{"id":74960,"date":"2019-07-31T11:00:51","date_gmt":"2019-07-31T09:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=74960"},"modified":"2019-08-07T13:11:21","modified_gmt":"2019-08-07T11:11:21","slug":"hong-kong-cina-conviene-stato-di-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/07\/hong-kong-cina-conviene-stato-di-diritto\/","title":{"rendered":"Hong Kong: se alla Cina conviene difendere lo stato di diritto"},"content":{"rendered":"<p>Un solo Paese, due sistemi. L&#8217;hub finanziario globale di <strong>Hong Kong<\/strong>, in perenne ascesa ed incastonato nel diritto classico anglosassone per il 90% della sua normativa &#8211; soprattutto sui diritti di propriet\u00e0 e in materia di finanza &#8211; e la <strong>Repubblica popolare cinese<\/strong>, aperta al capitale ma a condizione che a fare da arbitro di parte resti il Partito comunista. Una politica complicata che, va ricordato, per decenni non ha mostrato segni di sbucciature vistose come accaduto invece di recente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/06\/hong-kong-passo-indietro-governo-proteste\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Gli attuali disordini politici a Hong Kong<\/a>, provocati inizialmente dalla rabbia per un impopolare disegno di legge sull\u2019estradizione ora dichiarato &#8220;morto&#8221; dal governo stesso, si sono evoluti in un movimento pi\u00f9 ampio per difendere lo <strong>stato di diritto<\/strong> del territorio. Pechino osserva, senza infiammare la situazione, ma tenendo una posizione ferma. Una strategia sottile che in molti, in Occidente, non comprendono. Visto da Bruxelles o da Washington, il rapido sviluppo economico della Cina sembrerebbe aver ridotto nel tempo, quasi oscurandola, la rilevanza di Hong Kong per la terraferma, regalando cos\u00ec a Pechino un margine di manovra maggiore nel trattare l\u2019ex colonia britannica anche con mano pesante. Questa visione, per\u00f2, \u00e8 sbagliata.<\/p>\n<p>Sulla piazza finanziaria asiatica sono alloggiati centinaia di miliardi di capitali cash provenienti dalla terraferma, che ne fanno il vero moltiplicatore economico dei profitti delle grandi multinazionali di Stato cinesi. Ci\u00f2 \u00e8 reso possibile dallo stato di diritto e dal modello di libera-impresa di matrice anglosassone. Per questa ragione, obiettivo primario di Pechino sar\u00e0 non abbattere ma sostenere e tutelare quello stesso insieme di norme che per fini politici, di gestione del potere e di convenienza, la Repubblica popolare ancora respinge sulla terraferma.\u00a0Se Pechino soffocasse Hong Kong, infatti, toglierebbe ossigeno alla propria crescita globale come principale competitor degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><strong>Un solo Paese, due motori di crescita e sviluppo<\/strong><br \/>\nIn effetti, sebbene l&#8217;economia di Hong Kong si sia ridotta rispetto a quella continentale, rimane per\u00f2 vitale per la Cina nel suo insieme. La centralit\u00e0 strategica di Hong Kong per l&#8217;economia cinese \u00e8 sproporzionata rispetto alle sue dimensioni. La leadership di Pechino si rende conto che per motivi di prosperit\u00e0, la Cina ha ancora bisogno di una Hong Kong capitalista, in senso anche estremo se necessario. Tuttavia, preservare l&#8217;esclusivit\u00e0 economica di Hong Kong significa molto pi\u00f9 che consentire la libera impresa. Implica, al contempo, un impegno forte per il suo stato di diritto, la chiave vera del successo economico di Hong Kong.<\/p>\n<p>Negli ultimi quindici anni, gli investimenti cinesi in uscita verso Hong Kong sono aumentati in valori significativi sia in termini di flusso che di azioni. Secondo il ministero del Commercio cinese, l\u2019anno scorso oltre il 58% del flusso di investimenti diretti in uscita dalla Cina &#8211; circa 70 miliardi di dollari &#8211; \u00e8 andato a Hong Kong.<\/p>\n<p>Entro la fine del 2018, il volume di azioni della Cina investiti sulla piazza di Hong Kong ha raggiunto i 622 miliardi di dollari. Tale importo rappresenta circa il <strong>170% del Pil dell&#8217;intera ex colonia<\/strong>. Naturalmente, una grande quantit\u00e0 di investimenti cinesi non si ferma a Hong Kong, ma \u00e8 semmai rimpatriata in Cina come profitti e fondi o inviata altrove nel resto del mondo per rafforzare la presa cinese, in particolare in Africa e America Latina.<\/p>\n<p><strong>Legame a doppio filo tra <em>Corporate China<\/em> ed ex colonia<\/strong><br \/>\nLe aziende cinesi della terraferma effettuano una tale deviazione con i loro capitali via Hong Kong per sfruttare il favorevole contesto normativo del territorio e i servizi professionali disponibili. Le societ\u00e0 cinesi che guardano a Hong Kong comprendono una crescente presenza di imprese statali (Soe), cio\u00e8 partecipate ma con ampio margine d&#8217;intervento. Attualmente, delle 96 Soe centrali gestite dalla Commissione statale per la supervisione e l&#8217;amministrazione delle attivit\u00e0 (Sasac) del Consiglio di Stato &#8211; stiamo parlando di multinazionali vere e proprie &#8211; tre hanno sede a Hong Kong, vale a dire <em>China Merchants<\/em>, <em>China Resources<\/em> e <em>China Travel Service<\/em>, mentre 50 hanno almeno una filiale quotata alla Borsa di Hong Kong (Sehk).<\/p>\n<p>E non \u00e8 tutto. Infatti, il Sehk \u00e8 ora sede di 250 societ\u00e0 cinesi a loro volta collegate ad altre 421 societ\u00e0. Il valore di mercato, in termini di capitalizzazione, d&#8217;una simile rete commerciale supera i 1.500 miliardi di dollari, oltre un terzo della capitalizzazione di mercato totale della borsa di Hong Kong che vale 4.200 miliardi di dollari. \u00c8 chiaro quindi che se il motore dell&#8217;hub finanziario di Hong Kong si arrestasse la prima a farne le spese sarebbe l&#8217;economia cinese, in una sorta di <strong>suicidio economico e finanziario assistito<\/strong>.<\/p>\n<p>Hong Kong ha molteplici vantaggi che mancano nella stessa Cina. Innanzitutto, l&#8217;assenza di controlli sui capitali e una maggiore esposizione internazionale, che consente a Hong Kong di fungere da punto di ancoraggio per l&#8217;espansione globale. In secondo luogo, una solida infrastruttura finanziaria, che mitiga i costi operativi. E ancora, un quadro normativo efficace, incentrato sulla trasparenza e su norme minime prudenti. In sostanza, n\u00e9 Shanghai n\u00e9 Shenzhen probabilmente vinceranno questa competizione con Hong Kong, almeno a breve termine.<\/p>\n<p>Inoltre, l\u2019ex colonia britannica \u00e8 anche all&#8217;avanguardia nell&#8217;internazionalizzazione del renminbi, la divisa cinese, di cui ora \u00e8 &#8220;l&#8217;hub globale per le attivit\u00e0 offshore &#8220;. Insomma, se oggi Pechino pu\u00f2 guardare in faccia Washington lo deve molto, se non in larga parte, alle infrastrutture e al <em>know how<\/em> economico-finanziario offerto da Hong Kong alle sue multinazionali.<\/p>\n<p><strong>La nemesi della Repubblica popolare<\/strong><br \/>\nAlla base di tutti i vantaggi di Hong Kong sulla terraferma c&#8217;\u00e8 il punto di forza dello stato di diritto. La ragione che ha spinto oltre un milione di cittadini a scendere in piazza coincide con la difesa di tali principi. Pechino dovr\u00e0 capire, nel pi\u00f9 breve tempo possibile, che preservare il sistema capitalistico di Hong Kong distinto dal resto della Cina \u00e8 nel suo stesso interesse.<\/p>\n<p>Per far questo, la Cina dovr\u00e0 garantire a Hong Kong l&#8217;adesione al capitalismo del libero mercato e, soprattutto, un impegno incrollabile per lo stato di diritto, che nessuno dovrebbe dare per scontato. La contraddizione \u00e8 evidente: alla fine \u00e8 probabile che un solo Paese si risvegli non pi\u00f9 con due diversi sistemi ma con un solo modello di societ\u00e0 a prevalere, quello che per decenni tutti abbiamo ritenuto il &#8220;perdente&#8221; predestinato.<\/p>\n<p><em>Foto di copertina \u00a9 Ivan Abreu\/SOPA Images via ZUMA Wire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un solo Paese, due sistemi. 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