{"id":7480,"date":"2008-02-27T00:00:00","date_gmt":"2008-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/gli-obiettivi-della-politica-estera-italiana\/"},"modified":"2025-03-26T15:15:35","modified_gmt":"2025-03-26T14:15:35","slug":"gli-obiettivi-della-politica-estera-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/gli-obiettivi-della-politica-estera-italiana\/","title":{"rendered":"Gli obiettivi della politica estera italiana"},"content":{"rendered":"<p>A pochi giorni di distanza dalla proclamazione unilaterale di indipendenza da parte delle autorit\u00e0 kosovare, lo scorso 17 febbraio, si stanno ponendo le premesse per l\u2019ultimo atto del lungo e doloroso processo di disgregazione della ex Jugoslavia e per la stabilizzazione di tutta l\u2019area balcanica. In tale contesto, la Serbia rappresenta la chiave di volta ed \u00e8 evidente come la prospettiva della sua integrazione nelle strutture atlantiche e comunitarie rivesta un interesse specifico per l\u2019Italia, per la quale l\u2019instabilit\u00e0 dell\u2019area rappresenta una minaccia concreta, soprattutto in termini di criminalit\u00e0 organizzata.<\/p>\n<p><b>La Serbia e l\u2019Ue<\/b><br \/>\nCome emerso da <a href=\"http:\/\/www.cespi.it\/libreria.html\" target=\"blank\" rel=\"noopener\"><b><u>uno studio del CeSPI e del Cemiss<\/u><\/b><\/a> recentemente pubblicato, l\u2019Italia persegue da diversi anni l\u2019obiettivo di una futura integrazione della Serbia nelle istituzioni europee, ed ha perorato tale causa a Bruxelles anche quando paesi come Francia e Germania, affetti da <i>enlargement fatigue<\/i>, avevano cominciato a mostrare una certa titubanza o quantomeno a rallentare il processo di allargamento. In particolare, negli ultimi mesi, il governo italiano si \u00e8 speso su diversi fronti per spianare la strada all\u2019adesione della Serbia all\u2019Unione Europea, man mano che gli equilibri geopolitici si spostavano verso un riconoscimento dell\u2019indipendenza del Kosovo.<\/p>\n<p>Fino al fallimento dell\u2019ultimo tentativo di mediazione tra Belgrado e Pristina operato attraverso la troika composta da Stati Uniti-Unione Europea-Russia, con Washington gi\u00e0 apertamente a favore dell\u2019indipendenza della provincia autonoma dalla Serbia, l\u2019Italia si \u00e8 battuta per allungare quanto pi\u00f9 possibile i tempi del negoziato e per tenere aperta la possibilit\u00e0 di definire lo status finale del Kosovo nell\u2019ambito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Riscontrata l\u2019impossibilit\u00e0 di giungere a una soluzione condivisa, l\u2019Italia si \u00e8 orientata allora verso un riconoscimento dell\u2019indipendenza del Kosovo, accompagnato per\u00f2 da chiari messaggi politici di apertura verso la Serbia, nell\u2019ottica di una prossima integrazione europea. L\u2019Italia ha cercato di incidere anche nel merito dei negoziati, insistendo sul rispetto degli standard e in particolare sulla protezione delle minoranze serbe e del patrimonio della Chiesa serbo-ortodossa in Kosovo.<\/p>\n<p>La ricerca di un\u2019apertura verso la Serbia ha portato l\u2019Italia, assieme ad alcuni altri paesi membri, a tentare di vincere una resistenza diffusa a livello europeo. Constatato il veto di Olanda e Belgio alla firma dell\u2019Accordo di Stabilizzazione e Associazione per la mancata piena collaborazione con il Tribunale Penale Internazionale, cui ancora non sono stati consegnati Karad\u017ei\u0107 e Mladi\u0107, all\u2019inizio di febbraio i paesi europei hanno raggiunto un consenso offrendo al paese di firmare un accordo transitorio di cooperazione politica, che tuttavia \u00e8 stato rifiutato da Belgrado, come il preludio per il varo della missione civile europea e per l\u2019indipendenza del Kosovo.<\/p>\n<p>Il nuovo corso della politica europea, pi\u00f9 favorevole alla Serbia, ha avuto un sicuro peso nella vittoria di Boris Tadi\u0107 alle elezioni presidenziali e il governo italiano ritiene che parte di questo successo sia da attribuire alla sua azione diplomatica verso gli altri stati europei.<\/p>\n<p><b>Il ruolo della Russia<\/b><br \/>\nPotendo contare sulle buone relazioni esistenti, l\u2019Italia si \u00e8 mossa anche a livello bilaterale con la Russia, con la quale ha cercato una mediazione sulla questione dell\u2019indipendenza del Kosovo, senza per\u00f2 riuscire a scalfire il secco rifiuto dell\u2019ipotesi di indipendenza dalla Serbia. Attorno alla questione del Kosovo si giocano infatti interessi ed equilibri geopolitici molto pi\u00f9 ampi che vedono da un lato un ritorno della Russia e dall\u2019altro un\u2019entrata finalmente concreta dell\u2019Unione Europea sulla scena internazionale.<\/p>\n<p>Le vicende balcaniche sono solo uno dei tasselli di una pi\u00f9 ampia crisi nelle relazioni tra Russia e mondo occidentale che ha origine nel crollo dell\u2019Unione Sovietica e che potrebbe anche preludere alla fine della stagione degli Stati Uniti come unica superpotenza e l\u2019inizio di un tripolarismo con Stati Uniti e Russia di nuovo contrapposti e Unione Europea che, pur sbilanciata verso l\u2019Atlantico, potrebbe giocare un ruolo di mediazione tra i due tradizionali blocchi Est-Ovest.<\/p>\n<p>Le Nazioni Unite sono uscite ancora pi\u00f9 indebolite e delegittimate dalla vicenda del Kosovo, immobilizzate dal veto della Russia. Ferme restando alcune divergenze tra i suoi membri riguardo al riconoscimento dell\u2019autoproclamato Stato balcanico e le condizioni per procedere alla firma dell\u2019Accordo di Stabilizzazione e Associazione con la Serbia, l\u2019Unione Europea ha trovato un consenso al suo interno sull\u2019invio di una propria missione civile, Eulex, che sostituir\u00e0 progressivamente quella delle Nazioni Unite. Se da un lato, ancora una volta, il diritto internazionale si \u00e8 dimostrato pi\u00f9 debole e comunque piegabile alla volont\u00e0 politica questa volta non solo di Washington ma anche di Bruxelles, va tuttavia sottolineato come l\u2019Unione Europea, ed in particolare l\u2019Italia, abbiano proposto un approccio originale di stabilizzazione dell\u2019area che colloca il \u201cdiritto all\u2019integrazione\u201d come possibile risposta alla crisi degli Stati sovrani.<\/p>\n<p><b>Il premio dell\u2019integrazione<\/b><br \/>\nRimane aperta la questione relativa all\u2019attrattivit\u00e0 dell\u2019integrazione europea per i serbi. Per poco meno della met\u00e0 della popolazione, quella che non ha votato per Tadi\u0107, la prospettiva di ingresso nell\u2019Ue rimane non seducente, o per lo meno non abbastanza da compensare la perdita del Kosovo. Sar\u00e0 dunque cruciale che nei prossimi tempi l\u2019Unione Europea si impegni ad offrire incentivi costanti e concreti che siano anche visibili e comprensibili per tutta la popolazione, evitando il rischio che il paese sprofondi di nuovo nell\u2019isolazionismo e che il sentimento di frustrazione lo renda facile preda delle lusinghe nazionalistiche.<\/p>\n<p>Si profila adesso una nuova stagione di cui \u00e8 ancora difficile misurare le implicazioni. L\u2019Italia e l\u2019Unione Europea devono dimostrarsi all\u2019altezza della grande sfida politica che hanno lanciato. Innanzitutto devono accompagnare il Kosovo nella costruzione di istituzioni affidabili e delle altre strutture statuali necessarie per arginare i fenomeni criminali dilaganti. Ma, ancora pi\u00f9 importante, devono saper gestire i processi e cercare di comporre i conflitti che possono discendere dalla proclamazione di indipendenza del Kosovo e che in parte si sono gi\u00e0 manifestati. Il ruolo di primo piano che l\u2019Italia e l\u2019Europa si stanno ritagliando sulla scena politica internazionale porta con s\u00e9 un vizio di origine dato dal superamento del diritto internazionale e dalla creazione di un precedente che minaccia di minare diversi equilibri geopolitici. Al di l\u00e0 della prospettiva di integrazione per i paesi balcanici, l\u2019Europa ha la responsabilit\u00e0 di agire per ristabilire un ordine e regole condivise nella politica internazionale, facendosi portatrice di nuovi valori e principi per gli anni a venire.<\/p>\n<p>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A pochi giorni di distanza dalla proclamazione unilaterale di indipendenza da parte delle autorit\u00e0 kosovare, lo scorso 17 febbraio, si stanno ponendo le premesse per l\u2019ultimo atto del lungo e doloroso processo di disgregazione della ex Jugoslavia e per la stabilizzazione di tutta l\u2019area balcanica. 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