{"id":74774,"date":"2019-07-17T08:58:13","date_gmt":"2019-07-17T06:58:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74774"},"modified":"2019-07-21T07:51:50","modified_gmt":"2019-07-21T05:51:50","slug":"energia-clima-pniec-ue-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/energia-clima-pniec-ue-italia\/","title":{"rendered":"Energia &#038; Clima: Pniec, Ue fa a Italia lista raccomandazioni"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 tempo di giudizi per il governo italiano da parte della Commissione europea. Il mese scorso, il 18 giugno, l&#8217;<strong>Ue<\/strong> ha espresso perplessit\u00e0 sul <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/energia-clima-pniec-sole\/\">Piano Nazionale Integrato Energia e Clima<\/a> (<strong>Pniec<\/strong>) dell&#8217;<strong>Italia<\/strong>. La prima bozza del Piano, inviata pure in ritardo a gennaio 2019, indica il percorso che l\u2019attuale governo ha delineato per il raggiungimento degli obiettivi <strong>energetici e climatici<\/strong> al 2030. Entro la fine dell\u2019anno dovr\u00e0 essere inviata la versione definitiva, in modo da tracciare un percorso chiaro e certo per i prossimi dieci anni, possibilmente integrando le raccomandazioni di Bruxelles.<\/p>\n<p><strong>Mal comune mezzo gaudio<br \/>\n<\/strong>Per la verit\u00e0, quasi tutte le capitali europee hanno ricevuto una parziale bocciatura sui propri Pniec da parte della Commissione. Nessuno Stato membro, infatti, ha ricevuto pieni voti da Bruxelles, che in generale ha sottolineato come ai Pniec manchino obiettivi ambiziosi oppure le misure per raggiungerli.<\/p>\n<p>Secondo le stime della Commissione, ad ora i piani nazionali presentano dei gap importanti per il conseguimento dei principali obiettivi europei in materia energetica e ambientale al 2030. Difatti, non verrebbe raggiunto n\u00e9 l\u2019obiettivo del 32% di fonti rinnovabili all&#8217;interno del mix energetico n\u00e9 il 32,5% di efficienza energetica. A ci\u00f2 si aggiunge una riduzione di emissioni di CO<sub>2<\/sub> in settori come agricoltura e trasporti considerata non sufficiente.<\/p>\n<p>Rispecchiando molto l\u2019analisi effettuata dall&#8217;ultima edizione dell\u2019<a href=\"https:\/\/www.iai.it\/it\/pubblicazioni\/energy-union-watch-no-15\">Energy Union Watch<\/a>, la Commissione ha tuttavia riconosciuto come i Pniec pi\u00f9 ambiziosi siano stati quelli presentati da Spagna, Portogallo, Danimarca e Lituania, mentre al contrario i Paesi del blocco centro-orientale, ma anche la Germania, rimangono indietro.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019<strong>Italia<\/strong>, la recente visita alla Camera del commissario Ue per il Clima e per l\u2019Energia, lo spagnolo Miguel Arias Ca\u00f1ete, aveva gi\u00e0 fatto intravedere alcune delle principali problematiche del Pniec\u00a0 italiano, che sono state successivamente confermate in nove raccomandazioni da parte di Bruxelles.<\/p>\n<p><strong>Le raccomandazioni di Bruxelles<br \/>\n<\/strong>Tra le pi\u00f9 importanti, la Commissione sprona l\u2019Italia ad sostenere l\u2019obiettivo nazionale del 30% di rinnovabili entro il 2030, riducendo l\u2019incertezza normativa e promuovendo misure di autoconsumo come stabilito dal pacchetto <em>Clean Energy for all Europeans<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, continua la nota, dovrebbe porre maggiore attenzione al tema dell\u2019efficienza energetica, rafforzando le misure per l&#8217;efficientamento energetico nell&#8217;edilizia e nei trasporti, ancora troppo vaghe. Inoltre, bisogna favorire la diversificazione delle fonti di approvvigionamento, riducendo la dipendenza energetica dall&#8217;estero, elemento caratterizzante la politica energetica italiana da decenni. Infine, la Commissione raccomanda al governo di precisare gli obiettivi nazionali per ricerca e innovazione, di approfondire le politiche di coordinazione con i Paesi dell\u2019Europa centrale e sudorientale ed di prestare maggiore attenzione al tema della povert\u00e0 energetica.<\/p>\n<p>A fare da contraltare a questa parziale bocciatura, per\u00f2, il governo italiano ha recentemente incassato l\u2019approvazione della Commissione e del commissario Ue per la Concorrenza Margrethe Vestager a due fondamentali strumenti nel percorso di decarbonizzazione: il capacity market e il decreto FER 1. Queste due misure, che vedranno la luce a breve, da una parte forniranno maggiore spinta alla promozione delle rinnovabili sul territorio italiano grazie ad un sostegno di oltre cinque miliardi di euro fino al 2021 e dall\u2019altra dovrebbero favorire un sicuro processo di transizione del settore elettrico nazionale alla luce delle politiche di decarbonizzazione.<\/p>\n<p>Il tempo stringe e l\u2019obiettivo di chiudere le otto centrali a carbone rimanenti sul suolo italiano entro il 2025 &#8211; il cosiddetto <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/energia-europa-decarbonizzazione\/\">phase out<\/a> &#8211; si avvicina. Considerando che questi impianti da soli sono responsabili del 40 per cento delle emissioni del settore elettrico, \u00e8 evidente che bisogna abbandonare il carbone. Per permettere una transizione veloce e senza problemi urge accelerare il processo di riconversione a gas di alcune centrali e aumentare la quota di rinnovabili sul territorio, ad ora comunque insufficienti. Particolarmente problematico sar\u00e0 il caso della Sardegna: l\u2019isola infatti \u00e8 isolata dalla rete energetica nazionale e, con due centrali a carbone su otto, \u00e8 dipendente dal carbone per oltre il 70 per cento.<\/p>\n<p><strong>Un\u2019Europa incerta<br \/>\n<\/strong>Il 20 e 21 giugno scorso dovevano essere due giorni storici per quanto riguarda la decarbonizzazione del continente. Si aspettava, infatti, la dichiarazione del Consiglio europeo \u2013 che riunisce tutti e 28 i capi di Stato o di governo dei Paesi dell\u2019Unione \u2013 con espressa la volont\u00e0 di raggiungere la piena decarbonizzazione entro il 2050, cos\u00ec come proposto dalla Commissione.<\/p>\n<p>Nonostante il parere favorevole della maggior parte degli Stati membri, l\u2019opposizione dei &#8216;soliti&#8217; governi (Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria) ha costretto a modificare la dichiarazione, rinviando la questione. A questo punto, la palla ora passa alla nuova Commissione che dovr\u00e0 trovare la quadratura del cerchio prima del vertice Onu sull\u2019Azione per il Clima, in programma per settembre 2019, quando si dovranno comunicare gli obiettivi climatici per la met\u00e0 del secolo. Se l\u2019Europa vuole veramente essere leader nella lotta ai cambiamenti climatici e aprire la strada a livello internazionale, la decarbonizzazione al 2050 non \u00e8 pi\u00f9 rinviabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 tempo di giudizi per il governo italiano da parte della Commissione europea. Il mese scorso, il 18 giugno, l&#8217;Ue ha espresso perplessit\u00e0 sul Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) dell&#8217;Italia. 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