobbik) sono sempre stati esclusi \u2013 o si sono auto-esclusi \u2013 dalla partecipazione in uno dei gruppi parlamentari euroscettici.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><strong>Difficolt\u00e0 destinate a non essere superate<\/strong><br \/>\nNessuno di questi tre ostacoli sar\u00e0 superato grazie al probabile rafforzamento del fronte euroscettico. Prova ne \u00e9 la difficolt\u00e0 con cui \u00e8 stato lanciato l\u2019Eapn<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>e le tensioni che proprio questo lancio ha generato anche all\u2019interno della maggioranza di governo italiana. Proprio l\u2019Italia \u00e8 un buon esempio di come, tra partiti euroscettici, i margini di cooperazione e quelli di competizione non sono mai chiari e spesso anzi si sovrappongono.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Il tutto, almeno nei primi mesi dopo il voto del 26 maggio, sar\u00e0 ulteriormente complicato dalla <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-gb-brexit-paralisi\/\"><strong>Brexit<\/strong><\/a> \u2013 o, meglio, dall\u2019assenza di Brexit. La permanenza britannica nell\u2019Ue potrebbe infatti complicare lo scenario nel breve periodo, soprattutto nel caso in cui il Brexit Party avr\u00e0 molto successo e continuer\u00e0 a voler restare nel gruppo ex-Efdd. Questo potrebbe rendere proprio il Brexit Party il partito maggiore e forse persino determinante per raggiungere non tanto la soglia dimensionale quanto quella geografica (al momento i partiti Efdd che ci si attende saranno rappresentati nel Pe provengono da soli quattro Paesi sui sette necessari).<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\">Quello di quest\u2019anno sar\u00e0 dunque un voto storico, ma lo stesso si pu\u00f2 dire di tutti i voti. A essere determinante sar\u00e0 la capacit\u00e0 o meno di gruppi poco coesi e spesso in competizione tra loro a fare massa critica, ma anche a presentare politiche alternative comuni che non siano in semplice opposizione rispetto ai programmi dei partiti maggiori. Chiarire quali e quante competenze andrebbero &#8216;riportate a casa&#8217; sarebbe cruciale per diventare un\u2019opposizione matura in un Parlamento europeo che si va via via sempre pi\u00f9 politicizzando. Il che, anche per i cittadini europei che criticano non senza ragioni l\u2019Ue per il suo eccesso di burocrazia e tecnicismi, potrebbe non essere un male.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><i>Questo articolo \u00e8 stato realizzato nell&#8217;ambito dell&#8217;Osservatorio IAI-ISPI sulla politica estera italiana.<\/i><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si \u00e8 parlato molto del fatto che queste elezioni europee costringeranno la &#8216;grande coalizione&#8217; moderata ed europeista, formata da popolari e socialdemocratici, ad allargare la propria base ai liberal-democratici. Si \u00e8 anche spiegato estesamente che il gruppo dei partiti euroscettici si rafforzer\u00e0, ma anche che sar\u00e0 ancora ben lontano dal raggiungere una maggioranza. 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