{"id":74905,"date":"2019-07-24T13:12:03","date_gmt":"2019-07-24T11:12:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74905"},"modified":"2019-07-26T10:47:16","modified_gmt":"2019-07-26T08:47:16","slug":"ue-balcani-occidentali-allargamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/ue-balcani-occidentali-allargamento\/","title":{"rendered":"Ue\/Balcani occidentali: allargamento, le prospettive"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Il 4 e 5 luglio scorso si \u00e8 tenuto a Poznan, in Polonia, il vertice annuale del <strong>Processo di Berlino,<\/strong> un percorso, avviato dalla Germania nel 2014, per rilanciare l\u2019inclusione dei <strong>Balcani occidentali<\/strong> nell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/05\/balcani-salonicco-sofia-adesione-ue\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Unione europea<\/strong><\/a>. Erano presenti, oltre ai rappresentanti dei sei Paesi della regione e alcuni capi di Stato europei, anche Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza europea, e Johannes Hahn, commissario europeo per la politica di vicinato e i negoziati per l\u2019allargamento. La riunione avrebbe dovuto seguire di qualche giorno un vertice a Parigi sulla situazione tra\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/kososo-tensioni-belgrado-pristina\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Kosovo<\/strong> e <strong>Serbia<\/strong><\/a>, promosso dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron e previsto per il primo luglio. Quell\u2019incontro, per\u00f2, non si \u00e8 tenuto: annullato a causa delle accresciute tensioni tra i due Stati balcanici e per le concomitanti trattative per le nomine delle nuove cariche europee.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>Critiche polacche all&#8217;atteggiamento europeo<\/strong><br \/>\nPoznan \u00e8 stato un meeting interlocutorio, senza alcun impatto significativo sul futuro dei sei Paesi della regione che attendono d&#8217;entrare nell&#8217;Ue. Sono state per\u00f2 chiarite alcune posizioni sull\u2019allargamento. La Polonia, tramite il suo presidente Andrzej Duda, che guidava i lavori, ha criticato apertamente l\u2019atteggiamento dell\u2019Unione negli ultimi mesi. Duda ha indicato la necessit\u00e0 di un cambio di marcia e di un percorso chiaro per gli Stati che ambiscono all\u2019entrata: \u201cAi Paesi dei Balcani non si pu\u00f2 chiedere di partecipare a una corsa di cui non vedono la linea di arrivo\u201d.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Il presidente polacco si riferiva in particolare alla situazione di <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/albania-crisi-politica-costituzionale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Albania<\/strong><\/a> e <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/01\/macedonia-del-nord-approvato-nome\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Macedonia del Nord<\/strong><\/a>. Entrambi i Paesi hanno fatto severe riforme per potere ottenere lo statuto di candidati. Il primo ha riformato, anche se con difficolt\u00e0, il sistema giudiziario, mentre il secondo \u00e8 reduce da uno storico accordo con la Grecia sul cambio del proprio nome, da Fyrom (Former Yugoslavian Republic of Macedonia) a Repubblica della Macedonia del Nord. Tutto questo non \u00e8 bastato perch\u00e9 l\u2019Ue, nel Consiglio europeo di fine giugno, ha ulteriormente rimandato la decisione sul loro statuto all\u2019autunno, dopo averla gi\u00e0 posticipata nel 2018. Se, come ha detto Hahn, il destino dei Balcani \u00e8 nell\u2019Ue, per il momento appare ancora abbastanza lontano.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>Una panoramica delle candidature<\/strong><br \/>\nFra i Paesi pi\u00f9 titubanti sull\u2019allargamento ai Balcani occidentali, e che cercano di rallentare l\u2019avanzamento dei negoziati, c\u2019\u00e8 la Francia di Macron, che ritiene sia indispensabile riformare il funzionamento dell\u2019Unione, prima di aprire le porte a nuovi Stati membri. Mentre Macron ha ribadito questa posizione a Poznan, Angela Merkel \u00e8 sembrata invece spingere nella direzione opposta. Dopo la riunione in Polonia, Merkel ha dichiarato di guardare con ottimismo all\u2019autunno, riferendosi al Vertice europeo di ottobre che potrebbe decidere l\u2019apertura di negoziati ufficiali con Albania e Macedonia del Nord.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Altri quattro Stati dei Balcani occidentali sono attualmente in trattativa per entrare in Ue: Serbia, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/nato-montenegro-segnale-positivo-balcani\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Montenegro<\/strong><\/a>, <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2018\/10\/bosnia-voto-instabilita\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Bosnia Erzegovina<\/strong><\/a> e Kosovo; i primi due si trovano in una fase negoziale pi\u00f9 avanzata, essendo gi\u00e0 Paesi candidati, mentre Bosnia e Kosovo sono solo Paesi potenzialmente candidati.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>I pro e i contro<\/strong><br \/>\nChi appoggia l\u2019adesione di questi Stati pensa che uno stop al processo di integrazione possa danneggiare il processo democratico nella regione, favorendo l\u2019influenza, gi\u00e0 presente, nei Balcani occidentali di Cina e Russia. Gli scettici, come Macron, ritengono invece che al momento l\u2019Ue non abbia gli strumenti necessari per sanzionare, nell\u2019eventualit\u00e0, comportamenti poco democratici dei nuovi Stati membri, come gi\u00e0 successo con Ungheria e Polonia. Pensano anche che l\u2019Ue, ancora alle prese con l\u2019infinita Brexit e il pericolo populista, debba prima risolvere i suoi problemi. L\u2019ultimo grande allargamento Ue risale al 2004, quando entrarono nell\u2019Unione dieci Paesi contemporaneamente; per molti, non \u00e8 ancora stato metabolizzato.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Il processo di allargamento ai Balcani occidentali \u00e8 di fatto gi\u00e0 iniziato, anche perch\u00e9 i sei Paesi in lista sono per molti versi gi\u00e0 integrati economicamente con gli Stati vicini e con altri Paesi europei, come ribadito anche a Poznan. La Commissione europea nel febbraio 2018 ha presentato la sua strategia sui Balcani occidentali, affermando che Serbia e Montenegro potrebbero entrare a far parte dell\u2019Ue nel 2025. La Commissione ha per\u00f2 sottolineato che si tratta di un obiettivo ambizioso. Il percorso \u00e8 lungo, richiede vari anni e ci sono molte richieste europee da soddisfare, tra cui i tre criteri di Copenaghen, che un Paese deve rispettare prima di essere accettato come candidato: istituzioni ed economia solide e accettazione degli obblighi derivanti dall\u2019adesione comunitaria. Solo una volta soddisfatti uno Stato pu\u00f2 negoziare l\u2019entrata con l\u2019Ue.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>Le difficolt\u00e0 e il nodo del Kosovo<\/strong><br \/>\nLa Bosnia, per esempio, non \u00e8 uscita bene dall\u2019ultimo rapporto della Commissione europea sulla sua domanda di adesione. Il Paese \u00e8 incapace di darsi un governo da mesi e sembrano ancora troppe le questioni irrisolte a livello di istituzioni, stato di diritto e diritti umani. La Serbia, invece, pur avendo avviato i negoziati nel 2014, si trova al momento in una situazione complicata. La presidenza di Aleksandar Vu\u010di\u0107 \u00e8 oggetto di critiche e proteste di piazza per il controllo sui mezzi di informazione e il crescente autoritarismo. Inoltre, la questione dell&#8217;ex provincia del Kosovo \u2014 la cui normalizzazione riguarda uno dei 35 capitoli negoziali aperti con l\u2019Ue \u2014 \u00e8 lontana dall\u2019essere risolta. Al momento nei rapporti tra i due Paesi pesano i veti incrociati tra Pristina e Belgrado, con la prima che chiede il riconoscimento della propria indipendenza, anche in seno europeo, e con la seconda che pretende invece l\u2019abolizione dei dazi del 100% sulle merci serbe verso il Kosovo. Misura, questa, attuata dopo che la Serbia aveva impedito l\u2019adesione del Kosovo alla Nato. Anche l\u2019<i>extrema ratio <\/i>di uno scambio di territori per chiudere l\u2019annosa partita \u00e8 stata per il momento messa da parte.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Oltre ai rapporti deteriorati con la Serbia, a complicare la situazione del Kosovo ci sono le recenti dimissioni del premier Ramush Haradinaj. Il primo ministro ha lasciato il suo incarico dopo essere stato convocato all&#8217;Aja dalla Corte speciale per i crimini dell\u2019Esercito di Liberazione del Kosovo, per essere interrogato sul suo coinvolgimento nella guerra contro la Serbia di Slobodan Milosevic. Possibili elezioni in agosto, con conseguenze tutte da capire.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">In questo contesto la nomina ad alto rappresentante dell\u2019esperto ministro del governo spagnolo Josep Borrell potrebbe mischiare le carte. La Spagna \u00e8 uno dei cinque Paesi europei, insieme a Grecia, Slovacchia, Cipro e Romania, che ancora non riconosce l\u2019indipendenza unilaterale del Kosovo del 2008. Una sua posizione favorevole, infatti, potrebbe avere ripercussioni interne sulla questione catalana. Il dossier su Serbia e Kosovo sar\u00e0 per\u00f2 sulla scrivania di Borrell. L\u2019Ue vuole la questione risolta nel pi\u00f9 breve tempo possibile e questo conviene anche ai due Paesi, se vogliono un futuro nell\u2019Unione. La Serbia potrebbe ammorbidire le sue posizioni, pur di trovare un accordo\u00a0 , conscia di avere una sponda in pi\u00f9, cos\u00ec come al Kosovo converrebbe abbandonare l\u2019intransigenza di questi mesi, sapendo che porterebbe pochi risultati.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 4 e 5 luglio scorso si \u00e8 tenuto a Poznan, in Polonia, il vertice annuale del Processo di Berlino, un percorso, avviato dalla Germania nel 2014, per rilanciare l\u2019inclusione dei Balcani occidentali nell&#8217;Unione europea. 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