{"id":74646,"date":"2019-07-04T16:43:33","date_gmt":"2019-07-04T14:43:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74646"},"modified":"2019-07-04T16:43:33","modified_gmt":"2019-07-04T14:43:33","slug":"guerra-fredda-gorbaciov-fine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/guerra-fredda-gorbaciov-fine\/","title":{"rendered":"Guerra Fredda: trent&#8217;anni fa, Gorbaciov ne sanciva la fine"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: right;\"><em><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Trent&#8217;anni fa, Mihail Gorbaciov sanciva la fine della Guerra Fredda con un discorso al Consiglio d&#8217;Europa. In questo articolo, l&#8217;ambasciatore Francesco Bascone rievoca le circostanze e l&#8217;impatto di quel discorso.<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Due mesi fa si sono celebrati, in tono minore, i 70 anni dalla creazione del <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/consiglio-d-europa-70-anni\/\"><strong>Consiglio d&#8217;Europa<\/strong><\/a> (5 maggio 1949). Era il primo mattone della costruzione europea ma, mancando dell&#8217;elemento della sovra-nazionalit\u00e0, venne presto eclissato dalle istituzioni di Bruxelles: Ceca, Cee ed Euratom. Oggi il Consiglio d&#8217;Europa, ignoto al grande pubblico e spesso confuso con il Consiglio europeo, \u00e8 noto ai pi\u00f9 informati come sede di elaborazione di utili convenzioni (sinora oltre duecento) e come custode dei valori occidentali di democrazia e di protezione dei diritti umani.L&#8217;entrata in funzione della <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/07\/diritti-umani-italia-commissione\/\">Corte europea per i Diritti umani<\/a>, la Cedu, nel 1959, ha aggiunto la dimensione della sovra-nazionalit\u00e0, sia pure in un settore specifico, e aumentato la visibilit\u00e0 dell&#8217;organizzazione di Strasburgo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">A differenza dell&#8217;<a href=\"http:\/\/www.osce.org\/it\">Osce<\/a>, che pure promuove la democratizzazione e i diritti umani, ma accoglie per definizione tutti i Paesi europei (pi\u00f9 Usa e Canada) quale che sia il loro regime, il Consiglio d&#8217;Europa subordina l&#8217;ammissione al rispetto di certi standards. Nell&#8217;estate del 1989 la prospettiva di un ingresso dell&#8217;Urss appariva irrealistica (si sarebbe realizzata per la Federazione russa nel 1996). Persino per la Polonia, che nel maggio 1989 aveva tenuto elezioni democratiche, chi alla Farnesina proponeva di patrocinarne l&#8217;ammissione veniva tacitato (entr\u00f2 poi nel novembre 1991).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\"><strong>Gorbaciov e la &#8216;casa comune europea&#8217;<\/strong><br \/>\nMihail Gorbaciov scelse non a caso l&#8217;Assemblea parlamentare del Consiglio d&#8217;Europa (non il Parlamento europeo), in quanto luogo simbolico dei valori democratici, per dichiarare chiusa, il 6 luglio 1989, l&#8217;era della <strong>Guerra Fredda<\/strong> e chiedere fiducia verso il \u2018nuovo pensiero\u2019 elaborato da lui insieme ad Alexander Yakovlev e Eduard Shevardnadze, in sostanza una svolta in senso democratico, pacifista e occidentalista. Il concetto centrale, che subito fu raccolto dalla pubblicistica, fu quello di una &#8220;casa comune europea&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Nell&#8217;articolarne i contenuti, il presidente sovietico mise l&#8217;accento soprattutto sugli aspetti di sicurezza: la riduzione delle spese militari, delle forze nucleari e di quelle convenzionali, il ritiro di tutte le truppe stazionate sul territorio di altri Paesi, lo smantellamento dei blocchi, la rinuncia alla gara nelle tecnologie militari, un graduale avvicinamento all&#8217;obiettivo della piena denuclearizzazione.\u00a0<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Il messaggio che ebbe le pi\u00f9 significative ripercussioni nei mesi successivi fu quello rivolto ai Paesi che nella Guerra Fredda chiamavamo &#8216;satelliti&#8217;: fine delle sfere di influenza, libert\u00e0 di scegliersi il proprio sistema economico-sociale, inammissibilit\u00e0 di qualsiasi tentativo di limitare la sovranit\u00e0 di altri Stati, anche amici o alleati. Era una netta abiura della &#8216;dottrina Brezhnev&#8217; che aveva ispirato l&#8217;invasione della Cecoslovacchia nel 1968 ma anche le pressioni sulla Polonia all&#8217;inizio degli Anni &#8217;80. Ed era il semaforo verde alla scelta democratica gi\u00e0 intrapresa, come accennato, dalla Polonia stessa qualche mese prima, e in gestazione in altri Paesi dell&#8217;Est.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\"><strong>La fine delle barriere e la rottamazione del dualismo<\/strong><br \/>\nLa visione di una &#8216;casa comune&#8217; delineata da Gorbaciov contemplava anche l&#8217;abbattimento delle barriere commerciali e la cooperazione economica, scientifica, tecnologica e culturale. Ma\u00a0pi\u00f9 significativa \u00e8 l&#8217;affermazione che il nuovo ordine dovesse &#8216;porre in primo piano i valori comuni europei&#8217;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Era la rottamazione della tesi del dualismo fra una democrazia borghese e una democrazia socialista, e della dottrina della &#8216;lotta ideologica&#8217; e sulla base della quale si erano sempre giustificate nella Guerra Fredda le barriere al libero flusso di idee e pubblicazioni.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Pu\u00f2 sorprendere che Gorbaciov ribadisse allo stesso tempo lo schema dei due sistemi economico-sociali, quello socialista e democratico e quello capitalista, in competizione fra loro; e ci\u00f2 proprio mentre all&#8217;altro estremo Francis Fukuyama, nel suo saggio su \u2018la fine della storia\u2019, proclamava la fine di ogni valida alternativa al sistema liberal-democratico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\"><strong>La tendenza a restare in mezzo al guado<\/strong><br \/>\nEra probabilmente un riflesso di quella tendenza a restare in mezzo al guado, che alla fine del 1991 coster\u00e0 a Gorbaciov la detronizzazione ad opera di Boris Ieltsin che lo aveva salvato dai golpisti nell&#8217;agosto. Ma si potrebbe anche interpretare come espressione di ragionevole prudenza: proprio quel putsch poi sventato da Ieltsin sta a dimostrare che i timori\u00a0di una rivincita dei reazionari non erano affatto infondati e consigliavano qualche concessione all&#8217;ortodossia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Quel che conta \u00e8 comunque la chiara scelta di considerare comune a tutta l&#8217;Europa, Urss inclusa, la cultura politica liberal-democratica dell&#8217;Occidente, di cui il Consiglio d&#8217;Europa era il custode.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Nella parte finale della sua allocuzione, Gorbaciov indicava nell&#8217;Atto Finale di Helsinki, approvato dal primo vertice della Csce, nel 1975, l&#8217;inizio della auspicata trasformazione delle relazioni internazionali in senso \u2018umanistico\u2019; e proponeva di preparare una nuova Helsinki per realizzare il progetto della \u2018casa comune europea\u2019 entro 18-24 mesi. Si trattava dunque di costruire, lungi dalla presunta intenzione di sganciare (\u2018de-couple\u2019) gli Stati Uniti dall&#8217;Europa, una \u2018nuova Europa\u2019 comprendente a pieno titolo sia l&#8217;Urss che Usa e Canada.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\"><strong>Una &#8220;accelerazione della storia&#8221;<\/strong><br \/>\nL&#8217;iniziativa del presidente sovietico diede impulso a quella che chiamammo, giustamente, una \u201caccelerazione della storia\u201d. Lo stesso Gorbaciov ne fu travolto, come si \u00e8 visto nel corso del 1990 nei negoziati per l&#8217;unificazione della Germania, in cui fu messo con le spalle al muro dal presidente Usa Bush sr e dal cancelliere tedesco Helmut Kohl. Solo 16 mesi dopo il discorso di Strasburgo, nel novembre 1990, si riuniva\u00a0a Parigi lo storico vertice Csce, una specie di conferenza di pace a conclusione della Guerra Fredda. La Carta di Parigi per una nuova Europa consacrava quei principi di democrazia pluralista, tutela dei diritti umani, libero flusso di persone, informazioni e idee che Gorbaciov aveva coraggiosamente abbracciato a Strasburgo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\"><strong>Con il senno di poi<\/strong><br \/>\nVenti anni dopo (1 ottobre 2009), tornato sul podio dell&#8217;Assemblea parlamentare, l&#8217;ultimo presidente sovietico ha da un lato rivendicato di avere messo in pratica quanto allora promesso, per poi lamentare che l&#8217;Occidente, affetto da un \u2018complesso di vittoria\u2019, non abbia fatto per intero la sua parte nel dopo Guerra Fredda: ha tenuto in piedi e allargato verso Est la Nato e ha continuato a sospettare a torto Mosca di mire imperialiste. Gorbaciov ha quindi auspicato una migliore disposizione ad esaminare la proposta russa (in seguito accantonata) di trattato su una \u201cnuova architettura di sicurezza\u2019\u2019.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"margin: 0px; color: #333333; font-family: 'Georgia','serif';\">Queste critiche all&#8217;Occidente, ripetute da Gorbaciov in svariate occasioni (da ultimo il film-intervista diretto da Werner Herzog, maggio 2019) sono in linea con quelle espresse, con assai maggiore asprezza, dall&#8217;attuale presidente russo. Ma ci\u00f2 non deve far dimenticare le fondamentali differenze fra i due in termini di democrazia: il Gorbaciov del 1989, come l&#8217;Alexander\u00a0 Dubcek nel 1967, mirava a coniugare il socialismo con la libert\u00e0; all&#8217;opposto di Putin, che nell&#8217;intervista del 27 giugno al Financial Times propugna, nella scia del premier ungherese Viktor Orban,\u00a0un capitalismo thatcheriano unito ad una democrazia illiberale.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trent&#8217;anni fa, Mihail Gorbaciov sanciva la fine della Guerra Fredda con un discorso al Consiglio d&#8217;Europa. In questo articolo, l&#8217;ambasciatore Francesco Bascone rievoca le circostanze e l&#8217;impatto di quel discorso. Due mesi fa si sono celebrati, in tono minore, i 70 anni dalla creazione del Consiglio d&#8217;Europa (5 maggio 1949). 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