{"id":7420,"date":"2008-02-21T00:00:00","date_gmt":"2008-02-20T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/sotto-il-segno-dellincertezza\/"},"modified":"2017-11-03T15:41:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:41:00","slug":"sotto-il-segno-dellincertezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/sotto-il-segno-dellincertezza\/","title":{"rendered":"Sotto il segno dell&#8217;incertezza"},"content":{"rendered":"<p>Gli Stati Uniti vengono spesso definiti \u201cla pi\u00f9 grande democrazia del pianeta\u201d. Non bisogna per\u00f2 dimenticarsi che sono soprattutto una delle pi\u00f9 antiche e questo non sempre \u00e8 un vantaggio. Il caos nell&#8217;attribuzione dei delegati delle primarie democratiche evidenzia un sistema in cui ci si deve affidare ai network televisivi per avere un calcolo nazionale dei delegati perch\u00e9 le primarie sono organizzate dai singoli stati con regole ovunque diverse, non dalle strutture nazionali dei due partiti come \u00e8 successo in Italia. Mancano dati ufficiali nazionali, anche solo sulla partecipazione o sugli aventi diritto al voto.<\/p>\n<p><b>Chi vota e chi no<\/b><br \/>L&#8217;America \u00e8 un paese dove la partecipazione al voto tradizionalmente \u00e8 abbastanza bassa, almeno rispetto agli standard di molti paesi europei. Per votare bisogna registrarsi, indicando in molti casi il partito d&#8217;appartenenza, almeno un mese prima. Le elezioni si tengono quasi sempre in giorni feriali e circa il 7% dei cittadini vengono esclusi a priori: o perch\u00e9 detenuti, o perch\u00e9 pregiudicati oppure perch\u00e9 considerati \u201cinattivi\u201d in quanto non hanno risposto a lettere delle autorit\u00e0 locali. In questa maniera, nelle elezioni del 2004 furono per esempio eliminati dalle liste elettorali di Saint Louis, in Missouri, circa 54.000 dei 125.000 elettori registrati. Non stupiscono quindi i dati forniti dallo<a href= \" http:\/\/www.census.gov\/prod\/2006pubs\/p20-556.pdf\" target= \"blank\"><b><u> US Census Bureau<\/u><\/b><\/a>, \u201cl&#8217;Istat\u201d americano: per le elezioni presidenziali del 2004 su 197 milioni di adulti in et\u00e0 di voto solo il 72% si era registrato. L&#8217;affluenza alle urne, pur in notevole crescita rispetto al 2000, aveva riguardato solo poco pi\u00f9 del 60% dei cittadini adulti. Affluenze che da noi si registrano alle elezioni provinciali, ma che negli Usa sono altissime se paragonate al misero 46% delle elezioni parlamentari del 2002. Fra i votanti effettivi prevale proporzionalmente, sempre secondo l&#8217;US Census Bureau, la parte pi\u00f9 anziana, pi\u00f9 istruita e pi\u00f9 benestante della popolazione: per fare un esempio, va a votare l&#8217;81% di chi guadagna pi\u00f9 di 100.000 dollari l&#8217;anno, mentre la percentuale scende al 48% tra chi \u00e8 sotto i 20.000 dollari.<\/p>\n<p><b>L&#8217;importanza dell&#8217;affluenza<\/b><br \/>I 15 milioni di votanti in pi\u00f9 nelle elezioni presidenziali del 2004 erano stati, secondo alcuni osservatori, una delle chiavi della vittoria di George W. Bush. Questa volta, per le primarie, l&#8217;affluenza sembra essere cresciuta molto anche in campo democratico, superando di gran lunga i numeri dell\u2019omonimo partito italiano: a tre quarti del percorso si \u00e8 gi\u00e0 oltre i 20 milioni di votanti.  In queste elezioni primarie sta peraltro cambiando un aspetto fondamentale della politica americana: prima si puntava a vincere cercando di cambiare le opinioni di piccolissime porzioni di elettori (i cosiddetti <i>microtarget<\/i>) negli stati dove si sarebbero tenute le prime, spesso decisive, primarie, come il <i>New Hampshire<\/i> o l&#8217;<i>Iowa<\/i>. Cos\u00ec, a volte bastava spostare tra i 5 e i 10 mila voti. Ora, invece, vince chi \u00e8 in grado di trascinare alle urne elettori nuovi con un messaggio nazionale forte e reti sociali che agiscono a livello locale. Ecco perch\u00e9 Barack Obama ha vinto al nord come al sud, in <i>Georgia<\/i>come in <i>Minnesota<\/i> (vedi <a href= \" http:\/\/politics.nytimes.com\/election-guide\/2008\/results\/demmap\/index.html\" target= \"blank\"><b><u> la cartina<\/u><\/b><\/a>).<\/p>\n<p><b>Alcuni esempi.<\/b><br \/>Da un&#8217;<a href= \"http:\/\/blogamerica2008.blogspot.com\/2008\/02\/affluenza-e-risultati-elettorali.html \" target= \"blank\"><b><u>analisi dettagliata del voto<\/u><\/b><\/a>in <i>California<\/i>, in <i>Georgia<\/i> e in <i>Missouri<\/i>  emerge una buona correlazione tra aumento dell&#8217;affluenza alle urne e risultato elettorale. Nel primo stato l&#8217;affluenza \u00e8 aumentata relativamente di poco (il 25%) e ha vinto la Clinton. In <i>Georgia<\/i> l&#8217;affluenza \u00e8 aumentata notevolmente (65%), ed ha vinto Obama. Infine in <i>Missouri<\/i> dove l&#8217;affluenza \u00e8 quasi raddoppiata (+96%) si \u00e8 andati ad un testa a testa che alla fine ha visto prevalere il senatore nero. Nelle cosiddette \u201cprimarie del Potomac\u201d la tendenza si \u00e8 confermata: nel distretto federale di <i>Washington<\/i> l&#8217;affluenza triplicata rispetto al 2004 ha portato alla vittoria di Obama, con numeri simili in <i>Virginia <\/i>e <i>Maryland <\/i>dove in termini di affluenza sono stati battuti i record di tutti i tempi.<\/p>\n<p><b>Le origini storiche<\/b><br \/>Non \u00e8 detto per\u00f2 che le primarie, anche se molto partecipate, aiutino i democratici a selezionare il migliore candidato possibile per la Casa Bianca. Questo metodo di elezione fu inventato alla fine dell&#8217;Ottocento dal movimento progressista, con l&#8217;obiettivo di ridurre il potere delle macchine di partito che avevano pervaso ogni aspetto della vita pubblica. Il primo stato ad adottarle fu l&#8217;<i>Oregon<\/i> nel 1910, ma l&#8217;espansione non fu rapida: tra il 1936 ed il 1968 non pi\u00f9 di una quindicina di stati costringeva i delegati alle <i>convention<\/i> nazionali a rispettare il voto dato dai cittadini. Questo vincolo venne introdotto per la prima volta dai democratici dopo le elezioni del 1968. Da allora il partito dell&#8217;asinello ha conquistato la Casa Bianca solo tre volte: con Carter dopo lo scandalo Watergate; con Clinton nel 1992 grazie anche alla presenza del terzo incomodo Ross Perot; di nuovo con Clinton nel 1996, ma senza che il Presidente uscente avesse un vero sfidante nelle primarie.<\/p>\n<p><b>Un sistema distorto<\/b><br \/>Il sistema delle primarie ha una prima distorsione: ogni stato ha un numero di delegati calcolato in base non solo alla popolazione, ma anche ai risultati elettorali del partito. Questo ovviamente d\u00e0 pi\u00f9 delegati a stati dove il partito va gi\u00e0 bene. Nelle presidenziali per\u00f2 i \u201cgrandi elettori\u201d di ogni stato vengono assegnati al candidato che prende anche solo un voto in pi\u00f9 degli altri. Un candidato pu\u00f2 quindi prevalere nelle primarie perch\u00e9 va bene laddove il partito va gi\u00e0 bene (e dove quindi ci sono pi\u00f9 delegati), ma poi perdere nelle presidenziali perch\u00e9 non riesce a sfondare negli stati in bilico.<\/p>\n<p><b>Come pu\u00f2 andare a finire<\/b><br \/>In campo democratico, poi, c&#8217;\u00e8 un&#8217;ulteriore particolarit\u00e0. I repubblicani lasciano libert\u00e0 di scelta agli stati su come attribuire i delegati ai vari candidati, ma prevale il sistema maggioritario: \u00e8 cos\u00ec che McCain si \u00e8 aggiudicato 158 dei 164 delegati della <i>California<\/i> ed \u00e8 per questo che ha un grande vantaggio sui suoi inseguitori. I democratici usano invece dovunque un sistema proporzionale \u201ccorretto\u201d che, almeno nel \u201csupermarted\u00ec\u201d, ha penalizzato Hillary Clinton: con il metodo repubblicano in California (dove ha vinto) avrebbe preso 316 delegati, invece ne ha ottenuti solo 207.  In una situazione in cui i due candidati democratici dovessero arrivare pari o quasi nel voto popolare a decidere potrebbero essere i 796 \u201csuperdelegati\u201d (il 20% della convention): parlamentari, amministratori locali, membri della direzione del partito. La <a href= \" http:\/\/www.realclearpolitics.com\/horseraceblog\/2008\/02\/whats_so_great_about_the_super.html \" target= \"blank\"><b><u> ratio<\/u><\/b><\/a>che sta dietro a questo sistema \u00e8 duplice: se un candidato ottiene un\u2019ampia maggioranza nel voto popolare, i superdelegati possono contribuire a rafforzarla ulteriormente, facilitando la riunificazione del partito; se invece non emerge un chiaro vincitore, hanno un ruolo importante da giocare nella definizione di un accordo che eviti drammatiche spaccature.<\/p>\n<p><b>Cambia la campagna elettorale<\/b><br \/>La politica americana sta cambiando anche in altri fattori chiave, come l&#8217;affluenza alle urne e le tecniche della campagna elettorale. Due fattori si sono dimostrati pi\u00f9 importanti a questo riguardo: il \u201csuper-super\u201d marted\u00ec, che ha concentrato per la prima volta la scelta di circa met\u00e0 dei delegati in un\u2019unica giornata elettorale, che \u00e8 diventata di fatto un appuntamento di portata nazionale; la crescente importanza di  internet (sia per la raccolta fondi che per la mobilitazione dei blogger) che, insieme con le radio locali egemonizzate dai conservatori, ha in parte sostituito la tv come media pi\u00f9 importante per la campagna. <\/p>\n<p>A parte alcune evoluzioni tecniche, il sistema americano sembra peraltro aver recuperato quella politica del porta a porta e della costruzione di reti sociali locali che erano una caratteristica del modo di fare politica europeo nel Novecento. Un fenomeno che convive con regole complicate e con una partecipazione al voto ancora bassa anche se in forte aumento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli Stati Uniti vengono spesso definiti \u201cla pi\u00f9 grande democrazia del pianeta\u201d. Non bisogna per\u00f2 dimenticarsi che sono soprattutto una delle pi\u00f9 antiche e questo non sempre \u00e8 un vantaggio. 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