{"id":74766,"date":"2019-07-13T09:38:18","date_gmt":"2019-07-13T07:38:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74766"},"modified":"2019-07-25T13:18:09","modified_gmt":"2019-07-25T11:18:09","slug":"italia-spese-difesa-specchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/italia-spese-difesa-specchi\/","title":{"rendered":"Spese per la difesa: Italia, il gioco degli specchi"},"content":{"rendered":"<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Finalmente il DPP &#8211; Documento Programmatico Pluriennale 2019-2021 \u00e8 stato presentato dal ministro della <strong>Difesa<\/strong> Elisabetta <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Elisabetta_Trenta\"><strong>Trenta<\/strong><\/a> (con soli due mesi di ritardo rispetto ai termini di legge). Molti lo aspettavano sperando cos\u00ec di uscire dalla nebbia che da sempre avvolge le spese italiane per la difesa e che nell\u2019ultimo anno \u00e8 diventata ancora pi\u00f9 fitta. In realt\u00e0 \u00e8 stata un\u2019altra amara sorpresa: il &#8216;Governo del cambiamento&#8217; non \u00e8 riuscito ad assicurare un po\u2019 di chiarezza, ma solo una maggiore quantit\u00e0 di numeri. Il documento \u00e8 graficamente pi\u00f9 accattivante e corposo (siamo passati dalle 191 pagine del 2013 alle 266 del 2019), ma \u00e8 come una foresta, pi\u00f9 \u00e8 grande e fitta e pi\u00f9 \u00e8 difficile orientarsi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><strong><span class=\"s2\">Il miraggio del 2%<br \/>\n<\/span><\/strong><span class=\"s1\">Basti vedere uno dei dati di base a cui si fa riferimento per valutare l\u2019impegno di un Paese nel campo della difesa: la percentuale del Pil. Ovviamente non \u00e8 l\u2019unico parametro, ma sicuramente \u00e8 importante ed \u00e8 attualmente quello disponibile. Nel 2019 (dati di febbraio) si resta fermi all\u20191,15% e si prevede di salire all\u20191,17% nel 2020, forse dando per scontato che se il Pil non cresce, mentre cresce automaticamente la spesa del personale, la percentuale aumenta.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Ma, subito dopo, si precisa che a maggio \u201c<i>Il Defence Planning Capability Survey \u00e8 stato aggiornato impiegando, con decorrenza 2018, il deflatore riferito al Pil\u00a0<\/i>(il valore utilizzato per depurare il dato dall\u2019inflazione, ndr)<i>, a similitudine degli altri Paesi della Nato. Il rapporto spese Difesa\/Pil previsionale, in termini percentuali, si attesterebbe all\u20191,17% per il 2019 e all\u20191,20 per il 2020<\/i>\u201d. A prescindere dal fatto che non si capisce perch\u00e9 in passato ci saremmo riferiti a un deflatore diverso dagli altri, la precisazione rischia di essere surreale visto che si riferisce all\u2019obiettivo del 2% concordato nel <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/nato-70-anni-successi-sfide\/\"><span class=\"s3\">Vertice Nato del 2014<\/span><\/a>. Anche ipotizzando un incremento dello 0,03% all\u2019anno, partendo dallo 0,17% di quest\u2019anno vi arriveremmo dopo il 2045, con venti anni di ritardo rispetto all\u2019obiettivo del 2024 concordato con gli alleati!<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Anche per questo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/difesa-priorita-italia-nato\/\"><span class=\"s3\">l\u2019Italia insiste da tempo<\/span><\/a> per valutare lo sforzo a favore della difesa e sicurezza comune con i Paesi amici ed alleati, considerando anche la terza delle &#8216;tre C&#8217; adottate come parametri in ambito Nato: Contributions, oltre che Capabilities e Cash. Nel 2019 le nostre Forze Armate partecipano a nove missioni Nato con quasi 2.100 uomini e alcune responsabilit\u00e0 di comando. Non \u00e8 semplice &#8216;quantificare&#8217;\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/05\/missioni-internazionali-italia-naviga-a-vista\/\"><span class=\"s3\">questo sforzo<\/span><\/a>, ma \u00e8 un aspetto che deve essere considerato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Pi\u00f9 semplice \u00e8, invece, il riferimento quantitativo alla seconda C (Capabilities), con il 20% della spesa complessiva per la difesa dedicata ad investimenti in equipaggiamenti e ricerca tecnologica, grazie soprattutto al contributo del ministero dello Sviluppo economico: anche qui, per\u00f2, vi \u00e8 poco &#8216;cambiamento&#8217; e molti equipaggiamenti vengono acquistati su quel bilancio, aumentando la mancanza di trasparenza e allungando i tempi decisionali, oltre che riducendo l\u2019autonomia delle Forze Armate.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s2\"><strong>La separazione fra difesa e sicurezza<\/strong><br \/>\n<\/span><span class=\"s1\">Quanto alla prima C (Cash), cercare di arrampicarsi sugli specchi \u00e8 un esercizio inutile e pericoloso perch\u00e9 rischia di minare la nostra credibilit\u00e0 nel sostenere il peso delle Contributions. Innanzi tutto, inserire nel calcolo delle spese militari altre voci non sposta il problema: a quel punto di dovrebbe <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/02\/difesa-spesa-italiana-fuoco\/\"><span class=\"s3\">alzare l\u2019asticella per tutti<\/span><\/a> i membri Nato e non cambierebbe nemmeno il nostro posizionamento rispetto agli altri Paesi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">In secondo luogo le proposte sono a dir poco fantasiose: \u201c<i>anche le risorse impiegate per il potenziamento della resilienza nazionale, con particolare riferimento al comparto cyber, alla energy security, alla sicurezza delle infrastrutture critiche \u2026<\/i>\u201d. Si tratta di spese inerenti la &#8216;sicurezza&#8217; a carico di altre Amministrazioni e\/o di privati che, al di l\u00e0 della loro importanza, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/04\/difesa-italia-spese-allarme\/\"><span class=\"s3\">non rientrano nei criteri internazionali<\/span><\/a> di individuazione delle spese militari, esattamente come quelle per i Carabinieri (se non limitatamente al loro uso nelle missioni all\u2019estero).<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Difesa e sicurezza sono strettamente collegate, ma non possono essere confuse sul piano finanziario, altrimenti, spingendo il ragionamento all\u2019estremo paradosso, tanto varrebbe fondere il Ministero della Difesa con quello dell\u2019Interno (e magari a qualcuno potrebbe anche fare piacere).<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">In compenso ci siamo dimenticati le spese per la Military Mobility<i>, <\/i>ovvero l\u2019iniziativa dell\u2019Unione europea per adeguare le opere infrastrutturali in modo da favorire un pi\u00f9 rapido spostamento delle Forze Armate nel territorio europeo, che, invece, dovrebbero essere incluse nel computo se il loro finanziamento fosse aggiuntivo rispetto ai bilanci ordinari dei Ministeri della Difesa. <\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Formalmente corretta, ma irrilevante a livello nazionale \u00e8, invece, la proposta di considerare anche la quota parte delle spese sostenute dall\u2019Unione europea per i programmi di ricerca e sviluppo militare: pesando il contributo italiano circa il 9% sulle entrate dell\u2019Ue, nel 2019 la quota di competenza italiana dei nuovi investimenti comunitari nella difesa \u00e8 di circa 25 milioni. Quando, come si auspica, a partire dal 2021 il Fondo Europeo della Difesa avr\u00e0 una dotazione di circa 1,8 miliardi l\u2019anno, la quota attribuibile all\u2019Italia sarebbe di circa 170 milioni l\u2019anno, che<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>contribuirebbe<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>a far crescere il rapporto delle nostre spese sul Pil solo dello 0,01%. In questo caso all\u2019obiettivo del 2% arriveremo verso il 2040 con soli quindici anni di ritardo!<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s2\"><strong>Il rispetto degli impegni e la tutela della nostra sicurezza<\/strong><br \/>\n<\/span><span class=\"s1\">Il calcolo delle spese italiane nella difesa resta certo un esercizio complesso e i risultati possono essere decisamente diversi, in quanto fra gli esperti si discute su <a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/bilancio-della-difesa-italiano-una-chiave-di-lettura\"><span class=\"s3\">quali voci debbano essere considerate<\/span><\/a> e in che misura. Ma anche utilizzando la pi\u00f9 favorevole metodologia (ed \u00e8 obiettivamente quella del Ministero), si resta comunque molto lontani dal rispetto dell\u2019impegno assunto dal nostro Paese cinque anni fa in ambito Nato e poi ripetutamente confermato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p4\"><span class=\"s1\">Quel che \u00e8 peggio \u00e8 che non vi \u00e8 alcun serio segnale che comunque stiamo lavorando in quella direzione. Una soluzione potrebbe essere quella di prevedere un extra-finanziamento italiano di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/11\/ue-progetti-pesco-italia\/\"><span class=\"s3\">programmi comuni europei<\/span><\/a> che potrebbero far crescere la spesa militare favorendo il rafforzamento delle nostre capacit\u00e0 di difesa e, insieme, le capacit\u00e0 tecnologiche e industriali, migliorando al tempo stesso la performance italiana nel campo delle Capabilities. Sarebbe anche un piccolo ma significativo contributo al rilancio della crescita economica del nostro Paese. E, non ultimo, sarebbe pi\u00f9 facilmente difendibile sul piano del disavanzo pubblico nei confronti dell\u2019Ue.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Finalmente il DPP &#8211; Documento Programmatico Pluriennale 2019-2021 \u00e8 stato presentato dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta (con soli due mesi di ritardo rispetto ai termini di legge). 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