{"id":74396,"date":"2019-06-14T08:48:19","date_gmt":"2019-06-14T06:48:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74396"},"modified":"2019-06-14T08:48:19","modified_gmt":"2019-06-14T06:48:19","slug":"kazakhstan-chiave-di-lettura-transizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/kazakhstan-chiave-di-lettura-transizione\/","title":{"rendered":"Kazakhstan: dopo il voto, una chiave di lettura della transizione"},"content":{"rendered":"<p>La recente tornata elettorale in <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/kazakhstan-scontri-piazza-elezioni\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Kazakhstan<\/a><\/strong> pu\u00f2 essere un punto di svolta, non solo per il Paese, ma per l\u2019intera regione centro-asiatica. Il Kazakhstan, infatti, \u00e8 uno snodo geopolitico di grande rilevanza, il pivot in cui si incontrano gli interessi delle grandi potenze, in quella che pu\u00f2 essere definita l\u2019ennesima riedizione del Grande Gioco descritto due secoli fa da Arthur Conolly.<\/p>\n<p>In mezzo a questa fitta rete di interessi strategici, economici, commerciali e culturali c\u2019\u00e8 un Paese di quasi 3 milioni di chilometri quadrati con meno di 20 milioni di abitanti, tanti giovani e, quindi, grande entusiasmo verso il futuro. Una realt\u00e0 che dalla caduta dell\u2019Unione sovietica ha preso una direzione diversa rispetto a gran parte delle altre ex repubbliche che convivevano sotto l\u2019ombrello del Cremlino.<\/p>\n<p><strong>Tante contraddizioni nel percorso verso la democrazia<\/strong><br \/>\nQuando si parla di Kazakhstan, \u00e8 difficile non incappare in qualche riferimento alla dipendenza dell\u2019economia kazaka dall\u2019esportazione di materie prime. Il sottosuolo del Paese \u00e8 ricco di petrolio, gas, uranio, carbone, ferro e altri minerali strategici. Un vero e proprio tesoro che, come succede sempre in questi casi, ha condizionato lo sviluppo dell\u2019economia nazionale, disincentivando la diversificazione. Tuttavia, non \u00e8 altrettanto frequente leggere che il Kazakhstan ha, secondo le stime della Banca mondiale, un livello di disuguaglianze socioeconomiche inferiore alla Danimarca. E un reddito lordo pro-capite di quasi 25.000 dollari a parit\u00e0 di potere d\u2019acquisto.<\/p>\n<p>Sovente si pone l\u2019accento sulla mancanza di <strong>libert\u00e0 di stampa<\/strong> nel Paese ed effettivamente questo \u00e8 un campo in cui il Kazakhstan deve necessariamente fare dei passi in avanti. Raramente, per\u00f2, si fa notare che, chiunque abbia una connessione Internet, e quindi pi\u00f9 del 75% della popolazione, pu\u00f2 accedere a tutti i principali media internazionali, in un Paese in cui l\u2019inglese \u00e8 ampiamente diffuso tra le \u00e9lites e il russo \u00e8 ampiamente diffuso a livello popolare. Immaginare un\u2019opinione pubblica scollegata dal mondo, quindi, \u00e8 piuttosto difficile.<\/p>\n<p>Senza fare sconti a un Paese che, comunque, deve fare ancora dei passi in avanti prima di definirsi una democrazia compiuta, non si possono chiudere gli occhi su quanto \u00e8 gi\u00e0 stato fatto e si continua a fare. Per esempio, in quanti Paesi senza alcuna tradizione democratica alle spalle il passaggio di consegne tra il padre della patria, colui che ne ha proclamato l\u2019indipendenza, e il suo successore \u00e8 avvenuto pacificamente? A marzo, <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/03\/kazakhstan-era-nazarbayev-democrazia\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Nursultan Nazarbayev<\/a><\/strong> ha lasciato il potere dopo 30 anni; e nelle urne del 9 maggio il suo successore ad interim <strong>Kassym-Jomart Tokayev<\/strong> \u00e8 stato eletto nuovo presidente.<\/p>\n<p><strong>Arresti e denunce di irregolarit\u00e0<\/strong><br \/>\nI media internazionali, presenti con centinaia di inviati nelle principali citt\u00e0 del Paese, hanno denunciato disordini durante le consultazioni e circa 500 arresti. I video che circolano sul web mostrano piccoli gruppi di manifestanti &#8211; poche centinaia di individui \u2013 scontrarsi con gli agenti in tenuta antisommossa nei pressi dei seggi elettorali.<\/p>\n<p>La <em>pruderie<\/em> con cui si stanno commentando le scene in cui gli agenti spintonano o trascinano i fermati, perci\u00f2, non pu\u00f2 che avere un retrogusto di ipocrisia ricordando le violenze brutali che hanno accompagnato due anni fa le elezioni catalane (durante le quali furono arrestati 460 attivisti) o anche, semplicemente, il pestaggio di Stefano Origone, il giornalista di Repubblica che una ventina di giorni fa &#8211; durante una manifestazione pacifica &#8211; la Polizia italiana ha mandato in ospedale con 30 giorni di prognosi.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, il rapporto preliminare dell\u2019<strong>Osce<\/strong> \u2013 che ha effettuato il monitoraggio delle operazioni di voto &#8211; ha sollevato dubbi sulla regolarit\u00e0 delle elezioni, in controtendenza, per\u00f2, rispetto alle valutazioni della rappresentanza permanente nel Paese, che ha monitorato la campagna elettorale e ha espresso un giudizio nel complesso positivo sullo svolgimento del confronto tra i candidati. \u00c8 prudente, quindi, attendere il rapporto definitivo dell\u2019Organizzazione, che elaborer\u00e0 i dati ricevuti dagli osservatori. Sar\u00e0 fondamentale, infatti, capire che tipo di irregolarit\u00e0 sono state rilevate (brogli o deficit organizzativi) e in quali seggi sono state registrate (periferici e quantitativamente marginali o centrali e quantitativamente significativi), dato che circa la met\u00e0 degli osservatori non ha riportato irregolarit\u00e0.<\/p>\n<p>Mentre i mass-media internazionali &#8211; alla perenne ricerca di scoop e notizie sensazionali &#8211; soffiano sul fuoco, c\u2019\u00e8 il rischio che si perda di vista il punto centrale della questione, che invece \u00e8 ben chiaro a studiosi e analisti, come dimostrano i tanti articoli usciti sulle pi\u00f9 prestigiose riviste specializzate del mondo all\u2019indomani delle dimissioni dell\u2019ex presidente Nazarbayev.<\/p>\n<p><strong>Il ruolo dell\u2019Europa, tra Mosca e Pechino<\/strong><br \/>\nIl Kazakhstan sta affrontando un percorso. Per chi \u00e8 nato e cresciuto in una democrazia matura pu\u00f2 sembrare un processo contraddittorio e incomprensibilmente lento ma non bisogna dimenticare che gli esempi pi\u00f9 riusciti di democratizzazione si sono dispiegati su orizzonti generazionali.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte, l\u2019humus sociale \u00e8 probabilmente uno dei pi\u00f9 favorevoli al mondo ma il contesto regionale \u00e8 deprimente: il Paese pi\u00f9 democratico con cui confina il Kazakhstan \u00e8 la <strong>Russia<\/strong>.<\/p>\n<p>Proprio per questo motivo l\u2019Occidente, e in particolare l\u2019<strong>Unione europea<\/strong> &#8211; al momento l\u2019unico grande blocco politico che continua a confidare nel <em>soft power<\/em> &#8211; non devono commettere l\u2019errore di chiudere la porta in faccia al Kazakhstan. Non sarebbe solamente una reazione sprezzante ma anche poco lungimirante, dato che consegnerebbe il Paese alla sfera d\u2019influenza di Mosca o di Pechino.<\/p>\n<p>L\u2019Ue deve, perci\u00f2, continuare a supportare la transizione democratica in Kazakhstan, senza sconti ma anche senza isterismi. Nell\u2019interesse della popolazione kazaka ma anche di quella europea, che ha smarrito da tempo il senso di cosa ci stia a fare l\u2019Europa nel mondo. Le istituzioni europee hanno bisogno anche di sfide come questa per riqualificarsi agli occhi dell\u2019opinione pubblica internazionale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recente tornata elettorale in Kazakhstan pu\u00f2 essere un punto di svolta, non solo per il Paese, ma per l\u2019intera regione centro-asiatica. Il Kazakhstan, infatti, \u00e8 uno snodo geopolitico di grande rilevanza, il pivot in cui si incontrano gli interessi delle grandi potenze, in quella che pu\u00f2 essere definita l\u2019ennesima riedizione del Grande Gioco descritto [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":74397,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[508,643,1571,108,1574],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/74396"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=74396"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/74396\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74398,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/74396\/revisions\/74398"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/74397"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=74396"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=74396"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=74396"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}