{"id":74503,"date":"2019-06-22T11:26:22","date_gmt":"2019-06-22T09:26:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74503"},"modified":"2019-07-04T07:18:42","modified_gmt":"2019-07-04T05:18:42","slug":"ue-nomine-vertice-30-giugno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/ue-nomine-vertice-30-giugno\/","title":{"rendered":"Ue: bruciati gli Spitzenkandidaten, ci si riprova il 30 giugno"},"content":{"rendered":"<p>Nessuna vera sorpresa a Bruxelles. Era abbastanza scontato che il <strong>Vertice europeo<\/strong> non avrebbe potuto raggiungere il necessario consenso nell&#8217;indicare i nomi dei candidati alle massime cariche dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/ue-9-maggio-schuman\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a>. Se cinque anni fa, nel 2014, si \u00e8 dovuta attendere la fine di agosto per nominare Jean-Claude <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/09\/ue-urra-pe-juncker\/\"><strong>Juncker<\/strong> <\/a>a presidente della Commissione europea, oggi in una situazione politica e di equilibri fra gli Stati membri infinitamente pi\u00f9 complessa le speranze di un miracolo erano ridotte al lumicino.<\/p>\n<p>Per di pi\u00f9, nel 2014 si sperimentava per la prima volta la procedura informale degli <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-spitzenkandidat-democratizzazione\/\"><em>spitzenkandidaten<\/em><\/a>, che forniva un\u2019indicazione precisa al<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2015\/04\/il-consiglio-europeo-di-straordinario-nulla\/\"><strong> Consiglio europeo<\/strong><\/a> sulla scelta del nome, Juncker appunto, e della famiglia politica, i Popolari europei (Ppe), che aveva vinto nettamente le<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong> elezioni europee<\/strong><\/a>.<\/p>\n<p><strong>Prima di trovare i nomi giusti, fatti fuori quelli indigesti<\/strong><br \/>\nNell&#8217;occasione attuale, invece, all&#8217;interno del Vertice si \u00e8 pi\u00f9 che altro proceduto all&#8217;eliminazione dei tre leader che meglio si erano piazzati nella tornata elettorale: Manfred Weber per il Ppe, Frans Timmermans per i Socialisti e Margrethe Vestager per i liberali. In altre parole, invece di sforzarsi a cercare il nome del nuovo presidente, nella riunione di Bruxelles si \u00e8 innanzitutto puntato a togliere di torno le candidature indigeste al Consiglio stesso.<\/p>\n<p>Le ragioni sono notoriamente due. La prima \u00e8 che per diversi capi di Stato e governo, a cominciare da Emmanuel Macron, il sistema degli <em>spitzenkandidaten<\/em> non \u00e8 accettabile (anche in punta di diritto), dal momento che toglie al Vertice una prerogativa (quella di scegliere il nome gradito), che esso vuole tenere saldamente nelle proprie mani. La seconda, pi\u00f9 preoccupante, \u00e8 che neppure a livello di grandi famiglie partitiche europee si \u00e8 trovato l\u2019accordo per dare un\u2019univoca indicazione per il posto di presidente della Commissione.<\/p>\n<p>E\u2019 questo un primo chiaro effetto della frammentazione partitica all&#8217;interno del nuovo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/parlamento-europeo-geografia-aula\/\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a>. Non \u00e8 quindi tanto la crescita dei partiti sovranisti a mettere in difficolt\u00e0 la partita sulle nomine apicali nelle istituzioni comunitarie, quanto la debolezza del vasto fronte europeista. In effetti, rispetto al passato, non sono pi\u00f9 i Popolari e i Socialisti a decidere e a scambiarsi le <strong>nomine<\/strong> fra di loro, ma nel conto devono entrare, come minimo, anche i Liberali e i Verdi.<\/p>\n<p><strong>I conti complicati nel Consiglio europeo<\/strong><br \/>\nLa situazione \u00e8 altrettanto complicata all&#8217;interno del Consiglio dove \u00e8 necessario raggiungere una maggioranza qualificata rinforzata per indicare il candidato presidente della Commissione: un minimo di 21 stati membri su 28, che inoltre rappresentino almeno il 65% dell\u2019intera popolazione dell\u2019Unione. Nel Vertice attuale 9 paesi sono guidati da forze che si richiamano ai Popolari e 8 ai Liberali (solo 5 ai Socialisti).<\/p>\n<p>Entrambe le coalizioni hanno quindi la forza di costituire una minoranza di blocco su candidature non gradite. Paradossalmente, anche i 5 paesi che hanno governi non rappresentati nelle tradizionali famiglie partitiche europee (Gran Bretagna, Grecia, Ungheria, Polonia e, per la prima volta, perfino l\u2019Italia) avrebbero teoricamente la possibilit\u00e0, mettendosi assieme, di bloccare nominativi indigeribili per loro.<\/p>\n<p>Difficile quindi credere che da qui a domenica 30 giugno, data di un nuovo Vertice straordinario, questa situazione di oggettivo blocco possa essere risolta, anche se nel frattempo i maggiori paesi dell\u2019Ue assieme a Donald Tusk e a Juncker, avranno modo di rivedersi ad Osaka in Giappone per la riunione del <a href=\"https:\/\/g20.org\/en\/\">G20<\/a>.<\/p>\n<p>Come al solito, saranno proprio le riunioni informali e riservate a permettere di trovare, o almeno di avviare, una bozza di soluzione dell\u2019intera questione, che come noto non si limita alla figura del presidente della Commissione, ma si allarga alle altre cariche di vertice, dal presidente del Consiglio europeo a quello del Parlamento, dall\u2019Alto rappresentante al presidente della Bce.<\/p>\n<p><strong>La corsa dei leader per evitare un conflitto con il Parlamento<\/strong><br \/>\nL\u2019unico vero motivo per agire rapidamente sarebbe quello di evitare di aprire fin dall&#8217;inizio della legislatura un fronte di conflitto istituzionale con il Parlamento europeo, che si insedier\u00e0 ufficialmente il 2 luglio: arrivare quindi a scegliere il nome per la presidenza della Commissione prima di quella data, toglierebbe di torno il rischio di risollevare la questione dello <em>spitzekandidat<\/em> che, come abbiamo visto, divide per il momento anche le famiglie partitiche della nuova Assemblea.<\/p>\n<p>Si potrebbe quindi approfittare di questo momento di debolezza del Parlamento, cosa che permetterebbe al Consiglio europeo di scegliere un proprio candidato, possibilmente di alto profilo, da sottoporre successivamente al voto di conferma dell&#8217;Assemblea.<\/p>\n<p>Insomma una vera e propria partita a scacchi che sottolinea, se ancora ce ne fosse bisogno, lo stato di disagio che sta vivendo in questo momento l\u2019Unione europea. Un\u2019Unione che ha perso in questi anni due ancore di stabilit\u00e0: la maggioranza parlamentare di popolari e socialisti all\u2019interno del Parlamento europeo e la forza trascinante dell\u2019asse Francia-Germania, ormai divise su diverse materie o almeno non in grado di portare avanti una linea di approfondimento dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Da diverse parti si invoca quindi un colpo di teatro, con una Angela Merkel che, malgrado la conclamata riluttanza, accetti di guidare il Vertice europeo e sblocchi cos\u00ec le altre caselle: un francese a capo della Bce o della Commissione e le altre cariche apicali da dividere fra pretendenti dell\u2019Est e del Sud. Insomma la nascita di un <em>dream team<\/em>, che assomiglia tuttavia pi\u00f9 a un vero e proprio sogno che alla dura realt\u00e0 di una partita destinata probabilmente a trascinarsi ancora per lungo nel tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nessuna vera sorpresa a Bruxelles. 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