{"id":74628,"date":"2019-07-03T23:57:58","date_gmt":"2019-07-03T21:57:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74628"},"modified":"2019-07-05T09:42:21","modified_gmt":"2019-07-05T07:42:21","slug":"ue-nomine-empire","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-nomine-empire\/","title":{"rendered":"Ue: nomine, in una &#8216;old Europe&#8217; the Empire strikes back"},"content":{"rendered":"<p>Non \u00e8 stato un bello spettacolo, quello delle nomine ai vertici delle Istituzioni europee, ma alla fine abbiamo una quasi soluzione. \u201cQuasi\u201d perch\u00e9 mancano ancora alcuni importanti passaggi al <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/portal\/it\"><strong>Parlamento europeo<\/strong><\/a>. Il primo dato che salta agli occhi \u00e8 il ritorno del famigerato asse franco-tedesco di cui molti avevano decretato l\u2019avvenuta irrilevanza e forse la sparizione. Il risultato, completato oggi con l\u2019elezione di un socialista italiano, David Sassoli, alla presidenza del Pe, \u00e8 molto \u201cold Europe\u201d.<\/p>\n<p><strong>La logica di ritrovare l&#8217;intesa franco-tedesca<\/strong><br \/>\nDel resto lo era anche il cosiddetto \u201ccompromesso di Osaka\u201d sulle nomine, che prevedeva l&#8217;olandese Frans Timmermans alla testa della Commissione europea\u00a0 e aveva una pi\u00f9 spiccata configurazione beneluxiana. Bisogna dire che le due proposte di nomine, pure molto diverse, rispondevano a una logica simile: quella di ritrovare l\u2019intesa franco-tedesca, ma anche il consenso di altri importanti attori come la Spagna e il Benelux.<\/p>\n<p>Solo il nucleo dei paesi favorevoli a pi\u00f9 integrazione pu\u00f2 infatti sperare di tirare l\u2019Ue fuori dalle secche in cui si trova. Resta da vedere se avr\u00e0 l\u2019energia per farlo e soprattutto se sapr\u00e0 affrontare alcuni problemi esistenziali: la conclusione della\u00a0<strong>Brexit<\/strong>, il problema italiano e le difficolt\u00e0 dell\u2019ancora incompiuto allargamento a Est, in particolare verso i Paesi di Visegrad. Da questo punto di vista non \u00e8 un male che una personalit\u00e0 tedesca, proveniente da un paese definito \u201cegemone riluttante\u201d, oltre a tutto ministro della Difesa, si assuma una responsabilit\u00e0 esplicita. Non possiamo quindi che rallegrarci. Ovviamente gli interrogativi sono numerosi, a cominciare dalla scarsa esperienza europea di Ursula von der Leyen e dalla scarsa dimestichezza con la politica monetaria di Christine Lagarde, le due nuove \u201c<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-nomine-italia-bordo-campo\/\">signore dell\u2019Europa<\/a>\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il dibattito italiano pervaso da francofobia e germanofobia<\/strong><br \/>\n\u00c8 quasi divertente pensare alla persistente francofobia e germanofobia che pervade il dibattito italiano. Dopo avere decretato la fine dell\u2019asse franco-tedesco, \u00e8 apparsa poi la curiosa teoria secondo cui la carta Timmermans sarebbe stata giocata al solo scopo di farla fallire e arrivare alla spartizione delle cariche principali.<\/p>\n<p>Come se Emmanuel Macron e Angela Merkel, due statisti gi\u00e0 non fortissimi a casa loro, avrebbero potuto affrontare due giorni di isolamento e cocenti sconfitte sul fronte delle nomine al solo scopo di estrarre all&#8217;improvviso un piano B accuratamente celato.<\/p>\n<p><strong>Il comprensibile malumore del Parlamento europeo e il ritorno della politica<\/strong><br \/>\nI problemi seri sono comunque altri. Il primo \u00e8 il comprensibile malumore del Pe per la non presa in conto del sistema degli &#8216;<em>spitzenkandidaten&#8217;. <\/em>La lezione da trarre \u00e8 pi\u00f9 complessa. Le istituzioni dell\u2019<strong>Ue<\/strong> traggono la loro legittimit\u00e0 da due canali paralleli e molto diversi: da un lato i governi espressione delle democrazie nazionali, dall\u2019altro il Pe espressione diretta dei cittadini europei. I due canali non sono facili da conciliare. In passato hanno prevalso i governi. Nel 2014, per un fortunato concorso di circostanze, il Pe.<\/p>\n<p>Le vicende di questa tornata esprimono la grande difficolt\u00e0 di trovare una sintesi. Questa volta hanno piuttosto prevalso i governi, ma \u00e8 bene notare che il negoziato \u00e8 stato anche largamente politico. La politica, nel senso dei partiti, \u00e8 entrata nel gioco e sar\u00e0 impossibile espellerla. Possiamo prevedere che la prossima tornata nel 2024 vedr\u00e0 uno scenario ancora diverso e il gioco continuer\u00e0 finch\u00e9 l\u2019Ue non avr\u00e0 trovato un equilibrio istituzionale stabile.<\/p>\n<p>Del resto, la fluidit\u00e0 della politica europea \u00e8 tale, come pure la fragilit\u00e0 degli attuali gruppi politici, che non saremmo sorpresi se alla fine della legislatura la configurazione del Pe fosse diversa da quella attuale. Nell\u2019immediato, il malumore dei socialisti e dei verdi per le nomine \u00e8 comprensibile, come lo sarebbe stato quello del Ppe in caso di successo della \u201cformula Timmermans\u201d. Resta da vedere se si spingeranno fino a sabotare l\u2019accordo. I verdi, spesso tentati da gloriose sconfitte, potrebbero cadere nella trappola; i socialisti dovrebbero essere pi\u00f9 accorti.<\/p>\n<p>Il risultato potrebbe essere di spingere il Ppe a qualche accordo con alcuni sovranisti: prospettiva sicuramente effimera e incompatibile con la ritrovata intesa franco-tedesca, ma molto dannosa nell&#8217;immediato. Il buon senso dovrebbe spingere invece i quattro partiti ad accordarsi su alcuni punti programmatici su cui vincolare le istituzioni. Lo stesso vale per i governi che hanno dominato il gioco. Non sto parlando di grandi programmi, ma di punti fermi. Le turbolenze dell\u2019economia e della politica internazionale ci dicono che il futuro, pi\u00f9 che programmi richieder\u00e0 capacit\u00e0 di reagire agli avvenimenti. Ci\u00f2 implica una capacit\u00e0 di reazione rapida e di immaginazione che non sono proprio nel Dna dell\u2019Ue. Ci siamo per\u00f2 riusciti al momento della crisi dell\u2019euro negli anni 2011\/&#8217;12, poi al momento della crisi ucraina e infine per far fronte a Brexit. Le prove che ci attendono saranno forse ancora pi\u00f9 difficili.<\/p>\n<p><strong>I grandi sconfitti, &#8220;affari loro&#8221;?<br \/>\n<\/strong>I grandi sconfitti di questa operazione sono i sovranisti e i paesi Visegrad che sono riusciti a impallinare Timmermans solo per dover ora fare i conti con quella che \u00e8 stata definita \u201cla squadra pi\u00f9 federalista dai tempi di Delors\u201d. Il risultato \u00e8 anche una cattiva notizia per i pi\u00f9 accesi sostenitori di Brexit in Gran Bretagna. Nei due casi, si \u00e8 tentati di dire \u201caffari loro\u201d.<\/p>\n<p>Infine c\u2019\u00e8 l\u2019Italia. La ragione per cui abbiamo deciso di bocciare il candidato in assoluto meglio disposto verso l\u2019Italia ( intesa come Paese) per poi aderire a un palese accordo franco-tedesco, restano per me un mistero. Certo, abbiamo provvisoriamente evitato l\u2019infrazione. Ma questo, grazie alla marcia indietro del governo, sarebbe probabilmente successo comunque. Conte ha dichiarato che \u201cavremo un commissario\u201d; ci mancherebbe, \u00e8 nel Trattato! Sar\u00e0 forse anche un vice-presidente. Avr\u00e0 un \u201cportafoglio pesante\u201d? Resta da vedere. La concorrenza, il commercio? Se il\/la prescelto\/a fosse espressione dell\u2019attuale maggioranza, sarebbe come mettere Dracula alla testa dell\u2019Avis. La ciliegina sulla torta \u00e8 che c\u2019\u00e8 s\u00ec un presidente italiano del PE \u2026 ma \u00e8 dell\u2019opposizione. L\u2019amara conclusione \u00e8 che l\u2019anomalia italiana resta intatta. Verrebbe da dire anche in questo caso \u201caffari loro\u201d. Purtroppo se sei italiano non te lo puoi permettere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 stato un bello spettacolo, quello delle nomine ai vertici delle Istituzioni europee, ma alla fine abbiamo una quasi soluzione. \u201cQuasi\u201d perch\u00e9 mancano ancora alcuni importanti passaggi al Parlamento europeo. 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