{"id":74233,"date":"2019-05-30T23:35:04","date_gmt":"2019-05-30T21:35:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74233"},"modified":"2019-05-31T08:09:34","modified_gmt":"2019-05-31T06:09:34","slug":"israele-iran-tensioni-escalation","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/israele-iran-tensioni-escalation\/","title":{"rendered":"Israele-Iran: l&#8217;aumento delle tensioni e i rischi dell\u2019escalation"},"content":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane, a seguito della decisione dell\u2019amministrazione statunitense di re-imporre completamente le sanzioni sulla repubblica islamica dell\u2019Iran, le tensioni nel\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Medio_Oriente\"><strong>Medio Oriente<\/strong><\/a>\u00a0sono fortemente aumentate. Il 12 maggio scorso, la crisi ha preso la forma momentanea di un\u2019azione di disturbo da parte dei proxy iraniani nello\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2010\/04\/lo-stretto-di-hormuz-al-centro-della-partita-tra-iran-e-occidente\/\"><strong>stretto di Hormuz<\/strong><\/a>, coinvolgendo diverse imbarcazioni saudite ed emiratine. Con l\u2019aumentare delle tensioni \u00e8 bene valutare come si stia comportando<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/israele-elezioni-likud-netanyahu\/\"><strong> Israele<\/strong><\/a> in questo frangente, considerando il grado di conflittualit\u00e0 con l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/golfo-hormuz-ritorno-passato\/\"><strong>Iran<\/strong><\/a> e le diverse milizie e gruppi sciiti che agiscono non lontano dai confini dello stato ebraico.<\/p>\n<p><strong>Il silenzio di Netanyahu<br \/>\n<\/strong>A poca distanza dalla quinta rielezione, grazie ad una campagna elettorale basata molto sul tema della sicurezza e dei rapporti internazionali, il primo ministro israeliano Benjamin <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/israele-elezioni-netanyahu-centristi\/\"><strong>Netanyahu<\/strong><\/a> si trova a fronteggiare diversi rischi per quanto concerne la difesa del proprio Paese (della quale detiene anche il ministero di riferimento). A ci\u00f2 va inoltre aggiunto che il 29 maggio la Knesset ha votato per il proprio scioglimento dopo nemmeno due mesi dalle ultime elezioni, dal momento che il leader del Likud non \u00e8 riuscito a formare un governo che avesse l\u2019appoggio degli alleati.<\/p>\n<p>Le conseguenze di questo voto complicano non poco l\u2019analisi della situazione e delle prospettive a breve termine rispetto alla crescita delle tensioni nella regione mediorientale. In un frangente di questo tipo sembra dunque opportuno concentrarsi sul trend generale della crisi, in attesa dei prossimi sviluppi politici.<\/p>\n<p>\u00c8 noto come da tempo le milizie sciite e le guardie rivoluzionarie iraniane stiano intensificando la preparazione di potenziali attacchi missilistici contro lo Stato ebraico, attraverso il trasporto di un arsenale sempre pi\u00f9 ingente verso la Siria ed Hezbollah. Gi\u00e0 nelle scorse settimane, con gli attacchi perpetuati dalla Striscia di Gaza, \u00e8 stato possibile verificare che il sistema di difesa antimissilistico israeliano Iron Dome, per quanto sofisticato e all&#8217;avanguardia, ha delle falle.<\/p>\n<p>Le forze di Hamas hanno dimostrato che una tattica di saturazione \u00e8 particolarmente efficace contro lo scudo che protegge Israele: con un lancio di circa 700 missili nell\u2019arco di sole ventiquattro ore sono state in grado di fare breccia nelle difese ebraiche, causando morti e feriti. Si tratta quindi di uno degli elementi pi\u00f9 importanti da tenere in considerazione rispetto alla tattica che i proxy iraniani potrebbero utilizzare nel caso di un\u2019escalation delle conflittualit\u00e0. A ci\u00f2 va aggiunto il grande investimento degli ultimi anni fatto dalla repubblica islamica per lo sviluppo di una tecnologia missilistica a lunga gittata, che costituirebbe un ulteriore mezzo per colpire Israele.<\/p>\n<p>Netanyahu \u00e8 consapevole di questo rischio. Le sue scelte sembrano dimostrare che l\u2019azione israeliana, al momento, sia indirizzata verso la <em>retaliation<\/em>, con l\u2019obiettivo di non offrire agli iraniani un pretesto per attaccare. Il primo ministro cerca quindi di mantenere pubblicamente un certo riserbo rispetto alle possibili mosse israeliane, mentre l\u2019aviazione (Iaf) ha evitato di colpire le ultime spedizioni di missili provenienti dall\u2019Iran e destinati alla Siria. Questo comportamento cauto del leader del Likud \u00e8 in netto contrasto con l\u2019atteggiamento tenuto nel 2002 quando, gi\u00e0 primo ministro, Netanyahu aveva sostenuto apertamente di fronte al Congresso americano la necessit\u00e0 dell\u2019intervento statunitense in Iraq, parlando dello sviluppo da parte dell\u2019allora dittatore Saddam Hussein di tecnologie nucleari funzionali alla creazione di armi atomiche.<\/p>\n<p><strong>La dimostrazione di forza iraniana<br \/>\n<\/strong>Mentre Israele resta in silenzio, la repubblica islamica mostra i muscoli per far capire che non ceder\u00e0 facilmente terreno e non accetter\u00e0 indifferente la politica di massima pressione portata avanti dall\u2019amministrazione americana. Un aspetto particolarmente rilevante in tal senso \u00e8 l\u2019ultimatum lanciato lo scorso 28 Maggio dal consiglio supremo di sicurezza della repubblica islamica sull\u2019Iran Deal. Infatti, le autorit\u00e0 iraniane hanno minacciato la ripresa dell\u2019arricchimento dell\u2019uranio e l\u2019adozione di \u2018alcune misure\u2019 che riguardano il reattore ad acqua pesante di Arak, se la controparte europea dell\u2019accordo non ne garantir\u00e0, entro 60 giorni, il pieno rispetto, come ha fatto l\u2019Iran fino ad oggi.<\/p>\n<p>La prospettiva che la repubblica islamica voglia e riesca a dotarsi dell\u2019arma atomica risulta particolarmente preoccupante per tutti i paesi nell\u2019area, compreso Israele, il quale ha gi\u00e0 precedentemente agito per evitare la realizzazione di tale progetto da parte di altri attori regionali (Iraq 1981, Siria 2007) attraverso bombardamenti diretti contro i reattori. Se infatti l\u2019Iran proseguir\u00e0 su questa strada, che rappresenta al momento forse l\u2019unica \u00ad\u2013 data la massima pressione statunitense \u2013, il rischio di una escalation verso un conflitto pi\u00f9 ampio potrebbe diventare sempre di pi\u00f9 una possibilit\u00e0 concreta.<\/p>\n<p><strong>Senza via d\u2019uscita?<br \/>\n<\/strong>La politica statunitense verso l\u2019Iran non sembra destinata a cambiare e per la prima volta pare essere il presidente americano a dover arginare gli istinti bellicosi dei suoi pi\u00f9 stretti collaboratori. In un tale contesto l\u2019Iran si avvia verso l\u2019isolamento, le dimostrazioni di forza e la potenziale creazione dell\u2019arma atomica mentre Israele prepara i propri piani di difesa (ma anche di eventuale attacco), rendendo prevedibile uno scenario assai pi\u00f9 caldo di quello attuale. Lo stato ebraico, per quanto al momento non propenso alla guerra, non permetter\u00e0 la costruzione di reattori per la creazione di un\u2019arma atomica da parte di un paese che rivendica da sempre la distruzione di Israele. L\u2019Iran non sottostar\u00e0 al ricatto statunitense e cercher\u00e0 di dimostrare la sua forza ed indipendenza, intraprendendo un cammino rischioso. Senza un\u2019abile e sensata azione diplomatica l\u2019escalation delle conflittualit\u00e0 sembra essere pi\u00f9 probabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nelle ultime settimane, a seguito della decisione dell\u2019amministrazione statunitense di re-imporre completamente le sanzioni sulla repubblica islamica dell\u2019Iran, le tensioni nel\u00a0Medio Oriente\u00a0sono fortemente aumentate. Il 12 maggio scorso, la crisi ha preso la forma momentanea di un\u2019azione di disturbo da parte dei proxy iraniani nello\u00a0stretto di Hormuz, coinvolgendo diverse imbarcazioni saudite ed emiratine. 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