{"id":74550,"date":"2019-06-28T00:23:02","date_gmt":"2019-06-27T22:23:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74550"},"modified":"2019-07-02T07:06:35","modified_gmt":"2019-07-02T05:06:35","slug":"mo-manama-declassamento-palestinese","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/mo-manama-declassamento-palestinese\/","title":{"rendered":"MO: Manama, il declassamento della questione palestinese"},"content":{"rendered":"<p>Il \u201c<a href=\"https:\/\/www.middleeastmonitor.com\/20190626-peace-to-prosperity-conference-in-bahrain\/\"><strong>Peace to prosperity<\/strong><\/a>\u201d workshop tenutosi a Manama in Bahrein tra marted\u00ec e mercoled\u00ec non verr\u00e0 ricordato nei libri di storia. Non solo per l\u2019anonimo nome con cui si presentava, ma soprattutto perch\u00e9 non porter\u00e0 a una pace definitiva tra <strong>israeliani<\/strong> e <strong>palestinesi<\/strong>. Ci\u00f2 non vuol dire che la sua importanza debba essere sottovalutata. Infatti, pur non facendo sostanziali passi avanti verso la soluzione finale del conflitto, si \u00e8 verificato un pi\u00f9 modesto cambio di approccio nel perseguimento della stessa, per lo meno da parte americana.<\/p>\n<p><strong>Chi c\u2019era all&#8217;evento<br \/>\n<\/strong>Nessuna storica stretta di mano. N\u00e9 tantomeno credibili candidati al Nobel per la pace. L\u2019immagine pi\u00f9 rappresentativa della due giorni di lavoro giunge dal ricevimento d\u2019apertura al Four Season Hotel di Manama. Tra i tavoli e le poltrone della sala si \u00e8 assistito a intensi colloqui tra uomini d\u2019affari provenienti dal mondo arabo e le loro controparti israeliane. Nonostante l\u2019assenza di delegazioni ufficiali, alla fine molti uomini provenienti dal settore privato israeliano e palestinese si sono presentati all&#8217;evento. Dimostrando che la questione palestinese pu\u00f2 essere trattata a un livello tecnico, senza dover toccare i principali tasti dolenti (su tutti lo status di Gerusalemme).<\/p>\n<p>Tra i presenti si contano circa quindici palestinesi, guidati dalla controversa figura di Ashraf Jabari, businessman di Hebron e unico speaker palestinese ufficialmente in scaletta. Tra gli altri, per gli israeliani c\u2019era il generale di riserva Yoav Mordechai, ex coordinatore delle attivit\u00e0 di governo nei territori giunto a Manama come semplice uomo d\u2019affari. Ma anche Aric Tal, responsabile Nokia dell\u2019area mediterranea, attivo nello sviluppo della rete 3G nei territori palestinesi.<\/p>\n<p>Folta si \u00e8 rivelata anche la presenza di giornalisti israeliani accorsi per coprire l\u2019evento. Nonostante l\u2019assenza di relazioni diplomatiche ufficiali con Israele, Manama ha permesso a sei testate giornalistiche israeliane di mandare propri inviati. Un evento eccezionale sottolineato dalla sorpresa con cui i giornalisti venivano ricevuti ai controlli di sicurezza dell\u2019Aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, nel momento in cui dichiaravano la destinazione finale del proprio viaggio con scalo ad Amman. Il Bahrein, a riconferma del ruolo di backchannel giocato nell\u2019interlocuzione tra Israele e Paesi arabi, \u00e8 stato rappresentato nel corso dei lavori da Houda Nonoo, diplomatica ebrea gi\u00e0 ambasciatrice a Washington dal 2008 al 2013. Infine, nonostante le iniziali smentite, si \u00e8 registrata la presenza con un basso profilo di rappresentanti russi e cinesi, cos\u00ec come della rappresentante speciale dell\u2019Ue per il Medio Oriente, Susanna Terstal.<\/p>\n<p><strong>Un approccio economico alla questione palestinese<br \/>\n<\/strong>\u00c8 interessante notare il cambio di nome in corsa che ha subito l\u2019evento. Dall\u2019ambizioso appellativo di conferenza si \u00e8 preferito virare sul pi\u00f9 modesto workshop. Soprattutto per non irritare le gi\u00e0 riottose delegazioni arabe, restie a partecipare a un evento dall\u2019alta valenza politica. Tale mutamento in realt\u00e0 suggerisce le reali intenzioni del presidente Trump, principale promotore dell\u2019evento. Il suo approccio nei confronti della questione palestinese \u00e8 ormai mutato rispetto alla tradizionale soluzione dei due Stati perseguita dai suoi predecessori. Gli Usa dimostrano di aver abbandonato il ruolo di mediatore tra le parti per sostenere le ragioni di Tel Aviv. Di conseguenza non lavorano pi\u00f9 per dare alla luce uno Stato palestinese ma per disinnescare la voglia di sovranit\u00e0 di quella stessa popolazione attraverso incentivi di tipo economico.<\/p>\n<p>Per tale motivo, la presentazione della parte economica del \u2018deal of the century\u2019 non si spiega unicamente per ragioni d\u2019opportunit\u00e0. La precedenza che ha avuto rispetto alla parte politica e securitaria del piano \u00e8 sintomo di un\u2019inversione delle priorit\u00e0 per Washington. Interessata s\u00ec a ridurre la conflittualit\u00e0 regionale, ma non intaccando lo status quo tanto caro a Israele. Non a caso la delegazione americana era guidata dal segretario al Tesoro Steven Mnuchin, a sottolineare il declassamento della questione palestinese da affare politico-strategico a questione economica, tecnica e procedurale.<\/p>\n<p>Jared Kushner, consigliere speciale e genero di Trump, ha aperto i lavori presentando il piano gi\u00e0 consultabile dalla serata di domenica sul sito della Casa Bianca. Il progetto prevede un investimento complessivo di 50 miliardi di dollari in dieci anni, da riversare su Cisgiordania, Gaza e Paesi limitrofi (Egitto, Giordania, Libano). L\u2019inserimento di questi tre Stati sottolinea forse la volont\u00e0 di considerare i territori palestinesi come un terreno divisibile tra di essi e non un\u2019entit\u00e0 statuale potenzialmente indipendente. Non \u00e8 chiaro chi saranno i veri finanziatori del piano. Infatti ciascun investimento presentato riporta un\u2019anonima dicitura \u2018grant funding\u2019 o \u2018concessional financing\u2019.<\/p>\n<p><strong>Economy, people, government: i tre pilastri<br \/>\n<\/strong>Gli investimenti sono ripartiti in tre grandi settori tematici. In primo luogo si considera l\u2019economia palestinese. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di integrarla maggiormente rispetto al mercato regionale, attraverso un piano di investimento infrastrutturale. Tra le misure pi\u00f9 ambiziose c\u2019\u00e8 il progetto del corridoio palestinese tra Gaza e la Cisgiordania, da collegare tramite un\u2019autostrada e in futuro attraverso una linea ferroviaria. Si vogliono ridurre le barriere e i controlli al confine anche attraverso la costruzione di punti di ingresso alternativi, come un nuovo porto a Gaza. Sempre nella Striscia si aspira a raddoppiare la fornitura di acqua corrente e a estendere a 16 ore giornaliere la disponibilit\u00e0 di elettricit\u00e0. Inoltre si calcola la possibilit\u00e0 di creare un milione di posti di lavoro attraverso l\u2019espansione del settore privato. L\u2019export dovrebbe incidere sino al 40 % sul Pil palestinese, a fronte dell\u2019attuale 17 %, mentre gli investimenti diretti esteri dovrebbero aumentare dal 1,4 all\u20198 %.<\/p>\n<p>La seconda area tematica \u00e8 dedicata alla popolazione. Si prevedono investimenti nel sistema educativo. L\u2019obiettivo \u00e8 di aprire una nuova universit\u00e0 (su cui investire 500 milioni) e aumentare le borse di studio internazionali, oltre che modernizzare i centri educativi gi\u00e0 esistenti. Da notare come venga pi\u00f9 volte fatto\u00a0 riferimento al modello educativo occidentale dove la scienza, la tecnologia e l\u2019innovazione risultano prioritarie. Molta attenzione viene dedicata alla disoccupazione giovanile e alla condizione delle donne, le cui percentuali di impiego sono nettamente inferiori rispetto agli uomini (si vuole passare dal 20 al 35 % di occupazione femminile). Inoltre si parla di una conversione del sistema sanitario verso un modello preventive-oriented in grado di agire efficacemente ma limitando i costi, ad esempio nel dimezzamento della morte infantile. In generale poi si parla di qualit\u00e0 della vita, il cui miglioramento passa per l\u2019apertura di centri sportivi, artistici, culturali e un aumento dei servizi municipali, potenzialmente sfruttabili anche da nuovi flussi turistici. L\u2019obiettivo \u00e8 quello di innalzare l\u2019aspettativa di vita dai 74 anni attuali a 80.<\/p>\n<p>Infine si dedica un paragrafo al settore pubblico. Non \u00e8 un caso che venga lasciato per ultimo, quasi a sottolineare l\u2019importanza maggioritaria che nel nuovo approccio ricopre il settore privato, a fronte di un apparato pubblico sinonimo di corruzione e inefficienza. \u00c8 evidente il tentativo di delegittimare lo schema istituzionale fuoriuscito dagli Accordi di Oslo, e in particolare limitare il ruolo giocato dall\u2019Autorit\u00e0 nazionale palestinese bypassandolo, e creando un collegamento diretto con la societ\u00e0 civile. L\u2019obiettivo in questo settore \u00e8 produrre terreno fertile per gli investimenti, favorendo la creazione di un business environment migliore. Attraverso interventi nel sistema normativo, nell\u2019indipendenza del settore giudiziario e tramite la creazione di un meccanismo di e-governance (si prende come riferimento l\u2019ambizioso modello estone). Le parole d\u2019ordine sono trasparenza e accountability nelle linee di finanziamento che verranno aperte e da cui si vuole estromettere l\u2019Anp, cos\u00ec come gli altri attori politici del variegato fronte palestinese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il \u201cPeace to prosperity\u201d workshop tenutosi a Manama in Bahrein tra marted\u00ec e mercoled\u00ec non verr\u00e0 ricordato nei libri di storia. Non solo per l\u2019anonimo nome con cui si presentava, ma soprattutto perch\u00e9 non porter\u00e0 a una pace definitiva tra israeliani e palestinesi. Ci\u00f2 non vuol dire che la sua importanza debba essere sottovalutata. 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