{"id":75000,"date":"2019-08-07T09:46:14","date_gmt":"2019-08-07T07:46:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=75000"},"modified":"2019-08-07T11:28:22","modified_gmt":"2019-08-07T09:28:22","slug":"mediterraneo-mutamenti-politica-estera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/mediterraneo-mutamenti-politica-estera\/","title":{"rendered":"Mediterraneo: mutamenti che incidono su politica estera Italia"},"content":{"rendered":"<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Negli ultimi anni il <strong>Mediterraneo<\/strong> \u00e8 stato attraversato da profondi cambiamenti: non temporanei, ma veri e propri mutamenti strutturali, che per molti aspetti rispecchiano le trasformazioni dell\u2019ordine mondiale. A causa di questi cambiamenti, l\u2019<strong>Italia<\/strong> si trova oggi costretta ad affrontare in maniera pi\u00f9 sistematica la propria <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/governo-conte-ue-politica-estera\/\">politica estera<\/a>. Il <strong><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/speciali\/mover-migration-in-europe\/\">fenomeno migratorio<\/a><\/strong> costituisce un esempio evidente di una dinamica che caratterizzer\u00e0 l\u2019aerea Mena per i prossimi decenni, e che necessita un approccio strategico lungimirante ed indirizzato alle cause di tale fenomeno.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Migrazioni<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\"><i>Mare nostrum<\/i> per noi italiani lo \u00e8 ancora, almeno in parte. Se non altro per il modo in cui l\u2019intera Unione europea cerca di giocare il minimo ruolo nella gestione delle rotte migratorie che provengono da sud, lasciandone a noi quasi interamente la responsabilit\u00e0. Il richiamo dell\u2019Italia al ruolo europeo nell\u2019aerea \u00e8 stato costante: se da un lato, l\u2019insistenza italiana \u00e8 stata additata come un tentativo di scaricare responsabilit\u00e0 verso un livello sovranazionale, dall\u2019altro la gestione Ue del fenomeno migratorio dimostra come l\u2019approccio di politica estera dell\u2019Unione necessiti di una profonda revisione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Negli ultimi anni, a questo isolamento politico, si \u00e8 aggiunta anche la &#8216;questione Ong&#8217;: la maggioranza di esse, battente bandiere straniere, soccorrono e scaricano nel territorio italiano, considerato la terraferma e il porto sicuro pi\u00f9 vicino. Ong che sono diventate il bersaglio di una parte della politica che li considera attori protagonisti nell\u2019intera catena del traffico di essere umani.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Energia<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Con gli anni le sorti energetiche dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si sono intrecciate, soprattutto con l\u2019Italia grazie al lavoro svolto dall\u2019<a href=\"https:\/\/www.eni.com\/it_IT\/home.page\">Eni<\/a>. Non \u00e8 un caso che proprio a questa azienda si deve la scoperta del mega-giacimento di gas Noor (il pi\u00f9 grande del bacino) succedutasi a quella di Zohr, entrambi in acque egiziane. Questi vanno ad affiancarsi ai giacimenti di Leviathan (al largo di Israele) e di Afrodite (in acque cipriote), a dimostrazione delle potenzialit\u00e0 estrattive di questa parte del Mediterraneo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Le dispute restano sui diritti di estrazione e sfruttamento, da una parte, e tutta la rete di infrastrutture per portare l\u2019energia all\u2019utente finale, dall\u2019altra. L\u2019Eni si \u00e8 sempre mossa molto bene nel settore, anche se in alcuni casi \u00e8 stata lasciata un po\u2019 isolata dal governo italiano. A questo proposito, la sfida pi\u00f9 importante \u00e8 relativa al fatto che la politica estera italiana nell\u2019area non abbia unicamente carattere reattivo: l\u2019Italia, dove non sia possibile operare con altri soggetti, dovrebbe avere la capacit\u00e0 di agire unilateralmente a salvaguardia dei propri interessi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><b>Gli altri attori in campo<br \/>\n<\/b><\/span><span class=\"s1\">Nei secoli il Mediterraneo ha cambiato padrone pi\u00f9 volte. Da met\u00e0 Ottocento \u00e8 stato dominato da un triumvirato composto da due grandi Imperi, Francia e Gran Bretagna, e dalla piccola Italia, che si faceva forte della sua posizione geografica. La catastrofe delle due guerre mondiali ha cambiato la situazione radicalmente, consegnando l\u2019intero mare agli Stati Uniti; per un periodo l\u2019Unione Sovietica ha tentato di mantenere una presenza limitata ma significativa, per poi ridursi all&#8217;utilizzo di porti siriani.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">L\u2019assoluto dominio americano cambia alla fine del primo decennio del XXI Secolo, quando il presidente Usa Barack Obama con una nuova strategia militare estera decide di farsi da parte per lasciare la responsabilit\u00e0 alle medie potenze regionali, amiche degli Stati Uniti (un ritiro mai avvenuto completamente). I risultati sono stati molto deludenti, non soltanto nell&#8217;area in questione ma anche in tutta quella zona che arriva fino al Golfo, indicata col termine &#8216;Mediterraneo <a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2019\/08\/mediterraneo-allargato-mare-disordine\/\">allargato<\/a>&#8216;. I disastri che hanno coinvolto Siria e Iraq, la continua anarchia in cui \u00e8 caduta la Libia, i problemi irrisolti dell\u2019Egitto, l\u2019instabilit\u00e0 del Sahel sono tutte conseguenze di quel mal calcolato &#8216;ritiro&#8217; statunitense, alla vigilia delle primavere arabe e con un\u2019Unione europea paralizzata e incapace di elaborare una politica estera comune. <\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">Ad oggi Washington mantiene un netto vantaggio militare, resta<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>il principale interlocutore di ogni governo autoctono: in Libia, dove gli esecutivi sono pi\u00f9 di uno, sceglie di schierarsi con tutti e contro tutti. Senza garantire investimenti, senza vendere eccessive quantit\u00e0 di armi, senza acquistare gli idrocarburi locali. In Egitto, importante per la sua dimensione strategica, per il possesso del Canale di Suez e per i confini con Israele, l\u2019ingerenza americana impedisce a Cina e Russia di imporsi, nonostante la formale adesione egiziana alla Nuova Via della Seta e le esportazioni di armi e mezzi russi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"><strong>Le &#8216;novit\u00e0&#8217; Russia, Cina, Turchia<\/strong><br \/>\nMa le lacune lasciate in alcune aree hanno attirato altri attori. La Russia ha aumentato la sua presenza. Stabilita la difesa della presenza e degli interessi in Siria, il Cremlino si \u00e8 rivolto verso i Paesi settentrionali del Nord Africa, ancora scossi dalle rivoluzioni, puntando sul commercio delle armi, sul settore degli idrocarburi, dell\u2019energia nucleare e sulle forniture cerealicole; oltre a poter evidenziare, dopo il successo in Siria, il proprio ruolo di nemico degli jihadisti e delle visioni politiche islamiche radicali. La Russia \u00e8 cosciente di non poter avere un ruolo egemone nel Mediterraneo, ma sta cercando di ritagliarsi e difendere degli spazi di manovra indispensabili e riempire quei vuoti lasciati negli scorsi anni dagli Usa (oggi ritornati un po\u2019 pi\u00f9 vigili).<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La Cina, particolarmente attiva, sta puntando molto sulla Belt and Road Initiative, destinata a trasformare il commercio fra il Mediterraneo e l\u2019Asia. Considera il Nord Africa (e di conseguenza il Mediterraneo) una significativa fonte di risorse energetiche, uno snodo essenziale delle tratte marittime e un punto di osservazione rivolto all\u2019Europa. Nucleo della tattica cinese \u00e8 l\u2019area tra Gibuti e il Canale di Suez, dove scorre il 60% delle esportazioni cinesi dirette in Europa. Da Gibuti si riversano le principali attivit\u00e0 infrastrutturali, commerciali e militari cinesi verso il Mediterraneo.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">La Turchia \u00e8 desiderosa di primeggiare da Cipro alla Libia, mentre le monarchie del Golfo, attraverso finanziamenti e armamenti, agitano il Mediterraneo. Lo scontro tra le due fazioni, Arabia Saudita ed Emirati, da un lato, e Qatar (e Iran) dall\u2019altro, ha delle conseguenze nei Paesi nordafricani: gli esempi sono l\u2019Egitto e la Libia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\">In questo scenario \u00e8 importante che l\u2019Italia riconfiguri la propria politica estera sulla base<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>di questo riassetto, adoperandosi per rapportarsi con numerosi attori laddove in passato si relazionava<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>con uno solo e valorizzando la propria posizione geografica, che costituisce motivo di vulnerabilit\u00e0 ma anche di grande opportunit\u00e0.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi anni il Mediterraneo \u00e8 stato attraversato da profondi cambiamenti: non temporanei, ma veri e propri mutamenti strutturali, che per molti aspetti rispecchiano le trasformazioni dell\u2019ordine mondiale. 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