{"id":74939,"date":"2019-07-29T22:36:20","date_gmt":"2019-07-29T20:36:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74939"},"modified":"2019-08-04T23:22:56","modified_gmt":"2019-08-04T21:22:56","slug":"europa-civile-missioni-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/europa-civile-missioni-italia\/","title":{"rendered":"L\u2019Europa civile: le missioni Ue e il contributo dell\u2019Italia"},"content":{"rendered":"<p>Recentemente la Camera dei Deputati ha concluso un\u2019animata discussione in merito alla proroga della partecipazione dell&#8217;<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\"><strong>Italia<\/strong><\/a> alle <strong>missioni internazionali<\/strong> e agli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione per l&#8217;anno 2019. Le polemiche hanno riguardato in particolare la missione di supporto alla Guardia costiera libica, ma l\u2019impegno dell\u2019Italia approvato per l\u2019anno in corso \u00e8 ben pi\u00f9 vasto: comporta un costo complessivo pari a poco meno di 1,5 miliardi di euro e la consistenza media dei contingenti delle Forze armate impiegati nei teatri operativi \u00e8 pari a circa 6.300 unit\u00e0. A queste vanno aggiunte le unit\u00e0 di personale civile impegnato in diverse missioni, tra le quali quelle dell\u2019Unione europea (<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/ue-nomi-agende-speciale\/\"><strong>Ue<\/strong><\/a>).<\/p>\n<p><strong>Nuovi scenari per la gestione civile delle crisi<\/strong><br \/>\nLa dimensione civile della Politica di Sicurezza e Difesa comune (Psdc) dell\u2019Unione ha conosciuto un considerevole sviluppo in termini di visibilit\u00e0 e di risorse nell\u2019ultimo anno, in seguito all\u2019approvazione da parte degli Stati membri del cosiddetto <a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/RegData\/etudes\/BRIE\/2018\/630295\/EPRS_BRI(2018)630295_EN.pdf\"><i>Civilian Compact<\/i><\/a> lo scorso novembre: un documento di aggiornamento e rilancio della gestione civile delle crisi varato nel contesto dell\u2019attuazione della Strategia Globale dell\u2019Unione presentata dall\u2019Alto Rappresentante Federica Mogherini nel giugno del 2016.<\/p>\n<p>Il contributo civile ai processi di prevenzione, risoluzione e stabilizzazione dei conflitti \u00e8 sempre stato il fiore all\u2019occhiello dell\u2019Ue, che dal 2000 ha via via potenziato le sue capacit\u00e0 civili di monitoraggio, <i>capacity-building<\/i>, consulenza strategica e formazione, e ha dispiegato ben 22 missioni civili, in varie parti del mondo. Le missioni attualmente in corso sono 11 e spaziano dai Balcani (EULEX Kosovo), al Medio Oriente (EUBAM Rafah, EUPOL COPPS, EUAM Iraq), all\u2019Est Europa e Caucaso (EUAM Ucraina, EUMM Georgia) all\u2019Africa (EUBAM Libia, EUCAP Sahel Mali, EUCAP Sahel Niger, EUCAP Somalia). Gli ambiti privilegiati di intervento sono il rafforzamento dello stato di diritto, la promozione dei diritti umani e la riforma del settore di sicurezza.<\/p>\n<p>Ma il <i>Civilian Compact <\/i>estende il campo delle azioni civili a nuove sfide quali la migrazione irregolare, le minacce ibride, la <i>cyber-security<\/i>, il terrorismo e la radicalizzazione, e punta in particolare sul rafforzamento delle capacit\u00e0 di controllo e gestione delle frontiere, di sicurezza marittima, di <i>intelligence<\/i>. Se, da una parte, si presenta oggettivamente il rischio di uno snaturamento della Psdc civile e un ridimensionamento degli sforzi di stabilizzazione a favore di interventi pi\u00f9 mirati di gestione della questione migratoria, \u00e8 innegabile che lo slancio dato dal <i>Civilian Compact <\/i>abbia quantomeno rianimato l\u2019interesse per la gestione civile delle crisi degli Stati membri, attualmente impegnati nella redazione dei Piani di attuazione nazionali.<\/p>\n<p><strong>Civili in missione: un trend negativo<\/strong><br \/>\nSe guardiamo all\u2019evoluzione del personale totale impiegato nelle missioni, osserviamo che nel 2010 le missioni civili dell\u2019Ue impiegavano 2.307 esperti, mentre nel 2018 questo dato si \u00e8 quasi dimezzato passando a 1.247 unit\u00e0. Dal 2016 ad oggi il trend si \u00e8 invece assestato all\u2019incirca a 1.200 unit\u00e0 totali impiegate in media annualmente.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda invece le tipologie di personale impiegato, quello \u201c<i>seconded<\/i>\u201d (cio\u00e8 distaccato e retribuito dagli Stati membri) \u00e8 costantemente diminuito tra il 2010 e il 2018, passando da 1.848 a 717 unit\u00e0 e dall\u201980% al 60% del totale. Un trend diverso ha caratterizzato il personale \u201c<i>contracted<\/i>\u201d, cio\u00e8 selezionato e retribuito dalle istituzioni Ue, che \u00e8 rimasto praticamente costante in termini numerici, passando quindi dal 20% al 40% del totale data la contestuale diminuzione della componente \u201c<i>seconded<\/i>\u201d. Quest\u2019ultima domina nelle missioni in Libia, Kosovo, Ucraina e Georgia, mentre \u00e8 pi\u00f9 limitata nelle altre missioni.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la riduzione complessiva del numero di effettivi, diverse possono essere la ragioni che hanno determinato questo trend nel tempo, dal momento che diverse sono le variabili in gioco. Una prima spiegazione potrebbe essere data dall\u2019evoluzione stessa delle missioni in connessione con l\u2019agenda politica dell\u2019Ue. Tra il 2010 e il 2018, le tre missioni pi\u00f9 grandi in termini di organici \u2013 EULEX Kosovo, EUMM Georgia e EUPOL Afghanistan \u2013 hanno subito successive modifiche al mandato che ne hanno ridimensionato il numero di effettivi impiegati; in altri casi, come EUPOL, la missione \u00e8 stata chiusa.<\/p>\n<p>Discorso a parte merita l\u2019Africa. Negli ultimi anni, infatti, l\u2019Unione ha dovuto far fronte alla situazione in Sahel, che rappresenta oggi una delle aree pi\u00f9 fortemente instabili del continente africano e crocevia dei flussi migratori. L\u2019Ue ha di conseguenza messo in atto una serie di interventi e ha lanciato due nuove missioni civili \u2013 EUCAP Sahel Niger (dal 2012) e EUCAP Sahel Mali (dal 2015) \u2013 che hanno visto un rafforzamento consistente del proprio organico, segno della accresciuta attenzione verso l\u2019area.<\/p>\n<p><strong>I &#8216;Big Seven&#8217; e il contributo italiano<\/strong><br \/>\nUn\u2019altra variabile importante riguarda i contributi nazionali. Nel 2010 i &#8216;Big Seven&#8217; \u2013 cio\u00e8 i Paesi che contribuivano con pi\u00f9 di mille unit\u00e0 di personale \u2013 erano nell\u2019ordine Francia, Germania, Italia, Romania, Polonia, Finlandia e Svezia. Questi sette Stati membri da soli rappresentavano il 66% sul totale delle unit\u00e0 <i>seconded<\/i>. Nel 2018 il maggior contributore risulta essere la Polonia con 118 unit\u00e0, seguita da Svezia, Germania, Francia e Italia.<\/p>\n<p>Germania e Italia, da sempre nel gruppo di testa dei maggiori contributori della Psdc civile, hanno continuato a fornire esperti <i>seconded<\/i> in tutte le undici missioni dell\u2019Ue. Si tratta di un trend osservato anche nella componente a contratto. Per l\u2019Italia, le aree di maggiore interesse sono i Balcani, il Mediterraneo e il Medio Oriente. Inoltre, l\u2019Italia pu\u00f2 vantare una serie di posizioni apicali nelle missioni: a guida italiana \u00e8 EUBAM Libia con Vincenzo Tagliaferri; italiana \u00e8 la responsabile della cellula di coordinamento del progetto di regionalizzazione delle missioni Psdc in Sahel, Natalina Cea; e, a partire da settembre 2018, il generale dei Carabinieri Vincenzo Coppola \u00e8 comandante delle Operazioni Civili Ue.<\/p>\n<p>I dati mostrano invece un cambio di strategia da parte di Parigi: sebbene la Francia risulti ancora nel gruppo di testa, il contributo francese \u00e8 principalmente concentrato nell\u2019area del Sahel (le missioni EUCAP Sahel Mali e EUCAP Sahel Niger occupano 53 dei 59 <i>seconded <\/i>francesi). Inoltre, a partire dal 2016 la componente dei <i>contracted<\/i> ha superato quella <i>seconded<\/i> e nel 2018 i <i>contracted <\/i>francesi erano 70, dispiegati esclusivamente nell\u2019area del Sahel.<\/p>\n<p>In conclusione, negli ultimi dieci anni questi sono le tendenze principali che hanno caratterizzato l\u2019andamento delle missioni civili europee: missioni pi\u00f9 piccole, azioni pi\u00f9 mirate e meno personale inviato dagli Stati membri. Da est a sud, l\u2019Unione europea pu\u00f2 ancora dimostrare il suo valore aggiunto attraverso la gestione civile delle crisi, ma solo se il processo di rilancio avviato con il <i>Civilian Compact<\/i> porter\u00e0 a maggiori investimenti politici e finanziari da qui al 2023.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Recentemente la Camera dei Deputati ha concluso un\u2019animata discussione in merito alla proroga della partecipazione dell&#8217;Italia alle missioni internazionali e agli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione per l&#8217;anno 2019. 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