{"id":74480,"date":"2019-06-21T07:33:54","date_gmt":"2019-06-21T05:33:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74480"},"modified":"2019-07-05T11:44:06","modified_gmt":"2019-07-05T09:44:06","slug":"fao-guerra-diplomatica-guida-agenzia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/fao-guerra-diplomatica-guida-agenzia\/","title":{"rendered":"Fao: guerra diplomatica per la guida dell&#8217;Agenzia romana"},"content":{"rendered":"<p>Il 23 giugno, gli Stati membri della <strong>Fao<\/strong>, l\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per l\u2019<strong>alimentazione<\/strong> e l\u2019<strong>agricoltura <\/strong>con sede a <strong>Roma<\/strong>, nomineranno il successore all&#8217;attuale direttore generale Jos\u00e9 Graziano da Silva, che durante la 161\u00b0 sessione del Consiglio dell&#8217;organizzazione, lo scorso aprile, si \u00e8 potuto vantare del netto incremento in contributi che l&#8217;Agenzia riceve, portando il budget biennale per il 2018-2019 a 2,6 miliardi di dollari. Ad inizio marzo, erano cinque i candidati per la sua posizione: Davit Kirvalidze (<strong>Georgia<\/strong>), Qu Dongyu (<strong>Cina<\/strong>), Catherine Geslain-Lan\u00e9elle (<strong>Francia<\/strong>), M\u00e9di Moungui (<strong>Camerun<\/strong>) e Ramesh Chand (<strong>India<\/strong>).<\/p>\n<p>Sia il candidato camerunense che l\u2019indiano si sono nel frattempo ritirati, il primo con una lettera personale, il secondo tramite comunicazione del Governo indiano il 13 giugno scorso. Secondo una fonte diplomatica di <em>Le Monde<\/em>, il <strong>ritiro del candidato africano<\/strong> sarebbe avvenuto dopo il pagamento di un debito camerunense di 70 milioni di dollari da parte di Pechino. Ed \u00e8 una notizia che ci porta immediatamente dentro quella che in teoria dovrebbe essere una elezione basata soprattutto su questioni tecniche e di visione per l&#8217;organizzazione, ma che invece \u00e8 diventata una <strong>corsa diplomatica<\/strong> in cui in gioco sono tutt&#8217;altro che gli 800 milioni che soffrono la fame ogni giorno; un numero che secondo esperti non far\u00e0 che aumentare significativamente nei prossimi dieci anni.<\/p>\n<p>La Fao ha come compito quello di riunire tutte le nazioni del mondo per identificare pratiche e strumenti pi\u00f9 adeguati per migliorare la produzione agricola, facilitare il commercio di beni alimentari, incrementare la <strong>sostenibilit\u00e0<\/strong>, e aumentare la conoscenza in modo salute e benessere delle persone possano fare passi avanti.<\/p>\n<p><strong>La candidata europea cerca di piacere a Washington<\/strong><br \/>\nPer gli Stati Uniti il candidato pi\u00f9 indicato sarebbe il georgiano Kirvalidze: presentato come sostenitore del libero scambio e promotore di una riforma strutturale che deve affrontare i problemi di bilancio. Secondo fonti a lui vicine, Kirvalidze avrebbe \u201cil sostegno di un gran numero di Paesi in via di sviluppo\u201d. Inoltre, tradizionalmente, la guida dell&#8217;Agenzia va a un candidato di un Paese in via di sviluppo (l\u2019uscente \u00e8 un brasiliano naturalizzato italiano).<\/p>\n<p>La candidata francese, Catherine Geslain-Lan\u00e9elle, gi\u00e0 direttrice dell&#8217;<strong>Agenzia europea per la sicurezza alimentare<\/strong> (Efsa) di Parma e proposta in quanto candidata di tutta l\u2019Unione anche dalla Commissione europea, potrebbe diventare la prima donna a capo della Fao. La campagna della Geslain-Lan\u00e9elle ha investito molto su Washington, chiedendo agli Stati Uniti di ritirare il sostegno al georgiano e impegnandosi a \u201cnon difendere necessariamente le posizioni europee sulla questione delle biotecnologie e degli <strong>Organismi geneticamente modificati (Ogm)<\/strong>\u201d, come rivela una nota interna pubblicata dal <em>Guardian<\/em>. Interpellata da <em>Le Monde<\/em>, ha dichiarato: &#8220;Non l&#8217;ho mai nascosto: non desidero diventare direttore generale della Fao per difendere gli interessi di uno Stato o di un gruppo di Stati. Non \u00e8 mia intenzione monopolizzare l\u2019Agenzia per interessi particolari. Non credo esista una soluzione sola: ci sono molte soluzioni, e ci\u00f2 che conta per me \u00e8 che questa organizzazione sia il luogo di dibattito su queste diverse soluzioni, a partire da fatti e scienza, nel rispetto della salute e dell&#8217;ambiente. Non dobbiamo necessariamente rendere applicabile al resto del mondo ci\u00f2 che \u00e8 stato fatto in Europa. Abbiamo molti esempi di modelli virtuosi sviluppati localmente e che dobbiamo aiutare a passare a una scala pi\u00f9 ampia.&#8221;<\/p>\n<p>Parole che hanno creato stupore in alcune cancellerie del Vecchio continente, vissute come un disconoscimento dei pi\u00f9 importanti orientamenti in materia di politiche agricole per Bruxelles, portando a delle divisioni all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea stessa con l&#8217;incertezza del voto \u2013 segreto e in cui ogni Stato membro ha uguale peso \u2013 dei Paesi dell&#8217;Est, dell&#8217;<strong>Italia<\/strong> e del Regno Unito, i quali sarebbero riluttanti a sostenere la francese per paura di una politica di crescente industrializzazione del settore agroalimentare come sostenuto dagli Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Le mire cinesi<\/strong><br \/>\nPurtroppo, con la candidatura cinese di Qu Dongyu, attuale viceministro per l&#8217;Agricoltura e gli Affari rurali, il dibattito che dovrebbe mettere al centro la lotta contro l&#8217;insicurezza alimentare\u00a0 \u201cscivola chiaramente al secondo posto\u201d, come si rammarica un alto funzionario occidentale su <em>Le Monde<\/em>. La candidatura di Qu avviene infatti nel mezzo di una guerra commerciale serrata tra Stati Uniti e Cina, e del tentativo sempre pi\u00f9 evidente da parte di Pechino di diventare un potere egemone non solo in Asia ma anche nel continente africano per mezzo della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/litalia-nella-nuova-via-della-seta\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><em>Belt and Road Initiative<\/em><\/a>, il mega-progetto infrastrutturale e di proiezione di influenza geopolitica del gigante asiatico.<\/p>\n<p>Nella sua campagna, oltre al pagamento citato di un debito camerunense, Pechino avrebbe anche minacciato Paesi come il Brasile e l&#8217;Uruguay di porre un divieto sulle loro esportazioni agricole in caso di mancato voto a favore del candidato cinese. E mentre \u00e8 comprensibile la frustrazione del sopracitato funzionario sulla deviazione del dibattito che dovrebbe stare al centro di questa elezione, non possiamo che notare che in realt\u00e0 la candidatura cinese solleva un problema crescente e centrale a tutto il sistema <strong>Onu<\/strong>, un problema gi\u00e0 sollevato dal rappresentante degli Stati Uniti Kip Tom in occasione dell&#8217;audizione dei candidati lo scorso aprile: \u201cL&#8217;inchiesta del tuo stesso governo sull&#8217;ex presidente dell&#8217;<strong>Interpol<\/strong> Meng Hongwei &#8211; come te vice-ministro -, ha rivelato che uno dei motivi per cui \u00e8 stato arrestato &#8211; e cito il tuo ministro della Pubblica sicurezza &#8211; \u00e8 che <em>non ha assolutamente alcun diritto di prendere decisioni senza permesso<\/em>&#8221;<\/p>\n<p>Infatti, nonostante tutti i funzionari delle istituzioni internazionali siano tenuti ad un giuramento che vieta loro esplicitamente di seguire ordini da parte di Stati, partiti politici o qualsiasi terzo all&#8217;organizzazione, in una recente intervista con la tv cinese CCTV l&#8217;ex vice-segretario generale delle Nazioni Unite e gi\u00e0 a capo del potentissimo dipartimento Onu per gli affari economici e sociali Wu Hongbo ha rivendicato: \u201cLa Carta delle Nazioni Unite ha delle regole chiare. A prescindere la tua nazionalit\u00e0, non puoi accettare istruzioni dall&#8217;esterno dell&#8217;organizzazione e da altri paesi. Ci\u00f2 detto, tutti i diplomatici hanno una nazionalit\u00e0, questo significa che ti devi preoccupare dell&#8217;interesse del tuo Paese. [\u2026] Essere un diplomatico cinese vuol dire non essere negligente quando si tratta di proteggere l&#8217;interesse e la sicurezza nazionale della Cina. Dobbiamo difendere con forza gli interessi della madrepatria.\u201d<\/p>\n<p><strong>La tela di Pechino nel sistema Onu<\/strong><br \/>\nNei fori internazionali, la Cina non nasconde pi\u00f9 che esiste una unica strada: quella dell&#8217;obbedienza assoluta al Partito comunista, un diktat che vale non solo per i suoi cittadini e il suo apparato dei funzionari, ma anche per i governi di Stati amichevolmente sottomessi, come dimostrano le pressioni esercitati in vario modo su diversi Paesi.<\/p>\n<p>E forse, dunque, \u00e8 questa la questione che deve stare al centro del dibattito non solo per quanto riguarda la guida della Fao: il governo di Pechino \u00e8 sempre pi\u00f9 prepotente nelle sue azioni all&#8217;interno degli organismi internazionali e nei confronti di altri Paesi,\u00a0 mettendo a serio rischio la tenuta stessa di queste organizzazione. Per cui, la sera del 23 giugno si potrebbe non solo vedere affidato alla Cina il controllo dell&#8217;organizzazione responsabile degli standard agricoli e alimentari, ma anche rafforzata la politica di Pechino che mina alla base i principi fondativi delle istituzioni multilaterali, avvicinandoci sempre pi\u00f9 ad un mondo \u201ccinesizzato\u201d.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Xinhua via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 giugno, gli Stati membri della Fao, l\u2019Agenzia delle Nazioni Unite per l\u2019alimentazione e l\u2019agricoltura con sede a Roma, nomineranno il successore all&#8217;attuale direttore generale Jos\u00e9 Graziano da Silva, che durante la 161\u00b0 sessione del Consiglio dell&#8217;organizzazione, lo scorso aprile, si \u00e8 potuto vantare del netto incremento in contributi che l&#8217;Agenzia riceve, portando il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":22,"featured_media":74481,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[940,77,1712,103,696,432,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/74480"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/22"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=74480"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/74480\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":74482,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/74480\/revisions\/74482"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media\/74481"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=74480"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=74480"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=74480"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}