{"id":74185,"date":"2019-05-28T12:40:32","date_gmt":"2019-05-28T10:40:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74185"},"modified":"2019-06-02T22:06:30","modified_gmt":"2019-06-02T20:06:30","slug":"ue-ora-ruolo-economico-globale-usa-cina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-ora-ruolo-economico-globale-usa-cina\/","title":{"rendered":"Ue ora: quale ruolo economico globale fra Usa e Cina"},"content":{"rendered":"<p>La spallata sovranista e populista non si \u00e8 verificata. Nelle elezioni europee, l\u2019avanzata di <strong>liberali<\/strong> e <strong>verdi<\/strong> &#8211; questi ultimi sorretti soprattutto dal voto dei giovani &#8211; ha arginato la perdita di voti e seggi delle due forze politiche tradizionali, il Partito popolare europeo (Ppe) e i socialisti e democratici (S&amp;D), da decenni al governo dell<strong>\u2019<\/strong>Europa. La guida della Ue verr\u00e0 probabilmente assicurata da un variegato insieme di forze europeiste, una <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-ora-indebolita-idea-europea\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>maggioranza pi\u00f9 frammentata<\/strong>\u00a0<\/a> di prima ma comunque ampia.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 vero che tutto potr\u00e0 proseguire come prima. La richiesta chiara venuta dagli elettori \u00e8 a favore di <strong>cambiamenti importanti<\/strong> nei contenuti e nelle politiche dell\u2019Europa unita. A cominciare dai <strong>temi<\/strong> e problemi <strong>economici<\/strong>, alla base del malessere sociale oggi cos\u00ec diffuso in Europa e del successo dei sovranisti in molti Paesi dell\u2019Unione. Ci\u00f2 richieder\u00e0 una serie di risposte su temi rilevanti che vanno dal <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/eurozona-messori-serve-equilibrio-fra-regole-e-tutele\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>governo dell\u2019euro<\/strong><\/a>, al mercato unico fino alle <strong>politiche sociali europee<\/strong>. Ma \u00e8 sul fronte esterno all\u2019Europa che si giocher\u00e0 la partita pi\u00f9 importante. Riguarda la ridefinizione del ruolo dell\u2019Ue nel contesto economico globale. Perch\u00e9 quest\u2019ultimo \u00e8 profondamente mutato in questi anni.<\/p>\n<p><strong>Ridefinire il ruolo della Ue nel contesto globale<\/strong><br \/>\nL\u2019economia mondiale \u00e8 ormai un sistema multipolare senza pi\u00f9 la chiara leadership di un Paese, poich\u00e9 gli <strong>Stati Uniti<\/strong> non vogliono pi\u00f9 esercitarla e la <strong>Cina<\/strong> non \u00e8 ancora in grado o \u00e8 restia a farlo. Tutto ci\u00f2 fa s\u00ec che la scena globale sia animata da tensioni crescenti e aspri conflitti. Come la <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/cina-tregua-stati-uniti\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>guerra commerciale<\/strong> <\/a>e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/cina-cyberspionaggio-carte-tavola\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>tecnologica<\/strong> <\/a>che \u00e8 in corso tra Washington e Pechino.\u00a0 Naturalmente, nessuno \u00e8 oggi in grado di prevedere come andr\u00e0 a finire. Ma si pu\u00f2 gi\u00e0 intravedere un\u2019economia globale sempre pi\u00f9 dominata da grandi aree-poli, con relazioni ispirate alla pi\u00f9 stretta reciprocit\u00e0 e in cui i rapporti di forza contano quanto, e, forse, pi\u00f9 delle regole.<\/p>\n<p>Se vorr\u00e0 contare e rappresentare una potenza globale in questo contesto \u2013 come le hanno chiesto i cittadini elettori europei &#8211; l\u2019Ue dovr\u00e0 saper ridefinire nei prossimi anni una sua posizione e un suo ruolo. Se ne dovr\u00e0 occupare, innanzitutto, molto pi\u00f9 attivamente di quanto abbia fatto in quest\u2019ultimo decennio, in cui tutta l\u2019attenzione \u00e8 stata rivolta prevalentemente ai problemi economici interni.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, ci\u00f2 significher\u00e0 definire nei cinque anni della nuova legislatura una strategia comune europea nei confronti innanzitutto dei due maggiori attori economici globali, Stati Uniti e Cina. Non si potr\u00e0 restare semplicemente a guardare lo scontro in atto tra i due giganti, pensando magari di lucrarne anche un beneficio. Sarebbe a dir poco esiziale per le sorti dell\u2019Europa. E una fonte sicura di maggiori costi futuri.<\/p>\n<p><strong>Una strategia verso Stati Uniti e Cina<\/strong><br \/>\nNei confronti degli Stati Uniti, nella consapevolezza che il legame atlantico in tema di <strong>difesa<\/strong> (LINK) e sicurezza resta per noi fondamentale e da salvaguardare, sul piano pi\u00f9 strettamente economico le due sfide pi\u00f9 rilevanti da gestire saranno, da un lato, il negoziato commerciale bilaterale con l\u2019Amministrazione Trump, che si presenta sulla carta molto difficile per i contrastanti interessi europei in gioco; dall\u2019altro, una pi\u00f9 lungimirante gestione delle politiche macroeconomiche, riducendo l\u2019enorme avanzo commerciale europeo, in primis ma non solo tedesco. \u00c8 un problema che ci trasciniamo da tempo. Potranno essere d\u2019aiuto a questo riguardo l\u2019insieme di interventi previsti &#8211; e di cui si \u00e8 gi\u00e0 cominciato a discutere in sede comunitaria &#8211; in tema di completamento dell\u2019Unione economica e monetaria (Uem) e riforma della governance dell\u2019area euro.<\/p>\n<p>Nei confronti dell\u2019altro grande attore, la Cina, dopo la lunga fase dominata dall\u2019approccio \u201cbusiness first\u201d, che ha permesso a ogni Paese europeo soprattutto di fare affari con Pechino, vi \u00e8 oggi una maggiore consapevolezza da parte europea \u2013 soprattutto franco-tedesca &#8211; che la Cina rappresenti, oltre che un partner commerciale assai importante, anche un rivale strategico con cui misurarsi. L\u2019Europa dovr\u00e0 per\u00f2 continuare a differenziarsi dalla crociata condotta unilateralmente dagli americani a colpi di dazi, e saper distinguere nel confronto con la Cina tra dimensione globale, da un lato, dove c\u2019\u00e8 comunanza di interessi con Pechino nella difesa del sistema commerciale multilaterale (anche se con molti caveat); e dimensione bilaterale, dall\u2019altro, \u00a0dove invece va posto fine a un\u2019 asimmetria di relazioni a favore della Cina non pi\u00f9 sostenibile, reclamando e imponendo una maggiore reciprocit\u00e0, ad esempio in tema di acquisti pubblici e trattamento delle imprese europee.<\/p>\n<p><strong>Un rinnovato multilateralismo<\/strong><br \/>\nAllo stesso tempo l\u2019Ue dovr\u00e0 continuare a tessere relazioni sempre pi\u00f9 intense con il resto del mondo, a partire dal Giappone e dagli altri Paesi dell\u2019Asia, intensificando la politica di accordi commerciali gi\u00e0 sperimentata con successo in questi ultimi due anni. \u00c8 evidente che per l\u2019Europa il rafforzamento di un sistema commerciale multilaterale aperto abbia rappresentato in passato e continui a rappresentare oggi un interesse vitale, dal punto di vista economico e strategico. Ma il contesto multilaterale andr\u00e0 rivisitato e adattato al nuovo contesto multipolare e alle logiche di potere che lo animano. La riforma e modernizzazione dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Wto) va in questa direzione.<\/p>\n<p><strong>Politiche comuni per lo sviluppo produttivo europeo<\/strong><br \/>\n\u00c8 evidente che una maggiore presenza unitaria dell\u2019Ue sulla scena internazionale, del tipo fin qui delineato, necessiter\u00e0 di strumenti adeguati. Il che imporr\u00e0 di intervenire anche a livello interno su un ventaglio di politiche comunitarie, quali quelle commerciali, industriali e tecnologiche per modernizzarle e meglio coordinarle a livello europeo. In altre parole, servir\u00e0 formulare un approccio comune allo sviluppo produttivo dell\u2019Ue, che continui a difendere la nostra apertura e integrazione nel mondo, ma in modo da promuovere la crescita della tecnologia e della produttivit\u00e0 europea con pi\u00f9 reciprocit\u00e0 da affermare nelle relazioni con i nostri principali partner commerciali.<\/p>\n<p>In questa prospettiva il problema pi\u00f9 spinoso da affrontare rester\u00e0 quello dei nazionalismi europei e della mancanza di fiducia reciproca tra Paesi. \u00c8 da qui &#8211; va ricordato &#8211; che sono venuti in questi anni gli ostacoli maggiori alla nascita e sviluppo in molti settori di grandi imprese europee, veri campioni europei in grado di competere a livello globale con gli oligopoli americani e cinesi.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 comunque una maggiore consapevolezza oggi in Europa sul fatto che si possa e debba fare di pi\u00f9 a livello comune europeo rispetto al poco fatto in passato, se si vorr\u00e0 veramente affermare un ruolo pi\u00f9 attivo dell\u2019Ue nel nuovo mondo multipolare. Servono impegni concreti che dovranno figurare tra le priorit\u00e0 dell\u2019agenda della nuova Commissione europea. Staremo a vedere.<\/p>\n<p>In conclusione, non si pu\u00f2 non osservare che rispetto a questi possibili sviluppi delle politiche della Ue nella nuova legislatura l\u2019Italia rischia molto concretamente di rimanere fuori. Alla luce dei risultati delle elezioni europee \u00e8 pressoch\u00e9 scontato che la maggioranza dei nostri parlamentari far\u00e0 parte della minoranza del futuro Parlamento. Rischiamo cos\u00ec di non essere presenti l\u00e0 dove si decideranno le pi\u00f9 rilevanti politiche e interventi europei. E pensare che con la Brexit si era immaginato che l\u2019Italia sarebbe potuto divenire il terzo polo di un nuovo \u201ctriangolo\u201d di guida dell\u2019Unione. Ma non sar\u00e0 cos\u00ec. Gli equilibri oggi che si stanno formando ci spingono ai margini delle scelte europee. Con effetti e ripercussioni negative tutte ancora da valutare.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Geovien So\/SOPA Images via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La spallata sovranista e populista non si \u00e8 verificata. 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