{"id":74172,"date":"2019-05-27T22:44:42","date_gmt":"2019-05-27T20:44:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74172"},"modified":"2019-05-29T23:49:07","modified_gmt":"2019-05-29T21:49:07","slug":"ue-ora-indebolita-idea-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-ora-indebolita-idea-europea\/","title":{"rendered":"Ue ora: indebolita, ma non battuta, l&#8217;idea europea va avanti"},"content":{"rendered":"<p>Cominciamo con una buona notizia. Nelle <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong>elezioni europee<\/strong> <\/a>dal 23 al 26 maggio, l\u2019affluenza alle urne nell&#8217;intera <strong>Unione europea<\/strong> \u00e8 risalita di quasi 8 punti rispetto al 2014, collocandosi al 50,5 % rispetto a 42,6% della precedente tornata. Si \u00e8 cos\u00ec interrotto un trend discendente di partecipazione elettorale che dal 62% del 1979, data delle prime elezioni, aveva visto allontanarsi progressivamente i cittadini europei dalle urne. Solo in Italia il dato \u00e8 ancora in leggero calo, dal 57,2 del 2014 al 54,5 odierno (nel 1979 era stato dello stratosferico 85,6%). Questa inversione di tendenza significa forse un maggiore e rinnovato interesse verso il futuro dell\u2019Unione? Non proprio.<\/p>\n<p><strong>La maggioranza pro-integrazione nel Parlamento europeo erosa<\/strong><br \/>\nA leggere i dati elettorali \u00e8 abbastanza evidente che la grande maggioranza in favore dell\u2019integrazione europea del precedente <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/portal\/it\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a> si \u00e8 piuttosto indebolita: se si mettono assieme i seggi di popolari, socialisti, liberali e verdi il risultato \u00e8 di 504 rispetto ai 523 del Parlamento uscente.<\/p>\n<p>Di per s\u00e9, quindi, una diminuzione quasi inconsistente, che non dovrebbe preoccupare pi\u00f9 di tanto gli europeisti. In realt\u00e0, il dato odierno rende il gruppo dei partiti integrazionisti molto pi\u00f9 equilibrato rispetto al passato, con una drastica diminuzione dei popolari e socialisti (che da soli raggiungevano la maggioranza assoluta dei seggi nel Pe) ed un aumento consistente di verdi e liberali, con l\u2019aggiunta a questi ultimi dei &#8216;macroniani&#8217; francesi. Questa ampia maggioranza rischia quindi di diventare molto pi\u00f9 litigiosa e difficile da aggregare, poich\u00e9 non vi sar\u00e0 pi\u00f9 come nel passato una spartizione di posti e responsabilit\u00e0 fra i soli due partiti leader, popolari e socialisti.<\/p>\n<p><strong>Le partite nazionali e il peso europeo<\/strong><br \/>\nPer di pi\u00f9, a renderci scettici sul buon risultato del fronte pro-europeo vi \u00e8 un dato strutturale da tenere presente. Per le elezioni europee, come \u00e8 noto, non esiste un\u2019unica legge elettorale, ma ogni Paese adotta il sistema nazionale che predilige. Ci\u00f2 inevitabilmente porta l\u2019appuntamento europeo a trasformarsi in un test nazionale, che segue argomentazioni e logiche interne, pi\u00f9 che autenticamente europee. Gi\u00e0 l\u2019assurdit\u00e0 di non votare tutti nello stesso giorno \u00e8 paradossale. La diffusione degli exit polls, prima che tutti i Paesi abbiano potuto votare, \u00e8 un vulnus non secondario dal punto di vista della correttezza democratica.<\/p>\n<p>Ma al di l\u00e0 di questa stravaganza c\u2019\u00e8 da chiedersi quanto il tema del futuro dell\u2019Unione giochi davvero un ruolo rilevante. Si \u00e8 sottolineato da pi\u00f9 parti che questa \u00e8 stata la prima vera elezione &#8216;europea&#8217;, poich\u00e9 di Europa si \u00e8 parlato molto. Vero, ma ci\u00f2 \u00e8 avvenuto incrociando il tema europeo con temi strettamente nazionali, diversi da Paese a Paese. Quindi alla fine nessuno ha ben capito quale sia il disegno di Europa proposto dai partiti filo-europei e tanto meno l\u2019idea che hanno in testa i populisti e i sovranisti, che al di l\u00e0 dello slogan \u201ccambiamo l\u2019Europa\u201d, non hanno fornito la minima traccia sul come. Quindi la battaglia politica nazionale \u00e8 stata pi\u00f9 che altro un posizionamento pro o contro l\u2019Europa, ma tagliato su esigenze elettorali e di potere esclusivamente interne.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;avanzata, non molto significativa, di sovranisti e populisti<\/strong><br \/>\nRitornando poi ai risultati delle elezioni, vi \u00e8 da aggiungere che il fronte sovranista ha raggiunto ottimi risultati in Francia, Gran Bretagna, Italia e Ungheria, ma alla fine la sua forza numerica all\u2019interno del Pe arriva a 171 seggi rispetto ai 149 preesistenti, mettendo insieme i &#8216;brexiteers&#8217; di Nigel Farage, il gruppo della democrazia diretta e la destra di Europa delle Nazioni e Libert\u00e0. Rimane solo da vedere che posizione assumer\u00e0 l\u2019ungherese Viktor Orb\u00e0n con i suoi 13 seggi, oggi ancora in bilico all\u2019interno dei popolari, ma a gran voce chiamato ad uscirne e ad aggiungersi alle altre destre europee.<\/p>\n<p>Nel complesso questa grande avanzata dei sovranisti non si \u00e8 vista, anche se tutti assieme potranno formare una consistente minoranza di blocco in tema di proposte per una maggiore integrazione europea. Quello che \u00e8 certo \u00e8 che, proprio a causa di questa notevole frammentazione, avremo un parlamento ancora pi\u00f9 debole di quanto non lo sia gi\u00e0 stato nel passato.<\/p>\n<p><strong>Il test degli &#8216;Spitzenkandidaten&#8217; e le provocazioni di Salvini<\/strong><br \/>\nLa prima prova si manifester\u00e0 sulla questione dello &#8216;<strong>Spitzenkandidat&#8217;<\/strong>, dove il teorico vincitore di questa tornata elettorale alla testa dei popolari, il bavarese Manfred Weber, si proporr\u00e0 alla guida della Commissione europea. Si aprir\u00e0 allora un fronte di battaglia con il Consiglio europeo, che non ha mai realmente digerito questa procedura voluta dal Parlamento, e sar\u00e0 allora interessante vedere come quest\u2019ultimo, molto pi\u00f9 diviso del precedente al proprio interno, riuscir\u00e0 a resistere alla pressione dei capi di governo di ritornare al vecchio sistema di nomina dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>Tempi lunghi, quindi, anche per la decisione sui futuri commissari e sulle altre cariche in ballo. Su quest\u2019ultimo punto va sottolineato il fatto che, vigente l\u2019attuale norma di un commissario per Paese, ogni governo aprir\u00e0 un fronte per ottenere le cariche pi\u00f9 prestigiose e le competenze pi\u00f9 importanti all&#8217;interno dell\u2019Esecutivo di Bruxelles. L\u2019Italia ha gi\u00e0 avanzato la proposta di avere un posto di commissario all\u2019economia: ci sia permesso di \u00a0obiettare che nessuna forza politica europea, sia essa sovranista o pro-integrazione (con l\u2019eccezione forse dei Verdi), accetter\u00e0 mai l\u2019idea di mettere in dubbio le regole di disciplina fiscale dell\u2019Unione europea, sia all\u2019interno che all\u2019esterno della zona Euro. Il fatto che Matteo Salvini, vincitore assoluto della tornata elettorale italiana, abbia dichiarato di volere sfondare la soglia del 3% del deficit sar\u00e0 un elemento decisivo per negarci il portafoglio dell\u2019economia. Nessuno nell\u2019Unione vuole il suicidio dell\u2019euro e dell\u2019assetto finanziario comune.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Cominciamo con una buona notizia. 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