{"id":74625,"date":"2019-07-03T22:04:11","date_gmt":"2019-07-03T20:04:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74625"},"modified":"2019-07-10T11:27:17","modified_gmt":"2019-07-10T09:27:17","slug":"ue-nomine-coniglio-cilindro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-nomine-coniglio-cilindro\/","title":{"rendered":"Ue: nomine, il coniglio von der Leyen dal cilindro di Angela Merkel"},"content":{"rendered":"<p>Sembra il classico coniglio estratto dal cilindro del prestigiatore. Con un inaspettato soprassalto di orgoglio, frutto di una lunghissima esperienza politica, la cancelliera Angela Merkel \u00e8 riuscita marted\u00ec a riprendere nelle proprie mani e a proprio vantaggio il gioco delle <strong>nomine<\/strong> europee, che non le era riuscito il giorno prima. L\u2019indicazione della sua prediletta, ministro della Difesa, Ursula <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ursula_von_der_Leyen\">von der Leyen<\/a> a ricoprire la carica di presidente della Commissione europea e la contemporanea concessione alla Francia della presidenza della Banca centrale europea (Bce) a Christine <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Christine_Lagarde\">Lagarde<\/a> ha rimesso in piedi in un solo colpo l\u2019asse franco-tedesco e ha ribadito il concetto che senza la guida della Germania l\u2019Unione non va da nessuna parte. Un colpo di genio, in gran parte mediatico, \u00e8 stata anche la proposta di nominare due donne ai massimi vertici dell\u2019Unione, non solo perch\u00e9 si tratta di una prima assoluta nella storia comunitaria, ma anche perch\u00e9 nessuno ha avuto il coraggio di opporsi a questa novit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Le crescenti debolezze dell&#8217;attuale assetto comunitario<\/strong><br \/>\nEppure fino a qualche ora prima un vasto fronte di Paesi sovranisti, fra cui l\u2019Italia, si erano opposti al diverso schema, lungamente elaborato dal duo Merkel-Macron, di un socialista olandese, Frans Timmermans, alla testa della Commissione e di un tecnico francese, il banchiere Villeroy de Galhau, a capo della Bce. Uno schema che dava meno peso diretto a Berlino e a Parigi e che apriva parzialmente alla richiesta del Parlamento europeo di prendere in considerazione la procedura degli <em>Spitzenkandidaten<\/em>, di collocare cio\u00e8 alla presidenza della Commissione uno dei candidati alle elezioni europee, cosa che si sarebbe verificata con Timmermans, capolista dei socialisti europei. Malgrado ci\u00f2, questa proposta originaria \u00e8 stata accantonata. Questo episodio ha tuttavia permesso di mettere in luce una serie di crescenti debolezze dell\u2019attuale assetto comunitario.<\/p>\n<p><strong>La minore credibilit\u00e0 dell&#8217;asse franco-tedesco<\/strong><br \/>\nLa prima \u00e8 certamente la constatazione di una minore credibilit\u00e0 dell\u2019asse franco-tedesco. Il presidente francese Emmanuel Macron, dopo i grandi ed ispirati discorsi sull\u2019Europa, \u00e8 oggi ripiegato su se stesso in difesa della propria presidenza messa a rischio sia dalla non brillante situazione economica che dalla lunghissima rivolta dei gilet gialli. Dall&#8217;altra parte, la sua &#8216;naturale&#8217; spalla tedesca, la Merkel, prima non ha risposto alle sue aperture europeiste e successivamente si \u00e8 trovata lei stessa in difficolt\u00e0 interne a causa degli scarsi risultati elettorali nazionali e della precariet\u00e0 della <em>Grosse Koalition<\/em> con i socialdemocratici.<\/p>\n<p>I due tradizionali motori dell\u2019integrazione europea, Francia e Germania, mostrano quindi crescenti difficolt\u00e0 nel dettare ai propri partner le scelte da perseguire. Agiscono solo in modo tattico, cercando di portare a casa qualche risultato utile per se stessi, ma senza la capacit\u00e0 di aggregare attorno a loro la grande maggioranza dei Paesi europei e delle forze politiche pi\u00f9 rappresentative. Si spiega cos\u00ec la debacle tattica sulle nomine della cancelliera Merkel, che con il suo piano originario non \u00e8 riuscita a convincere n\u00e9 la necessaria, ampia maggioranza dei suoi colleghi di governo e neppure il proprio partito europeo di riferimento, il Ppe. Anzi, quest\u2019ultimo si \u00e8 ribellato all&#8217;indicazione del socialista Timmermans al posto del proprio leader, il bavarese Manfred Weber, che tra l&#8217;altro si era piazzato primo alla testa del Ppe nelle ultime elezioni europee, battendo proprio i socialisti.<\/p>\n<p><strong>Un quadro politico europeo sempre pi\u00f9 frammentato<\/strong><br \/>\nQuesta vicenda ci porta a sottolineare una seconda debolezza e cio\u00e8 quella di un quadro politico europeo sempre pi\u00f9 frammentato. Si ha un bel dire che queste ultime <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/parlamento-europeo-verso-le-elezioni\/\"><strong>elezioni europee<\/strong><\/a> hanno confermato la schiacciante prevalenza delle forze europeiste: ci si consola sottolineando che i vari Salvini, Le Pen e alleati di estrema destra hanno messo assieme solo 73 seggi su un Parlamento di 751, circa il 10%.<\/p>\n<p>Ma nella realt\u00e0 le forze sovraniste sono molto pi\u00f9 numerose e si mimetizzano all&#8217;interno stesso dei grandi partiti europeisti, come \u00e8 il caso del partito nazionalista dell\u2019ungherese Orb\u00e0n nel Ppe o di quello del premier ceco Babis nei Liberali europei. Sono poi da aggiungere a questo variegato fronte Paesi come Italia e Polonia che si muovono al di fuori dei tradizionali schieramenti partitici comunitari. Facile quindi oggi mettere assieme questa molteplicit\u00e0 di interessi politici nazionalisti, allorquando per i motivi pi\u00f9 disparati si debba semplicemente dire di no a proposte che vengono calate dall\u2019alto. Di qui il grande rifiuto da circa 11 Paesi di fronte al primo schema di nomine proposto da Merkel con l\u2019accordo di Macron.<\/p>\n<p><strong>Un Parlamento europeo tagliato fuori dai giochi politici<\/strong><br \/>\nInfine, ed \u00e8 questa la debolezza ancora pi\u00f9 preoccupante, da tutti questi giochi sulle nomine \u00e8 stato tagliato completamente fuori il <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/portal\/it\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a>, che ha dimostrato in questo periodo post elettorale tutta la propria inconsistenza politica. Lo sfregio pi\u00f9 grande \u00e8 stata l\u2019indicazione da parte di Angela Merkel di attribuire a Manfred Weber, cui era stata sottratta la nomina al vertice della Commissione, la presidenza magari per cinque anni dell\u2019Assemblea di Strasburgo. Come se il Parlamento fosse una semplice appendice delle decisioni del Consiglio europeo e non un organismo politicamente e istituzionalmente autonomo.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 il Parlamento di Strasburgo che legittimer\u00e0 poi le nomine ai vertici europei, a cominciare dal presidente della Commissione che dovr\u00e0 ricevere il voto di fiducia parlamentare per entrare in funzione. Proprio per sottolineare questo fondamentale ruolo, il Parlamento europeo gi\u00e0 nella precedente legislatura aveva inventato il sistema degli <em>Spitzenkandidaten<\/em>. Era il Parlamento, in altre parole, che dava indicazione al Consiglio europeo sul nominativo per la presidenza della Commissione in base ai risultati elettorali e ai rapporti di forza interni fra i partiti.<\/p>\n<p>Il Consiglio, quindi, per prassi doveva solo confermare la carica. Cos\u00ec era stato per Jean-Claude Junker il presidente uscente della Commissione. Oggi questa procedura \u00e8 scomparsa del tutto. Se, infatti, con il primo schema di nomine veniva preso in considerazione dal Consiglio europeo il socialista Timmermans, in qualche misura si riconosceva l\u2019indicazione uscita dalle elezioni (anche se arrivato al secondo posto dopo il popolare Weber).<\/p>\n<p>Al contrario, con la nuova proposta uscita inaspettatamente dal cilindro di Angela Merkel non si pu\u00f2 davvero dire che Ursula von Leyen rispetti questo meccanismo. Non ha neppure partecipato alle elezioni europee. Non vi \u00e8 dubbio quindi che quel poco spazio di potere sulla gestione delle cariche apicali, guadagnato con grandi battaglie dal Parlamento europeo, si sia oggi definitivamente chiuso.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa davvero una buona notizia per chi tiene ad accrescere la democrazia in un\u2019Unione sempre pi\u00f9 guidata dai governi a scapito dell\u2019unica istituzione rappresentativa fino ad oggi esistente. Magari vi sono altre strade, al di l\u00e0 di quella degli <em>Spitzenkandidaten<\/em>, per riaffermare un ruolo pi\u00f9 centrale del Parlamento di Strasburgo. Ma non vi \u00e8 dubbio che quella di oggi va in ogni caso annoverata come una piccola e significativa sconfitta del Parlamento. Sar\u00e0 davvero un compito tutto in salita quello che dovr\u00e0 affrontare l\u2019appena designato presidente, David<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/David_Sassoli\"><strong> Sassoli<\/strong><\/a>, che per ora rappresenta l\u2019unica carica europea nel pieno delle sue funzioni. Il modo con cui guider\u00e0 il Parlamento nel gestire il prossimo insediamento della Commissione, presidente e collegio dei commissari, rappresenter\u00e0 un\u2019importante cartina di tornasole sulla vitalit\u00e0 e sul futuro di questa istituzione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembra il classico coniglio estratto dal cilindro del prestigiatore. Con un inaspettato soprassalto di orgoglio, frutto di una lunghissima esperienza politica, la cancelliera Angela Merkel \u00e8 riuscita marted\u00ec a riprendere nelle proprie mani e a proprio vantaggio il gioco delle nomine europee, che non le era riuscito il giorno prima. 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