{"id":7490,"date":"2008-02-27T00:00:00","date_gmt":"2008-02-26T23:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/pioggia-satellitare-e-difesa-antimissile\/"},"modified":"2017-11-03T15:40:58","modified_gmt":"2017-11-03T14:40:58","slug":"pioggia-satellitare-e-difesa-antimissile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2008\/02\/pioggia-satellitare-e-difesa-antimissile\/","title":{"rendered":"Pioggia satellitare e difesa antimissile"},"content":{"rendered":"<p>In un film di Wim Wenders del 1991, dall\u2019evocativo titolo \u201cFino alla fine del mondo\u201d, si descrive l\u2019umanit\u00e0 in fuga per timore che un satellite nucleare impazzito possa cadere facendo strage. A volte fantasia e realt\u00e0 finiscono per convergere: un satellite da ricognizione americano fuori controllo si sarebbe dovuto disintegrare il 6 marzo prossimo nell\u2019atmosfera terrestre, con il rischio che alcuni pezzi potessero cadere fino al suolo. Wenders nei fatti si \u00e8 sbagliato, ma certo non poteva allora immaginare che gli Stati Uniti avrebbero sviluppato e maturato una vasta esperienza tecnologica nel settore delle difesa anti-missile che ha permesso di imporre un esito diverso. Il satellite \u00e8 stato infatti intercettato da un missile il 21 febbraio, ed \u00e8 andato in mille pezzi \u201cdelle dimensioni non superiori a un pallone da football\u201d, come dichiarato degli americani, la maggior parte dei quali bruceranno al rientro in atmosfera. Tutto bene quel che finisce bene dunque? Non proprio: l\u2019operazione americana ha infastidito altri operatori spaziali, Russia e Cina in testa, e potrebbe avere implicazioni ben al di l\u00e0 del semplice messaggio di \u201cscampato pericolo\u201d fatto filtrare dalla Casa Bianca e dal Pentagono.<\/p>\n<p><b>Le ragioni americane<\/b><br \/>Questi paesi hanno immediatamente messo in dubbio la buona fede americana, sostenendo che in realt\u00e0 l\u2019abbattimento non \u00e8 giustificato dal pericolo che pezzi del satellite, e in particolare il serbatoio pieno di propellente tossico, l\u2019idrazina, potessero causare danni a cose e persone. In effetti le probabilit\u00e0 che il serbatoio &#8211; ancora quasi pieno dato che il satellite non ha mai funzionato sin dal suo lancio nel dicembre 2006 &#8211; potesse rimanere intatto e danneggiare aree popolate era piuttosto bassa (fra lo 0,5 e il 3%, secondo gli esperti), e comunque il costo di eventuali risarcimenti sarebbe stato probabilisticamente inferiore ai circa 60 milioni di dollari necessari per l\u2019operazione di abbattimento. Dunque, perch\u00e9 gli Stati Uniti hanno deciso per l\u2019azione, al di l\u00e0 dell\u2019argomento della salvaguardia di vite umane?<\/p>\n<p>La prima ragione risiede nella natura del satellite distrutto: USA-193\/NROL-21 (questo era il suo asettico nome in codice) era un satellite da ricognizione di nuova generazione, di taglia media (poco oltre le 2 tonnellate di peso, grande quanto un minivan), pieno di sensori sofisticati destinati a spiare le zone di passaggio e trasmettere i dati a terra. Non si voleva certo correre il rischio che alcune di questi componenti potessero non disintegrarsi al rientro nell\u2019atmosfera, cadendo nelle mani di potenziali concorrenti, come era accaduto nel 2001 nel caso dell\u2019aereo-spia americano costretto ad atterrare in Cina.<\/p>\n<p>La seconda ragione \u00e8 che si trattava di un\u2019ottima opportunit\u00e0, soprattutto per la Marina Usa, di condurre un test d\u2019impiego del sistema anti-missile e mostrarne da un lato le potenzialit\u00e0 anti-satellite (Asat), dall\u2019altro l\u2019utilit\u00e0 intrinseca agli occhi del contribuente americano, il quale ha speso diversi miliardi di dollari l\u2019anno negli ultimi venti anni per un sistema la cui utilit\u00e0 ed effettiva performance \u00e8 tuttora messa in discussione.<\/p>\n<p>Un\u2019occasione perfetta per giustificare la spesa passata, presente e futura nel sistema di difesa, condurre un test aggiuntivo non previsto, a un costo relativamente contenuto, e per di pi\u00f9 con una giustificazione etica e politica inattaccabile, come si \u00e8 affrettato a far notare il segretario alla Difesa Gates, sottolineando la capacit\u00e0 Asat del sistema anti-missile. In effetti, il missile intercettore \u00e8 una versione modificata del missile SM-3 a testata cinetica (non esplosiva) imbarcato su alcuni incrociatori americani insieme a un sofisticato sistema di individuazione del bersaglio e controllo del tiro che si avvale della fusione di dati provenienti da diverse fonti lontane anche migliaia di chilometri, pensato per riconoscere missili e testate balistiche a corto, medio e (nel caso di un diverso sistema, basato a terra, noto come GBI) lungo raggio.<\/p>\n<p>In questo caso si trattava di un bersaglio ben diverso e relativamente facile, dal momento che se ne conosceva la traiettoria, le dimensioni e le caratteristiche: un bersaglio cooperativo, una \u201csitting duck\u201d, una paperella nello stagno come si dice in gergo. Sparare sulla Croce Rossa, diremmo noi; con la differenza che si tratta pur sempre di colpire un oggetto (il satellite) che vola ad alcuni chilometri al secondo con un altro oggetto (il missile e la sua testata cinetica) che vola ad una velocit\u00e0 simile, contando sul fatto che uno scontro a una velocit\u00e0 relativa attorno ai 30.000 chilometri all\u2019ora possa ridurre in pezzettini qualunque cosa. E cos\u00ec \u00e8 stato.<\/p>\n<p>Secondo alcuni analisti russi, abituati per natura che \u201ca pensar male si fa peccato, ma di solito ci si azzecca\u201d, e soprattutto memori di alcune imprese sovietiche, fra cui la caduta di un satellite a pila atomica in Canada, vi sarebbe un terzo motivo: il satellite non avrebbe mai dispiegato i suoi pannelli solari di alimentazione perch\u00e9 non ne avrebbe avuto bisogno, in quando alimentato non da un serbatoio di idrazina e da energia solare, ma da una pila atomica. Si tratta di supposizioni non provate, ma che ben rappresentano il clima di sfiducia reciproca oggi prevalente.<\/p>\n<p><b>La reazione internazionale<\/b><br \/>Il dato pi\u00f9 preoccupante di tutta questa storia risiede proprio qui, nelle implicazioni internazionali dell\u2019operato americano. Se la missione dal punto di vista dell\u2019opinione pubblica Usa appare pi\u00f9 che giustificata, le altre potenze spaziali hanno interpretato l\u2019abbattimento come una dimostrazione di forza nello spazio. In realt\u00e0 gli Stati Uniti avevano gi\u00e0 mostrato pi\u00f9 di 20 anni fa di avere la capacit\u00e0 di distruggere satelliti, con un test condotto da un missile lanciato da un aereo F-15, per poi abbandonare il programma secondo un tacito accordo con i sovietici.\u00c8 comunque piuttosto curioso che a lamentarsi siano i russi, che dispongono tuttora di un sistema antimissile e anti-satellite piuttosto grossolano, basato su missili dotati di testata nucleare, con conseguenze devastanti in caso di utilizzo. Cos\u00ec come i cinesi, che non pi\u00f9 tardi di un anno fa hanno senza notifica condotto un esperimento antisatellite, colpendo un proprio satellite meteorologico e inquinando lo spazio con migliaia di pericolosi detriti.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019abbattimento avviene quasi in contemporanea con la risposta negativa Usa alla proposta russo-cinese di un nuovo trattato che limiti l\u2019impiego militare dello spazio, respinto per due ordini di ragioni: da un lato l\u2019avversione dell\u2019amministrazione Bush a firmare trattati, ritenuti in genere \u201cnon verificabili\u201d, dall\u2019altro il fondato timore che l\u2019obiettivo dei due grandi concorrenti spaziali, lanciati in una rincorsa al dominio spaziale americano stimabile in un vantaggio di una ventina d\u2019anni, sia quello di rallentare lo sviluppo tecnologico americano per poterlo raggiungere.<\/p>\n<p><b>Regolare l\u2019uso dello spazio<\/b><br \/>Il clima di sfiducia venutosi a creare negli ultimi anni fra le potenze capaci di inviare oggetti nello spazio, il cui numero \u00e8 in costante crescita, non \u00e8 sostenibile nel lungo periodo, se non a costi molto elevati per tutti gli operatori, inclusi gli europei, i quali sono sempre pi\u00f9 legati a un uso intenso dello spazio per fini militari, di sicurezza e di sviluppo economico.<\/p>\n<p>L\u2019impiego in funzione anti-satellite di missili e sistemi di difesa antimissile crea una serie di problemi strategici difficilmente risolvibili senza un impegno esplicito e sottoscritto (anche se non necessariamente in forma di trattato), per stabilire delle regole di gestione dello spazio che rendano i comportamenti degli attori prevedibili e quindi favoriscano un clima di fiducia reciproca.<\/p>\n<p>L\u2019Europa pu\u00f2 fare la sua parte, mediando fra gli attori e salvaguardando i suoi importanti interessi spaziali, con un approccio pragmatico supportato da investimenti chiave, quali un sistema di sorveglianza spaziale che consenta di valutare rischi e minacce, in un contesto di cooperazione internazionale e di dissuasione dei potenziali aggressori tramite la loro individuazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In un film di Wim Wenders del 1991, dall\u2019evocativo titolo \u201cFino alla fine del mondo\u201d, si descrive l\u2019umanit\u00e0 in fuga per timore che un satellite nucleare impazzito possa cadere facendo strage. 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